esplosione di tainjin in cina

LA PICCOLA CERNOBIL DEI CINESI – A TIANJIN, QUARTO PORTO DEL MONDO, IL 12 AGOSTO È ESPLOSO UN DEPOSITO INDUSTRIALE E SONO MORTE 116 PERSONE – MA PASSANO I GIORNI E CRESCE L’EMERGENZA CIANURO – IL GOVERNO OVVIAMENTE MINIMIZZA E BLOCCA I SITI INTERNET CHE DANNO NOTIZIE

Giulia Zonca per “la Stampa

 

TAINJIN CINATAINJIN CINA

La normalità di Tianjin finisce un metro oltre la stazione, dove ancora le mascherine stanno appese al collo o dentro le borse e dove la gente si strattona per salire su un taxi, sopra le linee superstiti della metropolitana, sopra bus zeppi che non si muovono mai. Si parte da 40 chilometri dall’esplosione, nel centro città. Ma un cratere nel deposito di materiali chimici che si porta dietro 116 morti ha onde d’urto potenti.?

 

TAINJIN CINATAINJIN CINA

La Cina è scossa, soprattutto, per la prima volta, mette in questione l’autorità e non le era mai successo in modo così collettivo e spontaneo. Qui dicono che Tianjin diventerà come Cernobil, una disgrazia destinata a svegliare le coscienze e modificare il sistema.?Per ora il sistema reagisce lento e impacciato, ma ha già dovuto correggere la rotta. Dal silenzio assoluto sulle cause del disastro, al briefing quotidiano della municipalità, dall’indifferenza altera, a un vago tentativo di empatia con i parenti delle vittime e gli sfollati.?

 

Sono loro che fanno tremare Tianjin e Pechino, accampati ai bordi della zona rossa, con gli impermeabili da pioggia che dovrebbero proteggere dalla chimica. Loro che hanno organizzato già due manifestazioni, monitorate ma concesse da un governo in difficoltà e che ora non occupano più in massa la strada davanti al Mayfair Hotel però neanche abbandonano del tutto il presidio: «Se ce ne andiamo scompariremo».

 

TAINJIN CINATAINJIN CINA

Qualcuno confessa che le autorità stanno trattando: «Forse ricompreranno le nostre case. Hanno fatto circolare la voce, non ci hanno dato un contratto e in tanti non ci credono». Restano i dubbi, le ansie e restano i lumini, gli striscioni e le persone sempre più stanche e spaventate che si sono ritrovate senza futuro. E con la paura addosso.

 

Tre giorni fa hanno chiesto verità, preteso attenzione. Non hanno una casa, vivono in residenze provvisorie, in alberghi locali: ospiti della loro terra che adesso sembra tagliata fuori dal mondo e insieme epicentro delle attenzioni. L’area di Binhai è persino più isolata di quanto ci si potrebbe aspettare. Oltre lo spettrale cratere che era gestito dalla famigerata Port Rui Hai International Logistics ci sono tre chilometri di deserto transennato. Di qui il lutto e di là l’apocalisse.

 

Non è facile tracciare il confine e infatti anche oltre gli spartitraffico ammassati e gli scheletri delle auto la vita non è ripartita e non ne vuole sapere di fare come se niente fosse.?Il fiume Hai sputa pesci morti, migliaia agonizzano sulle rive contaminate dal cianuro di sodio. Una quantità 300 volte superiore al limite del pericolo. Le macchine continuano a esplodere, ieri altri quattro incendi, domati in fretta. Con fitte di dolore.

TAINJIN CINATAINJIN CINA

 

Sono bastate le sirene a paralizzare Tianjin, quel rumore che all’improvviso copre il traffico: la poltiglia sonora di clacson e urla svanisce e resta l’angoscia. Le autorità ripetono che si tratta di «effetti collaterali», non più legati a sostanze tossiche ma alle auto che non smettono di fumare, solo che ormai credere ai comunicati è un esercizio difficile. Non che gli ex residenti ascoltino gli stranieri, gli attivisti o Greenpeace. Non sentono proprio, non prendono precauzioni, gironzolano intorno all’abisso. Sembrano fantasmi.

 

Mentre chi vive in centro, quelli che non hanno visto, ma hanno capito, sembrano automi.?I provvedimenti?I due mondi sono scollegati eppure connessi, specchio dell’intero Paese affacciato su quel cratere puzzolente. Per tenerlo lontano le autorità hanno completamente fermato la linea 9 della metropolitana, quella che arrivava a Teda, Tianjin Economic-Technological Development Area, l’avamposto di una delle zone industriali più attive.

 

Il quarto porto al mondo, una delle quattro municipalità cinesi, legata al potere di Pechino dal Bullet Train, il treno proiettile che ti porta da una città all’altra in 40 minuti a 290km/h. Uno degli esempi della modernità del luogo. Per qualche giorno hanno levato molte corse, nel tentativo di decongestionare prima di decontaminare Tianjin, e adesso che è ripartito l’orario classico, i vagoni sono presi d’assalto. Nessuna fermata, una cerniera tra Pechino e Tianjin, il tragitto su cui si è bloccata la Cina. ?

TAINJIN CINATAINJIN CINA

 

La Tianjin che non ha cambiato faccia ha comunque perso il ritmo e frenato il Paese, già provato dalla svalutazione. ?Le promesse del governo?Il presidente Xi Jinping promette giustizia, sugli schermi a circuito chiuso della linea tre passano a ciclo continuo le immagini dell’esercito che bonifica la zona portuale con le maschere antigas. Spazzano detriti, spruzzano disinfettante.

 

Le tv ripetono all’infinito che i responsabili, i capi dell’azienda che stoccava e trasportava sostanze pericolose, sono in prigione. Il partito comunista prova a mostrarsi efficiente e coinvolto ma poi mette in galera pure Shen Liangqing, colpevole di aver ritwittato il numero dei morti prima che fosse ufficiale, prima che si degnassero di ammettere la catastrofe. Quel messaggio, neanche scritto da lui, gli è costato 9 giorni di custodia.

TAINJIN CINATAINJIN CINA

 

È un dissidente, sta nella lista nera, solo che a questo punto le liste sono troppe. Le vittime, gli sfollati, i feriti, gli intossicati, i destabilizzati, gli increduli. I signori della truffa avevano ottenuto permessi illeciti per trattare materiale tossico, in un’area abitata, grazie ai loro legami con il partito, i pompieri non erano consapevoli dell’inferno imminente, i cittadini non erano informati.?Il cratere continua a bruciare e la squadra incaricata di controllare la qualità dell’aria ha messo gabbie con i conigli per il test del respiro.

 

Gabbie rosa perché scommettono che gli animali resteranno vivi, simbolo della rinascita. Ma basta guardare 45 km a Ovest, dove Tianjin è ancora intatta per capire che la terra si è squassata molto oltre la zona rossa. Quel recinto postindustriale che non può contenere i veleni e nemmeno le domande.

 

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)