giorgia meloni guido crosetto donald trump

SUL RIARMO IL GOVERNO DÀ I NUMERI – IN VISTA DEL VERTICE NATO DI ANKARA DEL 7 LUGLIO, GIORGIA MELONI ANNUNCIA CHE LE SPESE MILITARI ITALIANE SONO SALITE AL 2,8% DEL PIL. UN DATO LONTANO DALL’OBIETTIVO DEL 5% IMPOSTO DA TRUMP AGLI ALLEATI E CHE APPARE COMUNQUE “GONFIATO”. IN AMBIENTI DIPLOMATICI FANNO NOTARE CHE PER RAGGIUNGERE QUEL 2,8% SONO STATE INSERITE ANCHE SPESE ATTINENTI ALLA SICUREZZA INTERNA (AD ESEMPIO FONDI PER CARABINIERI) – BRUXELLES AVVERTE: ENTRO UN MESE BISOGNA DECIDERE SE RICHIEDERE I CINQUE MILIARDI DI EURO DEL PRESTITO EUROPEO “SAFE” PER IL RIARMO. CROSETTO SPINGE PER OTTENERE IL MALLOPPO, GIORGETTI PRENDE ANCORA TEMPO...

1. SPESE GONFIATE SULLE ARMI, TIMORI PER L’EXPORT IN USA E GRANA BASI

Estratto dell’articolo di Giacomo Salvini per “il Fatto quotidiano”

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

[…]  c’è da preparare il vertice Nato di Ankara del 7-8 luglio (se ne parlerà questo pomeriggio a Berlino con i leader europei del formato E5) in cui Meloni rivedrà per la prima volta proprio il presidente degli Stati Uniti.

 

E in vista di quell’appuntamento, fonti diplomatiche e di governo spiegano che al quartier generale della Nato a Bruxelles è scattato l’allarme sulla possibile ritorsione di Trump nei confronti dei Paesi membri, e anche dell’Italia.

 

In primis per il piano di ritiro delle truppe americane dalle basi italiane in vista di un maggior disimpegno dell’amministrazione americana dall’Europa per concentrarsi sul versante dell’indo-pacifico.

 

giancarlo giorgetti e guido crosetto

I militari americani in Italia sono 13mila nelle 120 basi regolate dagli accordi del 1951 e si teme una riduzione da qui ai prossimi mesi.

 

Quattro sono le basi che non dovrebbero andare incontro a riduzioni perché troppo strategiche per Washington: le caserme Ederle e Del Din a Vicenza, base dello United States Army Africa, la base di Ghedi a Brescia che in teoria contiene testate nucleari (le informazioni sono top secret), Sigonella per il suo ruolo strategico di affaccio sul Mediterraneo e Aviano, usata come hub di rifornimento verso il Medio Oriente. Tutte le altre, invece, potrebbero andare incontro a riduzioni di personale. […]

 

MARK RUTTE PETE HEGSETH GUIDO CROSETTO - VERTICE NATO

L’altro fronte caldo è quello delle spese militari. Meloni in Parlamento ha annunciato che l’Italia ha raggiunto quest’anno il 2,8% rispetto al Pil in spese per la Difesa ma spiegando che lo 0,71% in più riguarda quelle della Sicurezza, dunque farà parte di quell’1,5% di investimenti rispetto al 5% di impegno che l’Italia e gli altri Paesi Nato si sono impegnati a firmare entro il 2035.

 

All’interno di questo 0,71% sono state inserite spese legate al bilancio delle forze dell’ordine e assunzioni di carabinieri (attraverso lo scorrimento delle graduatorie) per la sicurezza delle città. Non sono state aumentate invece le spese militari in senso stretto nonostante ieri l’Unione europea abbia avvisato l’Italia: fonti della Commissione hanno fatto sapere che Roma entro un mese dovrà decidere se attivare il fondo Safe, altrimenti i 14,9 miliardi potrebbero essere dirottati altrove.

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti guido crosetto

Questo non ha risolto la diatriba nel governo: ieri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha preso tempo spiegando che sulle spese militari si deciderà “entro settembre”, mentre Crosetto ha detto di aspettarsi un aumento nella prossima finanziaria come previsto dagli accordi internazionali firmati all’Aja nel 2025.

 

[…]  Il timore, a livello diplomatico, è che Trump al vertice di Ankara possa far notare che l’Italia – e molti altri Paesi – non abbiano raggiunto la cifra del 3%. Nel settore della Difesa, il timore è anche quello di ritorsioni sulle forniture di armi (l'Italia negli ultimi due anni ha comprato armamenti da Washington per 2,2 miliardi). Ma anche più in generale sul commercio: l’interscambio commerciale tra Italia e Usa vale 110 miliardi di euro con un export annuo di 70 miliardi. Il timore dei dazi è concreto anche se sarebbero a livello europeo. A confermare il timore è stato ieri anche il ministro dell’Economia Giorgetti ieri: “Siamo preoccupati dai dazi, ma l’Italia ha dimostrato di resistere bene”.

 

2. FONDI PER LA DIFESA LA UE IN PRESSING "UN MESE PER DECIDERE"

Estratto dell’articolo di Marco Bresolin per “La Stampa”

 

GIANCARLO GIORGETTI - VALDIS DOMBROVSKIS

La Commissione europea vuole avere una risposta chiara e in tempi brevi dal governo italiano sull'utilizzo dei prestiti del piano Safe. Tanto che ieri fonti Ue hanno fatto filtrare una minaccia neanche troppo velata, addirittura con un ultimatum: in assenza di chiarezza entro la fine di luglio, l'Italia perderà i 14,9 miliardi che le sono stati assegnati e Palazzo Berlaymont procederà con la distribuzione dei fondi agli altri Stati membri interessati.

 

Da un punto di vista prettamente giuridico, si tratta di una minaccia scarica, anche perché non esiste alcuna scadenza legale al 31 luglio. Il rischio concreto di perdere i fondi potrebbe materializzarsi soltanto in autunno, quando la Commissione sarà chiamata a ridistribuire le eventuali risorse non utilizzate (sulla base del regolamento, deve farlo «entro il 31 dicembre 2026»).

 

giancarlo giorgetti e guido crosetto

[…]

 

Da tempo, ormai, gli uffici della Commissione hanno spedito a Roma il formulario da riempire con i termini del prestito prenotato dall'Italia. Lo hanno fatto per tutti i 18 Paesi che hanno chiesto di poter accedere ai 150 miliardi di Safe (l'Ungheria merita un discorso a parte perché la diatriba con il precedente governo guidato da Viktor Orbán aveva bloccato l'iter) e quindici Stati membri hanno già inviato a Bruxelles il documento.

 

Donald Trump Giorgia Meloni5

Di questi, nove hanno anche firmato gli accordi veri e propri, con Cipro e Polonia che hanno addirittura già ricevuto i primi fondi.

Tra i ritardatari figurano l'Italia, la Spagna e il Portogallo.

 

Ma i due Paesi iberici non sono fonte di preoccupazione per la Commissione, che invece teme un passo indietro da parte di Roma.

 

L'ipotesi di tagliare di dieci miliardi l'entità del prestito, circolata sulla stampa, non è mai stata discussa con Palazzo Berlaymont: la Commissione europea - riferiscono fonti Ue - lo ha appreso con grande stupore leggendo i giornali. E quindi ora vorrebbe avere spiegazioni per capire se le cose stanno effettivamente così e se quei 10 miliardi potranno quindi essere ridistribuiti. […]

GUIDO CROSETTO - PETE HEGSETHgiancarlo giorgetti - giorgia meloni - foto lapresse

 

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