PORPORELLE SMARRITE - WESOLOWSKI RISCHIA 7 ANNI DI CARCERE E CI SONO ALTRI TRE VESCOVI SOTTO INDAGINE PER MOLESTIE E ABUSI - A SANTO DOMINGO: “L’ITALIANO CI ADESCAVA CON SOLDI E REGALI”

1 - IL VESCOVO ARRESTATO PERCHÉ POTEVA FUGGIRE ORA RISCHIA UNA CONDANNA A 7 ANNI DI CARCERE

Marco Ansaldo e Agnieszka Zakrzewicz per “la Repubblica

 

Jozef Wesolowski Jozef Wesolowski

Prega, legge la Bibbia, dorme pochissimo. La prima notte di Jozef Wesolowski da detenuto non è stata delle più tranquille. L’ex monsignore si attendeva l’arresto. E benché cerchi di mostrarsi sereno, l’arcivescovo polacco già ridotto allo stato laicale è moralmente molto abbattuto.

 

La stanza assegnatagli al Collegio dei penitenzieri, all’ultimo piano del Tribunale vaticano, dentro la Città Leonina, è spoglia e disadorna. Come si addice a una cella, seppure priva di sbarre, più che a un convento, quale in effetti è la struttura dove Wesolowski viene tenuto ai domiciliari.

 

Un arresto improvviso, avvenuto l’altro pomeriggio all’interno della Santa Sede, ma necessario, fa sapere il pm vaticano. Dovuto al pericolo di fuga e a un possibile inquinamento delle prove, mentre l’alto prelato ormai spogliato degli abiti talari soggiornava a Roma alla “Casa del clero” (Domus Internationalis Paulus VI) di via della Scrofa. La stessa dove risiedono diversi sacerdoti polacchi, e dove pure Jorge Mario Bergoglio abitò da cardinale prima del Conclave, andando poi a pagare il conto della camera vestito di bianco, da Papa.

 

Wesolowski, 66 anni, è stato trovato in possesso di materiale pedopornografico. Attende ora un processo per abusi sessuali contro 7 minori, commesso quando era nunzio (cioè diplomatico vaticano) a Santo Domingo fra il 2008 e il 2013. Pena: fino a 7 anni di carcere. Dibattimento che comincerà alla fine di quest’anno o all’inizio del 2015.

 

Jozef Wesolowski  Jozef Wesolowski

In Vaticano ieri era una giornata diversa rispetto al solito. Il Papa ha svolto l’udienza in Piazza San Pietro con il consueto bagno di folla. Ma il pensiero di tanti era rivolto al palazzo del Tribunale che si erge proprio di fronte a Casa Santa Marta, la residenza del Pontefice. L’ex nunzio è sottoposto a un doppio procedimento, canonico e penale. Ha ottenuto i domiciliari per il suo stato di salute, documentato con attestati medici, ed è per ora difeso da un avvocato d’ufficio.

 

Il suo caso, benché clamoroso, non è però il solo. «In questo momento — aveva rivelato lo stesso Papa Francesco lo scorso maggio — ci sono tre vescovi sotto indagine». E sono in molti a chiedersi a chi toccherà cadere sotto la scure di Bergoglio, Pontefice tutt’altro che incline a mostrarsi accomodante su una questione così decisiva per l’immagine della Chiesa. Il caso Wesolowski ha anzi scoperchiato il vaso degli abusi in Polonia.

 

Solo lo scorso 12 settembre è stato chiamato a testimoniare in un processo per pedofilia riguardante la diocesi di Stettino addirittura un cardinale, il porporato polacco Kazimierz Nycz. Assieme a lui anche l’arcivescovo Marian Golebiewski. Il dibattimento era incentrato sui ripetuti abusi perpetrati su un minore, l’allora 13enne Marcin Kubicki, dal parroco Zbigniew Ryckiewicz quando Nycz era vescovo della diocesi.

foto time 22 settembre  2014   papa bergoglio  33foto time 22 settembre 2014 papa bergoglio 33

 

Il cardinale, nel mirino per non aver denunciato gli abusi, ha detto davanti ai giudici di non esserne mai stato a conoscenza e ha invitato i giornalisti a non fare un processo mediatico parallelo prima che la giustizia abbia tratto le proprie conclusioni. Il verdetto è atteso nei prossimi mesi.

 

Ma i due casi hanno aperto un varco, e le vittime che prima avevano paura ora cominciano a parlare. Nel novembre del 2013 in Polonia è nata la prima associazione degli abusati da parte del clero “Nie lekajcie sie” (Non abbiate paura), che finora ha ricevuto più di 100 segnalazioni.

 

papa francescopapa francesco

«Tutti hanno ancora timore di uscire allo scoperto — dice il fondatore Marek Lisinski — ma ogni nostro assistito ci ha raccontato che conosce altre vittime dello stesso prete». Il corrispondente olandese da Varsavia, Ekke Overbek, che per primo si occupò degli abusi in Polonia, ha scritto un libro dal titolo “Abbiate paura”.

 

E oggi conferma la vergogna della Chiesa polacca: «Supponendo che ogni prete pedofilo abbia molestato nel corso della sua vita 10 bambini, arriviamo a circa 300 vittime. E siccome dopo la Seconda guerra mondiale in Polonia si sono succedute quasi tre generazioni di sacerdoti, ciò farebbe già circa un migliaio di vittime. In realtà si potrebbe presumere che le vittime polacche siano molte di più».

 

Lo scorso giugno la Chiesa polacca ha anche celebrato una liturgia penitenziale per gli abusi sessuali nella basilica di Cracovia. Vi hanno partecipato il nunzio apostolico in Polonia, monsignor Celestino Migliore, il primate di Polonia Wojciech Polak, l’arcivescovo di Cracovia cardinale Stanislaw Dziwisz, nonché il gesuita Adam Zak, direttore del Centro per la protezione dei bambini della Conferenza episcopale polacca. A lui è stato affidato nel 2013 l’ingrato compito di occuparsi degli scandali. Lo stesso padre Zak ha rivelato che, nel Paese di Wojtyla, negli ultimi tre anni ben 19 sacerdoti sono stati condannati per pedofilia.

 

2 - SANTO DOMINGO, PER LE SUE VITTIME ERA L’ITALIANO: “CI ADESCAVA CON SOLDI E REGALI”

Laurie Goodstein per “The New York Times” - (traduzione di Emilia Benghi)

 

Preti PedofiliPreti Pedofili

Era una faccia conosciuta tra piccoli lustrascarpe del lungomare. Pantaloni della tuta neri e cappello da baseball calato sulla calvizie, passava nel tardo pomeriggio e si portava un ragazzino in luoghi appartati, sugli scogli o vicino a un monumento dedicato a un eroe cattolico. I ragazzi dicono che li pagava in cambio di prestazioni sessuali.

 

Lo chiamavano «l’italiano», per via del suo accento. Solo quando è stato rimosso dall’incarico e la sua foto è apparsa sui giornali i piccoli hanno appreso la sua vera identità: era l’arcivescovo Jozef Wesolowski, ambasciatore della Santa Sede nella Repubblica Dominicana.

GIOVANNI PAOLO II WOJTYLA IN MONTAGNA GIOVANNI PAOLO II WOJTYLA IN MONTAGNA

 

«Mi ha sedotto con il denaro», dice Francis Aquino Aneury, 14 anni all’epoca dei fatti. L’uomo gli offriva somme sempre più ingenti in cambio di prestazioni sessuali. «Mi sentivo in colpa. Sapevo che non era una cosa da fare ma avevo bisogno di soldi».

 

È sul lungomare della capitale dominicana che Aquino (oggi diciassettenne) dice di aver spesso subìto le molestie dell’uomo a lui noto come «l’italiano». Si appartavano su una panchina che consentiva di veder arrivare i pochi visitatori che salivano fino al monumento e l’uomo guardava il ragazzino masturbarsi, lo toccava o si toccava.

 

Altre volte andavano sugli scogli della spiaggia sottostante. Aquino, originario di Haiti, aveva lasciato la scuola dopo le medie e guadagnava un dollaro e cinquanta al giorno facendo il lustrascarpe sul lungomare. Racconta che ricevette più di 10 dollari al primo incontro, nel 2010, per lustrare le scarpe e farsi guardare mentre nuotava nudo.

 

L’uomo tornò spesso nelle settimane seguenti e pretendeva sempre di più, offrendo al ragazzo dai 25 fino ai 135 dollari, scarpe da ginnastica e un orologio, in cambio di prestazioni sessuali. Gli incontri si ripeterono nell’arco di tre anni, dice Aquino, ma l’uomo non disse nulla di sé, solo il nome, «Josie».

KAZIMIERZ  NYCZ  KAZIMIERZ NYCZ

 

I piccoli lustrascarpe parlano dell’«italiano» con un misto di vergogna e rabbia. Darwin Quervedo, 14 anni, racconta che quando aveva 11 anni l’uomo gli diede più di 25 dollari perché si masturbasse in spiaggia davanti a lui. Dice che ebbe paura e non lo fece più.

 

Wesolowski, in tuta e scarpe da ginnastica non dava nell’occhio. Inoltre sceglieva con cura le sue vittime, dicono i lustrascarpe: «Io non gli interessavo», dice Robin Quello Cintrón, 23 anni. «Ero troppo grande, a lui piacevano i più piccoli. Io li mettevo in guardia, ma i soldi erano una tentazione troppo forte».

 

Sul lungomare Wesolowski cercava di dissimulare il suo status, raccontano i ragazzi. Guidava una piccola Suzuki grigioverde con la corona del rosario appesa allo specchietto retrovisore e la parcheggiava vicino al monumento nella zona coloniale, dove molte delle strade sono intitolate ad alti prelati.

 

Il procuratore distrettuale, Reynoso, dichiara che i suoi investigatori hanno identificato cinque ragazzi di età compresa tra i 12 e i 17 anni, con i quali il nunzio aveva avuto contatti sessuali, ma che probabilmente ci sono state altre vittime. Il diciassettenne soffriva di epilessia e Wesolowski gli diede dei farmaci in cambio di prestazioni sessuali a partire da quando il ragazzo aveva 13 anni. «È il caso più terribile che mi sia mai capitato», dice la Reynoso.

 

«Il prelato abusava di ragazzini in condizioni di estrema povertà. È una vera perversione».

MARIAN  GOLEBIEWSKI MARIAN GOLEBIEWSKI

Lo scorso anno alle orecchie della nota giornalista tv Nuria Piera, direttore generale dell’emittente dominicana Cnd, arrivò la voce che il nunzio apostolico passava molti pomeriggi a bere birra sul lungomare e si accompagnava a ragazzini. Piera inviò una troupe. Wesolowski, accorgendosi della presenza dei giornalisti, li raggiunse, battè la mano sul cofano della loro auto e chiese come mai lo stessero seguendo. Dopo, racconta Piera, non si fece più vedere sul lungomare.

 

A detta della polizia Wesolowski diede allora incarico a un giovane diacono dominicano di procurargli i ragazzini. Il diacono, Francisco Javier Occi Reyes, fu arrestato dalla polizia nel 2013 con l’accusa di adescamento di minori e messo in carcere. Nessuno si offri di pagargli la cauzione e il giovane il 2 luglio inviò una lettera accorata a Wesolowski, da consegnare a mano al suo ufficio: «Abbiamo offeso Dio e la Chiesa», diceva la lettera, abusando sessualmente di bambini e adolescenti «per quattro soldi».

 

Il caso ha scosso questa nazione profondamente cattolica ma la chiesa dominicana ha detto in merito ben poco. «La gente diceva: «Voglio che mio figlio vada alla Chiesa cattolica — lamenta il reverendo Rogelio Cruz — Oggi dicono: nessuno dei miei figli metterà mai piede in una chiesa cattolica».

 

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