mario cervi indro montanelli

LA PENNA DI CERVI - “I MIEI LIBRI CON MONTANELLI? IO SCRIVEVO, LUI METTEVA LA FIRMA. MA LE SUE ERANO OTTIME PREFAZIONI” - IL GIORNALISTA HA 94 ANNI, MA ANCORA CURA LA RUBRICA DELLE LETTERE SUL ‘GIORNALE’: “INDRO ERA UOMO DI FIORETTO. OGGI, SI È PASSATI ALLE MAZZE FERRATE”

Giancarlo Perna per “Libero Quotidiano

 

montanelli cervi la fondazione del giornalemontanelli cervi la fondazione del giornale

Vestito di chiaro, quasi coloniale, come si addice alla Milano afosa di questo giugno, Mario Cervi mi viene incontro sul pianerottolo nella redazione del Giornale. «Le gambe sono il mio punto debole», dice avvicinandosi lento e un po’ curvo. Poi mi abbraccia e aggiunge: «La vecchiaia è brutta. Piena di rimpianti e di rimorsi».

 

Cervi ha compiuto 94 anni in marzo. È giornalista da settant’anni e continua a scrivere. Ha tutti i giorni la rubrica di corrispondenza con i lettori e interviene con editoriali quando è il caso di scomodare una firma illustre come la sua. Va da sé che è di testa lucida. Per trent’anni è stato al Corriere della Sera. Quando i fumi sessantottini avvolsero Via Solferino, se ne andò con Indro Montanelli per fondare il Giornale.

 

montanelli cervi storia d italiamontanelli cervi storia d italia

Accadde nel 1974 e nessuno dei due era di primo pelo. Indro aveva 65 primavere e Mario, sia pure minore di dodici anni, aveva già i capelli grigi. Oggi quei capelli sono candidi da sembrare una matassa di cotone sotto il sole che filtra dalla finestra della sua stanza dove ci siamo appena seduti. Pende sulla parete una foto in bianco e nero di lui e Indro che ridono allegri. «La vera amicizia e intimità di pensieri con Montanelli», dice Mario, «è venuta con i libri che abbiamo scritto insieme».

 

È stato dopo la fondazione del Giornale. Prima, al Corriere, i due appartenevano, per così dire, a un diverso universo giornalistico. Il più anziano, Indro, era nel gruppo degli eccelsi. Mario era già importante ma non nell’empireo. Sono tredici i libri a doppia firma, Cervi e Montanelli, gli ultimi della chilometrica Storia d’Italia, iniziata da Indro negli anni 50. Mario aveva già all’attivo alcuni libri suoi. Uno era L’aviatore e faceva parte di una collana sui mestieri. Mario l’ha scritto perché fresco di un brevetto di pilota all’Aeroclub di Linate.

montanelli  cervi storia d italiamontanelli cervi storia d italia

 

Passione, quella del volo, che gli è rimasta per anni. E che fa il paio con quella per lo sci d’acqua durata fino ai suoi ottanta e passa. Il privilegio di vederlo volteggiare tra le onde fu però riservato ai soli greci, perché è sulle coste dell’Eubea - dove ha casa e trascorre ogni estate- che Cervi si esibiva. La Grecia, dove Mario ha combattuto nel 1941, è la sua seconda patria. Sull’occupazione italiana di quel Paese, Cervi ha scritto il suo libro più importante e tradotto, Storia della guerra di Grecia.

 

Qui, durante il conflitto, ha conosciuto Dina Ciamandani, la futura moglie, perché è nella sua casa che trovò rifugio dopo essere sfuggito ai nazisti. «Eri andato per conquistare la Grecia e sei stato conquistato tu. Com’è sposare il nemico?», chiedo. «Il cambiamento da nemico e ad amico in Grecia è stato immediato», racconta. «Dal momento in cui i tedeschi divennero i cattivi, le colpe degli italiani vennero rimosse». «Fai ancora i bagni nei mari dell’Eubea?», domando.

mario cervimario cervi

 

«Mi immergo. Per scendere in acqua devo percorrere un pontile e malfermo come sono, ho figli e nipoti che mi scortano come un trasporto della Gondrand», ride. «Hai avuto consolidata fama di tombeur de femmes», lo canzono. Mario si fa cupo e sembra sprofondare di più nella sedia. «Mi suona male», dice.

 

«Lo sento come un fatto negativo del mio passato. Ho molti rimorsi verso mia moglie. Io credo di essere una persona buona. Ma la persona con cui sono stato meno buono è stata lei che pure ho amato tanto». Nella sua voce incrinata, c’è la desolazione delle cose irrimediabili, poiché Dina è morta otto anni fa.

 

Il solo giornalista che ti tenga testa per fama ed età è Eugenio Scalfari. Vedi tra voi altre affinità? «Direi di no. A Scalfari, che conosco poco, non ho risparmiato qualche punzecchiatura. Recensendo sul Giornale il suo compiaciuto La sera andavamo in Via Veneto segnalai i continui sbagli nelle citazioni francesi. Mi scrisse piccato, con copia a Indro, che mi ero fermato alle quisquilie anziché cogliere la sua grandezza». Com’è che Indro ti associò alla Storia d’Italia? «Eravamo al ristorante, da Elio, poco dopo il debutto in edicola del Giornale. Gli chiesi: “A quando il seguito di Italia in camicia nera?”.

 

mario cervi montanelli de bortoli paolo garimbertimario cervi montanelli de bortoli paolo garimberti

“Ora che sono direttore non ho più tempo”, disse Indro sconsolato. “Continuiamo insieme”, lasciai cadere. Non rispose ma l’indomani mi allungò due paginette dicendo: “Avevo cominciato così un capitolo mai aggiunto al precedente volume”. Lo completai e divennero il primo capitolo del libro successivo, Italia Littoria. Fu così che cominciammo». Vero che scrivevi tu e Montanelli aggiungeva la firma?

 

«È così. Le introduzioni o postfazioni erano però di Indro e davano il tocco di grazia». Il tandem con lui ti ha dato fama, ma sei passato per spalla. «Lo sono stato. Mai preteso di scrivere bene come Indro. La mia scrittura era però compatibile con la sua e nessuno si è accorto che ci fosse un’altra mano». I vostri spiriti erano affini? «Sì e tendevamo al pessimismo. Eravamo entrambi dei vecchi conservatori. Lui più anarchico, io più uomo d’ordine. Al referendum del ’46 votammo l’opposto: lui monarchia, io repubblica perché avevo forte il ricordo della vergogna di cui il re si era macchiato con l’8 settembre».

 

Qual è la tua specifica bravura giornalistica? «Credo di essere stato chiaro, credibile e, nei limiti del possibile, onesto. Aggiungo: mai si troverà traccia di un intervento politico in mio favore perché avessi un incarico». L’eccellenza di Indro? «La perfezione della lingua e la chiarezza dei concetti. Poteva essere smentito facilmente perché si capiva cosa diceva». Un episodio che lo caratterizzi? «Una battuta che ne sintetizza raffinatezza e indulgenza. Ci giunse, per recensirlo, il saggio di uno stimato collega.

biagi bocca montanellibiagi bocca montanelli

 

 “Che ne facciamo?”, chiesi. Montanelli, che i libri li capiva a fiuto, lesse qua e là. Aggrottò la fronte e disse: “Il libro non vale niente. Se ne può anche parlare bene”». Quale giornalista gli affiancheresti per grandezza? «Nessuno come scrittore: è un fuoriclasse irraggiungibile. Ma il giornalismo è fatto di tante cose. In altro, molti sono più bravi di lui. Per esempio, Enzo Biagi, nell’organizzare l’azienda Biagi - ossia nello sfruttare la propria opera - è ineguagliato».

 

Mario Cervi Mario Cervi

 Montanelli batte la porta del Giornale quando il Cav si candidò. Ebbe ragione? «Fece questo ragionamento: con la tua entrata in politica, se scrivo bene di te sarò un servo; se scrivo male, un ingrato. Impeccabile. Sbagliò invece ad andare via d’impeto, fondando la Voce e abbracciando un antiberlusconismo feroce. I suoi lettori non capirono». Fu ingiusto verso il Cav? «Berlusconi lo adorava e ha continuato ad amarlo. Meglio se Indro fosse andato subito al Corriere come poi ha fatto».

 

Com’è cambiato il Giornale senza Montanelli? «Indro era uomo di fioretto. Oggi, si è passati alle mazze ferrate. Il vecchio Giornale era fatto di persone anziane, ma era giocoso. Uno di noi, Angelo Conigliaro, disse una volta a Montanelli: “Grazie Indro. Ci hai regalato una seconda vecchiaia”». Avere per proprietario un capo partito è giornalisticamente micidiale. «Imbarazzante e fonte di limitazioni fortissime. Indro ammirava il talento mentre oggi si nega ogni talento all’avversario».

 

Che intendi? «Io, per esempio, apprezzo Francesco Merlo. Che sia di Repubblica non mi impedisce di leggerlo con interesse. Ai colleghi di ogni sponda non rimprovero tanto la faziosità quanto di scrivere cose che non pensano solo perché fanno parte di uno schieramento». Chi scrive sui giornali di destra è un paria. «Mentre il più scatenato e imbecille di sinistra può diventare direttore di giornale. Triste realtà».

cervi mariocervi mario

 

Montanelli al Giornale avrebbe evitato la deriva o sarebbe stato travolto pure lui? «Sarebbe stato travolto. Lo era già stato. Negli anni di piombo, Camilla Cederna diceva di lui: “Ha la nuca fascista”. L’aveva piatta e lei faceva la lombrosiana a buon mercato». A parte Indro, l’uomo più significativo del Giornale?

 

is90 debortoli mario cerviis90 debortoli mario cervi

«Vittorio Feltri che ne ha raccolto la difficile eredità. Feltri ha un pregio: non si libera mai della sua indipendenza». Dopo lunga frequentazione dell’aldiquà, sei curioso dell’aldilà? «Non sono credente. Sarei felice di pensare che me ne vado a vedere i miei cari, mia moglie, mia madre. Ma non riesco a crederci».

SILVIO BERLUSCONI E INDRO MONTANELLI SILVIO BERLUSCONI E INDRO MONTANELLI vittorio feltrivittorio feltri

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…