LA MATTANZA SULLE STRADE ITALIANE - A MILANO UNA DONNA DI 68 ANNI È MORTA DOPO ESSERE STATA INVESTITA DA UN'AUTO, MENTRE ATTRAVERSAVA LE STRISCE PEDONALI - NEGLI ULTIMI NOVE MESI, NEL CAPOLUOGO LOMBARDO SONO MORTI 8 PEDONI E 5 CICLISTI A CAUSA DI INCIDENTI STRADALI - PAOLO BOZZUTO, IDEATORE DELL’"ATLANTE ITALIANO DEI MORTI (E DEI FERITI GRAVI) IN BICICLETTA": "LA VERITÀ È CHE SIAMO TUTTI DISTRATTI. C'È ANCHE UN FATTORE TECNOLOGICO E DI AGGRESSIVITA', OVVERO..."

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1. INCIDENTE A VERMEZZO CON ZELO, ATTAVERSA SULLE STRISCE E VIENE INVESTITA DA UN'AUTO: MORTA UNA DONNA DI 68 ANNI

Estratto dell'articolo di Pierpaolo Lio per www.corriere.it

 

Un altro incidente mortale nel Milanese: […]. È stata travolta […] mentre attraversava sulle strisce, una donna di 68 anni. Per lei non c’è stato nulla da fare, nonostante gli immediati soccorsi da parte del guidatore della vettura, prima, e dell’equipaggio di un mezzo del 118, poi.[…]La donna è morta sul colpo. A […]

 

2. PEDONI E CICLISTI INVESTITI: PERCHÉ COSÌ TANTI MORTI A MILANO? «LA VERITÀ È CHE SIAMO TUTTI DISTRATTI»

Estratto dell'articolo di Chiara Baldi per www.corriere.it

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Pedoni e ciclisti investiti: perché così tanti morti a Milano? «La verità è che siamo tutti distratti»

[…] Paolo Bozzuto (foto), professore di urbanistica del dipartimento di architettura e studi urbani (Dastu) del Politecnico e ideatore e coordinatore dell’«Atlante italiano dei morti (e dei feriti gravi) in bicicletta». […] a Milano sul fronte degli incidenti: 8 pedoni e 5 ciclisti morti in neanche nove mesi.

 

Cosa rende Milano così poco sicura per gli utenti della mobilità attiva (ciclisti, pedoni e monopattini)?

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«Facciamo una premessa: importante: dopo la pandemia si è ripensato un modello che diventasse la “città a 15 minuti”, […]. Ma questa prospettiva è messa in crisi da un fenomeno che coinvolge tutti e che, evidentemente, pesa di più su chi guida un mezzo motorizzato».

 

Sarebbe a dire?

«L’attenzione. La verità è che siamo tutti distratti, dai camionisti ai pedoni. Ma la differenza la fa il mezzo che guidi, […]».

 

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Ce lo spiega meglio?

«Sono quattro i fattori che impattano sulla mobilità cittadina. Il primo, come detto, è l’attenzione: si fanno spesso appelli a “stare attenti” mentre si è alla guida ma dobbiamo ammettere che non vale per tutti allo stesso modo. […]  La soglia di attenzione deve crescere tanto è più potente e pesante il mezzo che guidi. E qui si inserisce il secondo fattore: le dimensioni e il peso del veicolo».

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E il terzo?

«Direi che è tecnologico[…] quando sei in auto le cose che tieni sott’occhio non sono più essenziali ma sempre più complesse. Appunto, basti pensare all’impianto tecnologico, il touch screen, anche lo stesso navigatore: se guardi sullo schermo dove andare, non guardi più la strada. Poi c’è un tema di aggressività».

 

Ovvero?

«Sempre più spesso chi guida ha un modo aggressivo di farlo. Non parlo di risse che scoppiano per un parcheggio, quanto di modo di condurre il mezzo: sono tanti a pensare che la strada sia solo la nostra, che ne siamo padroni».

[…]

 

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