CAFONALINO ROTTA-MANTRA - LASCIATE DA PARTE PER UN ATTIMO I PIDDINO-SAURI, TUTTI NOI SIAMO POTENZIALI ROTTAMANDI - DAI FATTI AI FATTOIDI, DAI MITI AI MITOIDI, LA VELOCITA’ DELLA SOCIETÀ DIGITALE CONSUMA E ROTTAMA, INDISTINTAMENTE, COSE E PERSONE - NEL LIBRO DELL’ANTROPOLOGO MARINO NIOLA SI SPIEGA COME “IL DAY AFTER NON ESISTE PIÙ, SI ESAURISCE TUTTO NEL DAY BEFORE”...

Francesco Persili per Dagospia

Foto di Luciano Di Bacco per Dagospia

La memoria che si fa ossido. Rust never sleeps. La ruggine non si ferma mai. È «un'allegoria del contemporaneo», la "rottamazione" è il mantra di una «civiltà che per eccesso di velocità sembra perdere la direzione e condanna ad un destino di obsolescenza le cose, proprio come fa con le persone».

Allo spazio Fandango Incontro, tra calici di vino rosso e sotto lo sguardo attento di Ermanno Rea, o' professore Marino Niola, antropologo della contemporaneità, parla del suo libro, «Miti d'oggi» (Bompiani) con Marcelle Padovani e Marino Sinibaldi, e affronta quella che sta diventando una «categoria politica», non solo renziana, del nostro tempo.

«La rottamazione - spiega - rappresenta, infatti, uno degli aspetti, insieme al prepensionamento, della stessa furia bulimica di una società che consuma oggetti e persone». Chi esce dal giro diventa ben presto inutilizzabile. Fuori mercato, «come le persone di 50 anni che perdono il lavoro (e non riescono più a trovarlo) e i giovani precari» che soffrono di rottamazione precoce.

Vite di scarto e scarti di vita di una società in cui solo la giovinezza deve essere a tempo indeterminato. «For ever young», la colonna sonora dell'illusione che si fa ossessione tra mortificazioni ascetiche e modificazioni estetiche. Noi siamo il nostro corpo e il nostro corpo è un pensiero - parola di Nietzsche - più sorprendente dell'anima di un tempo. Moda, maquillage, ritocchini, decorazioni cutanee: una body art dalla quale nasce quella scultura vivente che si chiama persona.

Dall'etica alla dietetica, dal culto delle maggiorate all'estetica della magrezza riverniciata di glamour penitenziale, il nuovo imperativo sociale è ridisegnare l'immagine a nostro piacimento da qui all'immortalità (provvisoria). In questo eterno presente «giovanilista nelle apparenze, gerontocratico nella sostanza» si continua ad inseguire un modello di perfettibilità che in origine era divina ed oggi è solo biologica.

Nel frattempo, Dio ha lasciato il posto all'Io, l'happy hour è il nuovo wishful thinking (o meglio, drinking), le rivoluzioni si fanno a colpi di Twitter e dal vecchio cogito si è passati al nuovo digito ergo sum: si aggiorna dopo 50 anni il repertorio mitografico di Roland Barthes al quale il "bricolage surrealista" di Niola vuole essere debitore fin dal titolo che costituisce un omaggio all'opera-cult del critico francese sugli «oggetti-concetti» della prima società dei consumi.

A differenza delle grandi narrazioni antiche e dei miti "pieni" barthesiani (bistecca-vino rosso-Tour De France, carne-sangue-epica della Francia del dopo Guerra) resistenti, «come il frigo della nonna», all'ingiuria degli anni, i "mitoidi" contemporanei declinati dall'editorialista di Repubblica sono «frammenti d'immaginario a tempo determinato». Più che le idol@trie postmoderne e i piccoli dei parlanti (dall'Abbé Pierre a Zinedine Zidane) compendiate nel libro "Icone d'oggi" dal teorico del neo-tribalismo Michel Maffesoli, i nuovi simboli di Niola subiscono «la fascinazione del vuoto e durano pochissimo, il tempo di un contratto di lavoro o di una relazione affettiva (basti pensare che il 25 per cento dei matrimoni finisce entro l'anno)».

«La riflessione sul presente la considero una forma di filosofia morale», artiglia ‘O professore che cede al fumus classificationis, cataloga simboli, concept stories e immagini che hanno gli stessi caratteri del nostro tempo: precarietà, leggerezza, virtualità. Così se «last minute e low cost sono le due anime della mitologia dell'attimo fuggente», I-pad e YouTube vengono declinate come «la prima e seconda personale singolare dell'individualismo di massa» che si muove, preferibilmente, in Suv. Ingigantimento e miniaturizzazione: le categorie levistraussiane applicate agli outlet, «le nuove agorà della democrazia mutante», le città ideali di un'umanità che consuma tutto immediatamente, «alla maniera della profezia di Bendandi», il sismologo fai da te che annunciò un terremoto (mai verificatosi) a Roma l'11 maggio 2011.

Si anticipa anche l'Apocalisse: «il day after non esiste più, si esaurisce tutto nel day before». Rispetto alla memoria a breve termine del presente, quella di Marcelle Padovani, invece, scava in profondità, coglie l'ironia del libro che passa in rassegna nuovi miti (Madre Teresa di Calcutta, ad esempio, «star senza ciglia finte e senza trucco, icona umanitaria dell'immaginario globale») e nuovi riti (il Ferragosto e il commercio etico) e seleziona le pagine dedicate al rapporto tra seduzione e potere. Il desiderio come basic instinct della politica.

La corrispondente dall'Italia per il Nouvel Observateur non perde occasione per parlare di Berlusconi, della sua strategia politica sottoposta a continuo lifting simbolico con volti giovani e belli, donne che nemmeno nel catalogo di Leporello, la persuasione affidata all'appeal e l'ostensione mediatica del corpo che, come insegna Hobbes, rappresenta il centro della rappresentazione del potere.

La vedova dell'ex segretario della Cgil, Bruno Trentin spiega come l'immagine dell'Italia percepita dai francesi non sia più quella di un Paese «che vive al di sopra delle proprie possibilità, come accadeva al tempo di Berlusconi», ma sia stata rivitalizzata dalla figura dei "tecnici".

Nuovo mito italiano per i francesi, al pari delle primarie, strumento importato dai socialisti d'Oltralpe - prosegue l'autrice, con Giovanni Falcone, del libro Cose di Cosa Nostra - che hanno sempre guardato alla sinistra italiana fin dai tempi della lotta al terrorismo e della rottura con il modello sovietico, come ad un «laboratorio fecondo». Anche se poi «la sinistra ha mantenuto una spiccata diffidenza nei confronti del mito e della ritualità collettiva», puntualizza Niola scomodando prima Ernesto De Martino, padre fondatore dell'antropologia italiana, e poi, Hegel.

«Nel genoma politico della sinistra prevale un razionalismo freddo, arido - prosegue ‘O professore - ma adesso alla politica serve una mitologia positiva che serva a rilanciare la speranza, alla maniera di quella che ha portato all'elezione (e, poi, alla rielezione) di Obama».

E chi dovrebbe farsene carico in Italia? Critico nei confronti di quella sinistra, «che in questi anni ha condiviso il male di una politica distante dai cittadini, autoreferenziale e chiusa all'interno del Palazzo», Niola evoca il dylaniano (e dylaniato) «a simple twist of fate» che cambi il corso della Storia e affida la sua speranza «alle migliaia di giovani che si mobilitano in Rete, si scelgono i loro candidati e votano liberamente senza farsi condizionare dai partiti». È l'algoritmo del Movimento Cinque Stelle? «Anche il M5S può essere utile per resettare un sistema che oggi è impallato». Da Roland Barthes a Beppe Grillo. Nulla resiste, tutto si rottama. Miti compresi.

 

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