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UN’AUTO A TUTTO REGIME - LA FAMIGERATA PORSCHE TYPE 64, VOLUTA DA HITLER NEL 1938 PER PROMUOVERE LA SUPERIORITÀ TECNOLOGICA E IL SISTEMA DELLE AUTOSTRADE TEDESCHE, SARÀ BATTUTA ALL’ASTA QUEST’ESTATE DA SOTHEBY’S - LA CIFRA PER QUESTO GIOIELLO, RESTAURATO DA PININFARINA NEL 1947, POTREBBE SUPERARE I 20 MILIONI DI DOLLARI…

Savina Confaloni per "www.corriere.it"

 

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È una pietra miliare nella storia Porsche, la Type 64, che andrà all’asta in California quest’estate da RM Sotheby’s, nella settimana più attesa dai collezionisti di tutto il mondo, quella della Monterey Car Week dal 12 al 18 agosto, con il Concorso d’Eleganza di Pebble Beach.

 

hitler

L’auction manager di RM sotheby ‘s, Augustin Sabatie-Garat , si aspetta possa superare i 20 milioni di dollari. Un’auto concepita nel 1938 da un incontro tra Ferdinand Porsche, allora al servizio del Führer, e il Maggiore Adolf Hühnlein, responsabile della ONS (Oberste Nationale Sportbehörde ), l’organizzazione preposta agli eventi legati al motorsport in Germania: l’idea era quella di una gara endurance di 1500 km da Berlino a Roma da corrersi nel settembre del 1939.

 

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Sarebbe servita a promuovere la superiorità tecnologica e l’eccellente sistema delle autostrade tedesche e a far partire la produzione della KdF-Wagen, l’auto del popolo richiesta proprio da Hitler a Porsche. In preparazione della gara si decise quindi di costruire tre auto speciali allestite per le lunghe distanze, che sarebbero state ordinate e pagate direttamente da Volkswagen. Per ragioni politiche le auto sarebbero state chiamate proprio KdF Wagen e negli ambienti VW connotate come Type 60K10, nonostante per gli ingegneri Porsche fosse la Type 64.

hitler

 

Carrozzeria in alluminio e ruote coperte con pannelli in lega leggera, venne disegnata dagli stessi ingegneri che poi tennero a battesimo la 356. «Senza la Type 64 non ci sarebbe stata la Porsche 356, la 550 e nemmeno la 911» spiega Marcus Görig di RM Sotheby’s. Dovendo partecipare a una gara di 1500 chilometri, Karl Fröhlich progettò una forma che potesse contenere due ruote di scorta nella parte frontale, con il serbatoio di benzina che si spostava automaticamente posteriormente, nel lato passeggero.

 

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Il risultato fu quello di dover ricollocare il sedile verso il centro della vettura, arretrandolo di circa 30 centimetri rispetto a quello del pilota. E guardando la struttura del tetto da fuori, si vede chiaramente come l’abitacolo a forma di cupola bassa e stretta rendesse l’interno particolarmente scomodo.

 

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Il motore utilizzato per la vettura era il classico 985cc standard della KdF-Wagen ma potenziato a 32 cv e con una aerodinamica migliore e più leggera. La produzione iniziò nell’agosto del 1939, a un mese dalla gara, con i numeri di telaio riferiti alle tre «KdF-Rekordwagen», rispettivamente 38/41, 38/42 e 38/43. Ma solo la prima Type 64 venne completata prima della guerra, che fece dirottare gli interessi del governo verso la produzione di veicoli militari .

 

hitler e i suoi uomini

La Berlino-Roma non venne mai disputata e le altre due vetture vennero terminate una nel dicembre di quell’anno e la terza nel giugno del 1940: proprio questa fu l’unica a sopravvivere alla guerra, tenuta dalla famiglia Porsche e guidata da Ferdinand e Ferry, che le applicò sul cofano la scritta PORSCHE subito dopo aver registrato il nome della compagnia in Austria nel 1946. Per il giovane Perry Porsche che stava sviluppando le sue auto sportive, queste vetture servirono da banco di prova per tutta una serie di soluzioni tecnologiche, rendendo così la Type 64 l’anello di congiunzione fra la Volkswagen e la Porsche 356 .

 

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Nel 1947 fu sempre Porsche a commissionare il restauro della vettura a un giovane Pinin Farina a Torino, e un anno dopo la nuova Type 356 roadster sfilava sulle strade di Innsbruck accanto alla Type 64. Passata di mano un paio di volte in sessant’anni arriva ora all’asta a Monterey con aspettative all’altezza della storia che rappresenta: “pensiamo possa arrivare a superare i venti milioni di dollari” spiega l’ Auction Manager di RM Sotheby’s Augustin Sabatié-Garat.

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