fulvio abbate muro

"DOBBIAMO RICOSTRUIRE IL MURO. MA STAVOLTA TRA RUSSIA E UCRAINA" - LO SCRITTORE FULVIO ABBATE AUSPICA LA COSTRUZIONE DI UNA “GRANDE OPERA LIBERATORIA CHE DOVEROSAMENTE TENGA LONTANI DA NOI I NAZI-COMUNISTI DI PUTIN". E RACCONTA IL SELFIE-PREMONIZIONE: L’APPARIZIONE DEL VOLTO DI PUTIN SU UN FRAMMENTO IN SUO POSSESSO DEL MURO DI BERLINO…

Fulvio Abbate per mowmag.com

 

muro di berlino

Presto dovremo rifare il Muro, occorrerà assolutamente rimetterlo in piedi, ancor prima di una sola notte, dovessimo impiegare tutta la manodopera disponibile, forse anche gli stessi bambini. Un muro altissimo, impossibile da scalare. Un lavoro materialmente perfetto, assai più “performante” di quello cominciato ad apparire, costruito da altri, forse gli stessi da cui tenersi lontani adesso, a Berlino, il 13 agosto del 1961.

 

muro di berlino

Anche molti pezzi dell’originale, appunto, di Berlino, dovranno essere utilizzati per la nuova costruzione. Questa volta al confine tra Ucraina e Russia, tra l’Europa delle democrazie e del pensiero libertario, e non sembri questo un paradosso, e le terre russe della regressione criminale nazi-comunista, imperialismo nazionalistico, insulto alla cultura di Tolstoj e Dostoevskij, di Majakovskij, di una poetessa, Anna Achmatova, di uno scrittore struggente e misconosciuto come Venedikt Erofeev, di un principe anarchico quale Kropotkin stessi, che mostra Putin come feticcio mostruoso nel suo Palazzo.

 

Dovrà essere assai più lungo, il nostro Muro, del tavolo laccato bianco ovale che l’agente del Kgb ha voluto tra la mobilia del Cremlino, orgoglio di una piccola azienda italiana di Cantù, Oak, sebbene anche una fabbrica spagnola ne rivendichi la paternità, dettagli. Resta che quel tavolo suggerisce il medesimo spettrale gelo di infelicità delle esposizioni di arredi che costeggiano le tangenziali.

 

 

vladimir putin volodymyr zelensky

A questa nuova “grande opera” liberatoria, per il suo compimento, perché il valore simbolico sia ancora più evidente, chiunque potrà offrire un proprio felice e disinteressato contributo. Mettendo a disposizione pezzi, frammenti, anche semplici cocci, proprio del Muro di Berlino che già custodiamo in casa, souvenir della sua fine nel novembre 1989. Ci sarà uno sportello a riceverli, affidato ad artisti armati di progettualità poetica, politica, “civile”. Peccato che a soprintendere la raccolta non possa trovarsi chi nei propri lavori ha riflettuto sulle tragedie del “secolo breve” trascorso, perché scomparso.

 

il muro di berlino

Penso a Sigmar Polke che trasformò il padiglione tedesco della Biennale d’arte di Venezia, ispirato dallo stesso Hitler, secondo cui “lo scopo dell’architettura nazista dovrebbe essere quello di creare quelle che saranno fra mille anni le rovine e quindi di superare la transitorietà del mercato”, e visitato da Goebbels in uniforme bianca estiva e fascia rossa con svastica al braccio nell’agosto 1942, in una meravigliosa installazione: il pavimento simbolicamente interamente divelto, come riflesso diretto della caduta del Muro.

 

 Penso al francese d’origine ucraina Christian Boltanski. Gli eredi, cancellandone l'esposizione che proprio in questi giorni di marzo era prevista a San Pietroburgo, hanno detto che “non avrebbe accettato di esporre in un Paese che sta invadendo militarmente la patria di suo padre”. Boltanski discendeva da una famiglia di immigrati di Odessa, i genitori ebrei ucraini cone Zelenskij erano fuggiti dai nazisti.

muro di berlino

 

La sua mostra, doveva comprendere anche lavori sulla storia russa, come la “domenica di sangue” del 22 gennaio 1905, quando la guardia imperiale zarista aprì il fuoco su una manifestazione operaia contro la guerra russo-giapponese, l’origine della rivoluzione bolscevica del 1917. Boltanski “stava pensando alle anime dei lavoratori ribelli che vagavano per lo spazio di San Pietroburgo, in attesa di essere spediti in paradiso o all’inferno”, così nel comunicato apparso a gennaio, un poco prima la Russia invadesse l’Ucraina.

 

 

IL MURO DI BERLINO 19

Personalmente, nella prospettiva della costruzione del nuovo Muro che opportunamente, felicemente, doverosamente tenga lontani da noi i nazi-comunisti di Putin, un Muro che abbia comunque un varco per accogliere tra noi tutti coloro, cittadini e cittadine russi, prime vittime della concezione criminale della politica e della vita quotidiana stessa del regime di Putin. E altrettanto della Chiesa ortodossa che con il misericordioso patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill I, ha condiviso i crimini militari durante la “Domenica del Perdono” cosiddetta: “Oggi esiste un test per la lealtà a questo governo, una specie di passaggio a quel mondo 'felice', il mondo del consumo eccessivo, il mondo della 'libertà' visibile. Sapete cos'è questo test? E' molto semplice e allo stesso tempo terribile: è una parata gay".

 

Personalmente, per la costruzione del nuovo Muro, appena possibile, metterò a disposizione i frammenti in mio possesso di quello già presente a Berlino; ne custodisco almeno cinque, non enormi, ma l’intento simbolico in questa storia tragica è ciò che più vale. L’idea mi ha raggiunto nella tarda serata di ieri, 23 marzo 2022. Mentre, su La7, guardavo “Atlantide” del mio amico Andrea Purgatori, uno speciale dedicato proprio all’aggressione russa in Ucraina. Fra i filmati, la cronologia della dissoluzione dell’Urss, fino all’avvento di Putin. In mezzo, proprio le immagini di Berlino. Ho lasciato il divano prendendo a cercare il pezzo di Muro in quel momento a me più vicino, stava dietro le statuette delle anime del Purgatorio acquistate a Napoli, nella libreria lì accanto, incastonato dentro un parallelepipedo di plexiglas.

 

fulvio abbate frammento di muro con l'immagine di putin

Subito, scansando il controluce, ho scattato un selfie con l’intenzione di postarlo su Twitter. Incredibilmente, o magari tutto questo va ritenuto piuttosto una metafora, in quel momento, sullo schermo, scorreva il volto di un Putin giovane, che si è riflesso sulla superficie trasparente. Ho scattato d'istinto, senza farci caso, soltanto dopo mi sono accorto che la sua immagine si era soprapposta all’oggetto che avevo in mano. Ragione poetica ulteriore per immaginare il nuovo Muro, in nome, non sembri un paradosso, di una insindacabile sentimento di libertà, lo stesso che dobbiamo ad Albert Camus.

 

P.S. Di seguito il selfie del prodigio casuale.

caduta del muro di berlino 2caduta del muro di berlino 1putin zelensky bidenkeith haring murale muro di berlinozelensky putincaduta del muro di berlino 3

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…