pomicino forlani andreotti

A CHI RESTO’ IN MANO IL CIRINO? – "LA SCENA TRA ANDREOTTI E FORLANI LA RACCONTAI IO A SORRENTINO. “SE C’È LA CANDIDATURA DELL’AMICO GIULIO, LA MIA NON ESISTE”, DISSE FORLANI; “SE C’È LA CANDIDATURA DELL’AMICO ARNALDO, LA MIA NON ESISTE”, RISPOSE ANDREOTTI; E IO CONCLUSI DICENDO: “HO CAPITO, SONO CANDIDATI TUTTI E DUE” – POMICINO SPIEGA COME ANDO’ IL VOTO PER IL CAPO DELLO STATO NEL ’92 CHE PORTO’ ALL'ELEZIONE DI SCALFARO… - VIDEO

 

Tommaso Labate per corriere.it

 

CIRINO POMICINO

«Quanto poco ci vuole a far saltare l’elezione di un presidente della Repubblica. Un dettaglio, una fesseria, e la storia del Paese cambia».

 

Tipo?

«Ha presente quella specie di catafalco, quella sorta di cabina con le tende scure che viene montata a Montecitorio, in cui i parlamentari si infilano per votare a scrutinio segreto? Ecco, quel coso ha cambiato la storia d’Italia in un giorno di maggio del 1992. Arnaldo Forlani stava per diventare presidente della Repubblica. Al quinto scrutinio aveva preso 469 voti, al sesto era salito a 479, una o massimo altre due votazioni e ce la avrebbe fatta».

 

Ma che c’entra la cabina?

cirino pomicino il divo

«L’accordo era che si procedesse senza usarla. L’accordo era che i parlamentari votassero a scheda aperta, così li vedevi in faccia. Il voto era segreto, certo; ma si poteva intuire quanto era lungo il cognome che scrivevano, capire se avrebbero rispettato gli accordi. Se sulla scheda scrivi “Forlani” o “Spadolini” c’è una differenza che l’occhio attento sa cogliere. Non solo, qualcuno sospettato di essere un libero pensatore poteva discolparsi mostrando la scheda».

 

Un franco tiratore intende?

«Io li chiamo liberi pensatori».

 

Comunque sia…

«Seguivamo i lavori dell’Aula nella stanza del governo. A un certo punto, dalla tv, Forlani sente che Oscar Luigi Scalfaro e l’ufficio di presidenza hanno appena accolto la proposta di Pannella di continuare le votazioni usando quel confessionale. Arnaldo teme la trappola e ritira la sua candidatura. Una settimana più tardi, dopo la strage di Capaci, il suo biglietto per il Colle l’avrebbe preso proprio Scalfaro».

pomicino andreotti

 

Di quell’elezione del presidente della Repubblica, anno 1992, Paolo Cirino Pomicino fu forse il miglior attore non protagonista. Era stato lui, andreottiano di ferro, ad aprire le danze qualche settimana prima, mettendo a sedere allo stesso tavolo i due pretendenti, Andreotti e Forlani.

 

La scena che si vede nel Divo di Sorrentino.

«La raccontai io a Sorrentino. “Se c’è la candidatura di Andreotti, la mia non esiste”, disse Forlani; “se c’è la candidatura di Forlani, la mia non esiste”, rispose Andreotti; e io che concludevo dicendo “ho capito, sono candidati tutti e due”».

 

Oggi sembra più semplice di allora.

pomicino andreotti

«Al contrario, è molto più difficile. Quando mollano l’ancoraggio alle tradizioni culturali, i partiti perdono il loro peso nella società e questo si riverbera nei gruppi parlamentari, oggi impossibili da controllare. Guardi la Germania: socialisti, popolari, liberali, ambientalisti, destra, tutto molto definito. Solo da noi non lo è».

Lei come si muoverebbe?

«Gli accordi trovati troppo presto o troppo tardi non reggono. Bisogna muoversi otto-dieci giorni prima dell’inizio delle votazioni. Enrico Letta, Matteo Salvini e Luigi di Maio chiusi in una stanza: si potrebbe partire da lì per poi allargare. Sono gli unici tre che hanno l’interesse a non far finire la partita nelle mani di Renzi».

PAOLO CIRINO POMICINO

La candidatura di Berlusconi?

«Aritmeticamente adesso è forte. Ma l’aritmetica, sa...».

Draghi?

«Penso che ci sia l’interesse nazionale e internazionale che rimanga a Palazzo Chigi, soprattutto ora che in Europa non ci sarà più la Merkel. Per il Quirinale bisogna cercare una personalità che abbia tanti anni di attività politica, un’importante esperienza di governo alle spalle, un grande prestigio internazionale. Nomi non ne faccio ma non è impossibile».

Nel 1992, con un partito ancora forte, Andreotti e Forlani arrivarono al «game over» prima del traguardo.

«La corsa di Andreotti durò due ore. Dalle 5 alle 7 del pomeriggio. Il giorno prima della riunione decisiva dei gruppi dc, Forlani va da Giulio e gli dice che avrebbe proposto il suo nome. Mi telefona da Palazzo Chigi Nino Cristofori, mi dice “Paolo, è fatta, muoviamoci per trovare altri voti fuori dalla maggioranza”. Andreotti era in Parlamento fin dalla Costituente, di rapporti ne aveva a destra e a sinistra».

 

E poi?

FORLANI ANDREOTTI 2

«Mi fiondo nello studio di Andreotti e incrocio Mino Martinazzoli. Gli chiedo che cosa ci facesse lì e lui mi risponde che era andato a smentire l’ipotesi di una sua candidatura, a garantire che anche il suo voto sarebbe andato a Giulio».

 

Sembra fatta.

«Sono da Andreotti quando ricevo una telefonata da Enzo Scotti, che mi dice che per il gruppo dei dorotei il candidato della Dc deve essere Forlani. “Ma chi ha deciso?”, urlo al telefono. C’era stata una riunione, presenti Gava, Silvio Lega, Leccisi, Prandini, lo stesso Scotti. A quel punto, dico ad Andreotti che deve telefonare a Forlani. E Arnaldo gli conferma che, tornando al partito, aveva trovato la rivoluzione... Si erano fatte le 7 di sera. Due ore prima era un altro mondo».

 

forlani andreotti il divo

L’avrebbe spuntata Scalfaro.

«Dopo l’uccisione di Falcone, si trovano tutti a casa di Ciarrapico: Forlani, Andreotti, Gava, Craxi. È Craxi che spinge su Scalfaro, presidente della Camera, convinto che avrebbe potuto “garantirlo” dal Colle, Mani Pulite era già iniziata... Un altro calcolo sbagliato, la storia che cambia. Per dire a quelli di oggi che, alle volte, basta un niente».

Scalfaro 8paolo sorrentino

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO, POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…