fellini kezich

“'LA DOLCE VITA'? UNA SCHIFEZZA” – LA LUNGA BATTAGLIA DELLA CRITICA CONTRO FELLINI RACCONTATA DAL GRANDE TULLIO KEZICH -  LA SINISTRA LO BOLLO COME DISIMPEGNATO, ''L’UNITA’'' SCRISSE: "CON ‘LA STRADA' PORTO’ L'ATTACCO PIÙ A FONDO AL REALISMO CINEMATOGRAFICO ITALIANO” (E VINSE IL PRIMO DEI SUOI 5 OSCAR) – LA STRONCATURA DELLE 'NOTTI DI CABIRIA' SU 'L’AVANTI' E QUELLA CONFERENZA STAMPA DI ANITONA EKBERG - VIDEO

Paolo Beltramin per il “Corriere della Sera”

federico fellini

 

«Questa non l' ho mai raccontata a nessuno», mi scrisse a un certo punto, «ma è una storia proprio divertente...».

I fogli con le risposte battute a macchina mi arrivarono dentro una busta. Era il 2002 e Tullio Kezich, il grande critico cinematografico del Corriere che sarebbe scomparso nel 2009, aveva accettato di farsi intervistare da me, giovane studente dell' Università di Padova impegnato in una tesi in Storia del cinema. A quasi dieci anni dalla morte di Federico Fellini, di cui era stato amico e biografo, Kezich tornò con la memoria agli inizi della carriera del regista. Anni complicati. Perché è facile dire adesso che è stato un gigante del cinema mondiale, forse il più grande di tutti. Allora le cose andarono diversamente.

federico fellini 5

 

I guai cominciarono già con la prima opera tutta sua, Lo sceicco bianco . «Un film talmente scadente per grossolanità di gusto, deficienze narrative, convenzionalità di costruzione, da rendere legittimo il dubbio se tale prova di Fellini regista debba considerarsi senza appello» (Nino Ghelli, Bianco e nero , settembre-ottobre 1952). Ma il vero disastro fu La strada : l' autore «non si è reso conto nell' involucro della sua decantata solitudine, di aver portato, con questo suo film, l' attacco più a fondo, dall' interno, al realismo cinematografico italiano. E per realismo intendiamo umanità, solidarietà, affetto e interesse per la vita, senso di responsabilità nel contribuire, con l' arte, alla comprensione dei nostri simili» (Ugo Casiraghi, l' Unità , 8 settembre 1954). Meno male che con La strada Fellini avrebbe vinto il primo dei suoi cinque Oscar.

federico fellini 1federico fellini e giulietta masina

 

Poi arrivò nelle sale Il bidone . «L' assurdità della trama, la narrativa sghemba e slegata, la volgarità dei fatti rappresentati si sommano in un' opera totalmente mancata. Che è tra le più sgradevoli e infelici di tutta la storia della cinematografia» (così Umberto Barbaro, sommo critico di vocazione marxista e tra i fondatori del Centro Sperimentale di Cinematografia, su Vie Nuove , settembre 1955). Quindi Le notti di Cabiria . «Siamo di fronte a caricature di personaggi, caricature di emozioni, simulazioni di poesia» (Corrado Terzi, l' Avanti! , 12 maggio 1957). Ma a Hollywood è un altro Oscar.

 

federico fellini

La prima della Dolce vita , il 5 febbraio 1960 al Capitol di Milano, finì sui giornali nelle pagine di cronaca. «Un tale mi ha sputato sul collo - raccontò l' indomani Fellini al Giorno - e quando mi sono voltato mi ha gridato in faccia: "Si vergogni! Si vergogni!"». Palma d' oro a Cannes, La dolce vita diventa anche il maggiore successo di pubblico nella storia del cinema italiano. Ma questo è l' editoriale del Secolo d' Italia del 7 febbraio: «Che cos' è dunque questa Dolce vita? Sarebbe facile dire, e dicendo il vero, che è una menzogna e un insulto e, per usare il linguaggio del film stesso, una "schifezza". Ma questo film merita più paziente attenzione. Perché è un film importante, come è importante un attentato alla nazione, alla società, alla morale». Basta! , è il titolo dell' editoriale dell' Osservatore Romano l' 8 febbraio, primo di una serie di articoli (tutti non firmati) contro il film, scritti secondo alcuni dal direttore, conte Giuseppe Della Torre, e per altri da un collaboratore illustre, Oscar Luigi Scalfaro.

fellini

 

Tullio Kezich nel 1960 aveva 32 anni ed era già una firma di peso nel dibattito culturale, oltre che sceneggiatore e commediografo. Durante le riprese della Dolce vita era stato accanto a Fellini praticamente ogni giorno. «Vista la fama di disimpegno che circondava Federico - rifletteva 42 anni dopo -, La strada fu bollato sull' Unità e dintorni come film spiritualista criptocattolico. Del resto anche Miracolo a Milano di De Sica, avversatissimo a destra, fu accolto con sospetto da una certa sinistra in quanto pareva che le favole non dovessero avere diritto di cittadinanza nel mondo reale; e che ai sottoproletari si dovesse opporre la figura dell'"operaio cosciente". I marxisti non capirono che l' opera di Fellini, anche sotto il profilo dei modi di produzione, era filiazione diretta del neorealismo rosselliniano, la loro fu vera ottusità critica. L' opposizione clerico-fascista a La dolce vita ebbe in un altro momento motivazioni più serie: gli scribi della destra sentirono che quel film rifletteva il cambiamento della società che avrebbe visto la fine del potere reazionario e ridicolizzato le smanie di bigotti e nostalgici».

federico fellini

 

Non tutti per fortuna seguivano la corrente.

Montanelli dopo aver visto La dolce vita scrisse: «Non siamo più nel cinematografo, qui.

Siamo nel grande affresco. Fellini secondo me non vi tocca vette meno alte di quelle che Goya toccò in pittura, come potenza di requisitoria contro la sua e la nostra società».

Giudizi indigesti per i critici militanti dell' epoca. «Chi ballava da solo, ispirandosi a esperienze e scelte personali, in quegli anni era guardato con sospetto - ricordava Kezich nell' intervista - : bastava non essere onnipresenti nella campagna delle proteste e delle firme, o non concedersi facilmente alle frequenti mobilitazioni della sinistra o della destra, per venire iscritti d' ufficio nel partito opposto. In ogni epoca il lavoro culturale rischia di impigliarsi nei luoghi comuni: è compito degli artisti veri quello di ignorare o rovesciare i canoni correnti».

FEDERICO FELLINI E SERGIO LEONE

 

E la rivalità con Visconti, quanto si detestavano davvero? «Ai tempi la guerra fra Fellini e Visconti fu una cosa seria, con cazzottature e interventi della polizia. Fu uno sfogo di antipatia provvisoria e un gran divertimento per i gazzettieri che ci intingevano il pane. Certo, le poetiche di Federico e Luchino erano agli antipodi, tant' è vero che anche dopo la riconciliazione (sulle prime forse poco convinta, poi caratterizzata da improvvisa stima e affetto reciproco) ognuno restò della sua opinione.

 

Visconti criticava i film di Fellini e Fellini evitava di vedere i film di Visconti; e anche quelli di quasi tutti gli altri colleghi, a eccezione (ma non sempre) di Kurosawa e Bergman».

 

federico fellini

Nel libro La dolce vita con Federico Fellini , Kezich descrive le riprese della scena della conferenza stampa di Anita Ekberg, girata improvvisando, con veri giornalisti a interpretare sé stessi e il regista a inventare domande surreali: «È vero che lei fa il bagno nuda nel ghiaccio?», «Le piacciono gli uomini con la barba?».

 

In realtà le domande le scrisse Kezich. «Sì, non l' avevo mai fatto ma è arrivato il momento di confessare: ero su un praticabile sovrastante il salone dell' albergo ricostruito a Cinecittà, e su richiesta di Fellini improvvisavo le domande annotandole su foglietti che buttavo dall' alto.

fellini la dolce vita

 

Divertito come tutte le volte che il lavoro diventava un gioco, Federico leggeva ad alta voce i messaggi e sceglieva quelli che gli piacevano.

 

A un certo punto suggerii di far chiedere a un finto giornalista: "Per Cinema Nuovo: il neorealismo italiano è vivo o morto?". Federico chiese ad Anita di restare perplessa, consultarsi smarrita con l' interprete, e dopo l' imbeccata ("Say: alive!") rispondere intensamente: "Oh...alive!"».

FELLINI E PASOLINIfederico fellini disegnifellini 100 la mostrafellini 100 la mostrafederico fellini 11fellini 100 la mostrafederico fellini 2Mastroianni Fellini fellinikezichil casanova di federico fellinifederico fellini bacia anita ekbergFederico Fellinifederico fellini 8federico fellini 9federico fellini 4FEDERICO FELLINI A VENTI ANNIfederico fellini 3federico fellini da bambimofederico fellinifederico fellini 10FEDERICO FELLINI A DIECI ANNI (A DESTRA)federico fellini 12federico fellini 6federico fellini 7DIZIONARIO INTIMO DI FEDERICO FELLINIfellini casanovafellinifellini 100 la mostrafellini 100 la mostrafellini 100 la mostragiulio andreotti federico fellini

Ultimi Dagoreport

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”