weir robin williams attimo fuggente

“TROVAI IL MIO PROFESSORE KEATING DIETRO LA MASCHERA DEL COMICO” - PETER WEIR, REGISTA DELL’”ATTIMO FUGGENTE”: “ERA UN UOMO PROFONDO, COI PENSIERI A MILLE - SEMPRE DIVERTENTE, NASCONDEVA BENE I SUOI DRAMMI”

David Mark per “la Repubblica

robin williamsrobin williams

 

Peter Weir è il regista che ha firmato uno dei film più amati di Robin Williams, L’attimo fuggente. «Provo un grande dolore», dice Weir, «Il ricordo che mi è tornato in mente appena ho saputo la notizia è stato quello del nostro primo breve incontro, ad un party a New York, alla metà degli anni Ottanta. Poco dopo, a Sidney, nell’estate del 1986, lo vidi passare sotto casa mia e lo chiamai. Iniziammo così a conoscerci e quando ricevetti la sceneggiatura di L’attimo fuggente vidi immediatamente lui nel ruolo dell’insegnante. Fu un incontro fortunato».

 

Cosa le fece pensare che fosse giusto per quel ruolo? Era un ruolo drammatico e lui, fino a quel momento, aveva interpretato solo commedie.

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«Quando lo chiamai stava per girare Good Morning Vietnam, che sembrava perfetto per lui, ma passando diverso tempo insieme mi resi conto di come era dietro la maschera, un uomo veramente profondo. Mi piaceva e immaginai gli studenti che rispondevano a lui nella storia che stavo per trattare».

 

Com’era dirigerlo?

«Era grande, tendeva a diventare un attore appena c’erano più di due persone. Era un uomo diverso quando eravamo solo io e lui, al lavoro, nel mio ufficio o in albergo. Ma non appena qualcun altro entrava nella stanza, anche solo il cameriere che portava il caffè, iniziava a recitare per lui, e raccontava storie sui camerieri e sul caffè, o sulle piantagioni, o su come conservare i semi del caffè, o altro, sempre qualcosa bizzarro e divertente».

 

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Riusciva a controllarsi?

«Non sempre, qualche volta era fantastico, ma altre volte io gli facevo l’occhietto e lui capiva che doveva abbassare i toni almeno un po’... ma restavano comunque le tracce dei sorrisi sulle facce di tutti anche quando dovevamo girare una scena seria».

 

Nel film ci sono momenti molto commoventi ed altri veramente appassionati. Cosa c’è di suo in queste scene?

«Moltissimo. Voleva imparare, non sapeva molto dei drammi, sapeva tutto della comicità. Ma fu un piacere vedere come lo interpretava, e tutto quello che dovevo chiedere era di essere divertente o meno divertente».

 

Qual era il suo genio?

«Impossibile dirlo. Aveva una mente che si muoveva alla velocità della luce, i suoi pensieri erano come fuochi artificiali, aveva un’idea che portava a un'altra idea e poi ad un’altra idea ancora. Così alcune delle cose più divertenti che gli ho visto fare erano improvvisate per due o tre persone in posti assolutamente imprevedibili».

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Ha sempre apertamente parlato dei suoi problemi con l’alcol, la droga e la depressione. Erano problemi evidenti anche quando lavoravate insieme?

«No, era all’inizio di una nuova relazione sentimentale e sembrava sempre molto felice. Io l’ho incontrato spesso nel corso degli anni e non c’era mai traccia di difficoltà. Era sempre sorridente, divertente, ma come possiamo vedere oggi, sapeva nascondere bene i suoi drammi».

 

Cosa ha perso il mondo?

«E’ molto raro trovare una persona che sappia davvero farti ridere. Noi dimentichiamo troppo spesso quanto ridere sia importante per farci attraversare la vita. Credo che il mondo abbia perso un talento comico di straordinaria profondità».

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