giorgia meloni donald trump davos

A PROPOSITO DI…TRUMP-MELONI – LA SCELTA DELLA PULZELLA DELLA GARBATELLA DI TENERE APERTI I “DUE FORNI” (“THE DONALD” E L’EUROPA) RISCHIA DI BRUCIARE QUEL CHE RESTA DELLA NOSTRA POLITICA ESTERA IN MANO A TAJANI – CHE SENSO HA INSEGUIRE IL PIFFERO MAGA DEL PRESIDENTE USA (E GETTA) CON LE SUE NOTE ROZZE CHE HANNO INCANTATO LA MELONI? NON È FORSE ARRIVATO IL MOMENTO, COME HA TUONATO A DAVOS IL PREMIER CANADESE CARNEY, “CHE LE MEDIE POTENZE AGISCANO INSIEME PERCHÉ SE NON SIEDI AL TAVOLO SEI IL MENU”? O VOGLIAMO RESTARE ANCORA NELLA LISTA DEGLI ANTIPASTI OFFERTI GRATIS ALLA CASA BIANCA?

T.A.C. per Dagospia

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL VERTICE DI SHARM EL-SHEIKH

Se fosse soltanto un “dramma giocoso” come il “Don Giovanni” di Mozart si potrebbe perdonare a Donald Trump la psicopatologia creativa implicita nei suoi ultimi interventi al World Economic Forum di Davos tra il burlesco e una astuta perversione alla crudeltà nei confronti dei balbettanti governanti europei.

 

Di pazzi celebri è piena la storia, tant’è che nel passato alcuni sovrani, capi di Stato e persone illustri - sottolineano gli psichiatri che hanno studiato la materia -, sono diventi celebri proprio perché pazzi.

 

E se, al dunque, fossero i disturbi bipolari che sembrano dominare la sua mente la ragione vera dei deliri dell’ultimo emulo di Napoleone giunto alla Casa Bianca? Ah, saperlo. Certo è che le sue paranoiche rivendicazioni sulla Groenlandia, scambiata per la Finlandia con altrettanti arretramenti, per restare nel campo musicale più che a Mozart siamo ai “Pagliacci” di Leoncavallo.

 

LA FOTO PUBBLICATA DA TRUMP SULLA GROENLANDIA

Quanto all’Europa, tenuta sotto scacco dagli Usa, siamo alla “pochade” sull’esito della missione dei 15 militari della Bundeswehr in Groenlandia contesa dal Donald (con l’elmetto a sonagli). Dopo pochi giorni, il drappello con le insegne dell’European Union ha battuto in ritirata. Ma non davanti all’avvistamento di un orso o di un carrarmato, bensì di fronte al rischio - minacciato da Trump (e poi sconfessato) -, di un altro dazio del 10% sulle importazioni dalla Germania.

 

Altro che “Wargames” da tavolo o sui tablet, ormai anche alla guerra (simulata) si gioca con i soldi del vecchio e caro “Monopoli”. Dopo l’alt del Colle all’ingresso dell’Italia nel “Board of Peace” per Gaza, incompatibile con la nostra Costituzione, e grazie sempre al presidente Mattarella con il richiamo all’art 25 della stessa Carta, la “pulzella” della Garbatella, Giorgia Meloni, defilandosi dall’impresa (impossibile), ha evitato l’ennesima brutta figura all’Italia.

 

IL PASSO DELL OCA GIULIVA - VIGNETTA BY MANNELLI

Altrimenti avremmo assistito al remake del film drammatico e grottesco di Luigi Comencini, sull’8 settembre 1943, “Tutti a casa”, con il sottotenente Alberto Sordi abbandonato dai suoi commilitoni all’interno di una galleria ferroviaria. Nel tenere aperti i “due forni” (Trump e l’Europa) il rischio è di bruciare quel che resta della nostra politica estera in mano a Tajani.

 

Nella cosiddetta Italietta dei De Gasperi, Fanfani, Moro, Craxi, che tenne botta a Sigonella davanti ai marines di Reagan schierati in armi, un ruolo comunque ce l’aveva. Gelida fu la battuta di Giulio Andreotti, allora ministro alla Farnesina, a chi tra i suoi colleghi lo criticavano per il troppo interesse dell’Italia per i paesi del Mediterraneo disse: “I vicini noi ce li scegliamo”.

 

sergio mattarella giorgia meloni

Che senso ha, allora, inseguire il piffero Maga del presidente Usa (e getta) con le sue note rozze e goffe che hanno incantato la Meloni? Non è forse arrivato il momento, come ha tuonato a Davos da vero leader il premier canadese Mark Carney “che le medie potenze agiscano insieme perché se non siedi al tavolo sei il menu”? O vogliamo restare ancora nella lista degli antipasti offerti gratis alla Casa Bianca? Ah, saperlo.

DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

 

 

 

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