alessia orro

"SE SEI NELL'ALTRA SALA DA SOLA TI DISINTEGRO, IN SENSO BUONO PRIMA CHE MI DEBBA GIUSTIFICARE ANCHE CON IL GIP" - ANGELO PERSICO, LO STALKER DELLA PALLAVOLISTA ALESSIA ORRO, È LO STESSO DI TRE ANNI FA, QUANDO VENNE CONDANNATO AI DOMICILIARI PER STALKING NEI CONFRONTI DELLA 23ENNE - PERSICO LA TORMENTAVA CON MESSAGGI CONTINUI E LA SEGUIVA PERFINO NEI VIAGGI IN TRASFERTA: "NON LASCIARMI DA SOLO, SE MI LASCI DA SOLO ANCHE QUESTA VOLTA SEI UNA PUTTANA…"

1 - L'APPELLO SUI SOCIAL DI ALESSIA ORRO

Da "La Stampa"

 

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Ciao a tutti, Mi sento in dovere come atleta e personaggio pubblico di condividere con voi quello che ormai piano piano sta uscendo ovunque.. Vorrei dare l'esempio non solo dentro il campo, ma anche e sopratutto fuori, aiutare tutte le persone che hanno o stanno passando questo momento difficile come è successo a me in passato e in questo ultimo periodo..

 

Ragazzi e ragazze non abbiate paura di denunciare, la violenza, in qualsiasi forma essa sia, non va assolutamente sottovalutata.

 

Siate coraggiosi, perché io in prima persona so benissimo quanto possa essere difficile, sopratutto quando ti rendi conto che il passato potrebbe tornare nel presente, ma vi posso assicurare che sarebbe ancora più difficile affrontarlo da soli!

 

Vorrei ringraziare innanzitutto i carabinieri che mi hanno protetta in questo cammino, rendendosi sempre disponibili in ogni occasione.

 

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Un ringraziamento speciale va anche alla mia società, Vero volley Monza, che mi ha sostenuta e aiutata ad affrontare questo brutto episodio, tutelandomi in ogni situazione.

I ringraziamenti non finiscono qui, e questi sono i più importanti di tutti, grazie davvero a tutte le persone che mi sono state accanto ultimamente, cercando di rendermi le giornate migliori e strappandomi qualche volta anche un sorriso, senza di voi sarebbe stato tutto più difficile.

 

È stato Doloroso riaprire una vecchia ferita, ma sono estremamente felice che tutto questo per ora sia finito. Grazie per sostenermi sempre.

Un abbraccio, Ale.

 

 

2 - ALESSIA ORRO, L'INCUBO STALKER: È LO STESSO DI TRE ANNI FA, L'UOMO ARRESTATO PER LA SECONDA VOLTA

Valentina Errante per “il Messaggero”

 

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«Se sei nell'altra sala da sola ti disintegro, in senso buono prima che mi debba giustificare anche con il gip». Per Angelo Persico, 55 anni, ex bancario e padre di due figlie, l'ossessione ha un nome: Alessia Orro. Il pensiero della pallavolista di 23 anni, in forze alla nazionale, non lo ha mai abbandonato dal 2018. A poco è servito l'arresto di tre anni fa, il procedimento giudiziario che si è concluso con il patteggiamento della pena di un anno e otto mesi, il periodo ai domiciliari e l'ordine del giudice di seguire un percorso di riabilitazione e di non contattare né avvicinare più la ragazza.

 

 Era tornato libero dopo la detenzione in casa e così aveva ripreso a braccare Alessia. Con centinaia di messaggi su Instagram e una persecuzione fisica che non conosceva soste. Fino a domenica, quando è stato di nuovo arrestato in flagranza dai carabinieri di Villasanta (Monza) mentre stava pedinando la sua vittima, che entrava nel palazzetto dello sport «Arena di Monza» per gli allenamenti. L'accusa è ancora di stalking.

 

LE VERIFICHE

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Persico aveva ripreso a tormentare Alessia con messaggi d'amore sul suo profilo Instagram: «Ho bisogno solo di te, lo giuro, sulle mie figlie. Abbi pietà di me». O ancora: «La doccia è un po' piccolina ma ci possiamo stringere» e quando la pallavolista lo aveva bloccato, i messaggi non erano finiti, il bancario di Novara aveva cominciato a seguirla da un altro profilo e aveva ripreso a tormentarla: «Sono andato a prendere delle rose. Ti amo Alessia. Non lasciarmi da solo se mi lasci da solo anche questa volta sei una p..».

 

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E ancora: «Questa è l'apocalisse, sono stato chiaro. Al mio segnale scatenate l'inferno». Intanto aveva acquistato un abbonamento vip per seguire la squadra, nella speranza di incontrare Alessia all'uscita degli spogliatoi. Sempre presente, non solo sui social ma anche nella vita reale. Ad ogni allenamento alla Vero Volley Monza. La squadra aveva fatto un cordone intorno a lei e, dopo la nuova denuncia i militari non avevano impiegato molto a stabilire che lo stalker era sempre lui.

 

L'uomo che tre anni prima aveva tormentato Alessia e ora era tornato libero. Così i militari avevano attivato le telecamere di Villasanta con un sistema di segnalazione della targa dell'auto, che scattava ad ogni passaggio. Domenica lo hanno arrestato dentro a un bar. Tre anni fa l'arresto era avvenuto all'aeroporto, Persico era sceso da un aereo decollato da Olbia, dove era andato a seguire la trasferta della Unet Yamamay di Busto Arsizio.

 

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IL PRECEDENTE

Non era la prima volta, anzi: l'uomo aveva inseguito Alessia anche in Turchia, cercando di prenotare una stanza vicina alla sua in hotel. Nel 2019, il gip di Varese aveva accolto l'istanza dell'avvocato della difesa che aveva chiesto per il suo assistito la possibilità di seguire un percorso di riabilitazione, con la possibilità di riprendere il lavoro.

 

Il provvedimento, che disponeva i domiciliari, ai quali si era anche opposta il pm Flavia Salvatore, che aveva chiesto la misura cautelare in carcere, prevedeva anche una serie di divieti: non contattare in alcun modo la sua vittima, e neanche parenti, amici e colleghi.

 

Alessia Orro

 

 

Ma al momento dell'arresto Persico aveva già un precedente: in passato aveva perseguitato altre due donne ed era stato fermato in possesso di due coltelli e arrestato.

 

Pochi mesi dopo c'era stato il processo: Persico aveva patteggiato un anno e otto mesi, ai domiciliari per continuare appunto il percorso di riabilitazione, che chiaramente non ha sortito gli effetti sperati.

 

Alessia, che già dopo il primo arresto aveva voluto lanciare un messaggio, è tornata a farlo tramite la sua pagina Facebook, invitando le vittime di stalking a denunciare: «Io in prima persona so benissimo quanto possa essere difficile», ma che affrontarlo da soli «sarebbe ancora più difficile», seppur sia stato «doloroso riaprire una vecchia ferita». Poi ha ricordato come «la violenza, in qualsiasi forma essa sia, non va assolutamente sottovalutata».

 

 

 

 

 

 

 

 

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