lisa gastoni

LISA GASTONI, CHE ALL'APICE DEL SUCCESSO MOLLÒ CINEMA E TEATRO: ''NON NE POTEVO PIÙ, NON AMAVO IL SUCCESSO E NON SAPEVO NIENTE DELLA VITA. PER 25 ANNI, NESSUN FILM'' - ''GRAZIE ZIA'', ''LA SEDUZIONE'', PER TRUMAN CAPOTE ERA L'ATTRICE PIÙ CONTURBANTE DEL CINEMA ITALIANO - CON TOTÒ UNA GAFFE TREMENDA - ''HO SEMPRE VOTATO PCI. POI HANNO SCELTO PRODI, IL PIÙ DEMOCRISTIANO DI TUTTI E ALLORA HO CREDUTO IN BERLUSCONI. DELUSIONE. NON PUOI ESSERE PREMIER E FARTI LE RAGAZZINE'' - OZPETEK ''UN GRAN TALENTO, PURTROPPO È TURCO''

Malcom Pagani e Fabrizio Corallo per ''il Fatto Quotidiano''

 

lisa gastoni sposamilisa gastoni sposami

Lisa Gastoni ricorda che Mario Cecchi Gori, un poco, ambiva: “Il mondo del cinema era convinto che tra noi ci fosse una storia, ma io non l’avrei mai sfiorato neanche con un dito. E glielo dicevo: ‘Devi fartene una ragione, Mario. Non ho nulla contro di te, ma fisicamente non ti sopporto e non riesco ad averti a un metro di distanza’.  Lui ascoltava e poi senza cambiare espressione rispondeva soltanto: “Cambierai idea’.

 

lisa gastoni l amica lattuadalisa gastoni l amica lattuada

Era un bruto. Un cafone convinto di potermi comprare. Fece arrivare sotto casa mia un’Alfa Romeo con un mazzo di fiori sul sedile del passeggero e la chiave d’oro dentro. Telefonai immediatamente al concessionario: ‘Venite a prendervi la macchina’. Il proprietario ero sconvolto: ‘Ma signora Gastoni, è tutta accessoriata, è l’ultimo modello, c’è anche il mangianastri per la musica’. “Non voglio i fiori, non voglio gli accessori e neanche il mangianastri. La aspetto tra mezz’ora’.

lisa gastoni  9lisa gastoni 9

 

Cecchi Gori se la legò al dito. Intimava alle produzioni di non ingaggiarmi: ‘Non vi azzardate’. Mi faceva terra bruciata intorno. Uno sforzo inutile. Con il tempo, in poco tempo, mi ritirai dalle scene spontaneamente e con grande sollievo”.

 

Lisa Gastoni disse addio a 45 anni, per il dolore di Truman Capote: “È stata la donna più conturbante del cinema italiano” e di tutti quelli che l’avevano ammirata in oltre 50 film sognando di esserle nipoti in Grazie zia di Salvatore Samperi.

lisa gastoni  8lisa gastoni 8

 

“Capote non l’ho mai conosciuto, ma ricevetti un invito a cena da casa Agnelli perché lo scrittore, grande amico di Donna Marella, avrebbe avuto piacere di conoscermi. Dovetti rinunciare e una seconda occasione non ci fu. Se non ritiri certi biglietti, depennano il tuo nome dalla lista”. Lei tolse il suo dai titoli di testa: “E fu liberatorio. Io non ho amato il successo perché non l’ho capito. Ho lottato per averlo e quando l’ho ottenuto è subentrata una grande solitudine.

 

lisa gastoni  6lisa gastoni 6

Ero a disagio, non ne potevo più. Dissi basta alla vigilia di una lunga e tristissima tournée teatrale con Luigi Squarzina. Andai in camerino e trovai mio marito: ‘Posso venire con te? Non voglio più fare l’attrice’. Pensava scherzassi e invece ero serissima. Sono stata lontana per 23 anni e cinema e teatro non mi sono mancati per un solo istante. Ho imparato a cucinare, a dipingere, a scolpire. Sono tornata a leggere, ho imparato a conoscermi”.

 

lisa gastoni  5lisa gastoni 5

Oggi ha 80 anni. È stato semplice?

 

Dovevo riempire il tempo. Lo feci compulsivamente. Quando scoprii il legno e imparai a intarsiarlo, cominciai a raccattare rami ovunque. Quando spuntarono ceppi sui divani e tronchi sulla soglia della camera da letto, mio marito Claudio Isgrò, un avvocato che aveva una vita professionale molto incasinata e aveva seguito processi importanti occupandosi di Aldo Moro e di Roberto Calvi rallentò con il lavoro e mi portò a vedere il mondo: “Così non si può andare avanti”. Mettemmo il naso fuori. Viaggiammo per mesi. Fu come rinascere.

 

Perché recitare equivaleva a morire?

 

Perché della vita non sapevo più niente. Leggevo solo copioni, passavo da un set all’altro, dominavano disagio e nevrosi. Non ne valeva più la pena.

lisa gastoni  4lisa gastoni 4

 

Era un disagio maturato nel tempo?

 

Avevo decine di offerte, da Lizzani a Vancini, ma qualcosa si era rotto. Ero aggravata. Oppressa. Nell’ultima scena recitata, uscivo da una tomba. C’era qualcosa di simbolico. Mi guardai intorno e dissi: “È finita. Grazie a Dio è finita”.

 

Com’era iniziata?

 

lisa gastoni  20lisa gastoni 20

In modo avventuroso. Madre di nobilissima schiatta irlandese e padre poeta di cui ero innamorata con quell’amore speciale che solo le figlie sanno provare per i padri. Lui era un uomo dolce, un antifascista piemontese, una persona inadatta a cui la guerra aveva lasciato ferite profonde. Quando tornò dall’Albania parlava da solo. Vivevamo in Liguria, sul mare, gestendo un albergo di famiglia che mio nonno aveva fatto costruire insieme a molti altri sulla riviera da Bordighera a Sanremo partendo da zero.

 

Sono ricordi nitidi?

 

lisa gastoni  19lisa gastoni 19

Nitidissimi. La memoria è una cosa strana. Ho cancellato il passato perché nella vita devi viaggiare leggero e se torni indietro non combini più niente. Però certe cose non si dimenticano. L’arrivo dei tedeschi a cavallo, ad esempio. I nazisti erano nudi, galoppavano nell’acqua. Scesero dalla sella e fecero il bagno. Io guardavo attonita e mia madre che era intelligentissima mi tenne la mano sussurrando: “Everything is under control”. Mio padre, pessimista di natura perché i poeti sono tutti tristi, ai fascisti resistette fin quando fu possibile.

 

E poi?

 

lisa gastoni  17lisa gastoni 17

Era stato nominato podestà del borgo da nostro zio Pinotto, fascistissimo. Per qualche tempo si prestò alla recita e poi un bel giorno del ’39, decise che Mussolini non era solo un innocuo deficiente, ma un deficiente pericoloso. Impacchettò Fez, stivali e labari e si presentò al comune per dimettersi. Non fu una grande idea perché il regime era vendicativo e i gerarchetti di provincia punivano i colpi di testa. Mia madre lo appoggiava: “Bravo, hai fatto bene” però venimmo sbattuti in garage, cacciati dall’albergo e costretti a dormire per terra.

 

Suo padre era un idealista?

 

lisa gastoni  16lisa gastoni 16

A casa c’erano due quadri. Nelle cornici, il Führer e il Duce a cavallo. Papà non li poteva vedere. E li spostava continuamente dalla sala da pranzo allo sgabuzzino. Mia zia lo rimproverava: “Virginio, non fare il coglione, se i fascisti che frequentano la casa se ne accorgono, tornano e ci ammazzano tutti. Quando vengono a cena, i quadri devono esserci”. Poi restavamo finalmente soli e papà correva a toglierli ridendo: “Al galoppo, al galoppo”. Quella storia purtroppo finì male.

 

Quanto male?

 

lisa gastoni  15lisa gastoni 15

Dopo l’invasione dell’Austria e della Polonia, capimmo l’aria che tirava. Saremmo dovuti partire, andare in Inghilterra, emigrare. Ma papà era timoroso: “Dove vado? Non parlo inglese, è meglio che stia qui”. Lo presero e lo portarono in un campo di concentramento. I tedeschi uccidevano a caso dopo aver messo gli uomini in fila:  “Tu sì, tu no” e simulavano esecuzioni per puro sadismo. Alla terza fucilazione scampata se ne andò con la testa e invecchiò in un sanitario a Londra.

 

In Inghilterra emigrò anche lei.

 

lisa gastoni  14lisa gastoni 14

Studiai in un collegio cattolico, Il Loreto, a St Albans. Poi prevalse la curiosità per il teatro. Iniziai in una compagnia sull’isola di Wight. Molta gavetta. Una settimana lavavi il palcoscenico, l’altra facevi il suggeritore. A insegnarmi tutto, prima che imparassi a camminare con le mie gambe, fu una meravigliosa coppia di caratteristi.

 

Cosa le insegnarono?

 

Ad abbassare la testa al momento giusto. Nei teatri c’era un pubblico virulento, simile a quello dell'avanspettacolo descritto da Fellini in Roma: se non convincevi, ti colpivano con i cartocci di fish and chips.

lisa gastoni  13lisa gastoni 13

 

Il primo incontro con il cinema?

 

Feci la bella ragazza in They who dare con Dirk Bogarde. Sul set c’era anche Akim Tamiroff, simpatico da morire e sposato con una moglie bellissima, proprio lui che somigliava a un bulldog. Mi vide e si avvicinò a Bogarde, “She’s beautiful”. Gli dissi di lasciarmi in pace e non so come a un certo punto venni sbattuta su una parete. Si accese la luce della cinepresa. Capii. Era un provino. Dopo quel giorno fu tutto rapidissimo. Improvvisamente ottenni contratti e proposte di lavoro.

 

Buone?

 

C’erano tre categorie molto chiare: Serie A, B, e C. Le ho conosciute tutte.

 

lisa gastoni  12lisa gastoni 12

Cosa ricorda del cinema italiano di inizio anni ’60?

 

Tanti toupet, tante ciglia finte, tanti mantelli, tante partite a carte tra una scena e l’altra. Si parlava di Hollywood sul Tevere, ma il 70 per cento dei film costavano due lire e venivano girati in Jugoslavia o in Tunisia. Io facevo inderogabilmente la regina.

 

 

Ha lavorato spesso con Totò.

 

Iniziai con una gaffe tremenda. Balliamo in scena e mentre danziamo, Antonio diventa serio: “Discendo da antenati nobilissimi”. Lo prendo in giro: “Io dalla Regina d’Inghilterra” e lui ci resta male. Al titolo principesco teneva moltissimo, a casa aveva il trono con il cordone intorno. Era un uomo di una bontà e di una generosità assolute, Totò. Ma chiuso, spaventato di farsi scoprire.

lisa gastoni  11lisa gastoni 11

 

Il regista de Il Monaco di Monza era Sergio Corbucci.

 

Un romanaccio che mi sfotteva. Gli piaceva canzonarmi, mi riteneva altera.

 

E lo era?

 

Ho avuto un’educazione anglosassone. E sono cose che non puoi scrollarti di dosso in 5 minuti. Non ero in grado di parlare in dialetto e lui infieriva: “È arrivata sua altezza”. Io pensavo e forse dicevo: “Ma vai un po’ a fare in culo pure tu”.

lisa gastoni  10lisa gastoni 10

 

Primo matrimonio nel 1961.

 

Una ragazzata. Mi sposai in Grecia, durò un soffio. L’unico vero uomo della mia vita è stato Claudio. Ce l’ho accanto da decenni.

 

Nonostante i tanti corteggiatori.

 

Non mi sono fatta mancare niente. Gli uomini mentono sapendo di mentire. Io l’ho capito presto.

 

Nastro d’argento e primo grande successo con Carlo Lizzani in Svegliati e uccidi.

 

Venne a cena due mesi prima di buttarsi dalla finestra. C’era tanta gente. Mi prese da parte: “Possiamo parlare un po’ per conto nostro?”. Ci siamo confessati. Aveva le lacrime agli occhi: “Io ti ho amata, sai?”. Di Carlo ero un po’ innamorata anch’io. Non ce lo siamo mai detti, forse è meglio così.

lisa gastoni  1lisa gastoni 1

 

Cos’altro le disse Lizzani?

 

“Sai Lisa? Io non ce la faccio più a vivere, non ho più risorse, sono sfinito”.  “Non devi dire così, sei stato paziente, puoi reggere ancora”. In fondo la sua carriera era già finita da un pezzo. Allora rilanciai: “Facciamo una cosa insieme?”. Si animò: “Davvero?”. “Ma certo, anche una cosa piccola, anche se non ci danno soldi. Lavoriamo gratis”. Non c’è stato tempo.

 

Le dispiace essere ricordata soprattutto per Grazie Zia?

 

labbra di lurido blu lisa gastonilabbra di lurido blu lisa gastoni

Il successo di quel film non l’ho mai capito. Rimane un mistero. Ero morboso e bizzarro, ma non avrebbe dovuto fare una lira. Invece, non so come, riempì i cinema.

 

Come arrivò a interpretare la seduttiva Lea in quel film di Samperi?

 

grazie ziagrazie zia

Ero sul set de L’ultimo gladiatore di Umberto Lenzi, in Tunisia. Terzo aiuto regista, si agitava un omino con gli occhi azzurri: Enzo Doria, poi coproduttore de I pugni in tasca. Portava il caffè e le sigarette: “Signora, se un domani dovessi produrre un film lei lo farebbe?”. Io ero sotto contratto e dissi di sì per pura gentilezza: “Mi porti un copione, lo leggerò senz’altro”.

 

E il copione arrivò.

 

All’epoca ero pagata mensilmente. Ricevevo copioni insulsi, li rimandavo indietro e rifiutando ogni proposta e interpretando un solo film all’anno per contratto, avevo già una solida nomea di pazza irrimediabile.

lisa gastoni grazie zialisa gastoni grazie zia

 

Veramente?

 

“La Gastoni è felice solo quando dice no” sosteneva la mia agente. Debuttavo comprensiva: “La sceneggiatura è bella” e poi al dunque: “Allora il film lo fai?” scappavo sempre: “Neanche per idea”. Fu allora che arrivò il copione, anzi il quaderno di Grazie Zia. Mi folgorò.

 

Il quaderno?

 

lisa gastoni  7lisa gastoni 7

Samperi tartagliava. Era un uomo piccolo, basso, con i baffetti sottili e una grande intelligenza istintiva: “È il mio primo film e non ci sono soldi”. “Non mi importa, la storia mi piace”. “Dovrà truccarsi e pettinarsi da sola, siamo messi così purtroppo”. Non c’era una lira che fosse una. Partimmo per Montegrotto Terme. Arrivai in macchina e l’auto, l’unica di tutto il set, divenne in breve taxi per la troupe e deposito per le luci. Per risparmiare, Doria aveva assunto un direttore della fotografia del Centro Sperimentale.

 

Andammo a vedere i giornalieri e scoprimmo il disastro. Tutto buio. Io, un fantasma. Presi Doria da parte: “Enzo, caro, dobbiamo parlare”. Poi telefonai ad Aldo Scavarda, direttore della fotografia ne L’avventura e in Prima della rivoluzione: “Lisa, qual buon vento?”, “Un vento di merda. Mi devi salvare”. Scavarda  si precipitò a Montegrotto. Mi vergognavo: “Hai visto che tragedia il materiale?”. “Quale materiale? Io non ho visto niente. Iniziamo oggi”. Grazie zia nacque così.

lisa gastoni  3lisa gastoni 3

 

Rimpianti?

 

Nessuno. Neanche il mancato premio di Cannes. Mi telefonò Polanski: “Avresti vinto, ma io sto per dimettermi dalla giuria con Louis Malle e Monica Vitti. Chiudiamo. Il Festival finisce qui”. I registi di sinistra nel ’68 erano sulle barricate, l’anno dopo li vidi felici in smoking a ritirare i premi.

 

Lei è di destra?

 

lisa gastoni  2lisa gastoni 2

Ho sempre votato Pci. Poi hanno scelto Prodi, il più democristiano di tutti e allora ho creduto in Berlusconi. Grande delusione. Il re buffone che si porta in Sardegna le ragazzine per farsele. Non sono moralista: per me puoi andare anche con tre cinesi ogni notte. Ma brutto stronzo?, tu sei il capo, hai una responsabilità. Un contegno minimo devi tenerlo. Berlusconi si è fatto fregare dalla grandeur e non ha capito un cazzo. Peccato perché è capace e anche simpatico.

 

La sua migliore interpretazione?

 

Non mi sono mai rivista, non me ne è mai fregato niente. Quando chiudo, chiudo. Mi sono riconosciuta un’unica volta, ne I diafanoidi vengono da Marte, un folle film di Antonio Margheriti. Scendevo da un accrocco con la carta stagnola in testa e il volto coperto. Dissi a mio marito: “Sono proprio io”.

lisa gastoni  18lisa gastoni 18

 

 

È un paradosso. 

 

Non amare la mia immagine è stata una tragedia. Se fai l’attore, sei fottuto. Ma sono così, non sono mai stata capace di entrare in una stanza e dire: “Eccomi qui”.

 

Ora è alla quinta stagione della serie L’onore e il rispetto prodotta da Alberto Tarallo, ma al cinema, tornò con Cuore Sacro di Ferzan Ozpetek.

 

Un grande talento, purtroppo è turco.

 

Come scusi?

q dav58 lisa gastoni ma claudio isgroq dav58 lisa gastoni ma claudio isgro

 

Lo stimo tanto, ma è arrogante e molto pieno di sé. Nei suoi film gli uomini sono sempre bellissimi e le donne mostruose. Ma non è per il taglio di alcune mie scene che non ci siamo amati. È per carattere. Siamo troppo diversi.  Al secondo giorno di riprese me ne volevo andare. Sapete cosa diceva mio padre?

ofer69 lisa gastoni ke kennedy veltroniofer69 lisa gastoni ke kennedy veltroni

 

Cosa?

 

 “Anche se la chiudi in una stanza, Elisabetta sa benissimo quel che succede. Sa guardarsi intorno”.

 

 

 

 

dnn1 lisa gastonidnn1 lisa gastoni22 PLAYBOY Lisa Gastoni22 PLAYBOY Lisa Gastoni

Ultimi Dagoreport

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....