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C'È DEL MARCIO IN DANIMARCA – IL SINDACO DI COPENAGHEN, FRANK JENSEN, SI È DIMESSO DOPO ESSERE STATO ACCUSATO DI MOLESTIE SESSUALE E PALPEGGIAMENTI AI DANNI DI ALMENO NOVE SUE COLLABORATRICI – “HO DECISO DI GETTARE LA SPUGNA. IGNORARE LE ACCUSE AVREBBE INFICIATO IL MIO LAVORO. MI DIMETTO, E CHIEDO SCUSA ALLE DONNE CHE HO OFFESO…”

Andrea Tarquini per "www.repubblica.it"

 

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Uno scandalo di ripetute molestie sessuali fa tremare l'establishment politico danese, causa un terremoto nella socialdemocrazia - il partito di governo della giovane premier Mette Frederiksen - e riaccende il movimento #metoo con tutta la sua energia. Uno degli esponenti politici più influenti e popolari del Paese, il 59enne sindaco di Copenaghen Frank Jensen, si è dimesso oggi perché accusato di molestie sessuali e palpeggiamenti impropri ai danni di almeno nove sue giovani collaboratrici.

 

Le accuse e le denunce contro Jensen, finora popolarissimo perché ha guidato i grandi passi avanti di Copenaghen come capitale e metropoli più verde e sostenibile d'Europa, sono state rilanciate dal quotidiano Jyllands-Posten, segnando la fine della carriera di Jensen.

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"Mi hanno chiesto di restare, ma ci ho dormito sopra e alla fine a mente fredda ho deciso di gettare la spugna", ha detto Jensen. "Una scelta di ignorare le accuse e restare in carica avrebbe inficiato il mio lavoro e sarebbe pesata come un'ombra su tutti i grandi progetti di cui la nostra capitale ha bisogno e continua a realizzare. Mi dimetto, e chiedo scusa alle donne che ho offeso". Ha così lasciato dopo 11 anni di successi e buon governo l'incarico di primo cittadino, e anche quello di numero due del partito socialdemocratico, che ricopriva dal 2015.

 

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La giovane prima ministra socialdemocratica Mette Frederiksen ha reagito prontamente su Twitter, dichiarando che "ogni episodio del genere è intollerabile e tutti noi della classe politica dobbiamo fare di tutto per la chiarezza, il rispetto delle donne, la verità. Dobbiamo rimettere in ordine la situazione e creare una nuova cultura nelle parole e nei fatti. E' ovvio che ci sia qualcosa che non va sul tema nel mio partito, e ciò è inaccettabile, tra noi socialdemocratici come ovunque". 

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Desta sorpresa che la battaglia di #metoo si riaccenda proprio in Danimarca, uno dei Paesi più avanzati al mondo anche in tema di gender equality. Mette Frederiksen ha subito messo le mani avanti, secondo i media piú critici, anche perché è incalzata sul tema da una crescente mobilitazione dei movimenti femminili, e affronta scandali su ogni fronte.

 

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La prima scintilla era venuta quando Sofie Linde, una delle principali e più amata conduttrici televisive danesi, aveva rivelato in diretta che, dodici anni prima, da debuttante, aveva ricevuto promesse di veloce carriera in cambio di prestazioni sessuali da un alto dirigente della radiotelevisione pubblica, di cui non ha voluto fare il nome.

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Poi si è venuto a sapere che nel mondo dei media oltre il 20 per cento delle donne sono vittime di avances, promesse in cambio di piacere, palpeggiamenti. Il leader del partito social-liberale Morten Ostergaard, da anni paladino dei diritti, si è dovuto dimettere quando si è scoperto che dieci anni fa aveva palpeggiato le cosce di una collega. 

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