anni ottanta

’80: FORMIDABILI QUEGLI ANNI O FORMIDABILI QUEI DANNI? DA “RADIO PAROLACCIA” AI PANINARI (CHE RENZI NON SOPPORTA): UN LIBRO RACCONTA “IL VUOTO CULTURALE DI UN DECENNIO BANALE” – FRECCERO: “GLI ’80? UN EDEN PERDUTO. MEGLIO FUORI DI TESTA E GASATI CHE POVERI COME OGGI”

madonnamadonna

Francesco Persili per Dagospia

 

Le canzoni non sbagliano mai. «Anni come giorni son volati via…», Raf metteva in musica già nel 1989 l’ambiguità degli Ottanta: «Anni rampanti dei miti sorridenti da windsurf» ma anche «anni vuoti come lattine abbandonate là..». A parte le icone pop Paolo Rossi, Maradona e Madonna, il Tom Cruise di “Top Gun” e il Michael Jackson di “Thriller”, si pensava che di quel decennio fast food non sarebbe rimasto nulla.

 

Ci si può baloccare con le madeleines dell’epoca (le targhette del gioco “Indovina Chi”, il Fiordifragola, il "Cacao Meravigliao" di Arbore, il “Gioca Jouer” di Cecchetto) ma non si possono ignorare gli effetti del decennio: per molti storici è impossibile occuparsi degli anni ’80 senza includere nell’analisi anche il ventennio successivo.

 

BRASCHI PANINAROBRASCHI PANINARO

Formidabili quegli anni o formidabili quei danni? Perché le radici del presente affondano in quella decade. Post paninari, yuppies imbruttiti, squinzie che avrebbero sposato Simon Le Bon sono la nuova classe dirigente. O aspirano a diventarlo.

 

Lo stesso presidente del Consiglio, Matteo Renzi, pur avendo in uggia i paninari, attinge a piene mani dall’immaginario pop dell’epoca: «La generazione del 1968 e poi quella del 1977 si sono definite più volte “la meglio gioventù”. Hanno sparso retorica sul loro tempo, hanno edificato storie sui loro ricordi più che sui loro risultati. Eppure noi, i ragazzi nati nei Settanta, abbiamo più titoli di altri …», il manifesto scolpito dal premier nel libro “Oltre la rottamazione” ruota attorno alla rivoluzione digitale e alle magnifiche sorti e progressive dell’Europa così come era stata concepita dopo la caduta del Muro.

 

ANNI OTTANTAANNI OTTANTA

Ma gli anni ’80 sono stati anche quelli dell’effimero e dell’imbarbarimento della convivenza civile: il Nord contro il Sud, radio Parolaccia, le tele-risse, l’ostilità nei confronti degli stranieri, quella mattina del 1989, a Poggibonsi, nella Toscana felix, quando una insegnante di francese entrò in classe e chiede di aprire la finestra perché «qui c’è puzza di Africa». Anni allegri e beceri, vitali e feroci, edonisti e rampanti quelli raccontati da Paolo Morando, giornalista del “Trentino”, nel libro “’80 -L’inizio della barbarie” (Laterza).

COVER LIBRO 80COVER LIBRO 80

 

Una contro-storia che rivela anche il lato oscuro e cialtrone di quegli anni, entra nelle camerette della “generazione Bim Bum Bam” (titolo di un libro di Alessandro Aresu uscito nel 2012) e restituisce il «vuoto culturale di un decennio banale» che mescola gli slogan di Capital (“Se ami te stesso come niente altro al mondo, leggi Capital”) e le tette di Sabrina Salerno, gli slalom di Alberto Tomba e i pomeriggi in compagnia di Radio Deejay e Videomusic in attesa delle canzoni dei Duran Duran e degli Spandau Ballet.

IL PANINAROIL PANINARO

 

Pensiero debole e una parola forte: cazzo. Da qui la nascita di un sostantivo, “cazzeggio” declinato dallo scrittore Sebastiano Vassalli nel suo “Neoitaliano” come «una sorta di solfeggio, un discorso-non discorso in cui il cazzo, opportunamente modulato, poteva esprimere l’attesa, l’amore, il disappunto, il sogno, la speranza…».

FRECCERO SANGUINETIFRECCERO SANGUINETI

 

Anni rutilanti di supercazzole, con una tv più libera e senza l’ossessione del politicamente corretto. L’antropologa Ida Magli se la prende con Funari: «Farebbe diventare volgare anche un mazzo di violette». E il presentatore ribatte da par suo: «Un mazzo di violette è già volgare di per sé: dura poco, quando muore puzza e in teatro porta jella». Sipario, applausi.

 

Anni dell’orgoglio ritrovato. L’edizione europea di “Time” celebra in copertina Milano, “miscela di bellezza e stile” con i grandi stilisti Armani, Versace, Krizia e Missoni e quel Silvio Berlusconi, “padrone di uno dei più interessanti imperi post-industriali d’Italia”. Il fascino discreto della “Leggerezza”, la parola chiave del decennio. Il romanzo di Milan Kundera? Anche. Ma soprattutto “Le Lezioni americane” di Calvino, tra i feticci di quell’età amata, odiata, rimpianta.

 

BOWIEBOWIE

Gli anni Ottanta italiani, il decennio più lungo della storia del mondo, ha scritto Michele Serra. Siamo ancora qui a viverli. All’Auditorium di Roma nella serata ricordo di Bowie, chez Castaldo-Assante, critici musicali di Repubblica, il 1980 rivive attraverso le immagini del Duca Bianco versione Pierrot nel video di “Ashes to ashes”, che arricchisce di un nuovo capitolo narrativo l’epopea del Maggiore Tom. Un totem, un idolo, una maschera, un tossico, l’alter ego del cantante? «Ma con tutti gli stronzi di cui è pieno il mondo – si cruccia Assante - doveva morire proprio Bowie?».

 

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Gli Eighties innescano un vortice di ricordi ed emozioni. Giovanni Floris, conduttore di “Dimartedì” e tra i massimi esperti di cine-panettone in Italia, nel suo nuovo romanzo “La prima regola degli Shardana” riporta alla ribalta il bomber di scorta della Storia, Franco Selvaggi, campione del mondo a Spagna ’82 senza aver giocato neanche un minuto e poi infila anche una citazione di “Febbre da Cavallo” (“Ho certi cazzi che neanche Mafalda li ha visti mai…”).

 

Nostalgia o allegria canaglia? Il consigliere d’amministrazione Rai, Carlo Freccero, che allora dirigeva i palinsesti Fininvest, guarda agli Ottanta come a un Eden perduto: «Meglio essere alienati, fuori di testa e gasati che poveri come oggi…». Sembrano già gli anni Ottanta per noi quasi ottanta anni fa. Già, le canzoni non sbagliano mai.

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