bruno lo zingaro e pisolo, fratellastri tor bella monaca

BRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI STUPEFACENTI - DAL CARCERE COORDINAVANO LO SPACCIO A TOR BELLA MONACA: INTROITI PER 300 MILA EURO AL MESE – SGOMINATA LA BANDA, 42 ARRESTI, SEQUESTRO CONTANTI, OROLOGI DI LUSSO, AUTO E MOTO PER 200MILA EURO. LA DROGA, AL CELLULARE E ANCHE DI PERSONA, VENIVA CHIAMATA CON NOMI IN CODICE: PALLETTE, MACCHINA, TELEFONO. L'ORDINANZA È PIENA DI CONVERSAZIONI CRIPTICHE…

Michela Allegri per “il Messaggero”

 

BRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACA

Fratelli criminali e soci in affari, in grado di portare avanti direttamente dal carcere un business illegale da 300mila euro al mese, e di trasformare il quartiere di Tor Bella Monaca nella Scampia romana: un supermarket della droga aperto h24. Perché Leonardo Bevilacqua, detto Bruno lo zingaro e Manolo Romano, soprannominato Pisolo, erano stati arrestati l'ultima volta nel 2016 per il sequestro lampo di due minorenni, eseguito per ricattare la madre che non era in grado di saldare un debito da 50mila euro per una partita di cocaina. Nonostante questo, anche dalla prigione continuavano a portare avanti gli affari.

 

L'organizzazione che hanno gestito per anni non si è mai fermata. Fino a ieri: i Carabinieri e la Guardia di finanza di Roma, in due operazioni congiunte, hanno arrestato 42 persone, su richiesta della Dda. Di queste, 32 sono in carcere. Per altre 10 il gip ha disposto il divieto di dimora nella Capitale. Gli indagati sono tutti quanti accusati di avere fatto parte di un'organizzazione criminale dedita al narcotraffico, radicata nella periferia sud della città.

 

BRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACA

Durante il blitz, gli inquirenti hanno trovato e sequestro contanti, orologi di lusso, auto e moto per 200mila euro. Sotto sequestro anche un immobile e macchine per altri 300mila euro. Un'operazione resa possibile da indagini certosine, con intercettazioni, pedinamenti, appostamenti e, soprattutto, dalle dichiarazioni del primo pentito nel giro dello spaccio di Tor Bella Monaca. L'attività investigativa dei carabinieri di Frascati, coordinati dalla pm Barbara Zuin, in particolare, ha permesso di ricostruire i ruoli dei vari componenti della banda.

 

I FRATELLI

I fratelli Bevilacqua e Romano - hanno cognomi diversi perché hanno in comune solo la madre - erano i capi e organizzatori dell'associazione. Bruno lo zingaro era temuto e rispettato, «delinque incessantemente dal 2003», sottolineano gli inquirenti. Nonostante fosse in carcere da tempo, per tutti la piazza continuava ad essere di sua proprietà: nel quartiere c'era «la piena consapevolezza - annota il gip - che, una volta libero, sarebbe ritornato in prima persona a gestirla».

 

BRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACA - BLITZ CARABINIERI

La sua fedina penale è macchiata da una lunga lista di precedenti e gli inquirenti descrivono la sua «indole violenta», nota a tutti quelli che lo conoscono. Ma non era l'unico temuto della famiglia: anche la moglie Alessandra Conte - pure lei arrestata - era rispettata, perché tutti sono certi che tenesse aggiornato il marito «su come procedevano le condotte dei singoli associati e gli affari illeciti», in grado di fruttare circa 10mila euro al giorno. Era lei, secondo l'accusa, ad aggiornare Bevilacqua e a consentirgli di gestire il business anche della prigione.

 

La banda era organizzata nei dettagli: ognuno aveva un compito preciso. Vedette, pusher - anche minorenni -, cassieri, fornitori, addetti alle questioni legali in caso di arresto. Il tutto «per soddisfare in qualsiasi ora del giorno e della notte, in ogni periodo dell'anno, centinaia di acquirenti, ma anche di far fronte ad imprevisti, come l'arresto di singoli spacciatori o la loro temporanea impossibilità ad osservare i turni, con la pronta sostituzione con altri soggetti», si legge nell'ordinanza.

 

I guadagni venivano divisi in modo prestabilito: ai due fratelli l'80 per cento, il 15 per cento a chi si occupava di confezionamento e rifornimento, il restante 5 per cento ai pusher. Le vedette avevano uno stipendio fisso: 100 euro al giorno. Ed erano previste anche decurtazioni in busta paga e punizioni per chi sgarrava.

 

IL CODICE

BRUNO LO ZINGARO E PISOLO, FRATELLASTRI TOR BELLA MONACA - BLITZ CARABINIERI

La droga, al cellulare e anche di persona, veniva chiamata con nomi in codice: pallette, macchina, telefono. L'ordinanza è piena di conversazioni criptiche: «Ce piamo un caffè?», «ce magnamo qualcosa?», «sali, se famo na partita a play». Per il gip non ci sono dubbi: erano tutti codici per concordare la compravendita di stupefacente. Droga che era davvero nascosta ovunque, tra via Ferruccio Mengaroni, via Scozza e via San Biagio Platani: grondaie, saracinesche, zolle di terra, auto parcheggiate, aiuole.

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