lehman brothers

LE ULTIME ORE DI “LEHMAN BROTHERS” - IL RACCONTO DI JAINE MEHRING, DIRETTRICE RISORSE UMANE: “QUANDO FU CHIARO CHE NON C’ERA PIU’ NIENTE DA FARE, INFORMAMMO I NOSTRI UOMINI NEL MONDO: AVVERTIRLI CHE ALLA MEZZANOTTE LA LORO CARTA DI CREDITO AZIENDALE AVREBBE SMESSO DI FUNZIONARE, CHE I CONTRATTI IN BASE AI QUALI AVEVANO PRESO CASA SAREBBERO VENUTI MENO…”

Massimo Gaggi per il Corriere della Sera

 

Lehman BrothersLehman Brothers

«Sì, quella maledetta domenica ero alla Lehman Brothers. Mi avevano tenuto in sede per tutto il weekend perché nelle febbrili trattative dell' ultimo minuto per tentare di salvare la banca servivano di continuo dati sul personale e sulle sedi estere. Io ero responsabile globale per le risorse umane e la Lehman aveva migliaia di dipendenti fuori dagli Usa. Ma gli uffici, comunque, erano pieni. E lo sono rimasti anche nei giorni successivi, dopo il fallimento. Lehman era un luogo speciale, una banca che trattava molto bene i suoi dipendenti. Sapeva creare spirito di corpo. Faticavamo ad andar via: Lehman non era solo lavoro, era un posto che amavamo, ci andavamo con gioia».

 

richard fuld, lehman brothers 2008richard fuld, lehman brothers 2008

A quasi nove anni dal cataclisma che ha inghiottito una delle più grandi banche d'affari del mondo innescando una crisi finanziaria planetaria che ancora oggi pesa sull' economia mondiale, Jaine Mehring ricorda con nostalgia i suoi anni alla Lehman, i difficili momenti del crollo e le altre istituzioni per le quali ha lavorato prima e dopo quella esperienza.

 

L'ultima settimana «Lehman sembra una parentesi nella mia carriera: sono stata lì per meno di tre anni. Prima avevo lavorato per Salomon Brothers, Smith Barney e Citibank. Dopo sono andata alla Barclays che aveva rilevato parte della attività Lehman, e poi all'"hedge fund" Citadel. Ma il mio cuore è rimasto alla Lehman: un posto indimenticabile, un clima diverso. Un modo fantastico di motivare le persone».

 

lehman brothers 2008lehman brothers 2008

Dall'esterno ci eravamo fatti idee diverse. Una banca mal gestita, guidata da un avventuriero, Dick Fuld. I dipendenti che nelle ore della bancarotta venivano cacciati: fuori con gli effetti personali radunati in scatoloni, come topi in fuga dalla nave che affonda. Ma le cose, in realtà, non andarono così: in America quando una banca licenzia, raggiunge via mail il dipendente a casa e gli dice di non tornare più in ufficio. Teme che possa sottrarre documenti riservati, file dei computer: gli effetti personali verranno spediti a casa. «Sapendo questo» ricorda Jaine, «quando caddero le ultime speranze molti dipendenti cominciarono a portare via le loro cose temendo il blocco. Che, però, non scattò mai.

 

Anche perché, con la banca fallita, non c' era più molto da difendere. E infatti nei giorni successivi continuammo quasi tutti ad andare in ufficio anche se non avevamo più un lavoro». Il giorno della bancarotta Molti avevano lasciato la banca già nei mesi precedenti.

lehman brothers lehman brothers

 

Quando avete capito che non c' era più nulla da fare?

«Sapevamo dei problemi» racconta Mehring, «ma non eravamo solo noi ad averli: e non erano stati in molti ad andarsene. Fino all' ultimo in quel weekend sperammo in un salvataggio. Al sabato lavorammo con la banca Barclays: loro dovevano decidere in poche ore, mi chiedevano di continuo informazioni sul personale. Quando il gruppo britannico si tirò indietro, spuntò l'ipotesi Bank of America. Domenica l'accordo sembrava fatto. Poi la doccia fredda: loro preferirono salvare Merrill Lynch, altra banca d'affari sull' orlo della bancarotta. Per noi fu la sentenza di morte».

Lehman BrothersLehman Brothers

 

A quel punto lei mollò tutto e andò via?

«Macché: cominciò un altro tipo di lavoro, ancora più convulso. Bisognava informare i nostri uomini in giro per il mondo: avvertirli che alla mezzanotte la loro carta di credito aziendale avrebbe smesso di funzionare, che i contratti in base ai quali avevano preso casa o un'auto in leasing sarebbero venuti meno. Momenti e atmosfere surreali».

 

Come fu il dopo per lei?

«Lasciai dopo qualche giorno ma poi venni richiamata da Barclays quando la banca inglese rilevò parte delle attività Lehman. Rimasi un anno, poi andai via».

 

Diversa cultura manageriale?

FOTO CRISI - TUTTI CONTRO FULD (EX LEHMAN BROTHERS)FOTO CRISI - TUTTI CONTRO FULD (EX LEHMAN BROTHERS)

«Lasciai per vari motivi. Intanto, una volta integrate le risorse umane Lehman in Barclays, per me restava poco spazio. I miei due vecchi capi, coi quali ero affiatata, erano già andati via. Poi, sì, è vero: a me non piaceva la loro cultura manageriale e a loro non piaceva la gente di Lehman. Oggi sono consulente finanziario dopo essere stata, per tre anni, capo della ricerca di Citadel. Avevo creato un bel team, ma un bel giorno l'"hedge fund", trovandosi in una situazione di difficoltà economica, smantellò questa struttura. Fummo licenziati tutti in blocco».

 

LE CONSEGUENZE PSICOLOGICHE

Lehman BrothersLehman Brothers

Jaine non se ne lamenta: in finanza funziona così e lei non è rimasta certo sul lastrico. Ma i suoi pensieri sono sempre per Lehman: «A un certo punto ho anche sospeso, per qualche mese, i colloqui con possibili datori di lavoro. Alcuni mi chiamavano per sentire storie Lehman da chi le aveva vissute. E per me parlarne era ogni volta uno choc emotivo che all' inizio avevo sottovalutato. Lehman era davvero un posto speciale. E non solo per come curava i dipendenti: c'era anche un modo speciale di trattare i clienti, mentre pure nei rapporti tra noi del personale c' era molta cordialità, non la freddezza tipica di tanti ambienti finanziari».

 

 

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