enrico ruggeri canta 'i giardini di marzo'

“VEDO ACHILLE LAURO E ASPETTO. IL MASCHERAMENTO È UNA TROVATA, LA POESIA È UN'IDEA. MI RIVEDO NEI MANESKIN” - ENRICO RUGGERI RICEVE IL PREMIO TENCO ALLA CARRIERA E RICORDA QUANDO LA RAI LO BOICOTTO’ ALLA FINALE DI EUROFESTIVAL (“SE VINCI, CI TOCCA ORGANIZZARLO NOI") - "IO DI DESTRA? SONO UNO SPIRITO LIBERO- MOLTI CANTAUTORI SONO DEI GAUDENTI BRILLANTI COME GUCCINI O VECCHIONI, TRISTI NELLE CANZONI NON NELLA VITA. I DISCHI DI BOWIE VENIVANO VISTI CON SOSPETTO DALLA SINISTRA PERCHÉ…" - VIDEO

 

Mario Luzzatto Fegiz per il "Corriere della Sera"

 

enrico ruggeri

«Ondivago tra le tipiche atmosfere del rock, così dense di stimoli suggestivi, e il mondo evocativo della chanson, ama scavare nel ramificato universo dei sentimenti e delle emozioni con il linguaggio discorsivo della quotidianità, lontano da ogni pretesa o artificio letterario».

 

Con questa motivazione il 21 ottobre Enrico Ruggeri riceverà il Premio Tenco alla carriera. Ed è in buona compagnia (gli altri sono Fiorella Mannoia, Mogol, Stefano Bollani, Vittorio De Scalzi, Paolo Pietrangeli). Se lo aspettava? «Ho fatto varie congetture: quelli del Tenco hanno saputo che ho un brutto male e nessuno me lo dice... Poi, visto che stavo bene e non c'era nessun male, (facendo gli scongiuri) ho assaporato la notizia. Manco da quel palco dal 1988 e l'ho vissuta come un'ingiustizia. Ora il problema è: come riassumere in 40 minuti, una ventina di album. Dunque duplice obiettivo: dimostrare a quelli del Tenco di essere mancato a loro e far capire quanto quella platea è mancata a me».

enrico ruggeri 1

 

Quelli del Tenco sono imprevedibili: in genere prediligono i cantautori impegnati e dell'area di sinistra. Ma ogni tanto fanno un'eccezione come quando premiarono Charles Trenet che in gioventù si era schierato col governo di Vichy. A proposito: lei è di destra?

«Io sono una persona libera: sono stato il primo a parlare di pena di morte, il primo, nel 1991, a scrivere una canzone intitolata "Trans".

enrico ruggeri

 

Ho scritto del disagio mentale, della detenzione. Ho fatto politica senza entrare nel salotto buono degli intellettuali o colleghi di sinistra. Politica viene da polis e io ho raccontato molto dell'aggregazione, della comunicazione, delle difficoltà. Per cui respingo al mittente l'accusa dell'essere di destra».

 

Cantautore, autore di romanzi. Da dove arriva questo prepotente afflato creativo che molti le invidiano?

«Dalla voglia di raccontare. Io non amo il prossimo mio come me stesso. Però il prossimo mi interessa molto e soprattutto parto dal presupposto che sulla vita di ogni essere umano puoi fare un film, scrivere un romanzo. Insomma, la vita della gente è sempre interessante se la sai leggere. Quindi io racconto storie. Inizialmente l'ho fatto solo con le canzoni poi ho continuato con libri, radio e tv».

 

Nei libri lo scenario è milanese, fra Porta Romana e Porta ticinese.

ruggeri con la nazionale cantanti

«La prima regola per creare dei libri decenti è scrivere di ciò che conosci. Se volessi scrivere un libro sulla New York degli anni Trenta dovrei studiare almeno due anni. Ma se io devo parlare di via Muratori o di corso Lodi, a Milano, sono avvantaggiato».

 

A che personaggio delle sue canzoni è più affezionato? Perché sembra più affezionato ai perdenti?

«C'è più da raccontare nelle sconfitte. Io ho scritto un brano che si chiamava "Ulisse" dove in realtà racconto molto di me e della condizione umana. È un'apologia della curiosità. Ulisse è un personaggio altamente simbolico. In tempi di forza bruta lui vince la guerra con l'astuzia.

 

Allora le battaglie erano delle risse scomposte. Lui trova una via diversa alla vittoria. Poi per fare una manciata di miglia marine ci mette vent' anni. Non ha voglia di tornare dalla moglie. Questa è la verità. Se Omero avesse scritto "Odissea 2" lo avrebbe fatto ripartire. Come del resto immagina Dante».

 

brehme ruggeri

Si definisca.

«Io sono più malinconico nelle canzoni che nella vita. Quando sono di buon umore esco con gli amici a far baldoria. La canzone è figlia della malinconia. Molti cantautori sono dei gaudenti brillanti come Guccini o Vecchioni, tristi nelle canzoni non nella vita. Cantare la tristezza dà risultati più spettacolari e più teatrali mentre invece il cazzeggio è meno rappresentabile. Se non sei Elio o Rocco Tanica».

 

Come nasce una canzone come «Quello che le donne non dicono»?

«Ascoltando le donne, magari anche per dei secondi fini... Noi maschi siamo come i politici, molto bravi a fare la nostra campagna elettorale con una donna. Prospettiamo un futuro meraviglioso... poi una volta ottenuto il risultato non sempre siamo all'altezza di quello che avevamo promesso. Insomma millantiamo. Quello che le donne non dicono è la canzone delle speranze disattese».

 

enrico ruggeri con maicon

Dieci anni fa lei disse: «Ogni mattina incido due o tre canzoni nuove».

«Prima creavo in maniera compulsiva. Adesso con oltre 30 Lp alle spalle pratico una sorta di autocensura. Uno dei pochi vantaggi dell'invecchiare e che l'amore a 20 anni lo racconti in un modo a 40 in un altro e a 60 in un altro ancora. Cambia l'amicizia, cambia il mondo, cambia il rapporto con la morte che io tratto nell'album "Alma" con una canzone intitolata "Forma 21" ispirata da una rappresentazione di Tai Chi fatta da Lou Reed poco prima di morire.

 

enrico ruggeri anni 20

Sua moglie Laurie Anderson nota una strana espressione nel suo volto. È capitato anche a me di assistere agli ultimi istanti di qualcuno. Spesso l'ultima espressione è di stupore come dire "sento qualcosa ma non te lo posso raccontare" e questo apre una serie di interrogativi...».

 

Cosa pensa degli artisti della nuova generazione?

«Gli artisti vanno giudicati in 30-40 anni, altrimenti si prendono delle cantonate enormi. Oggi tendiamo a confondere l'idea con la trovata. L'idea è una cosa che stupisce. La trovata è effimera. Se adesso vado in Corso Garibaldi a recitare una poesia ha un senso. Se ci vado a cavallo vestito da Napoleone a recitare la stessa poesia, questa passerà in secondo piano e avrà una valenza mediatica diversa. Il mascheramento è una trovata, la poesia è un'idea».

 

enrico ruggeri

Come si distingue una dall'altra?

«Ci pensa il tempo. Che è galantuomo. Vedo Achille Lauro e aspetto».

 

Vale anche per i giovani critici?

«Quando dei giovani giornalisti mi intervistano sono sopraffatti dall'emozione dell'incontro. Mi fanno 14 domande e ne pubblicano tre. Quelli delle vecchia scuola ti facevano tre domande e ne pubblicavano 7. La critica spesso decideva le sorti di un disco. Oggi la musica è un immenso pagliaio con una serie di aghi nascosti, alcuni più luccicanti di altri. Per un mese sono diademi, poi spariscono».

 

Com' era ai tempi del punk che fu il suo trampolino di lancio?

enrico ruggeri canta 'i gardini di marzo' 7

«Il punk mi ha dato la possibilità di diventare un musicista. Io arrivo da una generazione che ascoltava Yes, Genesis, Emerson Lake & Palmer. Li sentivo e dicevo "io non ce la farò mai". Poi andavo a Londra. E lì vedevo gente che suonava peggio di me tipo Clash, Damned, Ramones. Però avevano un sound subito riconoscibile. La rullata di Tommy Ramone era unica.

 

Avevano idee, rabbia, energia. Da lì partiva un mondo nuovo. È chiaro che il punk ha tre accordi e non poteva durare in eterno. Ma ricordiamoci quanti musicisti sono venuti dal Punk a cominciare da Sting, David Byrne, Elvis Costello, Patty Smith, Willie Deville, Ultravox... Modestamente anch' io sono nato su quei tre accordi maggiori. Erano tempi difficili: perché, comunque ti muovevi rischiavi di prendere botte e insulti.

 

enrico ruggeri

La sinistra era monolitica. I dischi di Bowie venivano visti con sospetto perché la sua immagine non corrispondeva al cliché del cantautore con camicia a scacchi e barba. Io non amavo Travolta, Donna Summer o gente peraltro preparatissima come Barry White, che scriveva le partiture per archi di suo pugno. La musica leggera stupidotta di quegli anni aveva una qualità incredibile. Oggi dovrei scusarmi per averli all'epoca dileggiati».

 

Lei ha tre figli: Pico, 31 anni, nato dal matrimonio con Laura Ferrato, poi Ugo, 16 anni, e Eva, 11, nati dall'unione con la cantante e autrice Andrea Mirò.

«Ho in casa due generazioni diverse. Pico fa l'agricoltore dopo aver inciso tre album firmati Pico Rama. È molto bravo ma non capace di reggere il clima competitivo e i meccanismi crudeli della discografia. Vive in campagna, è un hippie del nuovo millennio, che sono intelligenti ma non vogliono usare l'intelligenza. Ragionano così: "Se la vita è questa battaglia la rifiuto". Ugo è il classico sedicenne che ascolta trap e si veste come i gangster. Eva è una undicenne strana che ha letto tre libri di Stephen King, introspettiva, geniale, suona la batteria».

 

Ha mai pensato come condividere quello che ha imparato?

enrico ruggeri claudio bisio pau

«Ho insegnato per un anno al Conservatorio Giuseppe Verdi Storia della musica del dopoguerra dal rock agli anni 80. È stato divertente ero il docente più pop».

 

Dopo tanti anni cosa la emoziona ancora?

«Salire su un palco. Da giovane non ci fai caso, ti senti eterno. A 64 anni ogni concerto è un dono».

Ricordi?

«Una notte a Cork (Irlanda) finale di Eurofestival. Arrivò una funzionaria Rai, Sandra Bemporad, che mi disse: "Mi raccomando, il mio compito qui è evitare che lei vinca. Se vince ci tocca organizzarlo noi". Anni dopo, concerto con Ornella Vanoni al mattino al parco Ibirapuera di San Paolo, in Brasile: la sicurezza non mi faceva passare, tanto ero sconosciuto. Dopo il concerto ero una stella. Mi hanno scortato».

MORANDI TOZZI RUGGERI

 

Che cosa pensa dei Maneskin?

«Finalmente vedo dei ragazzi che, come me agli esordi, passano la vita in cantina a provare e non andare a caccia di follower in Rete».

Con che colleghi ha legato di più?

«Da un punto di vista intellettuale Francesco De Gregori, anche se non gli ho mai chiesto nulla».

enrico ruggerienrico ruggeri 3achille lauro 18maneskin 5achille lauro 18maneskin 6achille lauro 18enrico ruggerienrico ruggeri e andrea miroenrico ruggeri 5enrico ruggeri

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...