enrica locatelli paraguay

E SE SCOPRISTE A 40 ANNI DI NON ESSERE LA PERSONA CHE CREDEVATE? - È LA STORIA DI ENRICA LOCATELLI, CHE ABITA A BERGAMO, LA CUI VITA È STATA SCONVOLTA QUANDO HA SAPUTO DI "ESSERE STATA RAPITA IN PARAGUAY A POCHI MESI DALLA NASCITA E POI VENDUTA A UNA COPPIA ITALIANA" - IL PAPÀ BERGAMASCO E LA MAMMA VENEZIANA SI RIVOLSERO A UN MISSIONARIO VERONESE VERSANDO DEL DENARO, MA LUI DICE CHE SI TRATTA DI "ACCUSE FALSE OPERA DEL DEMONIO"… - VIDEO

Guarda il servizio delle "Iene":

https://www.iene.mediaset.it/video/bambini-venduti-dal-prete-paraguay_1116555.shtml

 

Laura Tedesco per www.corriere.it

 

enrica locatelli 5

Sposarsi, diventare madre, condurre un’esistenza felice per poi scoprire improvvisamente, grazie ai social, di «non essere la persona che per 40 anni ho creduto di essere». È la storia di Enrica Locatelli, giovane donna che abita a Bergamo la cui vita «è stata sconvolta un paio di mesi fa, quando ho saputo di essere stata rapita in Paraguay a pochi mesi dalla nascita per essere venduta a una coppia italiana».

 

enrica locatelli 5

I coinvolti

Coloro che «avevo sempre ritenuto i miei veri genitori, in realtà mi avevano ottenuta versando del denaro». Ma a chi? Una presunta «sottrazione illegale di minore» che, stando alla denuncia presentata dalla 40enne in Procura a Bergamo, vedrebbe coinvolto un prete missionario veronese, don Attilio Cordioli.

 

enrica locatelli 2

Quest’ultimo, che è originario di Mozzecane e fa parte dei Redentoristi, nega però ogni sospetto, sostenendo che si tratta «soltanto di bugie», di «accuse false opera del demonio».

 

enrica locatelli 7

Così si è difeso con ostinazione, ai microfoni della trasmissione Le Iene su Italia 1, il sacerdote veronese raggiunto presso il santuario diocesano Madonna del Perpetuo Soccorso dei Redentoristi di Bussolengo: giovedì, invece, don Attilio risultava «irraggiungibile in quanto ha già fatto rientro in Paraguay, lui viaggia spesso facendo la spola tra il Sudamerica e Verona. Il suo cellulare? Don Cordioli non possiede il telefonino, non l’ha mai avuto».

 

Nuovi particolari

enrica locatelli 13

Chi invece non si è sottratta ad aggiungere nuovi particolari alla sua incredibile storia è Enrica affiancata dal marito Fabio: la loro, raccontano, fino a poco tempo fa era una famiglia dove «ogni tassello sembrava al posto giusto», dove «tutto filava per il meglio finché, da un giorno all’altro - rievoca Enrica - ho saputo di essere in realtà un’altra persona».

 

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Scoprendo così di «essere nata da un’altra famiglia che ora ho finalmente conosciuto, di avere dieci fratelli che neppure sapevo esistessero». Per 40 anni, Enrica ha creduto infatti «erroneamente» di «essere figlia di Rosa Bardelle, casalinga originaria di Cavarzere nel Veneziano, e dell’industriale bergamasco Piero Locatelli. Sono entrambi venuti a mancare prima che io venissi a conoscenza che in realtà non sono stati loro a mettermi al mondo».

 

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La svolta è datata due mesi fa quando Enrica è venuta a sapere che, «subito dopo la nascita, sono stata sottratta ai miei veri genitori che mi avevano messa al mondo a Pilar, in Paraguay. Mio fratello gemello ha subìto la stessa sorte e colgo l’occasione - è l’appello di Enrica - per invitare chiunque sappia qualcosa, ad aiutarmi a rintracciarlo o comunque ad avere sue notizie. Ci hanno detto che anche lui potrebbe essere stato rapito come me e poi venduto a un’altra coppia italiana».

 

enrica locatelli 1

Le sue indagini

Ma come ha fatto a scoprire di «essere in realtà un’altra donna, con un’altra famiglia naturale, un’altra città e addirittura un’altra data di nascita rispetto a quelli che risultavano nei suoi documenti ufficiali»?

 

Fin da piccola, già dalle elementari, Enrica si sentiva «chiedere se fossi sudamericana per il colore brunito della mia pelle, per quei miei tratti somatici non tipicamente “bergamaschi”. I miei genitori italiani però sminuivano, così io non facevo altre domande».

 

il prete accusato 2

È stato il marito a incoraggiarla ad andare a fondo sulla propria identità e le proprie origini: Enrica inizia a indagare, parla con i parenti, «in particolare con una zia di Padova che è stata la prima a farmi il nome di don Attilio in Paraguay» e infine trova aiuto sui social postando foto e documenti ritrovati nel garage dei genitori adottivi.

 

il prete accusato 1

«Ogni giorno ricevevo tre o quattro informazioni in più che mi riconducevano a padre Attilio. Così ho deciso di chiamarlo e in seguito d’inviargli tutto quello che avevo, sia foto che documenti» ha rivelato Enrica all’inviato de Le Iene Andrea Agresti.

 

Ma dal sacerdote Enrica non ha mai avuto notizie riguardo la sua famiglia. Ad aiutarla sono state le persone che dal Paraguay le rispondevano via social: «Grazie a loro ho ritrovato i miei fratelli e scoperto la verità sulla mia famiglia».

 

«Minacce anonime di morte»

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La notizia nel frattempo aveva attirato l’attenzione dei media sudamericani e alla giovane non tardarono ad arrivare «minacce anonime di morte». Sempre più convinta di voler scoprire la verità, Enrica si è così recata a Bussolengo dal prete che adirato ha negato tutto: «Le bugie sono opera del demonio, e io con il demonio non ci parlo. Ci troviamo di fronte a un caso clinico, io non ho niente a che vedere con la tua adozione, devi solo ringraziare Dio per aver trovato un’altra famiglia che ti ha cresciuta. Ora andatevene - ha poi chiuso rapidamente il discorso il prete veronese - altrimenti chiamo la polizia».

 

Ora don Attilio è tornato in quel mega Centro formativo culturale e religioso «Marianela» da lui fondato nel 2007 ad Atyrà, una cittadina del Paraguay a 60 km dalla capitale Asunción. Lui ne è orgoglioso e la definisce «una Casa di ritiro, che accoglie in 7mila metri quadrati adolescenti, famiglie, sacerdoti e religiosi, è un’oasi di spiritualità, il frutto della provvidenza».

 

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Che ne sarà di tutto ciò, ora che il missionario si trova nella bufera? «Di sicuro - annuncia battaglia Enrica - io voglio verità e giustizia, per me e per tutti gli altri bambini che hanno vissuto a loro insaputa lo stesso mio incubo».

 

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