massimo dalema d'alema

D’ALEMA, MA COSA VAI RACCONTANDO? - LO STRANO TEOREMA DI “BAFFINO” (LA VENDITA DI ARMI ALLA COLOMBIA NON POTEVA AVVENIRE CON UN CONTRATTO DIRETTO TRA I DUE GOVERNI) E’ SMENTITO DALLA LETTERA INVIATA A LEONARDO DAL MAGGIORE GENERALE CARLOS FERNANDO SILVA RUEDA, COMANDANTE DELLE OPERAZIONI AEREE E SPAZIALI DELL'ESERCITO COLOMBIANO - NEL DOCUMENTO L'ALTO UFFICIALE FA SAPERE CHE L'AVIAZIONE COLOMBIANA PREVEDE DI SOSTITUIRE LA SUA FLOTTA DI JET DA ATTACCO LEGGERO E PER QUESTO STA VALUTANDO “UN CONTRATTO DA GOVERNO A GOVERNO”, PROPRIO QUELLO CHE D'ALEMA CON I SUOI INTERLOCUTORI ESCLUDEVA CHE SI POTESSE FARE…

il servizio de le iene su massimo dalema e la compravendita di armi con la colombia 18

Giacomo Amadori per “La Verità”

 

Altro che affare sfumato. Con una clamorosa lettera, di cui La Verità è venuta a conoscenza, i vertici delle forze armate colombiane hanno informato l'azienda aerospaziale Leonardo di essere pronti ad acquistare almeno otto M-346, i caccia che Massimo D'Alema e i suoi broker di fiducia avevano provato a vendere a Bogotà nei mesi scorsi, sino all'interruzione della trattativa avvenuta dopo i nostri scoop.

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L'aviazione militare nella missiva esclude la presenza di intermediari e fa sapere che intende percorrere affidabili canali ufficiali, da governo a governo. La partita si deciderà in questi giorni, ma, come vedremo, è in una fase molto avanzata. Dunque le bugie dell'ex premier Massimo D'Alema mostrano di avere lo stacco di coscia di un lillipuziano. L'ex primo ministro ci aveva accusato di aver fatto perdere al sistema Paese miliardi di euro svelando la trattativa.

 

CARLOS FERNANDO SILVA RUEDA

Come se fossimo le quinte colonne di qualche potenza straniera. E come argomento aveva usato l'audio diffuso dal sito della Verità in cui conversava amabilmente con un ex sanguinario paramilitare colombiano. Tema: la vendita di aerei, corvette e sommergibili da parte di Leonardo e Fincantieri alla Colombia.

 

Immediatamente l'ex premier aveva denunciato su un quotidiano a lui allineato: «Qualcuno ha reso pubblica la telefonata che aveva registrato in maniera illegittima per danneggiare le società italiane. Non a caso in questi giorni in Colombia sono usciti articoli sulla possibilità di acquistare le navi e gli aerei dalle imprese di altri Paesi, in particolare statunitensi».

 

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Il Nostro, a suo dire, stava lavorando gratis per amor di Patria: «In questa vicenda, ripeto, non ho contratti con nessuno» aveva spiegato. «Per me era già importante far conseguire un risultato a Leonardo e Fincantieri, che hanno un rilevante peso nel sistema economico italiano []. Temo che tutto questo clamore avrà l'unico effetto di far perdere alle imprese italiane una commessa da 5 miliardi». Insomma non era lui che aveva tentato di portare a casa una montagna di soldi vendendo armi («Alla fine tutti noi riceveremo 80 milioni di euro», assicurava nella telefonata), ma eravamo noi che avevamo privato l'Italia di qualche decimo di percentuale di Pil.

 

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Con l'aggravante di aver sporcato il buon nome di chi agiva per il bene del Paese da privato cittadino, non essendo più parlamentare dal 2013. «Questo tipo di attività viene svolta nel mondo da numerosi ex esponenti politici che di solito vengono ringraziati, non fucilati alle spalle», aveva rimarcato.

 

VENDITA DI ARMI ALLA COLOMBIA - I DOCUMENTI DI LEONARDO E FINCANTIERI

E noi, ingrati, invece di fargli avere una medaglia, lo avevamo criticato. Solo perché, chiacchierando con un ex militare condannato a 40 anni per diversi crimini di guerra, aveva cercato di scavalcare il «dialogo tra i due governi», avviato ufficialmente da una telefonata tra il sottosegretario alla Difesa, Giorgio Mulé, e l'omologo colombiano.

 

LA MAIL INDIRIZZATA A MASSIMO DALEMA DEL DIRIGENTE DI LEONARDO PER LA VENDITA DI ARMI AI COLOMBIANI

Nell'audio D'Alema dice: «Dobbiamo evitare che ci siano due canali paralleli», cioè il suo e quello del governo. Per poi aggiungere: «Anche perché l'ambasciatrice di Colombia in Italia, pure lei si sta occupando di questo problema. E sostiene che ci vuole un accordo tra i due governi, senza altri mediatori. Io le ho spiegato che da una parte è lo Stato colombiano, è il governo, che compra, ma in Italia non è il governo che vende. Sono due società quotate, non è il governo, quindi non ci può essere un contratto tra due governi».

DALEMA E LE ARMI IN COLOMBIA - LE LETTERE DI PATROCINIO DELLA CAMERA EUROMEDITERRANEA

In queste ore tale assioma è smentito totalmente dal contenuto della lettera inviata a Leonardo dal maggiore generale Carlos Fernando Silva Rueda, comandante delle operazioni aeree e spaziali dell'esercito colombiano, promosso a dicembre al prestigioso ruolo dal presidente della Repubblica, Iván Duque Márquez.

 

MASSIMO DALEMA E LA VENDITA DI ARMI IN COLOMBIA - I DOCUMENTI CONTRAFFATTI CHE I BROKER ITALIANI HANNO PROVATO A RIFILARE A LEONARDO E FINCANTIERI

Quindi, questa volta, a presentarsi come interlocutore delle nostre aziende è uno dei militari più alti in grado delle forze armate di Bogotà e non, come era successo a gennaio con Fincantieri, due oscuri capitani di fregata. Rueda non ha nulla a che spartire neppure con i paramilitari messi in campo dai D'Alema boys.

 

Nel documento l'alto ufficiale fa sapere che l'aviazione colombiana (Colaf) prevede di sostituire la sua flotta di jet da attacco leggero e per questo sta valutando «un contratto da governo a governo», proprio quello che D'Alema con i suoi interlocutori escludeva che si potesse fare. Ora, invece, le trattative, seguite direttamente da Mulé, sarebbero a buon punto per la vendita di 8 velivoli, dopo che l'anno scorso Leonardo aveva iniziato a sondare la possibilità di entrare in quel mercato con 5 caccia.

LA MEDIAZIONE DI MASSIMO DALEMA PER UNA VENDITA DI ARMI ALLA COLOMBIA

 

Nella sua lettera Rueda invita Leonardo a presentare la migliore e ultima offerta, in gergo Bafo, per gli M-346. Una proposta che verrà confrontata con quella dei competitor coreani di cui abbiamo parlato nelle scorse settimane. Per il maggiore generale è molto importante che la «final offer proposal» arrivi quanto prima per poter procedere con la fase successiva del programma di acquisti. E anche se la missiva non è da considerarsi vincolante, la Colaf sottolinea di voler discutere tutti gli aspetti del progetto con un team di Leonardo entro fine aprile per ricevere un P&A (prezzo e disponibilità) degli 8 aerei il prima possibile.

 

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A ottobre, attraverso D'Alema, Leonardo aveva già inviato una «main proposal» non ufficiale per 24 aerei. Nel menù i caccia venivano offerti a 32 milioni l'uno, ma il prezzo saliva a quasi 90 considerando costi per equipaggiamento, simulatori, corsi di formazione, manutenzione, opere civili e ammodernamento delle basi aeree.

 

Nel documento spedito in Italia, Rueda chiede che il capo delegazione di Leonardo abbia il potere necessario per prendere decisioni che portino alla firma di un eventuale contratto. In sostanza non vuole avere a che fare con alcun mediatore.

MASSIMO DALEMA

 

La lettera è scritta su carta intestata, con numero di protocollo e i loghi del ministero della Difesa, del Comando generale delle forze militari e della Forza aerea colombiana. Sono indicati anche tre indirizzi mail ufficiali.

 

Dunque l'affare questa volta potrebbe andare davvero in porto. E senza D'Alema come facilitatore. Domenica l'ex ministro degli Esteri, durante il congresso romano di Articolo 1, si è ben guardato dal citare la scivolosa trattativa di cui era stato protagonista. E nessuno nell'auditorium sembra gliel'abbia rinfacciata. Anzi il segretario Roberto Speranza ha parlato di «ignobile fango» sparso sul suo mentore.

 

massimo dalema roberto speranza

Quando è salito sul podio per arringare i (pochi) compagni presenti, l'ex primo ministro si è esibito in una lectio magistralis di geopolitica in cui non ha mai affrontato la questione della nuova carriera di aspirante mercante di armi. Ma ha fatto una rivendicazione assai coerente: «Io non ho mai condiviso il riferimento al pacifismo che è una cosa nobile, ma non è la nostra tradizione», quella comunista.

 

Certamente non è la sua che è passato alla storia come il primo premier di sinistra bombardiere. E anche se per l'ex leader del Pds è giusto «sostenere» la resistenza ucraina, «pensare che la democrazia superi la sua crisi mettendo l'elmetto è una visione semplicistica che può essere totalmente disastrosa per le forze democratiche della sinistra».

I MESSAGGI WHATSAPP CON IL FILE AUDIO DELLA CONVERSAZIONE DI MASSIMO DALEMA

 

L'elmetto, al massimo lo può indossare Baffino in tempo di pace. Il quale, pur considerandosi un businessman ormai fuori dalla politica, si è preso la briga di indicare al campo largo che verrà della sinistra niente meno che la strada del «nuovo ordine mondiale». Un sistema dove democrazie e autocrazie dovrebbero coesistere senza combattersi. D'Alema ha citato come pilastro di questo nuovo equilibrio planetario la regina di tutte le autocrazie, la Cina, con cui da tempo, percorrendo la via della Seta, ha anche rapporti di affari. Guardando a Pechino, D'Alema probabilmente vuole lasciarsi alle spalle i dispiaceri che gli stanno dando le democrazie, dove, come è successo con il Colombia-gate, le notizie rischiano di finire sui giornali.

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