gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

il gender club di roma 23

Foto di Luca Donnini tratte dal libro "No camera allowed. Il Gender Club a Roma"

 

DAGOREPORT

Un giorno di 25 anni fa i “notturbini” romani fecero il loro ingresso in un nuovo locale chiamato Gender, e con stupore scoprirono di essere perfetti l’uno per l’altro.

 

Quando, l’anno dopo, gli stessi ideatori del Gender aprirono i battenti del Degrado, l'effetto ''sessualità-libera'' fu devastante: andavano a farsi fottere tutti i muri divisori tra i vari comportamenti sessuali e il settarismo del sollazzo cosiddetto trasgressivo, sia etero che gay-lesbo-trans-vattelapesca. Il titolo di quelle serate poteva essere una semplice domanda: chi è normale?

 

il gender club di roma 32

E fu come se a Roma, ogni venerdì e sabato, scoppiasse il Carnevale di Rio in modalità Sodoma e Gomorra: pubblico in delirio, cazzi in erezione, mani in fibrillazione, tette e chiappe all’aria.

 

Per 9 anni fu “carne allegra” per tutti perché Gender e Degrado capovolgevano e irridevano la "checcosità" delle discogay inzeppate di stilisti che squittivano al femminile e di attori e personaggini televisivi che facevano le “pazze” di notte.

 

il gender club di roma 30

La Culonia Babilonia del Gender-Degrado sarebbe piaciuta molto a Manuel Puig, il grande romanziere argentino autore de “Il bacio della donna ragno”, che sulla questione gender non aveva dubbi: "L'omosessualità non esiste. E' una proiezione della mente reazionaria". 

 

il gender club di roma 25

Così il benemerito sito Gay.it recensì all’epoca il duplex Gender-Degrado: “Non si tratta di serate semplicemente per pubblico misto, come quelle storiche dell’Alibi o del Muccassassina: in questi locali il ballare è veramente l’ultima finalità.

 

Al Gender lo spazio raccolto ma ben sfruttato ha creato da subito l’atmosfera “giusta”: si possono incontrare i ragazzotti di periferia, l’uomo transgender che va con le donne ma che sotto i pantaloni indossa raffinata lingerie, la coppia che cerca lo scambio, il gay che fa da condimento.

il gender club di roma 41

 

Alla fine, qualsiasi sia il motivo per qui si è venuti, ci si trova in mezzo ad una combinazione sessuale che vede scomparire confini e definizioni: etero che lo fanno tra di loro, gay con trans e tutta una serie di possibilità praticamente infinite. Viste da fuori, anche comiche”

 

Ecco perché, 25 anni dopo, il fenomeno Degrado si merita davvero una Dago-intervista a colui che oggi si fa chiamare “OMOFORM”, artefice di uno “SBORRIFICIO” notturno che non ha avuto più eguali. Anzi, più gli anni Duemila vanno avanti, e più sembra di rinculare nel Medioevo. 

il gender club di roma 34

Cominciano dall’inizio…

Il Gender era un locale molto piccolo locato in un quartiere perbene come San Giovanni, con il condominio sopra. C’era un signore che usciva in mutandoni e serrava la porta con le catene. A quel punto intervenivano i vigili del fuoco e vedevi scene di travestiti che scavalcavano il cancello per paura che arrivasse la polizia, perché magari erano impiegati del ministero…

 

Correva l’anno 1999 quando aprì i battenti il Degrado.

il gender club di roma 6

Era in Via Ignazio Danti, a Roma, sulla Casilina, vicino al Pigneto. Ed è subito nato come club ‘’culo’’, non come club ‘’cool’’. Sia chiaro: il Degrado era un bordello. Ed è stato osteggiato in tutto i modi.

 

Come ti è spuntata l’idea di un ‘’locale-culo’’ e non ‘’cool’’?

Tutto è nato contro l’’’omo-formismo’’, cioè conformismo gay e conformismo eterosessuale. Volevamo creare un posto dove ognuno facesse il cazzo che gli pareva. E infatti il motto era “se vieni, vieni...". E non esisteva nessunissima selezione alla porta. All'epoca anche le discoteche, anche quelle un po’ gay friendly, dovevi presentarti in un certo modo o non ti avrebbero fatto entrare.

il gender club di roma 42

 

Quest ammucchiatona ha comportato anche dei disagi, perché mettevi insieme un pubblico non omogeneo. Il coatto accanto all'avvocato frocio dentro, il pariolino sopra la trans in libera uscita, l’etero fluido vicino all’utero flessibile. Ognuno veniva e si faceva i cazzi suoi, e quelli degli altri. In tutta Europa, e penso anche in tutto il mondo, serate di questo tipo erano relegate a una serata all'interno di contenitori.

il gender club di roma 43

 

Alla porta c'era il buttafuori?

Non c'era il “door selector” per una nostra scelta. Volevamo mischiare le categorie sociali di Roma. Lì sono diventati amici avvocati e meccanici, cioè gente che non si sarebbe mai incontrata. Quando si paga 10 euro per entrare, c’è di tutto.

 

Chi lo frequentava?

matteo Garrone e pina bausch al gender club di roma

Era aperto solo il fine settimana, venerdì e sabato, è già bastava a creare casino. Era una cosa assurda. Venivano da tutta Italia. Matteo Garrone e Mario Martone ci sono venuti, però poi non so che cosa facessero. Mario Martone era talmente entusiasta che ci ha girato la prima scena del film “L'odore del sangue” con Michele Placido. Lina Sastri veniva calzando un paio di pantofole, insieme a Roberto Lucifero e si divertivano da matti.

 

Scortata da Garrone, una notte è apparsa Pina Bausch che stava facendo lo spettacolo “Palermo Palermo” al Teatro Argentina e voleva vedere la vera Capitale. A un certo punto accendiamo le luci e una travestita urla: “Aoh! spegnete le luci!”, e io dico: “Ma che sei matto, c'è Pina Bausch...”. E lei: “Ma io stavo a fa’ un bocchino…nun me ne frega ‘n cazzo de sta' Pina!”.

 

Io spiegai alla Bausch cosa fosse il concetto di transgender, e lei era molto, molto interessata, addirittura nel programma del Teatro Argentina c'è un'intera pagina dedicata a questa visita.

il gender club di roma 1

 

Politici?

Gente che è diventata ministro? Si.

 

Nomi?

Eh no, dai. Ci venivano. I nomi se li dici i rischi pure tu rischi, perché era un locale privato.

 

Le orge?

Era una cosa frequente. Poi non c'erano i cellulari, per cui la gente entrava e stava ore e ore. Mo’ se entrano non si godono manco la serata… Le app sul telefono hanno distrutto la vita romana.

gender club di roma 2

 

Aveva un decoro totalmente dark?

Underground, c’erano dei bidoni del petrolio per sedersi, tutto scomodo. Oppure potevi trovare una “chaise longue” ottocentesca, tutta lercia. Era un vero degrado...

 

C’erano, ben affollate, le dark-room…

C’era una parte buia ma la gente si spogliava tranquillamente in mezzo a tutti, si faceva sesso senza remore. Anche quelli che venivano da Londra, da New York dicevano: “Ah, ma non abbiamo mai visto un posto del genere”. Al Muccassassina non si faceva sesso perché era un locale pubblico, o come lo chiamo io un ‘’locale pudico’’. Perché in Italia non si può aprire, come in Spagna e in Francia, un club di sessualità libera.

il gender club di roma 2

 

C’era la tessera?

Era affiliato all’Arcigay, la tessera costava altri 10 euro ma valeva un anno, che io però contestavo perché noi non eravamo un locale gay, ma non c'era via di mezzo. Io ho anche provato con l'Avvocatura dello Stato a oppormi.

 

Rispetto ai locali scambisti era un’altra storia?

gender club di roma 1

Era alla luce del sole, i locali scambisti mettevano sui giornali dei numeri di telefono dove dovevi chiamare, ti facevano una selezione tremenda, non ti dicevano l'indirizzo. Il Degrado è stato il primo locale in cui c'era l'indirizzo. Anche quella è stata una rivoluzione. Al Degrado per entrare si pagava 10 €, è stato il discount della sessualità, era il Todis del cazzo.

 

E’ stato subito un successo?

gender club di roma 3

Sempre, tant'è che a un certo “Er Pecora” (Teodoro Buontempo, missino) organizzò addirittura una fiaccolata contro il Degrado. Come una processione per il Santuario del Divino Amore. E ci provarono in tutti i modi di farci chiudere. Fecero tre buchi enormi nelle pareti e nessuno dei vicini se ne accorse. Rubarono tutto quello che c'era dentro per ben tre volte.

 

Era locato dentro un palazzo?

Era un ex officina. 300 mq. Vicino c'era una villa che un immobiliarista, sfruttando il Degrado la prese a quattro soldi. Quando finì di ristrutturarla iniziarono i problemi perché la voleva rivendere al doppio, ma non voleva che ci fosse il Degrado. Lui aveva un parente-geometra al Comune e a quel punto il club fu chiuso. Era il 2007.

 

il gender club di roma 3

 

Se un poliziotto entrava e vedeva un pompino?

il gender club di roma 12

Beh, le forze dell'ordine erano i maggiori frequentatori del Degrado. Erano soci e si divertivano... E quando ci fu il processo, una delle ragioni che abbiamo opposto è che era frequentato da quasi il 50% da poliziotti. Erano tutti conniventi con noi?

 

GENDER CLUB DI ROMA

Che tipo di musica veniva proposta?

La musica era un totale casino. Andavamo dai Deep Purple a Raffaella Carrà, senza senso. Le canzoni venivano interrotte a metà e partiva un'altra cosa. Tutto quello che faceva parte di quel locale doveva scardinare i generi. La gente amava quel posto perché era una gabbia di matti. E soprattutto si sentivano libere.

 

La storia che più ti ha sconvolto?

Ogni tanto capitava che, per gelosia degli uomini, litigavano le trans brasiliane con le trans colombiane. A quel punto ridiventavano maschi e, per virilità, si levavano parrucca e tacchi a spillo. Sulla pista andava in scena una specie di sfida tra lottatori di sumo. Infine  facevano pace.

il gender club di roma 48

 

 

 

 

E poi c’era lo spettacolo della donna che si sparava le candele nel culo…

Quella era Gloria, un’artista che amava fare cose con la cera. L’abbiamo salvata dalla strada: era una prostituta.

 

il gender club di roma 46

Come era l’impatto dei “normali” che di notte venivano a ficcare naso e cazzo al Degrado?

Erano persone che scoprivano le tante sfaccettature del piacere. Venivano con pregiudizio, poi scoprivano che anche loro, all'interno di loro stessi, avevano identità diverse.

 

Sono venute persone che sono entrate da uomini etero e sono diventate donne con i genitali femminili e hanno continuato ad andare con le donne. Per i fluidi di adesso è facile, vai su Youtube, vedi altri fluidi del mondo e ti fai un'idea. 25 anni fa non c’era niente. La parola “transgender” era osteggiata dalle organizzazioni ufficiali gay. C'era un mondo omo-ortodosso. La fluidità è nata dopo, almeno 7/8 anni dopo il Degrado.

il gender club di roma 17

 

Quale fu la miccia?

A quel furbone di Bertinotti arrivò all'orecchio ‘sta cosa dei transgender. Questa è la rivoluzione:delle classi sessuali:  perché le classi sessuali sono anche classi economiche. Quindi se il transgenderismo andava al di là dei generi, era marxismo. Bertinotti lo intuisce e nel 2006 candida con successo Vladimir Luxuria in Parlamento.

 

il gender club di roma 28

Solo che Vladimir, a quel punto inizia a dire che transgender è sinonimo di transessuale. In una famosa intervista, una delle prime a Bruno Vespa, lei dice: “Non vogliamo essere chiamate transessuali perché c'è la parola sessuale”. Ma non è così, perché transgender significa oltre i generi. Il transgenderismo spera che un giorno non ci sia neanche sul documento la scritta maschio o femmina, perché è ininfluente.

 

il gender club di roma 29

Nel 2007 un blitz di 40 carabinieri sigillò le porte del Degrado. Gli uomini dell’Arma inclusero nel fascicolo foto scattate allo schermo del televisore del locale che trasmetteva un film hard e dichiararono che tra le mura del Degrado c’erano due camerini in cui si faceva sesso e che dentro il locale si incontravano trans vestite con i soli slip. L’accusa, considerate queste come prove, era di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, ma le accuse sono state smentite da tutti i testimoni ascoltati in questi anni.

il gender club di roma 14

La cosa più infame di cui mi potevano accusare era sfruttamento della prostituzione: Ma poi: sfruttamento per cosa? Non che nel club non si facesse del sesso, ma di sicuro non a pagamento e senza lo sfruttamento di alcuno. C'era una schiera di persone avvelenate di cazzo che facevano tutto gratis…

 

gender club di roma 4

Fu istituito un processo senza che ci fosse il nome della persona sfruttata (come se si facesse un processo per omicidio, ma non si sa chi è il morto). Quando il giudice chiese ai due carabinieri che avevano condotto le indagini se ci fosse prostituzione, la risposta fu: “No, però era un degrado”.

 

Allora il giudice chiese: “Ma che intende per degrado?. “C'erano i preservativi per terra…”, e la giudice replicò: “Questo non è l'Ufficio di Igiene del Comune di Roma, è un tribunale. Attenzione, la vostra testimonianza può condannare queste persone a 12 anni di reclusione”.

il gender club di roma 39

 

Arrivò una nuova PM che cambiò completamente l'assunto del processo. Prima c’era chi sosteneva che un locale frequentato da transessuali non potesse non essere un locale di prostituzione.

 

Le testimoni transessuali rispondendo al giudice, affermavano tranquillamente che al Degrado si divertivano anche con i pischelli mentre quando si prostituivano erano obbligate a fare sesso con tutti, vecchi e brutti. Il processo, vinto con assoluzione piena, fu solo una farsa per chiudere il locale.

 

no camera allowed di luca donnini - il gender club di roma

Oggi che c’è a Roma?

Non c’è un cazzo. I gay sono diventati conformisti e hanno iniziato a drogarsi…

 

il gender club di roma 13

 

il gender club di roma 11il gender club di roma 7il gender club di roma 27gender queeril gender club di roma 22il gender club di roma 21il gender club di roma 35il gender club di roma 24il gender club di roma 18il gender club di roma 40il gender club di roma 33il gender club di roma 4

 

Ultimi Dagoreport

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT – FERMI TUTTI! DOMANI FABIO RAMPELLI, IL FONDATORE DELLA COMUNITÀ DEI GABBIANI DI COLLE OPPIO, LA BETLEMME DI FRATELLI D'ITALIA, PARLERÀ A FENIX AL LAGHETTO DELL'EUR DAVANTI AI GIOVANI FRATELLINI – IL TITOLO DEL DIBATTITO SARÀ “È RABBIA È AMORE”, CHE FU IL PRIMO MANIFESTO CON CUI SI PRESENTÒ ALLE COMUNALI DEL 1993 – FIBRILLAZIONE GENERALE: UNA PAROLA D'ORDINE QUASI, ANZI UN RICHIAMO ANCENSTRALE ALLA BATTAGLIA. SI CANDIDERÀ COME SINDACO DI ROMA? O MEGLIO, LO CANDIDERANNO LE SORELLE MELONI CHE CON LUI SONO CRESCIUTE?

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...