michael schumacher

IL CALVARIO DI SCHUMI - DALLA CADUTA DEL 2013 ALLA MORTE DELL'UOMO CHE FU ACCUSATO DI AVER RUBATO LE SUE CARTELLE CLINICHE, LA TRAGICA STORIA DI QUELLO CHE E' SUCCESSO AL CAMPIONE DI FORMULA UNO - L'INCIDENTE SULLE ALPI FRANCESI NEL 2013, IL RICOVERO, I MISTERI SULLE SUE CONDIZIONI, LE INDISCREZIONI SULLE CURE CON LE STAMINALI E LE ULTIME RIVELAZIONI DEL DOCUMENTARIO NETFLIX IN CUI LA MOGLIE CORINNA...

Elisabetta Rosaspina per il Corriere della Sera

 

la vita di michael schumacher nel documentario netflix 13

Méribel-Mottaret, Alpi Francesi, domenica 29 dicembre 2013, ore 11.07. Michael Schumacher scivola piano, in compagnia del figlio quattordicenne Mick e del fidanzato della figlia, Gina Maria, lungo la pista del Faurire fino al tracciato della Chamois. Procede a «una velocità appropriata per uno sciatore esperto», calcoleranno i periti durante l’inchiesta.

 

Tranquillamente, l’uomo sette volte campione del mondo di Formula Uno sta pilotando i suoi sci verso un tratto di pista non battuta e non recintata, larga 36 metri, che separa la Chamois, una pista rossa di media difficoltà, e La Biche, una blu, più facile, dove già si è immesso il figlio.

 

Michael Schumacher sugli sci

La telecamera GoPro attaccata al suo casco è in funzione e registra i due minuti che cambieranno la sua vita e sconvolgeranno il mondo sportivo. Incide il fruscio degli sci, nuovissimi e tecnologici. Riprende qualche leggera curva, la neve apparentemente soffice e fresca davanti a lui, poi l’impatto di entrambi gli sci contro un ostacolo invisibile, una pietra nascosta dal velo bianco, a quattro metri dalla pista battuta.

 

E infine le immagini raccontano il volo in avanti, la ricaduta dieci metri più in là, il volto e la telecamera che battono contro un’altra roccia, mimetizzata sotto pochi centimetri di neve. La GoPro regge l’urto, il casco no, si spezza. Il colpo è stato violento, ma Schumacher è ancora cosciente, diranno i primi soccorritori, intervenuti in meno di dieci minuti.

 

Michael Schumacher sugli sci

Grenoble, Centro Universitario Ospedaliero, stesso giorno, ore 12.40. All’eliporto si posa l’elicottero che trasporta il campione, già privo di sensi. I medici della terapia intensiva sono stati allertati, la sala operatoria è pronta, i neurochirurghi non perdono tempo, dopo la Tac e i raggi X. Nonostante un primo comunicato pomeridiano che parlerà genericamente di «contusioni», con il passare delle ore il bollettino medico serale firmato dai professori Stéphan Chabardes e Jean-François Payen, e dal vicedirettore generale Marc Penaud, non minimizza le preoccupazioni degli specialisti: «Il trauma cranico grave con coma all’arrivo ha richiesto un immediato intervento chirurgico. Resta in una situazione critica». Il casco gli ha salvato la vita, non l’avvenire.

 

Michael Schumacher

Inizia una lunga attesa movimentata dal via vai convulso e fugace di volti noti: da Ginevra è arrivata dopo una corsa in auto la fedelissima manager e portavoce del campione tedesco, Sabine Kehm, gli occhi rossi di pianto; da Parigi, il celebre chirurgo e traumatologo francese Gérard Saillant, che lo operò nel 1999, quando Schumi si era rotto tibia e perone sul circuito di Silverstone; arriverà dalla Thailandia dopo un viaggio di 20 ore anche Jean Todt, appena riconfermato alla presidenza della Federazione internazionale automobilistica. E naturalmente il fratello di Michael, Ralf, il papà, Rolf, i figli. Passano tutti per passaggi secondari, invisibili e angosciati. Mancano poche ore al Capodanno che avrebbero dovuto festeggiare in famiglia e in compagnia di pochi amici nel loro chalet, «Les Brames».

 

Matrimonio di Michael Schumacher e Corinna

Un primo intervento di oltre tre ore per ridurre la pressione intracranica degli ematomi non dà i risultati sperati. La leggenda sportiva di Schumi sta imboccando una curva cieca: nessun luminare è in grado di dire se e quando si risveglierà, tantomeno se tornerà l’uomo di prima. Non c’è pronostico attendibile sull’esito della sfida che lo attende. Ma c’è una certezza: la moglie, Corinna Betsch, è al suo fianco e lo sarà per tutto il percorso e con tutti i mezzi a sua disposizione. In totale e irremovibile silenzio. Cui si adegueranno impeccabilmente tutti i pochi amici ammessi al capezzale.

 

Gina Schumacher

I tifosi invece cominciano ad affollare vocianti il parcheggio dell’ospedale di Grenoble, come fosse la curva di Monza, sventolando le bandiere della Ferrari sotto le finestre del reparto di terapia intensiva, al quinto piano della Divisione «Chartreuse», dove sanno ricoverato il loro recordman, nell’illusione che lui possa vederli o almeno sentirli. Tra le poche informazioni, trapela quella di una telefonata di sostegno di Angela Merkel, mentre il sito ufficiale del pilota è un cantiere: era previsto un totale rinnovamento in vista del quarantacinquesimo compleanno di Schumi pochi giorni dopo, il 3 gennaio. Ne passeranno altri sette. E accadranno molte cose, attorno a lui.

 

Il padre di Michael Schumacher

L’inchiesta giudiziaria, guidata dal procuratore di Albertville, Patrick Quincy, si apre e si chiude in un mese e mezzo con il proscioglimento dei gestori degli impianti e dei dirigenti del comprensorio: «L’incidente è avvenuto nella zona fuori pista. La segnaletica, le indicazioni, la distribuzione dei paletti e le informazioni relative ai limiti del tratto sciabile sono in linea con le norme in uso in Francia». Sul banco degli accusati restano soltanto sfortuna e fatalità. Ma il mistero che circonda la prognosi di Michael Schumacher, dopo il secondo intervento alla testa (a 36 ore dal primo), alimenta il girotondo delle chiacchiere: sarà trasferito in un centro clinico della Germania? No. In Svizzera? Nemmeno. È vero che era uscito dal tracciato per soccorrere una bambina? No. È vero che un turista tedesco ha ripreso casualmente l’incidente mentre inquadrava con lo smartphone la fidanzata? No. E ancora. Ha aperto gli occhi? Ha riconosciuto la moglie? Parla? Davvero gli hanno fatto ascoltare il rombo dei motori per risvegliarlo? Migliora? «Sono soltanto illazioni» tronca ogni congettura Sabine Kehm, costretta a raffiche di smentite. Corinna dà un taglio anche ai fastidiosi brusii di fondo con una frase sul sito ufficiale di Michael, in risposta alla letterina di un bimbo irlandese: «Sappiamo che è un combattente e che non si arrenderà». Sono i suoi sponsor, non tutti beninteso, a cominciare a tirarsi indietro man mano che le speranze di una ripresa, meglio, di un miracolo, si affievoliscono, proporzionalmente alle colonne di inchiostro sui giornali, stanchi di pubblicare nei titoli termini come «stazionario».

 

Michael Schumacher con la moglie Corinna

A riportare Schumi in prima pagina, l’estate successiva è la notizia del furto delle sue cartelle cliniche, in concomitanza al suo trasferimento alla clinica Vaudois di Losanna, vicino a Gland e a villa Schumacher, per cominciare a intraprendere la rieducazione neurologica. I documenti, autentici o non, vengono proposti in vendita ad alcune testate giornalistiche tedesche, svizzere e inglesi, per 50 mila euro. Si apre la caccia all’identità del fantomatico «Kagemusha San» (dal nome del personaggio del film di Akira Kurosawa) che ha contattato online i suoi potenziali clienti. Si arriva all’I.P., le coordinate del computer dal quale sono partite le email. Appartiene a un ufficio della Rega, la società di elisoccorso svizzera incaricata del trasporto del campione e della sua documentazione medica. Un uomo di 54 anni viene arrestato all’inizio del mese di agosto e, poche ore più tardi, si impicca nella cella del carcere di Zurigo dove è rinchiuso. Non si saprà mai se fosse davvero lui «Kagemusha».

 

Michael Schumacher con Jean Todt

A settembre del 2014, il sette volte campione del mondo di Formula 1, è di nuovo nella sua casa di Gland, sul lago di Ginevra, attrezzata da Corinna come una clinica all’avanguardia: «Considerata la gravità delle sue lesioni, nel corso delle settimane e dei mesi passati, Michael ha fatto progressi – conferma Sabine Kehm —, ma davanti a lui c’è ancora un lungo e duro cammino». L’entità dei progressi e l’obiettivo in fondo al cammino non vengono però mai precisati. Si dice e si scrive che ci sia uno staff di 15 medici a monitorarlo. Ma la portavoce non concede alcun dettaglio. Gradualmente i suoi comunicati cominciano a fornire novità sulla vita di uno altro Schumacher, Mick, che sta entrando nel mondo delle corse sulle orme del padre. Ciò distoglie di poco l’attenzione dalla villa svizzera, talvolta sorvolata dai droni dei fotografi che sperano nell’immagine «regina»: l’asso delle corse convalescente in giardino, magari. Ogni tentata intrusione viene perseguita legalmente.

 

Michael Schumacher con la moglie e i figli

Gli amici ammessi nel «tempio» ne escono muti, o quasi: «Segnali incoraggianti» sillaba telegrafico l’ex direttore tecnico della Scuderia del Cavallino, Ross Brawn. «Sta continuando a lottare», concede Jean Todt, per 11 stagioni, dal 1996 al 2006, a fianco di Schumacher. Supera le quattro parole a luglio del 2019: «Ho visto il Gp in tv con Michael». Per i 50 anni dell’ex ferrarista, anche la famiglia cerca di mostrarsi loquace: «Siamo felici di poter festeggiare il 50esimo compleanno di Michael con voi – scrivono ai fan Corinna, Gina Maria e Mick – e vi diciamo grazie dal profondo dei nostri cuori di poterlo fare assieme. Michael può essere orgoglioso di ciò che ha raggiunto, e anche noi. Ecco perché ricordiamo i suoi successi con la mostra “Michael Schumacher” a Colonia».

 

Michael Schumacher con la moglie 2

È anche l’occasione per il lancio di una App che fa rivivere la sua carriera: «Vogliamo celebrare le sue vittorie, i suoi record e il suo entusiasmo. Potete stare certi che è nelle mani migliori e che stiamo facendo tutto quanto umanamente possibile per aiutarlo». Chi vuole immaginare il nuovo volto di Schumacher deve affidarsi alle parole dell’arcivescovo tedesco e prefetto della Casa Pontificia, Georg Gänswein, un altro dei rari visitatori: «È come lo ricordiamo, soltanto un po’ più pieno». Stop.

 

Michael Schumacher

Non è che Corinna voglia cancellarne la memoria pubblica. Anzi, negli anni ha intrapreso iniziative benefiche e culturali in nome del marito, con l’hashtag «KeepFightingMichael» impresso sulle fiancate delle Mercedes, o in testa al premio per atleti meritevoli o a sostegno della ricerca sulle malattie neurologiche. Il nome del mito continua a brillare, ma le indiscrezioni sui suoi spostamenti dalla Svizzera alla Germania, da Maiorca a Parigi, per nuove cure con cellule staminali, nuovi tentativi e nuovi miraggi rimbalzano contro un muro di silenzio, «perché così vorrebbe lui», insiste invariabilmente Corinna. Sarebbe bello scoprire che, se quel muro adesso si sta incrinando — con le rivelazioni contenute nel documentario Netflix: «Michael mi manca ma è qui in maniera diversa e ci dà forza» — , è perché così ha deciso lui.

Mick SchumacherMichael Schumacher 2Michael Schumacher con il fratello e i genitoriMichael Schumacher sugli sci 2Michael Schumacher (2004)Michael Schumacher con la moglie

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