MOGOL: ''BOWIE SI VENDICÒ PER LA MIA COVER DI 'SPACE ODDITY'''. E TE CREDO! IL CAPOLAVORO DEL DUCA BIANCO NELLO SPAZIO DIVENTÒ ''RAGAZZO SOLO, RAGAZZA SOLA'', UN TESTO CHE NON C'ENTRAVA NIENTE: ''LA CANZONE ERA UNA SERIE DI ISTRUZIONI A UN ASTRONAUTA. NON AVREBBE AVUTO SUCCESSO SE L'AVESSI TRADOTTA PER FILO E PER SEGNO...'' - PURE BOB DYLAN LO BOCCIÒ

Gli anni 60 e 70 sono costellati di cover italiane «infedeli» di brani cult. Spesso firmate proprio da Mogol. «Feci lo stesso con A Whiter Shade of Pale che nel 1967 trasformai in Senza Luce per i Dik Dik. Ne ho tradotte tante di Bob Dylan, e una volta mi invitò a Londra per conoscermi. Stavo lavorando a una cover che non gli piaceva. La strappò''...

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Irene Soave per il ''Corriere della Sera''

 

BOWIE SPACE ODDITY BOWIE SPACE ODDITY

«La mia mente ha preso il volo.../ Un pensiero uno solo..../ Io cammino mentre dorme la città...». La musica, avranno indovinato gli esperti di canzone italiana vintage, è quella firmata David Bowie di Space Oddity . Le parole, compreso il ritornello - «Dimmi ragazzo solo dove vai/ Perché tanto dolore?/ Hai perduto senza dubbio un grande amore/ Ma di amori è tutta piena la città» - sono invece di Mogol, che nel 1970 scrisse il testo della cover italiana della hit del Duca Bianco, intitolandola Ragazzo solo, ragazza sola .

 

DAVID BOWIE IS DAVID BOWIE IS

Ne racconta la storia stasera all' università milanese Iulm, nella serata che il festival La Milanesiana, ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi, dedica a David Bowie - con Enrico Ghezzi, Morgan e il suo ex compagno dei Bluvertigo Andy, Gianni Canova, Piergiorgio Odifreddi, Giovanni Veronesi e Aldo Nove - fra dibattiti e proiezioni.

 

Dove si scopre perché, ad esempio, il testo di Ragazzo solo , che parla di due giovani senza amore - e che fu lo stesso Bowie a cantare, dopo qualche lezione di accento italiano impartitagli dal produttore discografico Claudio Fabi - c' entri con il brano originale come i cavoli a merenda.

 

LUCIO BATTISTI MOGOL LUCIO BATTISTI MOGOL

«È semplice, io scrivo perlopiù di cose che conosco, che sento», spiega Mogol. «Questa canzone era...ricordo male? Una serie di istruzioni a un astronauta? Non credo che avrebbe avuto il successo che ha avuto se l' avessi tradotta per filo e per segno. E invece Bernardo Bertolucci l' ha pure infilata nella colonna sonora del suo Io e te ».

mogol mogol

 

D' altronde gli anni Sessanta e Settanta sono costellati di cover italiane «infedeli» di brani cult. Spesso firmate proprio da Mogol. «Feci lo stesso con i Procol Harum, A Whiter Shade of Pale che nel 1967 trasformai in Senza Luce per i Dik Dik. Ne ho tradotte tante di Bob Dylan, e una volta, credo nel '66, mi invitò a Londra per conoscermi. Stavo lavorando a una cover che non gli piaceva. Credo fosse Ballad of a Thin Man. La strappò. Le altre me le approvava con telegrammi».

 

E se nei siti web di appassionati del Duca Bianco circola il dubbio che Bowie non sapesse che la traduzione italiana di Space Oddity parlava di tutt' altro rispetto all' originale, Mogol sdrammatizza. «Mah.

 

BATTISTI MOGOL BATTISTI MOGOL

Qualcuno gliel' avrà spiegata, no? Mica cantava alla cieca. Poi comunque si è vendicato, diciamo. Nel 1974 ha scritto una cover della mia Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi che parlava di cocaina e prostitute. Una canzone così delicata. Siamo pari, no?».

 

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