silvia barni e la piccola sharon

CABIATE PIETÀ - SILVIA BARNI, LA MAMMA DELLA BAMBINA DI 18 MESI MORTA A CABIATE, IN PROVINCIA DI COMO, HA SCRITTO UNA LETTERA RIVOLTA ALLA SUA PICCOLA SHARON: "TI FIDAVI DI GABRIEL, LUI INVECE TI HA VIOLENTATA E UCCISA. ORA NON CERCO VENDETTA MA GIUSTIZIA" - ERA LA PRIMA VOLTA CHE LA 24ENNE LI LASCIAVA DA SOLI. IL COMPAGNO DELLA DONNA, 25 ANNI, ALL’INIZIO AVEVA DETTO CHE LA FIGLIA ERA MORTA IN SEGUITO A UN INCIDENTE DOMESTICO...

Anna Campaniello per www.corriere.it

 

la piccola sharon

«Rivedo il tuo volto, accarezzo i tuoi capelli. Penso al tuo sorriso. So che anche se non ti vedo ci sei sempre. Bambina mia, Sharon. Esco dal mio silenzio solo per te». Mamma Silvia convive dall’11 gennaio scorso con l’assenza della sua bimba di 18 mesi, morta dopo quello che era stato inizialmente descritto come un incidente domestico mentre la piccola era in casa con il compagno della donna, Gabriel Robert Marincat, 25 anni, operaio di origine romena.

 

Lo stesso uomo che due settimane dopo quel drammatico pomeriggio è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Cantù, coordinati dal sostituto procuratore di Como Antonia Pavan, con l’accusa di maltrattamenti con esito mortale e di violenza sessuale. Sharon sarebbe stata picchiata ripetutamente fino alla morte e avrebbe subito anche abusi sessuali. Una realtà orribile, svelata dall’autopsia che, secondo gli esperti, non lascerebbe spazio a dubbi.

 

il 25enne Gabriel robert marincat

Silvia Barni, barista di 24 anni, affida a una lettera il suo dramma e il ricordo struggente della sua bimba. Le sue parole sono state rese note da Elisabetta Fontana e Lara Citterio, le due avvocate che assistono la donna e la sua famiglia e già annunciano che la mamma della vittima si costituirà parte civile nel processo per trovare la verità sulla morte della figlioletta. «È una persona distrutta da un dolore immenso e vuole giustizia», dicono le legali. «Non vendetta ma giustizia», come scrive la stessa Silvia.

 

«Tu sei nella luce e non mi dimentichi — dice la mamma rivolgendosi direttamente alla sua bambina —. Tu sei il mio aiuto. Non capisco come, ma tu conosci il cammino per arrivare a me. Dammi la forza di non arrendermi. Stammi accanto ora che ho perso ogni certezza». Mamma Silvia ripercorre il cammino, troppo breve, che ha percorso con la sua bambina. «Ti ho avuto che ero ancora una ragazza e hai subito illuminato la mia vita — scrive —. Ti ho custodita tra le mie braccia e cullandoti mi immaginavo un futuro dove saremmo cresciute insieme, io mamma e tu figlia».

 

tragedia a cabiate

Il pensiero torna al pomeriggio dell’11 gennaio. «Come me ti fidavi e come me sei stata tradita — continua Silvia Barni —. Non so cosa possa essere avvenuto in quelle ore in cui ero al lavoro per te e per me, per noi, per vivere dignitosamente. È stata l’unica volta che non eri con me o con mia mamma e ti ho seguita assiduamente a distanza. Telefonavo ogni ora per sapere cosa facevi e come stavi. Quel maledetto pomeriggio ho chiamato tante volte e sono stata ingannata. Mi veniva detto che stavi bene — continua —. Ma sentivo nel cuore che c’era qualcosa di sbagliato e ho insistito ancora per accertarmi delle tue condizioni. Mi è stata inviata una foto e sembravi assopita. Ho chiesto ancora spiegazioni e mi è stato detto che non era niente, che ti eri solo fatta un po’ male mentre giocavi. Mi sono allarmata ancora di più e mi è stata mandata un’altra foto dove si vedevano segni sul tuo volto. Mi sono infuriata. Mi è scoppiato il cuore. I miei dubbi e le mie paure si facevano sempre più grandi e ho chiamato mia mamma perché venisse da te, mia piccola bambina. La tua nonna ha capito subito che stavi male, ha chiamato i soccorsi. Mia bambina. Ti hanno portata via con l’elicottero e poche ore dopo non respiravi più. Il freddo e il buio sono calati dentro di me».

 

SILVIA BARNI e la piccola sharon

La giovane mamma si fidava di Marincat. «La persona con cui da pochi mesi avevo messo su famiglia e che diceva di volerti bene, continuava a ribadire che ti eri fatta male in un incidente domestico — scrive la mamma della bimba —. Nella tragedia si nascondeva invece una crudele, irrazionale, inaccettabile verità. Mia piccola Sharon eri troppo piccola per morire da vittima. È scritto che chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi del mare».

 

Silvia Barni usa parole nette, ma poi cambia di nuovo i toni e torna a parlare alla sua piccola. «Non cerco vendetta ma giustizia — conclude —. Per te, mia amata creatura. In un pomeriggio ho perso te mia adorata e ho perso la fiducia e il sentimento di chi era al mio fianco. Ho perso tutto. Mi stringo a te, piccola mia bambina. Sono tornata figlia dopo essere stata madre. Solo mio papà e mia mamma e mia sorella con il loro dolce abbraccio mi confortano e mi danno ancora una speranza. Ciao Sharon, resta con me».

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