BISAGNO DI LACRIME - IL TORRENTE DI GENOVA E’ SEMPRE STATO PERICOLOSO: È ESONDATO NEL 1948, 1954, 1970, 1992, 2011, 2014 - E IL COMUNE NON HA UN SERIO PIANO IDROGEOLOGICO - LE MILLE CARTE BOLLATE CHE HANNO BLOCCATO I LAVORI

Giuseppe Salvaggiulo per “la Stampa”

 

GENOVA - BISAGNO 3GENOVA - BISAGNO 3

«Bisagno è per me storia, gioia, dolore, resistenza», scriveva don Andrea Gallo in una email a Renzo Rosso, docente del Politecnico di Milano che gli chiedeva la prefazione al nuovo libro. Don Gallo è morto pochi mesi dopo, il 22 maggio 2013. Non ce l’ha fatta a scrivere la prefazione né a leggere «Bisagno. Il fiume nascosto» edito da Marsilio. E non ha visto l’ennesima alluvione. Oggi sarebbe in strada come tre anni fa, quando coi piedi nel fango disse: «Ora si deve spalare, dopo bisognerà riflettere. Nessuno può dire di avere la coscienza a posto».

 

TUTTI INCOLPEVOLI

GENOVA - BISAGNO GENOVA - BISAGNO

Anche oggi sembrano tutti immacolati. Il sindaco dà la colpa alla Protezione civile per la mancata allerta, dimenticando che il suo Comune non ha un serio piano idrogeologico. Il governatore Burlando al «modello previsionale che non ha funzionato», dimenticando che la Regione ha dato un semplice avviso sul maltempo (non l’allerta) alle 10 di giovedì, rimandando a un aggiornamento delle 11 pubblicato con quattordici ore di ritardo, quando Antonio Campanella era già morto. Ed entrambi, con il premier Renzi e il ministro dell’Ambiente Galletti, a burocrazia e giudici che hanno impedito i salvifici lavori sul Bisagno, dimenticando che è anche loro la responsabilità del blocco dei lavori e che in ogni caso le opere di cui parlano non saranno risolutive.

GENOVA - BISAGNO  2GENOVA - BISAGNO 2

 

I PRIMI PROGETTI

Il Bisagno è sempre stato pericoloso: nell’800 il ponte che congiungeva il centro storico con il Levante era definito Ponte Rotto e un’esondazione danneggiò le merci nei magazzini del porto. C’erano meno case e molti orti lungo il fiume: le contadine che andavano a vendere al mercato di via XX Settembre, allagato giovedì, erano le «besagnine». Le chiamano ancora così, anche se gli orti sono scomparsi e i pomodori arrivano dal Marocco.

 

Nel 1906 il Comune incaricò Gaudenzio Fantoli, docente del Politecnico di Milano, di tombare il Bisagno per consentire lo sviluppo urbano a Est. Rimasto nel cassetto per mancanza di soldi, il progetto fu ripescato nel 1928: il fascismo voleva una piazza monumentale. In quattro anni l’ultimo chilometro del fiume fu coperto da piazza della Vittoria. E così oggi appare nelle mappe: una linea blu che scompare all’altezza della stazione Brignole, infilandosi in un tubo di cemento largo 60 metri e alto 4 che lo conduce in mare.

 

L’emergenza

MARCO DORIA INSIEME A DON ANDREA GALLOMARCO DORIA INSIEME A DON ANDREA GALLO

In quel punto, il Bisagno è esondato nel 1948, 1954, 1970, 1992, 2011, 2014. Il progetto di Fantoli stimava una portata massima di 500 metri cubi al secondo; oggi è quasi tre volte tanto. Quando piove molto, l’acqua che entra nel tubo è più di quella che esce: a un certo punto, inevitabilmente, un’onda di riflusso esplode e allaga la città.

Nel 1970 si contarono 44 morti, il Bisagno era una «tonnara di passanti», immagine scolpita da De Andrè nella struggente canzone «Dolcenera». Un anno dopo, un altro insigne docente di idraulica, Enrico Marchi, progettò il canale scolmatore (8 chilometri interrati, portata 1250 metri cubi al secondo), per dare sfogo al torrente. Costava 125 miliardi di lire (oggi otto volte di più).

MARCO DORIA E DON GALLO MARCO DORIA E DON GALLO

 

Non se ne fece nulla allora e non se ne fa nulla oggi, ripiegando su un’opera più economica: il rifacimento della copertura del fiume, assottigliando la soletta (calcestruzzo compresso anziché cemento armato). Secondo Franco Siccardi, allievo di Marchi e docente a Genova, «una volta completati i lavori, la portata salirebbe a 900 metri cubi e le inondazioni diventerebbero più rare. Quella del ’92 sarebbe stata evitata, quelle del 2011 e dell’altra sera no».

 

Questi sono i lavori di cui parlano Doria, Burlando, Galletti, Renzi. Sono stati divisi in tre lotti. Il progetto è del 2003. Il primo lotto viene finito nel 2009 e il secondo nel 2011, aumentando la portata a 600 metri cubi. Il terzo lotto da 35 milioni di euro viene bandito dopo l’alluvione del 2011 con procedure semplificate. Sedici imprese partecipano alla gara, cinque fanno ricorso. Appalto aggiudicato nel marzo 2012; nel febbraio 2013 il Tar Liguria giudica la gara illegittima; nel gennaio 2014 il Consiglio di Stato annulla la sentenza perché il tribunale ligure è incompetente; infine nel luglio 2014 il Tar Lazio conferma la validità dell’appalto.

ALLUVIONE genovaALLUVIONE genova

 

Tempo perso

Doria, Burlando, Galletti e Renzi imputano a questo valzer giudiziario il blocco dei lavori. Ma né Tar né Consiglio di Stato hanno mai concesso ai ricorrenti la famigerata sospensione cautelare dell’appalto, che rallenta i lavori. Dunque il blocco del cantiere è dovuto ai ricorsi giudiziari solo tra la sentenza del Tar Liguria e quella del Consiglio di Stato: 11 mesi. Ma prima e dopo, 20 mesi, si poteva lavorare. Tanto che la ditta vincitrice inviava lettere e diffide (almeno sette) a tutte le autorità, romane e genovesi, chiedendo le chiavi del cantiere. Nessuna risposta ufficiale. Anche dopo l’ultima sentenza favorevole, tre mesi fa, all’azienda è stato detto, in via informale, che era necessario attendere le motivazioni.

 

ALLUVIONE A GENOVA ALLUVIONE A GENOVA

Due settimane fa, il professor Siccardi ha partecipato a Madrid a un convegno sul rischio idrogeologico. Tema della sua relazione: il caso Bisagno. Ieri ha pubblicato sul web una lettera aperta alle autorità: «Sono indignato da questo ignobile scaricabarile». Negli ultimi concerti, De Andrè spiegava che «Dolcenera», melodia di un uomo travolto dall’amore idealizzato e dal Bisagno infuriato, celava in realtà la metafora di un potere accecato.

ALLUVIONE A GENOVA ALLUVIONE A GENOVA

 

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)