1. IL REGISTA DI ZALONE, GENNARO NUNZIANTE, ASFALTA BRUNETTA: “SE NOI ABBIAMO POTUTO SOPPORTARE UN MINISTRO COME BRUNETTA, POTRÀ SOPPORTARE ANCHE UN PO' DI RAZZISMO” 2. E RENATINO SPARA: “QUO VADO?” È LA TRASPOSIZIONE, GENIALE E RIUSCITA, DEL PARTITO DELLA NAZIONE DI RENZI, CHE NON A CASO È CORSO A VEDERLO E NE È DIVENTATO TESTIMONIAL”

1. «VI SPIEGO QUO VADO E IL POSTO FISSO ANTI-COMUNISTA»

GENNARO NUNZIANTE E CHECCO ZALONEGENNARO NUNZIANTE E CHECCO ZALONE

Luca Telese per “Libero Quotidiano”

 

Gennaro Nunziante, tu sei il regista, l' inventore dello zalonismo.
«Sono un suo amico, un suo complice, semmai».


Tutti si industriano per dare interpretazioni politiche del vostro film, tu sei l' unico che puoi fornire quella autentica.
«In questi giorni sui giornali leggo articoli ridicoli. Credo che molti di quelli che scrivono non capiscano nulla del nostro film...».

NUNZIANTE E ZALONE NUNZIANTE E ZALONE checco zalone star warschecco zalone star wars


Si scrive sia che "Quo Vado" è un film iperliberista, a favore dei licenziamenti, sia il contrario.
«Fra poco ti spiego tutto. Ma "Quo Vado" in primo luogo è una commedia. E poi è un film sulla... riconciliazione necessaria».

Riconciliazione tra chi?
«Fra tutti: l' Italia di oggi è il Paese più diviso del mondo, lo hai notato?
Eravamo divisi tra destra e sinistra, adesso lo siamo fra destra, sinistra e grillini. Ma siamo divisi anche tra nord e sud, fra ricchi e poveri, sempre di più. E soprattutto fra giovani e vecchi, in maniera drammatica: ti basta?».

Parliamo di stile: eravate cattivisti e sulfurei, politicamente scorretti. In "Quo Vado" lo zalonismo è diventato più buonista?
«Assolutamente no: sono due momenti dello stesso racconto».

Cioè?
«La cattiveria per noi è uno strumento che serve a disvelare. Mentre invece il senso della satira, nel nostro film, è riconciliare, trovare un punto di unione fra le diverse tribù italiane.
Io e Luca siamo convinti che in questo paese diviso la nostra commedia sia un modo per trovare una sintesi».

Il regista Gennaro Nunziante S con Checco Zalone c ea e cdd f efbaa Il regista Gennaro Nunziante S con Checco Zalone c ea e cdd f efbaa


Gennaro Nunziante è l' uomo che ha scoperto Luca Medici, alias Checco Zalone. Classe 1963, cresce in un quartiere popolare di Bari, in una famiglia operaia, e vive sulla sua pelle - da bambino - il trauma della perdita del leggendario "posto fisso" (del padre). Da ragazzo costituisce una culla del cabaret a partire da un locale, "La dolce vita", aperto quasi per gioco con un gruppo di amici. Poi inizia a lavorare a Telebari, creando fiction satiriche di incredibile successo.

checco zalone con le attrici del suo filmchecco zalone con le attrici del suo film

 

Di lì il grande salto con TeleNorba, dove per la prima volta arrivano mezzi per lavorare (e dove Gennaro incontra la donna della sua vita). Un giorno, durante un provino in cui un giovane artista si propone come parodiatore di cantanti neomelodici, il grande incontro. Tra Nunziante e Zalone è una folgorazione, inizia il sodalizio professionale che dura fino ad oggi.

quo vado checco zalonequo vado checco zalone


Nunziante, a proposito di cattiverie: Aldo Grasso ha scritto che se Zalone avesse un altro regista potrebbe diventare il nuovo Totò.
«L'avesse scritto Arbasino avrei smesso di lavorare. Ma l'ha detto Grasso, così posso continuare tranquillo».


Hanno scritto che sei il padre della comicità renziana.
«Anche questo mi è toccato sentire! Sono pazzi».

quo vado checco zalone  quo vado checco zalone


Uno che vi conosce, Nicola Lagioia, dice che sei «un radicale di sinistra cattolico».
«Questa definizione è tecnicamente vera. Il mio è un dna "cattocomunista". Quartiere Libertà di Bari: famiglia operaia, molto cattolica, molto umile, molto onesta. Avevo sei anni quando mio padre Antonio, che lavorava all' Italsud, viene licenziato per la chiusura di un' azienda di autolinee».

Un dramma?
«Ci ha messo due anni prima di trovare un nuovo impiego, alle ferrovie».
 

checco zalone con eleonora giovanardichecco zalone con eleonora giovanardichecco zalone  con eleonora giovanardichecco zalone con eleonora giovanardi

Due anni sono lunghi.
«Abbiamo vissuto grazie al sussidio dei cosiddetti pacchi di solidarietà della Regione con generi di prima necessità: zucchero, farina... Ma non mi sono mai sentito povero, perché nel mio mondo, in questo straordinario sud dove sono cresciuto, nessuno mi ha fatto sentire così».

In che senso?
«Ho scoperto cosa fosse la vera solidarietà, di una comunità che ti si stringe intorno: di chi si toglieva il pane di bocca per darlo a te. Ho conosciuto la solidarietà di amici e compagni di mio padre, quel mondo di valori di quella che io chiamo la Vera Sinistra.
Oggi non esiste più».

Ne sei certo?
«Ho imparato molto presto a riconoscere e distinguere la vera sinistra da chi fa finta: i radical chic che sinceramente detesto».

checco  zalone  con eleonora giovanardichecco zalone con eleonora giovanardi


Fammi un esempio.
«Antonio: un amico - disoccupato come mio padre! - ma che al contrario di noi aveva il cosiddetto "pezzo di terra", un orto con cui sopravvivere. Un pomeriggio venne a casa nostra con il suo pacco e disse: "Ne avete più bisogno di me!". Ce lo regalò».

checco zalone quo vado  5checco zalone quo vado 5


Per due anni povero, senza sentirsi povero.
«Con l' eccezione di alcuni momenti, non mi sentivo disperato, ma pieno di dignità e orgoglio».

Cosa intendi per "alcuni momenti"?
«La cosa più brutta che ricordo di quel tempo era la processione a scuola in cui ti regalavano scarpe e maglioncini. Immagina la scena: sfilavi davanti a tutti i compagni con questi doni, che ovviamente non potevi rifiutare, in mano. Ogni passo un' umiliazione».
Terribile.
(Ride): «No, non ti preoccupare. Dice Ivano Fossati, in una bellissima canzone: "Ad ogni più acuto dolore/ segue una più acuta fantasia". Ne sono convinto, la mia vita è stata questo».

checco zalone quo vado  3checco zalone quo vado 3


Padre operaio, sindacalista, nasci nel cuore della sinistra più classica.
«La mia strada faceva angolo con via Principe Amedeo, dove c' era la sezione del Pci. Sono cresciuto lì: la più classica e generosa militanza, si andava a diffondere il giornale, si discuteva. Quel mondo è finito, scomparso dalla mattina alla sera, con la sciagura della scissione, quando sono nati Pds e Rifondazione».

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Da ragazzo hai avuto anche simpatie extraparlamentari...
«Avevo un gruppo di amici carissimi nell'area più ribelle degli anni Settanta. Del primo voto quasi mi vergogno, te lo voglio raccontare: l'ho dato a Toni Negri».

Il leader di Autonomia Operaia?
«Proprio lui: era in carcere per il processo 7 aprile, alle politiche del 1983 venne candidato dai Radicali. Marco Panella diede vita alla più riuscita delle sue campagne, "vota per liberare il prigioniero"».

negri toninegri toni


E ti convinse.
«Anche con il mio voto, Negri uscì dal carcere da deputato, e fuggì in Francia. Fu una delusione drammatica».

L' ultimo voto?
«Al Pd di Bersani, che considero una persona seria. Lo apprezzavo molto, un altro che a suo modo voleva unire, e non dividere. Ti devo dire che consideravo folle anche chi, per combattere Berlusconi, sputtanava l' Italia all' estero».


Checco Zalone ha fatto una battuta sulla bassezza di Brunetta e lui ha detto che è razzismo.
«Se noi abbiamo potuto sopportare un ministro come Brunetta, lui potrà sopportare anche un po' di razzismo».

Gene GnocchiGene Gnocchi


Il primo passo nella tua vita professionale quasi per gioco: un giornale satirico.
«Nella Bari in cui i socialisti governavano tutto, iniziamo a prenderli in giro: parodiando l' Avanti ci inventiamo "il Davanti".

 

gennaro nunziante  checco zalonegennaro nunziante checco zalone

Un Samiszadt.
«Il primo numero duecento fotocopie diffuse a mano. L' ultimo: dodicimila copie vendute in edicola. La forza della satira».

Come nasce "La Dolce Vita"?
«Per scelta del padre di un ragazzo, Lele Sampietro, che sente dal figlio questa frase: "Ho tre amici cretini che si divertono come matti e fanno ridere tutti"».

E lui che fa?
«Tirò fuori 200 milioni di lire e ci aprì il locale».

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Diventa tappa obbligata per tutti i talenti che passano al sud.
«Il primo esempio? Daniele Luttazzi: non lo conosceva quasi nessuno, aveva vinto un piccolo premio, la Zanzara d' oro: lo mettemmo in cartellone».

Il secondo?
«Gene Gnocchi: me lo segnalò un altro grande amico di allora, Roberto Freak Antoni, il cantante degli Skiantos, il gruppo che ha fatto nella musica quello che a me piacerebbe poter dire di aver fatto nel cinema».
 

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CHECCO ZALONE OSPITE ALLUNIVERSITA CATTOLICA DI MILANO CHECCO ZALONE OSPITE ALLUNIVERSITA CATTOLICA DI MILANO

Cioè?
«Un terremoto. Prima c' erano solo i cantautori, ridotti a maniera, poi arrivano loro e demoliscono tutto».

Cosa ti dice di Gnocchi Roberto?
«"Guarda, c' è questo avvocato: un tipo molto serio, ma quando sale sul palco fa delle cose splendide"».

E voi lo chiamate?
«Con un dialogo di ingaggio esilarante: Noi chiediamo: "Quanto costi?". E lui: "Quattrocentomila lire". E noi: "A sera?". E lui: "No, tutto il week end". E noi: "Ma scusa, ti devi pure pagare il viaggio, così non ci rientri". La prima trattativa al contrario della mia, vita: dare a Gene più di quel che chiedeva!».

VENDOLA PREMIA CHECCO ZALONE jpegVENDOLA PREMIA CHECCO ZALONE jpeg

CHECCO ZALONE OSPITE ALLUNIVERSITA CATTOLICA DI MILANO CHECCO ZALONE OSPITE ALLUNIVERSITA CATTOLICA DI MILANO


Per "La Dolce Vita" passa il meglio di una generazione.
«Non solo artisticamente. Era un gruppo di belle persone».

Cosa ricordi di quel primo provino in cui selezioni Luca Medici?
«Si era preparato due canzoni da finto-neomelodico: una era "la globalizzazione", l' altra "La ginnastica". Bastava sentirle per intuire l' enorme lavoro di preparazione che c' era dietro».

C' erano già le radici di Checco?
«Assolutamente sì. Il tempo darà ragione al fenomeno Zalone. Lui prende le lancette della comicità contemporanea e le sposta nel futuro».

lino banfi (2)lino banfi (2)


A Telebari le prime telenovelas.
«Si fermava la città, davvero».


E a Telenorba il grande salto, con Teledurazzo.
«L' idea era semplice: spiegavamo l' Italia agli italiani di Puglia, fingendo di essere una tv che spiegava l' Italia agli albanesi».


La fortuna della tua vita.
«Non per il successo di Teledurazzo. Perché incontro la mia futura moglie, Margherita».
 

ZALONE ZALONE

gennaro nunziante con bananagennaro nunziante con banana

Con l' imitazione di Vendola, che parla aulicamente e poi dice: "Ehi bimbo! Ma tu da me che caszo vuoi?" Checco arriva alla fama nazionale.
«Sì, ma quanto studio c' era dietro quella gag? Allora come oggi la nostra comicità era disvelamento. Raccontare per spiegare. Un comico se non svela qualcosa non serve a nulla».


Allora parliamo adesso di "Quo Vado" e dei "posti fissi".
«"Sole a catinelle", e non l' ha scritto quasi nessuno dei critici, era, sotto l' apparenza giocosa, un film sulla crisi. "Quo Vado" è un film sulla peggiore follia di questi tempi».

Cioè?
«Il Paese che ti ho descritto prima non è preparato alla guerra civile sugli stipendi. Non puoi far passare il mercato del lavoro da ipergarantito a iperselvaggio, dalla mattina alla sera».

checco zalone la prima repubblica ispirato a celentanochecco zalone la prima repubblica ispirato a celentano


Adesso ti diranno che sei conservatore.
«Ma è solo buonsenso: l' Italia che conosco io così non ce la fa. Servono tutele, garanzie, non puoi lasciare la gente nel nulla e dirle: "Arrangiati!"».

È accaduto?
«Secondo me sì: "Quo Vado" racconta questo passaggio schizofrenico da un mondo all' altro. Noi vorremo dire, anche attraverso la maschera beffarda di Checco, che non puoi colpire i più deboli».
Il vostro cinema è anche il più grande atto di satira e insieme di amore per il sud.
«Perché lo amiamo. Lo vediamo in tutti i suoi difetti. Ma sappiamo cosa può offrire all' Italia».

Ad esempio?
«Un' idea del senso della vita. Ti pare poco?».

checco zalonechecco zalone


Un po' conservatori lo siete: tra i due personaggi-chiave il politicone prima repubblica Banfi è cento volte più simpatico del ministro Bruschetta.
«È il nostro modo per dire che se non fai la rivoluzione il passato torna come bene-rifugio. Infatti Banfi viene rieletto trionfalmente sindaco».

Il posto fisso è l' ultimo baluardo della sinistra?
«Veramente negli anni Settanta l'ideologia del posto fisso è l' arma che ha fermato l' avanzata del comunismo».

checco zalone quo vado  1checco zalone quo vado 1


Dici?
«Certo! Il concorsone era un sacramento dell'Italia democristiana, mica di quella rivoluzionaria. Chi non capisce questo non capisce nulla. Non solo di "Quo Vado", ma dell'Italia».

 

2. MAIL DI RENATO BRUNETTA A DAGOSPIA

Caro Dagospia,

 

Gennaro Nunziante, regista, autore e mentore di Checco Zalone, in pratica il suo gemello siamese, a freddo, in una intervista a Libero, dopo che da due anni non dico più nulla sul comico pugliese, mi fa protagonista di una scena che potrebbe essere intitolata l’impiccagione del negro.

ZALONEZALONE

 

Luca Telese: “Checco Zalone ha fatto una battuta sulla bassezza di Brunetta e lui ha detto che è razzismo”.

Nunziante: “Se noi abbiamo potuto sopportare un ministro come Brunetta, lui potrà sopportare un po’ di razzismo”.

 

Si sostituisca con il mio nome la qualifica di negro, ebreo, e la frase funziona perfettamente nella sua logica infame. Il razzismo uno se lo merita, dice il simil Zalone.

Non mi interessa qui rispondere a un tal intellettuale. Ma questa ossessione del circolo zaloniano nei miei confronti, mi pare interessante da analizzare, anche per chi giustamente se ne impipa del notevole quesito esistenziale che ora espongo. 

renato brunettarenato brunetta

 

Perché sono l’unico italiano che sta sulle palle a Checco Zalone? L’unico con cui Zalone, in simbiosi con il suo entourage, non riesce proprio a praticare quel buonismo appena appena maligno riservato anche ai nemici dichiarati? Ad esempio la domenica prima di Natale  alla congrega di Fabio Fazio che pure, con la penna di Michele Serra,  l’aveva definito, senza mai rettificare, “populista” espressione di “orgoglio burino” ha dedicato una misericordiosa presa in giro, ripagata stavolta da una recensione entusiasta del pentito Michele Serra.

 

La risposta che mi sono data è parecchio istruttiva.

Un po’ di storia.

Due anni e passa fa, il 20 novembre del 2013 scrissi tre-righe-tre sul Mattinale.

 <Qualcuno l’ha notato? Siamo prudenti nel dirlo perché non vorremmo iniziasse un boicottaggio come quello contro i pompelmi degli israeliani. Il film “Sole a catinelle” di Checco Zalone esprime in pieno la filosofia positiva, generosa, anticomunista, moderata, serena di Berlusconi e di Forza Italia. Zalone-Berluscone>.

 

Paolo Romani Renato Brunetta Matteo Salvini Giovanni Toti foto Lapresse Paolo Romani Renato Brunetta Matteo Salvini Giovanni Toti foto Lapresse

 Zalone lascia passare un sacco di tempo e, a successo ormai acclarato e definitivo, dopo essere stato dolcissimo con tutti ringhia contro di me il 29 gennaio 2014 a “Un giorno da pecora”:  "Brunetta ha detto che sono di destra? E' un'interpretazione un po' troppo alta, anche se per Brunetta è un ossimoro".  Mia replica in una riga:  “Dice una battuta razzista e dimostra così di non essere berlusconiano”. Più detto niente. Fa niente: mi merito di essere trattato a sberle razziste, dice Nunziante.

 

Perché solo io tra 60 milioni di italiani sono trattato in modo odioso e persino ripugnante?

RENATO BRUNETTA PUBBLICA LA FOTO CON BERLUSCONI RENATO BRUNETTA PUBBLICA LA FOTO CON BERLUSCONI

Chi altri si è comportato così con il sottoscritto? Matteo Renzi. Ha applicato a Firenze, dov’era sindaco, le disposizioni che da ministro dovevano combattere “i fannulloni”, ma non me l’ha mai voluto riconoscere, anzi sono presto diventato il suo idolo polemico, a prescindere dai contenuti dei miei interventi.

 

Accettava la filosofia di centrodestra, ma pretendeva di averla inventata lui. E’ la sua tecnica: dire cose di destra, ma poi renderle impossibili facendosi sostenere dalla sinistra. E’ la sua idea di Partito della nazione. Vuole accalappiare i moderati con le chiacchiere, e poi assume insegnanti con il tipico assistenzialismo di sinistra.

 

“Quo vado?” è  la trasposizione in parabola cinematografica, certo geniale e riuscita, del Partito della nazione di Renzi, che non a caso si è subito scapicollato a vederlo e ne è diventato testimonial.

 

"quo vado?", zalone 4

“Sole a catinelle” mostrava il volto dell’Italia dall’animo positivo, che sa reagire alla crisi, e a differenza dei ricconi della sinistra radical-chic sa inventare il futuro. Berlusconismo puro e semplice, che come tale è capace anche di autoironia. 

 

Zalone reagì allora, come oggi ha fatto il suo Ghostwriter cattocomunista (lo dichiara lui stesso) , lanciando un anatema razzista. Ma il razzismo era ed è un modo per evitare di confrontarsi sulla sostanza di quanto da me scritto con simpatia sincera. La stessa ragione per cui Renzi piaceva a Berlusconi.

 

Matteo affermava concetti liberali. Salvo poi appoggiare la sua defenestrazione dal parlamento dicendo “Game Over”. Insomma: rubava il repertorio berlusconiano intestandoselo, e cercando di meticciarlo con il sinistrismo della sua base.

 

Il nuovo film renzianamente finge di essere contro il posto fisso, ma in realtà lo magnifica, c’è compiacimento. Tiene insieme adoratori della prima repubblica spiritosamente maltrattati ma in realtà benedetti, in un melting pot di liberismo e conservatorismo di peloso buonismo.

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Zalone è come Renzi. Questa la mia conclusione. Mi detestano per la stessa ragione. Svelo la loro cattiva coscienza.  (Piccola nota per il gran moralista Luca Telese: come ha fatto questo fior di giornalista a lasciar correre una frase così vergognosa, la teorizzazione del razzismo come forma di accettabile critica politica? Mah)

 

Renato Brunetta

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