zaia stefani salvini meloni fico schlein de luca

DAGOREPORT – L'ESITO DELLE REGIONALI IN VENETO, CAMPANIA E PUGLIA E' GIA’ SCRITTO MA SARA' IMPORTANTISSIMO PER “PESARE” OGNI PARTITO IN VISTA DELLE STRATEGIE PER LE POLITICHE DEL 2027 – I VOTI DELLE VARIE LISTE POTREBBERO CAMBIARE GLI EQUILIBRI INTERNI ALLE COALIZIONI: SE IN CAMPANIA E PUGLIA LE LISTE DI DECARO E DI DE LUCA FARANNO IL BOTTO, PER L'EX ROTTAMATRICE DI ''CACICCHI'' ELLY SCHLEIN SAREBBE UNO SMACCO CHE GALVANIZZEREBBE LA FRONDA RIFORMISTA DEL PD - ANCHE PER CONTE, UN FLOP DEL SUO CANDIDATO ALLA REGIONE CAMPANIA, ROBERTO FICO, SCATENEREBBE LA GUERRIGLIA DEI GRILLINI CHE DETESTANO L'ALLEANZA COL PD - LADY GIORGIA TIENE D’OCCHIO LA LEGA: SE PRECIPITA NEI CONSENSI IN VENETO, DOVE E' STATA FATTA FUORI LA LISTA ZAIA, PROVEREBBE A SOSTITUIRE IL MALCONCIO CARROCCIO CON AZIONE DI CARLETTO CALENDA...

DAGOREPORT – LA ''SUGGESTIONE'' DI GIORGIA MELONI SI CHIAMA “SALVIN-EXIT”, ORMAI DIVENTATO IL SUO NEMICO PIU' INTIMO A TEMPO PIENO - IN VISTA DELLE POLITICHE DEL 2027, SOGNA DI LIBERARSI DI CIO' CHE E' RIMASTO DI UNA LEGA ANTI-EU E VANNACCIZZATA PER IMBARCARE AL SUO POSTO AZIONE DI CARLO CALENDA, ORMAI STABILE E FEDELE “FIANCHEGGIATORE” DI PALAZZO CHIGI - IL CAMBIO DI PARTNER PERMETTEREBBE DI ''DEMOCRISTIANIZZARE" FINALMENTE IL GOVERNO MELONI A BRUXELLES, ENTRARE NEL PPE E NELLA STANZA DEI BOTTONI DEL POTERE EUROPEO (POSTI E FINANZIAMENTI) -

GIORGIA MELONI E CARLO CALENDA - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

https://www.dagospia.com/politica/dagoreport-suggestione-giorgia-meloni-si-chiama-salvin-exit-in-vista-451868

 

DAGOREPORT

L'esito delle ultime tre tornate delle Regionali, in agenda il 23 e 24 novembre, che inviteranno alle urne i cittadini di Puglia, Campania e Veneto, il finale è già scritto: i vincitori saranno il piddino Antonio Decaro a Bari e il leghista Alberto Stefani in laguna.

 

Per quanto riguarda la Campania, Roberto Fico sarà governatore solo per l’intercessione di San Gennaro e di San Vincenzo De Luca da Salerno.

 

elly schlein vincenzo de luc

Lo Sceriffo ha già vinto la sua personale battaglia, costrIgendo Elly Schlein a rinculare di brutto nella sua crociata “anti cacicchi”, a stringergli pubblicamente la mano in un incontro a Fisciano e a dare a di lui iglio, Piero, la segreteria regionale del Pd.

 

Un trionfo su tutta la linea che ora permette, grazie alle truppe cammellate di Don Vicienz’, di issare quel Fico secco dell’ex presidente della Camera sulla poltrona più alta di palazzo Santa Lucia.

 

Secondo un sondaggio riservato di BidiMedia, riportato da Fanpage.it, in data 31 ottobre, Fico gode di un vantaggio di 14 punti davanti a Cirielli di Fratelli d'Italia. "Nonostante abbia il candidato presidente non sfonda il Movimento 5 Stelle che sarebbe inchiodato al 9,6%, quasi la stessa percentuale di 5 anni fa quando si candidarono fuori dal centro sinistra, e raccolsero addirittura uno 0,3% in più. Nessun effetto traino di Fico quindi". 

elly schlein roberto fico piero de luca

 

E aggiunge: "Chi invece raggiungerebbe un dato sopra le aspettative sono le liste moderate a cominciare da quella promossa dal presidente uscente Vincenzo De Luca, "A testa alta" che arriverebbe al 8,7% e risulterebbe essere la terza forza del centro sinistra. Con meno di un punto di distanza dal Movimento 5 Stelle, i deluchiani possono ambire ad arrivare secondi all'interno del campo largo, circostanza che gli consentirebbe di ritagliarsi un ruolo di primissimo piano nel governo della Regione Campania", conclude Fanpage.

ROBERTO VANNACCI MATTEO SALVINI

 

(Chissà dove sarà finito lo scudiero di Elly, Sandro Ruotolo, che aveva fatto dell’antideluchismo una bandiera, denunciandone lo strapotere, il personalismo, la gestione verticistica del partito?)

 

Sarà una tornata elettorale scontata ma utililissima in ottica “nazionale”: le segreterie dei partiti tireranno fuori il pallottoliere per contare, e pesare, i voti ottenuti nelle tre regioni. Un test importante per orientare le strategie in vista delle politiche 2027.

sandro ruotolo elly schlein

 

Come Dago-dixiti, ad esempio, Giorgia Meloni sta tenendo d’occhio le performance della Lega: l’ideuzza che la solletica è quella di sbarazzarsi di quel rompicojoni di Salvini e sostituire, nell’alleanza di centrodestra, il sempre più malconcio Carroccio con Azione di Carlo Calenda, che il sondaggio ultimo di SWG dà al 3,1%.

 

LUCA ZAIA - ALBERTO STEFANI

Ancora pochino per un turnover all'interno del governo: possibile se Fratelli d'Italia e Forza Italia mantengono in alto le loro percentuali e il partito fondato da Bossi e sfondato da Savini crollasse a un 4%.

 

D'altronde, la Lega vannaccizzata e che Salvini ha spostato verso l’estrema destra, strizzando l’occhio in Europa ai puzzoni Le Pen, Orban e Afd, ha smarrito consensi nel Nord e non ha brillato né nella Marche (7,3%) né in Toscana, dove il Generalissimo ha gestito candidature e campagna elettorale e ha portato a casa un misero 4,38%.

orban salvini le pen

 

I governatori leghisti (Zaia, Fontana, Fedriga) ormai parlano apertamente di uno spacchettamento del partito sul modello Cdu-Csu in Germania: due formazioni alleate ma distinte, una “nordista” l’altra de’ destra, capaci di parlare a elettorati diversi.

 

In Veneto il governatore uscente Luca Zaia, che non poteva ricandidarsi e a cui è stato impedito di presentare una lista a suo nome (avrebbe così portato in Consiglio regionale i suoi fedelissimi, “commissariando” il salviniano Stefani e, soprattutto, portando via un bel po' di voti a Fratelli d'Italia), si candiderà capolista della Lega in tutte le circoscrizioni.  

LUCA ZAIA - ALBERTO STEFANI - MATTEO SALVINI

 

Una “discesa in campo” importante, ma è ovvio che non potrà avvenire un nuovo plebiscito sul suo nome, come quello di cinque anni fa, quando trionfò con oltre il 75% dei voti e la sua lista ottenne il 44%.

 

Intanto, non è più il Doge il candidato alla presidenza della Regione. Secondo: votare per Zaia significa scegliere la Lega di Salvini e Stefani e molti fedelissimi della Liga veneta non sono così convinti di volersi sbattere pancia a terra per far fare bella figura al segretario che ha trasformato il partito in un’Afd alla polenta.

michele emiliano antonio decaro

 

Non è detto, dunque, che il risultato della Lega in Veneto sia eclatante: il rischio, serio, che corre il partito di Salvini è quello di vedersi sorpassare da Fratelli d’Italia. E, a quel punto, con una sconfitta nell'unica roccaforte leghista rimasta, l'irrilevanza della leadership di Salvini sarebbe acclarata.

 

Stesso scenario si proporrà in Puglia, dove il candidato governatore Antonio Decaro vuole “pesarsi” ora che il suo miglior “nemico”, Michele Emiliano, è fuori dai giochi.

ANTONIO DECARO ELLY SCHLEIN

 

Da riformista del Pd, l’ex sindaco di Bari ha voglia di dimostrare di essere il vero cavallo vincente del Tavoliere, alla faccia del suo padrino politico Emiliano e del rientrante Nichi Vendola, candidato consigliere nelle liste di Avs.

 

Senza contare che Decaro è stato da più parti indicato come possibile sfidante di Elly Schlein, a nome dei riformisti, per la segreteria del Pd: una vittoria roboante in Puglia darebbe ossigeno a questa ambizione.

meloni calenda schlein conte

 

Se il Pd sembra al riparo da brutte sorprese, bisogna invece tenere d’occhio i risultati elettorali del M5s. Giuseppe Conte, finora, ha guidato il Movimento verso sonore scoppole a livello locale: 4,34% in Toscana, 5,08% nelle Marche e 6,43% in Calabria.

 

L’ex “Avvocato del popolo” ha finora dimostrato di essere debole nelle tornate amministrative e di non avere alcun radicamente sul territorio: il suo è un elettorato d’opinione bizzoso, sfuggente a un “centralismo" romano, riottoso nell’accettare l’alleanza con il Pd e spesso incline all’astensione quando il candidato di coalizione (magari in quota dem) non è di suo gradimento.

 

giuseppe conte e roberto fico

Vedi cosa è successo ai grillini torinesi quando hanno proposto la cittadinanza onoraria alla discutibile pasionaria Francesca Albanese; sia il Pd che AVS li hanno lasciati al loro destino di protestatari.

 

Per il Movimento, trasformato in partito da Conte, sarà quindi un banco di prova decisivo: Puglia e Campania sono due bacìni elettorali tradizionalmente favorevoli.

 

Se dovesse inciampare persino nei suoi storici fortini, Conte dovrà indossare l’elmetto e guardarsi dai malumori interni, dal rientrante Beppe Grillo (che ha riattivato il sito web storico del Movimento 5 Stelle) e da chi, come i riformisti del Pd, vedono il M5s come un alleato troppo esigente e capriccioso per il 10-12% che porta in dote, ma senza il quale è impossibile rimandare al Colle Oppio la Lady Macbeth de' noantri.

tridico contematteo salvini giorgia meloni foto lapresseBEPPE GRILLO ROBERTO FICOluigi di maio con beppe grillo e roberto fico

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