MENARE IL CAN PER ZAIA - IL GOVERNATORE VUOLE CACCIARE DAL VENETO I SOLDATI USA ARRIVATI DALLA LIBERIA E IL “FOGLIO” LO INFOGLIA: “QUELLE BASI PORTANO SCHEI. SENZA CONTARE LE PEGGY GUGGENHEIM CHE SALVANO VENEZIA OGNI GIORNO. FOSSE PER IL MOSE, SAREBBE COLATA A PICCO”

1 - EBOLA, SOLDATI USA DALL’AFRICA: PAURA ANCHE AD AVIANO

G.Cad. per “la Repubblica”

 

luca Zaia DSC luca Zaia DSC

Ebola fa paura anche in Italia, pur in assenza di contagio. A preoccupare è la presenza dei soldati americani reduci dall’intervento in Liberia. Alcuni militari del contingente statunitense impegnato a combattere l’epidemia sono rientrati nella caserma di Vicenza, dove sono stati messi in quarantena.

 

Ieri ha suscitato nuova attenzione l’arrivo di un aereo dalle zone del contagio, atterrato all’aeroporto Usaf di Aviano dopo una sosta a Pratica di Mare per i controlli medici, che hanno dato esito negativo. I militari a bordo sono rientrati nella base di Vicenza in pullman.

 

giuliano ferraragiuliano ferrara

Al governatore del Veneto, Luca Zaia, il quale sostiene che sarebbe necessario far lasciare la zona alle truppe americane, perché il Veneto «non è un lazzaretto », si è affiancato ieri anche il sindaco di Padova, Massimo Bitonci, anch’egli leghista, secondo cui la regione «non è una colonia Usa». Agli amministratori allarmati ha risposto ieri il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, sottolineando che «ai militari Usa sono state applicate le normali procedure internazionali » e assicurando che «non ci sono casi di Ebola segnalati in Italia».

 

Intanto le istituzioni sanitarie sottolineano che la lotta al contagio sta registrando buoni risultati: l’Organizzazione Mondiale per la Sanità conferma che la diffusione del virus è in calo nel Paese più colpito, la Liberia. Su 13.703 casi segnalati, i morti sfiorano i cinquemila. «Se abbiamo fiducia che la risposta stia avendo la meglio sul virus? Assolutamente sì, vediamo che i nuovi casi sono in diminuzione», ha sottolineato Bruce Aylward, assistente direttore generale dell’Oms.

BEATRICE LORENZIN FOTO LAPRESSE BEATRICE LORENZIN FOTO LAPRESSE

 

La percentuale di decessi si avvicina al 70 per cento dei casi di contagio, ma questo dato cambia in meglio fra le persone ricoverate nei centri di assistenza, dice Aylward. Se la tendenza positiva continua, entro dicembre le misure di contenimento dovrebbero essere dispiegate del tutto.

 

Meno ottimista il messaggio delle Nazioni Unite, che vedono progressi nell’opera di contenimento dell’epidemia, ma allo stesso tempo segnalano la mancanza di fondi sufficienti e di lavoratori con il necessario addestramento. «Abbiamo bisogno di tre cose», ha detto ad Accra, in Ghana, Anthony Banbury, capo della missione Onu: «Prima di tutto personale qualificato. Poi materiali. E fondi».

BEATRICE LORENZIN FOTO LAPRESSE BEATRICE LORENZIN FOTO LAPRESSE

 

Secondo l’ambasciatore statunitense all’Onu Samantha Power i Paesi donatori devono muoversi in fretta per finanziare la missione delle Nazioni Unite e mandare rifornimenti al centro di distribuzione della capitale ghanese. 

 

2. N’OMBRA DE ZAIA

Da "il Foglio"

 

Da “aiutiamoli a casa loro” a “facciano i bagagli e se ne vadano a casa loro, mica possiamo diventare un lazzaretto” – dove gli appestati non sono i clandestini ripescati da Alfano, per una volta, ma i militari americani che “dovrebbero fare la quarantena a casa loro” – si può misurare senza paura di sbagliare tutta la tragicomica parabola calante del patrimonio concettuale del fu leghismo di marca veneta. Il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, non ha infatti trovato di meglio che ricicciare uno spompato, ma in questo caso più che altro stupido, slogan dei tempi andati: “Prima vengono i veneti, poi gli americani”.

LA BASE DI AVIANO LA BASE DI AVIANO

 

La faccenda, perfino banale, è il rientro nella caserma Del Din, base statunitense a Vicenza, di alcuni militari americani che sono stati messi in isolamento in quanto provenienti dalla Liberia, paese tra i più colpiti da ebola. (L’ambasciata americana, da Roma, ha spiegato che il “rischio potenziale di infezione è basso” e che i militari non hanno “avuto contatto con persone contagiate dal virus”. Ma evidentemente in laguna, dove si credono ancora dogi, gli ambasciatori non li ricevono). Così il governatore ha formulato il suo editto: “Credo che un paese civile di fronte a un esodo biblico di immigrati ha il dovere e l’obbligo di alzare le barriere”.

 

ebola virusebola virus

Per quanto leghista della seconda ora, per quanto esteta della politica come amministrazione di capannone e della terra padana come ultimo orizzonte che la logica esclude, persino Luca Zaia dovrebbe saper distinguere, se non l’alleato dall’invasore, almeno l’amico dal nemico. Se di basi militari americane sono pieni il Veneto e il Triveneto, qualche motivo storico c’è.

 

Se quelle basi nei decenni hanno portato sicurezza e libertà, e ancora adesso portano schèi in tasca alla “gente veneta”, qualche motivo pure di reciproca convenienza c’è. E se i suoi amici del Leòn, da decenni e senza particolare costrutto, gridano all’indipendenza, è perché quella loro terra è stata difesa e arricchita anche dai soldati che adesso dovrebbero andare in quarantena a casa loro.

 

BASE 
DEL 
DIN
BASE DEL DIN

E non c’è nemmeno bisogno di ricordare tutte le Peggy Guggenheim che ogni giorno salvano Venezia, che, come si sa, fosse per il Mose sarebbe già colata a picco. Lo spettacolo di Zaia che su ebola insegue persino Grillo, che a sua volta sugli stranieri insegue Salvini, in una baruffa chiozzotta da ubriachi, davvero grottesca. Se poi lo straniero da buttare a mare sono i marines, aridatece il centralismo.

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