luigi di maio giuseppe conte

ARMAGEDDON 5 STELLE: DI MAIO VS CONTE - LO STOP DI GIUSEPPI SULLE ARMI PESANTI ALL’UCRAINA È UN CASO - DI MAIO (CHE HA CHIESTO LE DIMISSIONI DI PETROCELLI DALLA COMMISSIONE ESTERI DEL SENATO): "SI VA AVANTI, CARTA RISPETTATA" - IERI LA DIFESA HA PUBBLICATO IL SECONDO DECRETO INTERMINISTERIALE, MA I PROBLEMI POTREBBERO ARRIVARE CON UN TERZO ATTO - C'È CHI TEME CHE IL FRONTE DEL NO SULLE ARMI SI ALLARGHI CON SALVINI CHE DICE: “SULLE ARMI È COMPLICATO, MICA C'È IL MISSILE DIFENSIVO E IL MISSILE OFFENSIVO? SI ENTRA NELLA SOGGETTIVITÀ”

Emanuele Buzzi per il “Corriere della Sera”

 

di maio conte

Il caso Petrocelli, il braccio di ferro sulle armi, le tensioni con i dem e un possibile cambio del logo (con l'inserimento del nome Conte): per i Cinque Stelle sono acque agitate. Il nodo principale resta ovviamente l'eventuale invio di armi pesanti all'Ucraina, invio che trova il no fermo dei vertici stellati. Ieri la Difesa ha pubblicato il secondo decreto interministeriale, ma i problemi potrebbero arrivare con un terzo atto.

 

LUIGI DI MAIO - BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE

Sulla questione è intervenuto Luigi Di Maio. «Non parlerei di tensioni» nella maggioranza, «è stata posta una questione sull'articolo 51 delle Nazioni Unite che parla del diritto alla legittima difesa dei popoli e dei Paesi e tutto quello che abbiamo fatto come governo si fonderà sempre sul diritto alla legittima difesa del popolo ucraino». Insomma, il governo va avanti.

 

Intanto Giuseppe Conte ha incontrato l'ambasciatore ucraino in Italia: «Dobbiamo sostenere l`Ucraina indirizzando azioni e sforzi verso una soluzione politica», ha ribadito il leader. C'è chi teme che il fronte del no sulle armi si allarghi.

 

conte di maio

Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha precisato: «Per quello che riguarda le armi ascoltiamo cosa ci propongono». Per il numero uno del Carroccio - che vorrebbe organizzare un vertice tra i leader di tutti i partiti sulla pace - è difficile fare dei distinguo:

 

«È complicato, mica c'è il missile difensivo e il missile offensivo? Si entra nella soggettività». In serata il segretario del Pd, Enrico Letta, getta acqua sul fuoco: «Io parlo di quel che penso io e non mi sento in grado di giudicare gli altri: ognuno fa le proprie scelte, non mi sento di criticare Conte per le sue».

 

matteo salvini foto mezzelani gmt047

Nei Cinque Stelle tiene sempre banco la questione Petrocelli. Con il cambio del regolamento del gruppo al Senato l'espulsione del senatore filorusso sembra più vicina, mentre più complicata è la rimozione dalla presidenza della commissione Esteri. «Vergognoso... Ho la stessa posizione in politica estera del governo Conte I e del programma con cui sono stato eletto nel 2018, prima che arrivassero il Pd e Draghi. Mi fa soltanto un po' male il silenzio assordante di Beppe», ha twittato Petrocelli.

 

GIUSEPPE CONTE VITO PETROCELLI

E proprio ieri, in una giornata convulsa, è tornato a farsi sentire anche Grillo, che sul suo blog ha ospitato un articolo in cui si elogia il ruolo «pacifista» della Cina nella guerra . Ma i fronti aperti sono molteplici. Anche con i dem c'è tensione, al punto che il vice di Conte, Michele Gubitosa, interviene per esternare i malumori: «Occorre rispetto anche da parte dei renziani nel Pd». Intanto continua il percorso di rifondazione M5S. Roberto Fico è stato eletto ieri presidente del Comitato di garanzia. Conte starebbe valutando un restyling del simbolo da attuare in vista delle Politiche, inserendo il suo nome nel logo.

conte di maioconte di maio

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…