FREGATURE ALLA PECHINESE – LA PROTEZIONE CIVILE HA PAGATO 12 MILIONI E MEZZO DI EURO ALLA “TUS DATA ASSET” PER UNA FORNITURA DI MASCHERINE. CHE PERÒ SONO FERME IN CINA DA PIÙ DI UN MESE PERCHÉ NON IN REGOLA – LA SOCIETÀ, CONTROLLATA INDIRETTAMENTE DALLO STATO CINESE, SI OCCUPA DI BLOCKCHAIN E BIG DATA, MA HA CAMBIATO LO SCOPO SOCIALE PER ESPORTARE STRUMENTI MEDICALI IL 23 MARZO. GIUSTO UNA SETTIMANA DOPO LA FIRMA DEL CONTRATTO CON L’ITALIA…

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Matteo Civillini e Gianluca Paolucci per “la Stampa”

 

ANGELO BORRELLI CON LA MASCHERINA ANGELO BORRELLI CON LA MASCHERINA

Cinque milioni di mascherine già interamente pagate dalla Protezione Civile sono bloccate in Cina dalle autorità locali perché non in regola. Mentre il fornitore è finito sulla lista nera del governo di Pechino per aver venduto prodotti di scarsa qualità. Il tutto arricchito da una triangolazione tra un' azienda che si occupa di tutt' altro e chiede di essere pagata in un conto di soggetto terzo.

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È passato un mese ormai da quando la Protezione Civile ha versato dodici milioni e mezzo di euro alla Tus Data Asset, azienda di stato cinese. Prive di marcatura CE, per utilizzare queste mascherine Kn95 è necessario il nulla osta del Comitato Tecnico Scientifico. Ma prima vanno portate in Italia e al momento non si può. Tus Data Asset si occupa in realtà di big data, tecnologia blockchain e intelligenza artificiale ed è controllata indirettamente dal governo di Pechino. Secondo il quotidiano South China Morning Post, la Tus Data Asset avrebbe cambiato lo scopo sociale per includere l' esportazione di strumenti medicali il 23 marzo. Una settimana dopo aver siglato, il 15 marzo, il contratto con la Protezione Civile: 5 milioni di Ffp2 (poi diventate KN95) a 2,50 euro l' una, iva e trasporto esclusi. Acconto pari al 50% dell' importo e il saldo prima che la merce lasci la Cina.

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Ma il pagamento, da contratto, non viene fatto alla Tus Data Asset ma alla Aipo International, un rivenditore di cuffie bluetooth e videoproiettori con sede a Shenzhen, a 2.000 km di distanza da Pechino. La qualità delle mascherine ricevute però lascia dei dubbi e il trasporto in Italia viene bloccato. Il 13 aprile poi il Ministero del Commercio cinese vieta ufficialmente alla Tus e alla Aipo International di esportare Dpi perché i prodotti «di bassa qualità», potrebbero sporcare «l' immagine del Paese». A ieri, le mascherine sono ancora in Cina. «Se la merce non sarà riconosciuta valida chiederemo il rimborso - dicono dalla Protezione Civile -. Ma speriamo tutto vada bene».

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