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"LE FOTO CON I CADAVERI? HO SBAGLIATO, MA HO PAGATO TROPPO" - DANIELA POGGIALI, L’EX INFERMIERA 49ENNE ASSOLTA DALL’ACCUSA DI OMICIDIO PER LA MORTE DEI PAZIENTI CON CUI SI SCATTAVA I SELFIE: "CHIUNQUE PUÒ COMMETTERE UN ERRORE, DI CERTO QUELLE FOTO NON FANNO DI ME UN MOSTRO. OGGI RIPRENDO IN MANO LA MIA VITA. IL CARCERE? NESSUNO PUÒ IMMAGINARE COME SI SOFFRA SE NON C’È STATO. IN UN FUTURO MI PIACEREBBE TORNARE A FARE IL MIO LAVORO…"

PENSATE LO STRAZIO DI CHI ENTRA NEL TRITACARNE DELLA GIUSTIZIA - L'INFERMIERA DI LUGO, DANIELA POGGIALI, HA SCONTATO 1300 GIORNI IN PRIGIONE ACCUSATA DI DUPLICE OMICIDIO

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/pensate-strazio-chi-entra-tritacarne-giustizia-287359.htm

 

Enea Conti per www.corriere.it

 

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«Le foto con i cadaveri? Ho sbagliato e lo riconosco. Ma ho pagato fin troppo per questo mio errore». Daniela Poggiali, l’ex infermiera 49enne assolta ieri dall’accusa di omicidio per la morte di Rosa Calderoni e Massimo Montanari è libera.

 

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Nel rispetto della sentenza pronunciata ieri nel Tribunale di Bologna dalla Corte di assise di appello al termine del terzo processo di secondo grado è stata scarcerata nella tarda serata di ieri ed è tornata a casa, dove vive assieme al compagno. «Cosa farò ora? Riprenderò in mano la mia vita».

 

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Si aspettava questa sentenza, questa doppia assoluzione?

«Sì perché le carte ci hanno sempre dato ragione e nel contesto dell’ultimo processo anche tutto ciò che è stato prodotto dai consulenti incaricati»

 

Quali persone le hanno mostrato più affetto in questi mesi? Ha sentito i suoi ex colleghi?

«La mia famiglia in primis e i miei avvocati Lorenzo Valgimigli e Gaetano Insolera. Sono stati soprattutto loro a mostrarmi più vicinanza. Non più avuto contatti diretti con i miei ex colleghi anche perché di fatto non ho più avuto il mio cellulare, anche se tramite il mio compagno ho comunque ricevuto indirettamente il sostegno di alcuni di loro»

 

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Oggi è libera, che sensazioni ha?

«Ora il mio impegno è volto in primo luogo a riappropriarmi della mia libertà, della mia vita e soprattutto del mio quotidiano dopo il periodo di reclusione. In carcere ho patito una sofferenza infinita. Chi non c’è stato non può capire cosa significhi e figuriamoci capire che cosa provi chi ci è finito ingiustamente»

 

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E di quegli scatti con i cadaveri cosa dice?

«Chiunque può commettere un errore, nella vita tutti possiamo sbagliare. Per quegli scatti ho pagato più di quel che dovevo. Lo ripeto: ho sbagliato e ho pagato e ripeto più del dovuto e di certo quelle foto non fanno di me un mostro»

 

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È vero che vuole ritornare a fare l’infermiera?

«Perché no, in un futuro mi piacerebbe tornare a fare il mio lavoro e di sicuro la competenza e l’esperienza in quel campo non mi mancano».

 

Sa che il regolamento le impone che per cinque anni non potrà esercitare la professione?

«Credo di poter dire con abbastanza certezza che il mio avvocato Lorenzo Valgimigli sfrutterà tutte le vie percorribili per l’eventuale riammissione dall’albo professionale forse anche prima dei cinque anni, magari con un ricorso».

 

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