gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

il gender club di roma 23

Foto di Luca Donnini tratte dal libro "No camera allowed. Il Gender Club a Roma"

 

DAGOREPORT

Un giorno di 25 anni fa i “notturbini” romani fecero il loro ingresso in un nuovo locale chiamato Gender, e con stupore scoprirono di essere perfetti l’uno per l’altro.

 

Quando, l’anno dopo, gli stessi ideatori del Gender aprirono i battenti del Degrado, l'effetto ''sessualità-libera'' fu devastante: andavano a farsi fottere tutti i muri divisori tra i vari comportamenti sessuali e il settarismo del sollazzo cosiddetto trasgressivo, sia etero che gay-lesbo-trans-vattelapesca. Il titolo di quelle serate poteva essere una semplice domanda: chi è normale?

 

il gender club di roma 32

E fu come se a Roma, ogni venerdì e sabato, scoppiasse il Carnevale di Rio in modalità Sodoma e Gomorra: pubblico in delirio, cazzi in erezione, mani in fibrillazione, tette e chiappe all’aria.

 

Per 9 anni fu “carne allegra” per tutti perché Gender e Degrado capovolgevano e irridevano la "checcosità" delle discogay inzeppate di stilisti che squittivano al femminile e di attori e personaggini televisivi che facevano le “pazze” di notte.

 

il gender club di roma 30

La Culonia Babilonia del Gender-Degrado sarebbe piaciuta molto a Manuel Puig, il grande romanziere argentino autore de “Il bacio della donna ragno”, che sulla questione gender non aveva dubbi: "L'omosessualità non esiste. E' una proiezione della mente reazionaria". 

 

il gender club di roma 25

Così il benemerito sito Gay.it recensì all’epoca il duplex Gender-Degrado: “Non si tratta di serate semplicemente per pubblico misto, come quelle storiche dell’Alibi o del Muccassassina: in questi locali il ballare è veramente l’ultima finalità.

 

Al Gender lo spazio raccolto ma ben sfruttato ha creato da subito l’atmosfera “giusta”: si possono incontrare i ragazzotti di periferia, l’uomo transgender che va con le donne ma che sotto i pantaloni indossa raffinata lingerie, la coppia che cerca lo scambio, il gay che fa da condimento.

il gender club di roma 41

 

Alla fine, qualsiasi sia il motivo per qui si è venuti, ci si trova in mezzo ad una combinazione sessuale che vede scomparire confini e definizioni: etero che lo fanno tra di loro, gay con trans e tutta una serie di possibilità praticamente infinite. Viste da fuori, anche comiche”

 

Ecco perché, 25 anni dopo, il fenomeno Degrado si merita davvero una Dago-intervista a colui che oggi si fa chiamare “OMOFORM”, artefice di uno “SBORRIFICIO” notturno che non ha avuto più eguali. Anzi, più gli anni Duemila vanno avanti, e più sembra di rinculare nel Medioevo. 

il gender club di roma 34

Cominciano dall’inizio…

Il Gender era un locale molto piccolo locato in un quartiere perbene come San Giovanni, con il condominio sopra. C’era un signore che usciva in mutandoni e serrava la porta con le catene. A quel punto intervenivano i vigili del fuoco e vedevi scene di travestiti che scavalcavano il cancello per paura che arrivasse la polizia, perché magari erano impiegati del ministero…

 

Correva l’anno 1999 quando aprì i battenti il Degrado.

il gender club di roma 6

Era in Via Ignazio Danti, a Roma, sulla Casilina, vicino al Pigneto. Ed è subito nato come club ‘’culo’’, non come club ‘’cool’’. Sia chiaro: il Degrado era un bordello. Ed è stato osteggiato in tutto i modi.

 

Come ti è spuntata l’idea di un ‘’locale-culo’’ e non ‘’cool’’?

Tutto è nato contro l’’’omo-formismo’’, cioè conformismo gay e conformismo eterosessuale. Volevamo creare un posto dove ognuno facesse il cazzo che gli pareva. E infatti il motto era “se vieni, vieni...". E non esisteva nessunissima selezione alla porta. All'epoca anche le discoteche, anche quelle un po’ gay friendly, dovevi presentarti in un certo modo o non ti avrebbero fatto entrare.

il gender club di roma 42

 

Quest ammucchiatona ha comportato anche dei disagi, perché mettevi insieme un pubblico non omogeneo. Il coatto accanto all'avvocato frocio dentro, il pariolino sopra la trans in libera uscita, l’etero fluido vicino all’utero flessibile. Ognuno veniva e si faceva i cazzi suoi, e quelli degli altri. In tutta Europa, e penso anche in tutto il mondo, serate di questo tipo erano relegate a una serata all'interno di contenitori.

il gender club di roma 43

 

Alla porta c'era il buttafuori?

Non c'era il “door selector” per una nostra scelta. Volevamo mischiare le categorie sociali di Roma. Lì sono diventati amici avvocati e meccanici, cioè gente che non si sarebbe mai incontrata. Quando si paga 10 euro per entrare, c’è di tutto.

 

Chi lo frequentava?

matteo Garrone e pina bausch al gender club di roma

Era aperto solo il fine settimana, venerdì e sabato, è già bastava a creare casino. Era una cosa assurda. Venivano da tutta Italia. Matteo Garrone e Mario Martone ci sono venuti, però poi non so che cosa facessero. Mario Martone era talmente entusiasta che ci ha girato la prima scena del film “L'odore del sangue” con Michele Placido. Lina Sastri veniva calzando un paio di pantofole, insieme a Roberto Lucifero e si divertivano da matti.

 

Scortata da Garrone, una notte è apparsa Pina Bausch che stava facendo lo spettacolo “Palermo Palermo” al Teatro Argentina e voleva vedere la vera Capitale. A un certo punto accendiamo le luci e una travestita urla: “Aoh! spegnete le luci!”, e io dico: “Ma che sei matto, c'è Pina Bausch...”. E lei: “Ma io stavo a fa’ un bocchino…nun me ne frega ‘n cazzo de sta' Pina!”.

 

Io spiegai alla Bausch cosa fosse il concetto di transgender, e lei era molto, molto interessata, addirittura nel programma del Teatro Argentina c'è un'intera pagina dedicata a questa visita.

il gender club di roma 1

 

Politici?

Gente che è diventata ministro? Si.

 

Nomi?

Eh no, dai. Ci venivano. I nomi se li dici i rischi pure tu rischi, perché era un locale privato.

 

Le orge?

Era una cosa frequente. Poi non c'erano i cellulari, per cui la gente entrava e stava ore e ore. Mo’ se entrano non si godono manco la serata… Le app sul telefono hanno distrutto la vita romana.

gender club di roma 2

 

Aveva un decoro totalmente dark?

Underground, c’erano dei bidoni del petrolio per sedersi, tutto scomodo. Oppure potevi trovare una “chaise longue” ottocentesca, tutta lercia. Era un vero degrado...

 

C’erano, ben affollate, le dark-room…

C’era una parte buia ma la gente si spogliava tranquillamente in mezzo a tutti, si faceva sesso senza remore. Anche quelli che venivano da Londra, da New York dicevano: “Ah, ma non abbiamo mai visto un posto del genere”. Al Muccassassina non si faceva sesso perché era un locale pubblico, o come lo chiamo io un ‘’locale pudico’’. Perché in Italia non si può aprire, come in Spagna e in Francia, un club di sessualità libera.

il gender club di roma 2

 

C’era la tessera?

Era affiliato all’Arcigay, la tessera costava altri 10 euro ma valeva un anno, che io però contestavo perché noi non eravamo un locale gay, ma non c'era via di mezzo. Io ho anche provato con l'Avvocatura dello Stato a oppormi.

 

Rispetto ai locali scambisti era un’altra storia?

gender club di roma 1

Era alla luce del sole, i locali scambisti mettevano sui giornali dei numeri di telefono dove dovevi chiamare, ti facevano una selezione tremenda, non ti dicevano l'indirizzo. Il Degrado è stato il primo locale in cui c'era l'indirizzo. Anche quella è stata una rivoluzione. Al Degrado per entrare si pagava 10 €, è stato il discount della sessualità, era il Todis del cazzo.

 

E’ stato subito un successo?

gender club di roma 3

Sempre, tant'è che a un certo “Er Pecora” (Teodoro Buontempo, missino) organizzò addirittura una fiaccolata contro il Degrado. Come una processione per il Santuario del Divino Amore. E ci provarono in tutti i modi di farci chiudere. Fecero tre buchi enormi nelle pareti e nessuno dei vicini se ne accorse. Rubarono tutto quello che c'era dentro per ben tre volte.

 

Era locato dentro un palazzo?

Era un ex officina. 300 mq. Vicino c'era una villa che un immobiliarista, sfruttando il Degrado la prese a quattro soldi. Quando finì di ristrutturarla iniziarono i problemi perché la voleva rivendere al doppio, ma non voleva che ci fosse il Degrado. Lui aveva un parente-geometra al Comune e a quel punto il club fu chiuso. Era il 2007.

 

il gender club di roma 3

 

Se un poliziotto entrava e vedeva un pompino?

il gender club di roma 12

Beh, le forze dell'ordine erano i maggiori frequentatori del Degrado. Erano soci e si divertivano... E quando ci fu il processo, una delle ragioni che abbiamo opposto è che era frequentato da quasi il 50% da poliziotti. Erano tutti conniventi con noi?

 

GENDER CLUB DI ROMA

Che tipo di musica veniva proposta?

La musica era un totale casino. Andavamo dai Deep Purple a Raffaella Carrà, senza senso. Le canzoni venivano interrotte a metà e partiva un'altra cosa. Tutto quello che faceva parte di quel locale doveva scardinare i generi. La gente amava quel posto perché era una gabbia di matti. E soprattutto si sentivano libere.

 

La storia che più ti ha sconvolto?

Ogni tanto capitava che, per gelosia degli uomini, litigavano le trans brasiliane con le trans colombiane. A quel punto ridiventavano maschi e, per virilità, si levavano parrucca e tacchi a spillo. Sulla pista andava in scena una specie di sfida tra lottatori di sumo. Infine  facevano pace.

il gender club di roma 48

 

 

 

 

E poi c’era lo spettacolo della donna che si sparava le candele nel culo…

Quella era Gloria, un’artista che amava fare cose con la cera. L’abbiamo salvata dalla strada: era una prostituta.

 

il gender club di roma 46

Come era l’impatto dei “normali” che di notte venivano a ficcare naso e cazzo al Degrado?

Erano persone che scoprivano le tante sfaccettature del piacere. Venivano con pregiudizio, poi scoprivano che anche loro, all'interno di loro stessi, avevano identità diverse.

 

Sono venute persone che sono entrate da uomini etero e sono diventate donne con i genitali femminili e hanno continuato ad andare con le donne. Per i fluidi di adesso è facile, vai su Youtube, vedi altri fluidi del mondo e ti fai un'idea. 25 anni fa non c’era niente. La parola “transgender” era osteggiata dalle organizzazioni ufficiali gay. C'era un mondo omo-ortodosso. La fluidità è nata dopo, almeno 7/8 anni dopo il Degrado.

il gender club di roma 17

 

Quale fu la miccia?

A quel furbone di Bertinotti arrivò all'orecchio ‘sta cosa dei transgender. Questa è la rivoluzione:delle classi sessuali:  perché le classi sessuali sono anche classi economiche. Quindi se il transgenderismo andava al di là dei generi, era marxismo. Bertinotti lo intuisce e nel 2006 candida con successo Vladimir Luxuria in Parlamento.

 

il gender club di roma 28

Solo che Vladimir, a quel punto inizia a dire che transgender è sinonimo di transessuale. In una famosa intervista, una delle prime a Bruno Vespa, lei dice: “Non vogliamo essere chiamate transessuali perché c'è la parola sessuale”. Ma non è così, perché transgender significa oltre i generi. Il transgenderismo spera che un giorno non ci sia neanche sul documento la scritta maschio o femmina, perché è ininfluente.

 

il gender club di roma 29

Nel 2007 un blitz di 40 carabinieri sigillò le porte del Degrado. Gli uomini dell’Arma inclusero nel fascicolo foto scattate allo schermo del televisore del locale che trasmetteva un film hard e dichiararono che tra le mura del Degrado c’erano due camerini in cui si faceva sesso e che dentro il locale si incontravano trans vestite con i soli slip. L’accusa, considerate queste come prove, era di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, ma le accuse sono state smentite da tutti i testimoni ascoltati in questi anni.

il gender club di roma 14

La cosa più infame di cui mi potevano accusare era sfruttamento della prostituzione: Ma poi: sfruttamento per cosa? Non che nel club non si facesse del sesso, ma di sicuro non a pagamento e senza lo sfruttamento di alcuno. C'era una schiera di persone avvelenate di cazzo che facevano tutto gratis…

 

gender club di roma 4

Fu istituito un processo senza che ci fosse il nome della persona sfruttata (come se si facesse un processo per omicidio, ma non si sa chi è il morto). Quando il giudice chiese ai due carabinieri che avevano condotto le indagini se ci fosse prostituzione, la risposta fu: “No, però era un degrado”.

 

Allora il giudice chiese: “Ma che intende per degrado?. “C'erano i preservativi per terra…”, e la giudice replicò: “Questo non è l'Ufficio di Igiene del Comune di Roma, è un tribunale. Attenzione, la vostra testimonianza può condannare queste persone a 12 anni di reclusione”.

il gender club di roma 39

 

Arrivò una nuova PM che cambiò completamente l'assunto del processo. Prima c’era chi sosteneva che un locale frequentato da transessuali non potesse non essere un locale di prostituzione.

 

Le testimoni transessuali rispondendo al giudice, affermavano tranquillamente che al Degrado si divertivano anche con i pischelli mentre quando si prostituivano erano obbligate a fare sesso con tutti, vecchi e brutti. Il processo, vinto con assoluzione piena, fu solo una farsa per chiudere il locale.

 

no camera allowed di luca donnini - il gender club di roma

Oggi che c’è a Roma?

Non c’è un cazzo. I gay sono diventati conformisti e hanno iniziato a drogarsi…

 

il gender club di roma 13

 

il gender club di roma 11il gender club di roma 7il gender club di roma 27gender queeril gender club di roma 22il gender club di roma 21il gender club di roma 35il gender club di roma 24il gender club di roma 18il gender club di roma 40il gender club di roma 33il gender club di roma 4

 

Ultimi Dagoreport

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…

giorgia meloni donald trump

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A "GIGIORGIA"? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 - NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO - AL DI LA' DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 - E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL'UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… - VIDEO

giorgia meloni trump cairo

FLASH! - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA "L'ARIA CHE TIRA"  DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…