big delrio cutro

CHI VUOLE FOTTERE DELRIO? - DUE DETENUTI TIRANO IN BALLO IL MINISTRO DI RENZI: “QUANDO È ANDATO A CUTRO HA DATO LA MANO AL BOSS NICOLA”. MA IL CAPOCLAN, IL GIORNO DELLA VISITA AVVENUTA NEL 2009, ERA IN CARCERE - DELRIO: “SONO NEL MIRINO DI POTERI OSCURI”

Emiliano Fittipaldi e Giovanni Tizian per

http://espresso.repubblica.it/archivio/2016/05/11/news/delrio-ha-stretto-la-mano-al-boss-della-ndrangheta-intercettazione-choc-il-ministro-trame-contro-di-me-1.264984?ref=HEF_RULLO

 

EX SINDACO DI CUTRO SALVATORE MIGALE CON DELRIOEX SINDACO DI CUTRO SALVATORE MIGALE CON DELRIO

È il 13 marzo 2015. Nella cella numero uno del carcere di Parma due detenuti sono seduti sulle brandine. Sono Domenico Curcio, prestanome di un clan ’ndranghetista, finito in cella due mesi prima e poi condannato a 4 anni nel processo con il rito abbreviato “Aemilia”, e l’ex giornalista sportivo Marco Gibertini, a cui i giudici hanno inflitto 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa per aver messo in piedi, a Reggio Emilia, una sorta di ufficio stampa dell’organizzazione. I due carcerati, grazie a una cimice, sono intercettati dai carabinieri, che stanno continuando le indagini sulla cosca più potente della città.

DELRIO E MIGALEDELRIO E MIGALE

 

INTERCETTAZIONI DELRIOINTERCETTAZIONI DELRIO

La tv è accesa. Gibertini alle 20.12 vede passare sullo schermo l’immagine di Graziano Delrio. Oggi ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e uomo di punta del governo Renzi, al tempo sottosegretario a Palazzo Chigi. «Quello scemo sulla destra... era il sindaco di Reggio Emilia!». «Quello... sì! Di Reggio Emilia? Il sindaco di Reggio Emilia?», domanda Curcio. «Eh... Delrio! Quando è andato a Cutro ha dato la mano a quello là». «A Nicola?». «Uhm!». «Non lo hanno arrestato?», chiede infine Curcio. «Ma no! Perché poi ha mangiato la...».

 

Due detenuti sostengono che ha stretto la mano a un boss della ’ndrangheta. Che però era in carcere. E il ministro attacca: c’è una trama contro di me

 

Il colloquio, pubblicato integralmente nell'inchiesta sull' Espresso in edicola venerdì 13 maggio , viene subito trascritto e mandato 72 ore dopo ai pm della Direzione distrettuale antimafia. Nella segnalazione allegata i carabinieri spiegano chi sarebbe, a loro parere, il misterioso “Nicola”: nientemeno che “Nicolino” Grande Aracri, il capo della cosca omonima, originaria di Cutro e protagonista di un’espansione criminale proprio a Reggio Emilia, città dove la comunità cutrese è molto forte e rappresentativa a causa dell’emigrazione di massa cominciata negli anni ’60.

INTERCETTAZIONI DELRIOINTERCETTAZIONI DELRIOINTERCETTAZIONI DELRIOINTERCETTAZIONI DELRIO

 

«Nell’intercettazione ambientale Marco Gibertini fa notare al detenuto Curcio che alla televisione si stava parlando di Delrio, l’ex sindaco di Reggio Emilia», raccontano i militari del comando provinciale di Parma, «aggiungendo che, quando quest’ultimo si era recato a Cutro, aveva stretto la mano ad una persona, verosimilmente riferendosi a Nicolino Grande Aracri. Il Curcio dapprima chiedeva al Gibertini a chi si riferisse, e poi era lo stesso Curcio che affermava che quella persona si chiamava Nicola, sicuramente riferendosi al boss Nicolino Grande Aracri. A tale affermazione il Gibertini annuiva».

 

Il ministro dei Trasporti, dunque, è di nuovo sotto assedio. I fantasmi del viaggio a Cutro del lontano 29 aprile del 2009 continuano a inseguirlo. «Dopo l’intercettazione di Valter Pastena, in cui si parlava di presunte foto con Delrio e ’ndranghetisti, ora spunta addirittura la stretta di mano con il boss: qualcuno sta sfruttando un clima di sospetti e calunnie, con l’obiettivo di distruggerlo politicamente», contrattaccano dalla sua cerchia ristretta.

 

A pensar male si fa peccato, ma di certo alcune cose non quadrano: l’intercettazione è stata depositata e potrebbe essere facilmente adoperata per un affondo contro il democrat e il suo partito già fiaccato da una sfilza di avvisi di garanzia eccellenti, ma “l’Espresso” ha scoperto che il boss Nicolino Grande Aracri - quando Delrio volò a Cutro per la festa del Santissimo Crocifisso - era rinchiuso a doppia mandata nel carcere di Catanzaro. La stretta di mano di cui parlano i due criminali non può esserci dunque mai stata. Almeno non durante il viaggio di Delrio in Calabria a cui i due detenuti fanno esplicito riferimento.

 

matteo renzi graziano delriomatteo renzi graziano delrio

Sentito da “l’Espresso” il ministro si dice «assolutamente tranquillo». Conferma di aver consegnato direttamente al procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, un esposto contro anonimi, in modo che l’opinione pubblica possa sapere con certezza se «esistono davvero pezzi dello Stato che hanno tentato di costruire dossier contro altri pezzi dello Stato», o se Pastena stesse solo millantando di macchine del fango che, in realtà, non esistono affatto.

 

«Questa seconda intercettazione che voi avete scovato negli atti del processo reggiano fa riflettere. A Cutro sono rimasto solo 24 ore, e ho svolto solo incontri istituzionali con il sindaco. In piazza ovviamente avrò stretto centinaia di mani, potevano essere di chiunque. Nicolino Grande Aracri so benissimo chi è, conosco la sua storia criminale, ma non so che faccia abbia visto che non lo conosco.

COSCA DI CUTROCOSCA DI CUTRO

 

Non posso avergli stretto la mano durante il viaggio a Cutro, come dice Gibertini, visto che il boss era in carcere: l’intercettazione mi sembra un po’ “telefonata". «Avevo avuto sentore di possibili dossieraggi contro di me già a fine 2014 e inizio 2015, quando il mio nome era finito nella lista dei papabili alla presidenza della Repubblica», ragiona Delrio.

 

Gli apparati di sicurezza avvertirono Palazzo Chigi che personaggi potenti erano rimasti delusi dal fatto che la Dda di Bologna non aveva mandato all’ex sottosegretario di Stato nemmeno un avviso di garanzia. «Dopo la vicenda di Pastena e delle presunte fotografie, ho presentato denuncia immediatamente: è necessario sapere se un ministro è ricattato, o peggio ancora se è ricattabile. Confermo di non aver mai subito pressioni da nessuno, ma so di avere molti nemici. Tra i mafiosi, ma anche con le cricche e i massoni non sono mai andato molto d’accordo».

 

Il ministro scuote la testa. Evidenzia che gli attacchi contro di lui si sono moltiplicati in coincidenza del suo arrivo a Palazzo Chigi, dopo il commissariamento dell’Expo di Milano (dove molti lavori erano gestiti dalle ’ndrine) e del Mose di Venezia, e dopo la decisione di nominare presidente della nuova Commissione per l’elaborazione di proposte normative in tema di lotta alla criminalità il pm antimafia Nicola Gratteri.

matteo renzi delrio matteo renzi delrio

 

«Non ho nulla da nascondere, anche se ci fosse una foto o una stretta di mano non avrei nessuna difficoltà a spiegarne le circostanze perché ho la coscienza a posto. A Cutro non ci sono andato per fare campagna elettorale, ma dopo un invito del sindaco. A differenza degli altri candidati, che misero i cartelloni e fecero incontri di cui nessuno ha mai chiesto conto».

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