IL FESTIVAL DI WOODCOCK - LAVITOLA? “UN UOMO DI STATO IN INCOGNITA CHE FAVORISCE AFFARI E INCONTRI…” (UOMO DI STATO?!?)

Fiorenza Sarzanini per "Il Corriere della Sera"

È Valter Lavitola l'uomo chiave della compravendita dei senatori che sarebbe stata ordinata da Silvio Berlusconi. Nell'aula 213 del tribunale di Napoli, trova conferma la ricostruzione dei pubblici ministeri Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli che nel loro atto di accusa lo avevano definito «intermediario e autore materiale delle specifiche e plurime consegne di denaro in contante».

E la tesi passa anche grazie alle indagini effettuate dal Nucleo Tributario della Guardia di Finanza guidato dal colonnello Nicola Altieri sulla tentata estorsione del faccendiere nei confronti del Cavaliere e per la quale è già stato condannato a 2 anni e 8 mesi.

«L'uomo di Stato»
Sono proprio quelle carte processuali, depositate durante l'udienza di ieri, a dimostrare quanto forte sia sempre stato il legame Lavitola-Berlusconi e soprattutto quanto alto il livello di minaccia che il primo poteva esercitare sul secondo. Perché, come sottolinea il giudice Francesco Cananzi che ha inflitto la pena al termine del rito immediato, «il ruolo di Lavitola emerge quale persona "vicinissima" al Presidente, un uomo di Stato in incognita che favorisce affari e incontri, ma soprattutto si muove con arroganza e disinvoltura».

La prova, secondo il giudice, è in quelle lettere, preparate e mai recapitate, che Lavitola aveva scritto a Berlusconi per chiedere un «prestito» da cinque milioni e nelle quali sottolineava che cosa «ho fatto per lei». Ma soprattutto ricordava che cosa fosse accaduto nel 2008 per far cadere il governo guidato da Romano Prodi: «Subito dopo la formazione del governo lei, con Verdini e Ghedini presenti, mi disse che era in debito con me e che lei era uso essere almeno alla pari.

Era in debito per aver io "comprato" De Gregorio, tenuto fuori dalla votazione cruciale Pallaro, fatto pervenire a Mastella le notizie della procura di santa Maria Capua Vetere e, assieme a Ferruccio Saro e al povero Comincioli "lavorato" Dini. Ciò dopo essere stato io a convincerla a tentare di comprare i senatori necessari a far cadere Prodi».

«Sa cose compromettenti»
Secondo il giudice Lavitola ha sempre cercato di «accreditarsi come consigliere e informatore delle vicende giudiziarie, tanto da aver trasmesso a Berlusconi una nota riepilogativa sulle vicende della cosiddetta loggia P4». Ma non è soltanto questo il suo ruolo e soprattutto il suo atteggiamento, soprattutto se si esaminano le dichiarazioni rilasciate dalle persone che tra il 2011 e il 2012 gli sono state più vicine, in particolare durante la latitanza.

Uno dei «fedelissimi» è certamente l'imprenditore italo-argentino Carmelo Pintabona, che incontrò due volte Berlusconi proprio per trasferirgli le istanze di Lavitola e per questo finì sotto processo, ma poi è stato assolto.

In alcune telefonate intercettate nell'estate 2012 Pintabona racconta all'amico Francesco Altomare proprio quanto accade tra Lavitola e Berlusconi, sia pur con frasi allusive. Il 10 agosto 2012 i magistrati decidono convocano Altomare per avere chiarimenti. E lui a verbale dichiara: «Pintabona mi ha detto che ha avuto rapporti istituzionali con il presidente Berlusconi nella sua qualità di presidente della Federazione dei Siciliani in America Latina. So che è anche amico e in rapporti di affari con Lavitola.

Pintabona mi ha detto che Lavitola era a conoscenza di fatti e vicende compromettenti sul conto del presidente Berlusconi e che per tale motivo, e cioè per non rivelare tali particolari compromettenti che avrebbero "rovinato" lo stesso Berlusconi, pretendeva il versamento di ingenti somme di denaro, nello specifico di 5 milioni di dollari. Pintabona mi ha detto che Lavitola esercitava pressioni su Berlusconi. Ricordo che in più di un'occasione Pintabona mi ha detto che Lavitola "teneva Berlusconi per le palle"».

«Onore e disciplina»
Le carte processuali raccolte negli ultimi due anni dai pubblici ministeri partenopei e soprattutto le confessioni di De Gregorio, hanno convinto il giudice sul fatto che Berlusconi gli abbia effettivamente versato soldi. Ma non era affatto scontato che venisse ritenuta valida la contestazione del reato di corruzione, tenendo conto che esiste il «libero convincimento dei parlamentari» e dunque non è facile dimostrare il collegamento tra versamento di denaro e voto espresso su un provvedimento di legge o sulla fiducia al governo.

Non a caso, durante la sua requisitoria, Woodcock ha equiparato il parlamentare al giudice che agisce seguendo appunto il libero convincimento e, come dimostrano numerose sentenza già passate in giudicato, quando accetta soldi viene certamente ritenuto «un corrotto».

Ma poi ha puntato sull'articolo 54 che «impone a chi è titolare di una pubblica funzione di agire seguendo comportamenti di onore e disciplina e dunque hanno divieto di accettare denaro da terzi». Nessuno, ha evidenziato il pubblico ministero, «può negare che un deputato o un senatore non siano inseriti nei ranghi della pubblica amministrazione» e dunque non debbano attenersi a queste regole ferree per la cui violazione è previsto un reato specifico.

 

HENRY JOHN WOODCOCK lavitola treno viaggio WOODCOCKVALTER LAVITOLA A FIUMICINO jpegberlusconi e lavitola a panamaLAVITOLA E BERLUSCONI INSIEME A PANAMASERGIO DE GREGORIO SILVIO BERLUSCONI resize SILVIO BERLUSCONI E SERGIO DE GREGORIO CLEMENTE MASTELLA jpeg

Ultimi Dagoreport

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?