attacco iran a basi usa in iraq 3

“LA FEROCE VENDETTA E’ INIZIATA” – L’IRAN LANCIA UNA PIOGGIA DI MISSILI CONTRO DUE BASI MILITARI USA IN IRAQ: ALMENO 80 MORTI - I PASDARAN RIVENDICANO E MINACCIANO DI COLPIRE AMERICA, DUBAI E ISRAELE IN CASO DI RAPPRESAGLIA STATUNITENSE – ORA SI ASPETTA LA NUOVA MOSSA DI TRUMP: TREGUA O UN ALTRO ATTACCO? IL TWEET: “ABBIAMO L'ESERCITO PIÙ POTENTE AL MONDO” – A ERBIL I SOLDATI ITALIANI IN SALVO NEI BUNKER - PRECIPITA AEREO UCRAINO APPENA DECOLLATO DALL'AEROPORTO DI TEHERAN: 170 MORTI - VIDEO

Chiara Severgnini per corriere.it

 

ATTACCO IRAN A BASI USA IN IRAQ 3

All’1 .20 del mattino, ora locale, decine di missili provenienti dall’Iran hanno colpito le basi militari di Ayn al-Asad e di Erbil in Iraq. Entrambe ospitano anche personale americano e della coalizione internazionale anti-Isis. A Erbil ha sede anche il contingente italiano. La Cnn riferisce che ci sono delle vittime di nazionalità irachena. Ancora non si sa se ci siano state perdite tra i militari Usa, per il momento risulta invece che tutti i soldati italiani di stanza a Erbil siano illesi. Nella notte, nelle ore immediatamente successive all’attacco, sono stati segnalati caccia Usa in volo sulla Siria e caccia iraniani nello spazio aereo iracheno.

 

Riunito il consiglio di sicurezza nazionale Usa. Dopo il vertice, tweet del presidente Trump: «Va tutto bene! Missili lanciati dall’Iran a due basi militari in Iraq. Stiamo facendo una ricognizione dei danni e delle vittime in queste ore. Finora va bene! Abbiamo le truppe più forti e meglio equipaggiate al mondo! Rilascerò una dichiarazione in mattinata».

 

 

 

ATTACCO IRAN A BASI USA IN IRAQ 3

L’attacco è stato rivendicato immediatamente dalle guardie della Rivoluzione islamica, o Pasdaran, che ne parlano come dell’operazione «Soleimani Martire». «La feroce vendetta delle Guardie Rivoluzionarie è iniziata», ha fatto sapere Teheran. I Pasdaran hanno poi dichiarato che se l’Iran dovesse essere attaccato sul suo territorio, Dubai, Haifa e Tel Aviv verranno colpite. In un secondo momento, riferisce la Cnn, sul canale Telegram delle Guardie Rivoluzionarie è comparsa un’ulteriore minaccia: colpire gli Usa sul loro territorio. Teheran ha intimato al presidente Trump di «ritirare le truppe Usa» dalla regione. La nostra inviata in Iran, Viviana Mazza, analizza la rivendicazione dei Pasdaran in questo approfondimento.

 

 

 

Caccia Usa in volo in Siria

Il presidente Trump è stato subito informato degli attacchi in corso in Iraq e alla Casa Bianca è stato convocato il consiglio sicurezza nazionale. La notizia degli attacchi arriva a pochi giorni da un’escalation di tensione tra Stati Uniti e Iran in seguito all’uccisione dell’influente generale iraniano Qassem Soleimani, colpito in un raid statunitense in Iraq il 3 gennaio.

 

ATTACCO IRAN A BASI USA IN IRAQ 3

Il contingente italiano

La base irachena Ayn al-Asad è la più importante base americana in Iraq. Ospita, riferisce l’agenzia Ap, circ a 1500 soldati Usa e della coalizione. Il presidente statunitense l’aveva visitata il 26 dicembre 2018 insieme alla First Lady Melania Trump. Nella base di Erbil ha sede parte del contingente italiano in Iraq. Dopo l’attacco, il personale italiano si sarebbe radunato in appositi bunker: i militari risultano tutti illesi.

 

 

Le borse

Dopo l’attacco, la Borsa di Tokyo è partita in picchiata: l’indice Nikkei ha ceduto il 2,4% nelle prime battute. L’attacco missilistico pesa anche sulle Borse di Hong Kong e su quelle cinesi. Entrambe hanno aperto gli scambi in netta perdita: l’Hang Seng ha ceduto nelle prime battute l’1,26%, mentre gli indici Composite di Shanghai e di Shenzhen frenano, rispettivamente, dello 0,34% e dello 0,46%.

 

ATTACCO BASI USA IN IRAQ

Giuseppe Sarcina per corriere.it

Nella notte americana i consiglieri del presidente e i generali lavorano freneticamente per accertare i danni subiti dalle basi di Ain Al Asad e di Erbil, in Iraq. Non ci sarebbero vittime, ma il Pentagono fa sapere di non aver ancora completato gli accertamenti. Secondo la Difesa americana i missili lanciati dagli iraniani sarebbero 15. Il sito «Mashregh» delle Guardie Rivoluzionarie, rivendica un bombardamento con più di 30 razzi.

 

ATTACCO IRAN A BASI USA IN IRAQ 1

Ma ora si aspetta la nuova mossa di Donald Trump: tregua o un altro attacco? Sui media filtra l’indiscrezione che il presidente starebbe valutando «numerose opzioni» per rispondere sul campo agli iraniani. Al momento, va detto, non c’è niente di certo. Tanto che Trump ha pubblicato un tweet giudicato interlocutorio: «Tutto bene....per il momento tutto bene...abbiamo i soldati più forti e meglio equipaggiati nel mondo». Il leader della Casa Bianca dà appuntamento per stamattina, 8 gennaio (in Italia sarà già pomeriggio) per una «dichiarazione pubblica». È probabile che si rivolgerà al Paese in diretta tv.

 

Sarebbe la prima occasione per andare oltre i tweet e indicare qual è la prospettiva di questa crisi così improvvisa e così pericolosa. Il quadro è molto confuso. Da una parte Teheran mette mano all’arsenale e dall’altra, attraverso il suo ministro degli esteri, Javad Zarif fa sapere che l’Iran ha completato le operazioni: «non stiamo cercando l’escalation e non stiamo cercando una guerra». Gli ayatollah si rivolgono anche all’Onu. L’ambasciatore Majid Takht Ravanchi ha scritto al Segretario generale Antonio Guterres: «Prenderemo tutte le misure necessarie e proporzionate contro ogni minaccia o uso della forza».

 

 

ATTACCO IRAN A BASI USA IN IRAQ

A Washington, in attesa di Trump, si prende nota della dichiarazione di Mark Esper, Segretario alla Difesa: «Gli Stati Uniti non vogliono cominciare una nuova guerra, anche se sono preparati a finirne una vecchia». La situazione, dunque, resta in bilico. Oggi i consiglieri della Casa Bianca riferiranno a tutti i senatori, repubblicani e democratici, come e perché il presidente ha dato l’ordine di uccidere il generale iraniano Qasem Soleimani, lo scorso 2 gennaio. Vedremo se la pioggia di missili balistici ha stemperato l’asprezza dello scontro tra i due partiti.

 

 

Il senatore democratico Ben Cardin, vice presidente della Commissione esteri, in un’intervista con la «Cnn», ha sollecitato la Casa Bianca a cercare una via d’uscita diplomatica, sottolineando, però, «che i nostri soldati vanno assolutamente protetti; su questo non c’è alcun dubbio». Il problema è che l’amministrazione Trump non ha ancora recuperato il contatto con gli alleati europei, gli unici in grado di tentare una mediazione, a meno che non si voglia passare per Vladimir Putin.

precipita aereo ucraino appena decollato da teheran

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