1- BISIGNANI LO METTEVA ANCHE IN CURIA (LO ZAMPINO)! L’ENNESIMO PIZZINO DEI ‘CORVI’ VATICANI DENUNCIA LE TRAME DELLA P4 OLTRETEVERE CON IL LOBBYSTA A FARE DA MEDIATORE IN DUPLEX CON MARCO SIMEON, ORA CAPO DELLE RELAZIONI ESTERNE RAI, CHE VENNE CALDEGGIATO A BERTONE DAL PORPORATO MAURO PIACENZA 2- È VERO CHE “BERTONE È INTERVENUTO IN PRIMA PERSONA PER FAR NOMINARE SIMEON ALLA RAI-VATICANO” E CHE “CON L´AIUTO DELLO STESSO SIMEON BERTONE HA USATO LA SUA INFLUENZA PER FARE NOMINARE LORENZA LEI A DIRETTORE GENERALE DELLA RAI?” 3- PARE CHE MONSIGNOR RAVASI - RATZINGERIANO DI FERRO - SIA STATO SGUINZAGLIATO TRA LE MURA LEONINE PER COSTRINGERE ALLA TREGUA LE FAZIONI BELLIGERANTI. MA C’È ANCHE CHI LEGGE NELL’ATTIVITÀ MEDIATRICE DEL CARDINALE TELEVISIVO UN DOPPIO-GIOCO PER FAVORIRE LE AMBIZIONI PAPALINE DI TARCISIO BERTONE 4- SE LO SCOOP, CON DOCUMENTI INOPPUGNABILI, LO FA “IL FATTO” NON VALE, SE INVECE EZIOLO MAURO SPARA “UNA ANONIMA BOZZA”, ALLORA È TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA?

1- BISIGNANI LO METTEVA ANCHE IN CURIA (LO ZAMPINO) -
Orazio La Rocca per "la Repubblica"

"La P4 in Vaticano". È l´inquietante titolo di un anonimo documento che circola nei palazzi pontifici provocando scompiglio, interrogativi e preoccupazioni tra le gerarchie d´Oltretevere. Una bozza di 50 righe al veleno con accuse di malaffare, furti e corruzioni rivolte a monsignori, vescovi e alti prelati.

Vera e propria tangentopoli pontificia orchestrata - si legge nella bozza filtrata dal Governatorato e diffusa nei piani alti della Segreteria di Stato - da oscuri burattinai tramite il ramo vaticano della P4, l´associazione segreta per la quale nei mesi scorsi era stato arrestato - per reati commessi in Italia - Luigi Bisignani, che alla fine ha patteggiato un anno e sette mesi di reclusione dopo una condanna per associazione a delinquere, favoreggiamento, rivelazione di segreto e corruzione.

Bisignani nell´anonimo documento viene descritto come uno dei «membri della P4 che ha legami diretti con il Segretario di Stato», insieme a Marco Simeon, direttore delle relazioni internazionali della Rai e di Rai-Vaticano, protetto dal cardinale Bertone, e monsignor Paolo Nicolini, responsabile amministrativo del Governatorato e dei Musei Vaticani.

«Purtroppo è un quadro allarmante difficilmente smentibile, con tante verità e qualche eccesso, ma delineato in tutta la sua infernale drammaticità», confida in Curia un prelato di lungo corso, che sul ruolo della P4 vaticana ammette che «nessuno potrà negare che da troppo tempo ormai in Vaticano ci sono giri d´affari poco chiari e casi di corruzioni che nessuno ha avuto il coraggio di denunciare, ad eccezione dell´ex segretario generale del Governatorato, il vescovo Carlo Maria Viganò, inspiegabilmente alla nunziatura di Washington».

Vicenda poco chiara a cui fa ampiamente riferimento il documento che - privo di timbro, senza firma - presenta Viganò come vittima di una congiura del "partito" dei prelati contrari alla sua voglia di "pulizia". «Su mandato del Santo Padre - si legge, infatti, nel documento segreto - nel 2009 monsignor Viganò viene inviato al Governatorato per fare pulizia. Scopre un sistema diffusamente corrotto e chiede aiuto al diretto superiore, il cardinale (presidente) Giovanni Lajolo e al Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, per mettervi ordine».

Ma, «uomini legati alla P4 che mantengono legami solidi con il Segretario di Stato - accusa l´anonimo estensore della bozza - decidono che per salvaguardare i loro interessi debba essere allontanato. La calunnia è la loro arma e per paura e codardia lo stesso Lajolo si rifiuta di difenderlo». Da qui la decisione presa dai vertici pontifici di "promuovere" Viganò nunzio negli Usa, bloccandogli una sicura nomina cardinalizia.

«Che la Curia fosse vittima degli intrallazzi della cosiddetta P4 vaticana non è un mistero per nessuno. Quel che è ancora più grave - ammettono quei pochi monsignori che non nascondono la loro indignazione - è che certi personaggi colti nelle mani nel sacco agiscono ancora indisturbati in determinati istituzioni dove circolano tanti soli come i Musei vaticani e, per gli appalti, al Governatorato, dove ai nuovi assunti qualche ben noto monsignore pare che abbia imposto la cessione dei primi 2 stipendi, pena l´immediata perdita del posto di lavoro».

Altri interrogativi: i rapporti tra Simeon («collegato con Bisignani») e i cardinali Bertone e Mauro Piacenza «non risalgono - si legge nella bozza - ai tempi in cui Simeon agiva per conto di Cesare Geronzi nel settore bancario ed aiutò la curia genovese in vari affari nel corso del mandato del cardinale Bertone?». Ed inoltre, è vero che «il cardinale Segretario di Stato è intervenuto in prima persona per far nominare Simeon alla Rai-Vaticano» e che «con l´aiuto dello stesso Simeon Bertone ha usato la sua influenza per fare nominare Lorenza Lei a direttore generale della Rai?».

Altro personaggio «chiacchierato», il direttore generale dell´ospedale Bambino Gesù di proprietà del Vaticano, Giuseppe Profiti, del quale nella bozza si ricorda di essere stato «condannato per turbativa d´asta e riciclaggio» di essere «amico diretto del cardinale Bertone e legato a Simeon» e che «ha manovrato per creare un polo di ospedali cattolici, il Bambin Gesù, Casa Sollievo della Sofferenza di san Giovanni Rotondo, il San Raffaele e l´Università Cattolica tramite l´Istituto Tognolo».

«Ma, in definitiva, perché Bertone protegge personaggi come Profiti e Simeon, ma fa mandare negli Usa Vigano?», si chiedono Oltretevere, dove tutto quel che sta succedendo viene fatto risalire «allo scontro che da mesi è in corso tra due fazioni contrapposto, la cosiddetta cordata dell´Accademia Ecclesiastica capitanata dall´ex segretario di Stato Angelo Sodano ed il "partito" pro Bertone, affiancato dai neo porporati Piacenza, Calcagno, Filoni...».


2- DAGOREPORT
La guerra di pizzini e dossier che sta intossicando il Vaticano si arricchisce di una nuova, gustosa pralina avvelenata. Una bozza anonima di 50 pagine, fatta circolare dai ‘corvi', svela i rapporti che il lobbysta del potere de' noantri, Luigi Bisignani, era solito intrattenere con le alte sfere vaticane (un rapporto che, come narra Gigi Nuzzi in "Vaticano SpA" è datato epoca Gardini-Enimont, tangentona che Wojtyla girò poi a Lech Walesa in Polonia per la caduta del comunismo, etc. etc.).

La filiera di potere porporato con cui in molti - tra cui anche Bisi - erano costretti a interfacciarsi aveva all'apice il Cardinale Cacciavillani che è stato, dal 1998 al 2002, presidente dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, che gestisce i beni della Curia svolgendo il ruolo di vera e propria banca centrale del Vaticano.

A fargli da braccio destro c'era il vescovo Giorgio Corbellini, all'epoca capo dell'Ufficio Giuridico del Governatorato e che dal 1993 - fino allo scorso settembre quando fu esautorato da Ratzinger - ha svolto il ruolo di Vice-Segretario Generale del Governatorato al fianco dell'arcivescovo Carlo Maria Viganò. A chiudere il triangolo c'era l'avvocato Carlo Carrieri, dell'ufficio legale di Santa romana Chiesa.

In questo meccanismo di relazioni, appalti e denaro si intromette il Papa quando - nel 2009 - spedisce Viganò al Governatorato con il compito di controllare le attività di business. La missione di ‘moralizzazione' - e qui siamo alla cronaca recente - è talmente efficace che il buon arcivescovo, su pressione di membri della P4 e di alcuni ‘falchi' vicini a Bertone, ad ottobre 2011 viene promosso-rimosso ed esiliato a fare il nunzio apostolico a Washington.

E poiché Viganò non aveva alcuna voglia di ingoiare in silenzio l'amaro boccone di Bertone, un mese fa con la lettera inviata al Segretario di Stato e ripresa da tutta la stampa, ha messo in piazza cazzi, mazzi e intrallazzi dell'ente che controlla le gare e gli appalti del Vaticano: furti nelle ville pontificie coperti dal direttore dei Musei Vaticani, fatture contraffatte all'università Lateranense, interessi di un monsignore in una società che fa affari con il Vaticano, ammanchi per centinaia di migliaia di euro al Governatorato e frodi all'"Osservatore Romano".

Last but least: Viganò spara alle parti basse, sotto la cintura, l'attuale capo delle relazioni esterne di viale Mazzini, Marco Simeon - che venne presentato a Bertone dal suo sponsor, il porporato Mauro Piacenza.

Dopo lo sputtanamento generale innescato dalle missive - messo poi a tacere da una generale levata di scudi a favore di Bertone e dall'accusa a Viganò di aver ‘venduto' le sue soffiate - i rapporti tra il Papa e il suo Segretario di Stato sono passati da ‘forzatamente civili' a pessimi. Spingendo le gole profonde d'Oltretevere a parlare di vera e propria "guerra aperta" tra il pastore tedesco e la fronda dei ‘giovani turchi' che scalpita per la successione.

Pare che Monsignor Ravasi - ratzingeriano di ferro - sia stato sguinzagliato tra le mura leonine per costringere alla tregua le fazioni belligeranti. Ma nel clima avvelenato che si respira sotto il colonnato di San Pietro c'è anche chi legge nell'attività mediatrice del cardinale televisivo un doppio-gioco per favorire le ambizioni di Tarcisio Bertone.

3- TRAVAGLIO: I ROSICONI DI "REPUBBLICA": SE LO SCOOP, CON DOCUMENTI INOPPUGNABILI, LO FA "IL FATTO" NON VALE, SE INVECE EZIOLO MAURO SPARA UN ANONIMO DOCUMENTO, ALLORA È TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA
marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano, 11 Febbraio 2012

In alcune redazioni molto supponenti e poco sportive, quando un altro giornale trova una notizia in esclusiva ("scoop"), invece di riprenderla per farla conoscere ai propri lettori citando la fonte, si fa come la volpe con l'uva (voce del verbo "rosicare"). Si va a caccia di qualcuno che smentisca per dire: "La notizia è falsa. Del resto, se fosse vera, la sapremmo anche noi, anzi l'avremmo saputa per primi".

L'altra sera, appena Santoro e Ruotolo hanno preannunciato lo scoop di Marco Lillo, i rosiconi si sono messi subito all'opera. La loro speranza era che il documento pubblicato dal Fatto fosse falso. Purtroppo padre Lombardi ha confermato che è autentico, anche se contiene "farneticazioni che non vanno prese sul serio". Ma allora perché far leggere al Papa farneticazioni da non prendere sul serio? Per fargli uno scherzo? Forse perché il mittente è un cardinale e riferisce le parole di un altro cardinale. Se ci sono cardinali farneticanti, forse è il caso di pensionarli. In ogni caso, per quel che riguarda il Fatto, una volta confermata l'autenticità del documento, nessun'altra "smentita" è possibile.

Se Romeo non ha detto quelle cose, o le ha dette ma non sono vere, qualsiasi smentita va indirizzata a chi ha inoltrato l'appunto al Papa (il cardinale Castrillón). Non certo al Fatto, che ha pubblicato un documento autentico. Punto. Ma i rosiconi non si perdono d'animo e giocano con le parole. Repubblica, per nascondere le parole "Fatto" e "quotidiano", si esercita in tripli salti mortali carpiati con avvitamento. Occhiello sul giornale: "In tv spunta un documento: ‘ Attentato al Papa'". Ecco com'è nata la notizia: è spuntata. Sito repubblica.it: "Notizie prive di fondamento". Il cardinale Romeo smentisce la rivelazione del Fatto". Smentisce? Romeo conferma persino il "viaggio privato in Cina a metà novembre". Smentisce "quanto gli viene attribuito". Ma va? Qualcuno poteva pensare che un cardinale ammetta di aver detto in giro che stanno per uccidere il Papa? Più correttamente il corriere. it evita la parola "smentita" e titola: "Il complotto (presunto) contro il Papa e il mistero di quel viaggio in Cina". Che è la vera materia del contendere. Invece il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, va in tv e dice che il documento non meritava quel risalto: cioè, in un paese dove anche i sospiri dell'ultimo ecclesiastico su qualunque argomento dello scibile umano finiscono su tg e giornali, un appunto consegnato da un cardinale al Papa su un complotto per eliminarlo va nascosto. Magari in un breviario.

Certi vaticanisti sono letteralmente costernati dinanzi a questo oggetto misterioso chiamato "notizia". Andrea Tornielli della Stampa ammette che il documento è "autentico ma sconclusionato", poi però lamenta che "sia a disposizione dei media" (forse voleva dire "del Fatto"). Idem il messaggero. it: "Da qualche tempo a questa parte dalla Segreteria di Stato vaticana escono documenti riservati". Anche per il giornale. it lo scandalo non è il documento, ma la pubblicazione: "Il mistero del complotto per uccidere il Papa: chi ha dato il documento ai giornali?" (forse voleva scrivere "al Fatto"). Poi il sallustionline rivela che "il Vaticano stronca sul nascere lo scoop del Fatto" e conclude: "Non sappiamo cosa ci sia di vero nello scoop del Fatto". Ah, non lo sapete? Ve lo diciamo noi: è tutto vero e il Vaticano non stronca un bel nulla. Il sito dell'Unità non l'ha presa bene: "Se voleva attirare l'attenzione, il Fatto Quotidiano ci è riuscito... L'annuncio è stato dato in collegamento con Servizio Pubblico di Santoro (sostenuto dallo stesso Fatto)". Ecco perché il Fatto dà una notizia: per "attirare l'attenzione" (dev'essere per questo che, al contrario, l'attenzione sull'Unità è piuttosto al ribasso). Ed ecco perché Santoro la anticipa: perché è sostenuto dal Fatto. L'idea che un giornale e un giornalista diano una notizia perché è il loro mestiere, non sfiora neppure l'house organ del Pd. Meno male che c'è Libero, che stacca tutti di parecchie lunghezze: "Travaglio ‘ uccide ' il Papa. Vaticano: tutta fantasia". Ma forse si confonde con l'attentato a Belpietro.

4- DAGOREPORT DEL 25-01-2012
Senza limitarsi alle generiche affermazioni, riferisce il servizio de «Gli intoccabili», punta pure il dito su un personaggio che ritiene abbia avuto un ruolo nella vicenda che lo riguarda: Marco Simeon. Figlio di un benzinaio di Sanremo, è uno degli animatori della cooperativa sociale «Il Cammino», fornitrice di fiori del Papa. Considerato molto vicino a Bertone, è autore di una carriera fulminea, per gli standard italiani.

Prima a Capitalia, la ex Banca di Roma di Cesare Geronzi, banchiere con altissime aderenze vaticane. Quindi a Mediobanca, come capo delle relazioni istituzionali, sempre al seguito di Geronzi. Infine alla Rai, dove a quello stesso incarico aggiunge la direzione di Rai Vaticano. Interpellato da Nuzzi, risponde con una risata: «Non ne so assolutamente niente». E forse questo è solo l'inizio.


5- STRALCIO DALLA LETTERA DI VIGANÃ’ A BERTONE
Per quanto riguarda il Dott. Simeon, pur essendo per me più delicato parlarne atteso che dai media risulta essere persona particolarmente vicina a Vostra Eminenza, non posso tuttavia esimermi dal testimoniare che, da quanto personalmente sono venuto a conoscenza in qualità di Delegato per le Rappresentanze Pontificie, il Dott. Simeon risulta essere un calunniatore (nel caso a mia precisa conoscenza, di un sacerdote) e che lui stesso è OMISSIS Ndr. Tale sua OMISSIS, Ndr mi è stata confermata da Prelati di Curia e del Servizio Diplomatico. Su questa grave affermazione che faccio nei confronti del Dott. Simeon sono in grado di fornire i nomi di chi è a conoscenza di questo fatto, compresi Vescovi e sacerdoti.

 

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