AUTO-ROTTAMAZIONE DI UN GHOST WRITER – DAI DISCORSI PRESIDENZIALI ALLE SCENEGGIATURE PER CINEMA E TV, DA WASHINGTON A HOLLYWoOD, LA “PENNA” DI OBAMA, JON FAVREAU, A 31 ANNI, CAMBIA COPIONE E LASCIA LA CASA BIANCA - DOPO I MINISTRI PIÙ IMPORTANTI E L’INTERA SQUADRA DEI CONSIGLIERI CHIAVE, IL LEADER DEMOCRAT PERDE ANCHE “L’UOMO CHE SA LEGGERMI NEL PENSIERO”…

Massimo Gaggi per il "Corriere della Sera"

Dopo tutti i ministri più importanti - Esteri, Tesoro, Difesa, Lavoro, Trasporti, Energia e Innovazione - e l'intero team dei consiglieri chiave - David Axelrod, David Plouffe, Jim Messina - esce dalla cerchia di Barack Obama anche «l'uomo che sa leggermi nel pensiero», come lo stesso presidente amava definirlo: Jon Favreau, il giovanissimo speechwriter che ha lavorato alla scrittura dei discorsi del leader democratico fin dalla sua elezione al Senato, alla fine del 2004, lascia la Casa Bianca.

Per adesso lavorerà nel privato a Washington, ma la destinazione finale, secondo il Los Angeles Times è Hollywood: dai discorsi presidenziali alla stesura delle sceneggiature per cinema e tv.

Niente di nuovo: Jon Lovett, un altro ex speechwriter di Obama, si è già trasferito a Los Angeles dov'è coautore di 1600 Penn, una commedia televisiva a puntate ambientata alla Casa Bianca. E anche l'esodo massiccio di collaboratori, quando un presidente rieletto inizia il secondo mandato, è un fatto fisiologico: governare l'America, fare i gendarmi del mondo stanca, assorbe tutte le energie di chi lavora in un luogo - la residenza presidenziale e i suoi uffici - che, oltretutto, ha spazi angusti, quasi claustrofobici.

I collaboratori più fidati - poi - non spariscono nel nulla: «Quando ha bisogno ci chiama e noi arriviamo», spiega Robert Gibbs, il suo primo portavoce alla Casa Bianca che è andato via due anni fa, ma è tornato durante la campagna elettorale come consulente.
L'esodo ha comunque un impatto forte su un presidente che vede un numero infinito di persone ma ha pochissimi amici veri; che è molto più attratto dall'analisi dei problemi che dal contatto umano con la gente che lo circonda.

Uomo cerebrale, che qualche volta ha lamentato i rischi di isolamento dalla realtà nella sua vita di leader iperprotetto, circondato da filtri di ogni tipo. Certo Jim Messina, il vicecapo di gabinetto che era andato a Chicago a organizzare la campagna elettorale vincente, resta a fianco di Obama come capo di un comitato di azione politica che diventerà uno snodo importante almeno quanto il partito democratico, ma sarà fisicamente lontano dalla Casa Bianca.

Dove, di gente con la quale ha confidenza, che può vedere semplicemente bussando a una porta, ne è rimasta poca: la vecchia amica di famiglia Valerie Jarrett, il nuovo capo dello staff Dennis McDonough, amatissimo dal personale della Casa Bianca, Ben Rhodes, il vicecapo del Nsc, il Consiglio per la Sicurezza Nazionale. E poi Pete Rouse e Alyssa Mastromonaco, veterani del gabinetto presidenziale.

Il ragazzino prodigio Jon Favreau era uno dei pochi. Forse il più benvoluto. Fresco laureato del College of the Holy Cross, l'università dei gesuiti del Massachusetts, Jon entrò nella vita di Obama nel 2004 quando, mentre lavorava per la campagna presidenziale di John Kerry, interruppe un discorso del giovane candidato senatore dell'Illinois spiegandogli che le cose che stava dicendo potevano essere riformulate ed espresse meglio.

Obama lo prese con sé poco dopo, appena eletto senatore. E da allora non l'ha mai mollato. Anche se ama scriversi da solo i passaggi chiave dei suoi discorsi più importanti, il presidente si fidava molto di Favreau. E lui, con gli occhiali da sole metallici da aviatore, il cranio rasato e la faccia da attore, era diventato una presenza familiare alla Casa Bianca.

Oltre al look poco presidenziale, Jon ha assunto un atteggiamento decisamente giovanilista - i discorsi di Obama scritti coi suoi collaboratori sui tavoli dell'affollatissimo Caribou Coffee di Pennsylvania Avenue, di fronte agli uffici esecutivi della Casa Bianca - che talvolta ha fatto alzare qualche sopracciglio.

Come quando fu sorpreso a torso nudo a Georgetown mentre sfidava un altro giovanissimo della Casa Bianca, il portavoce del Nsc, Tommy Vietor, a beer pong: un gioco a base di palline da ping pong e boccali di birra da scolare. Ma con la sua aria da eterno studente Jon, entrato nel team Obama a 23 anni (ora ne ha 31), aveva portato alla Casa Bianca una ventata di giovinezza, contribuendo a creare un feeling tra il presidente e i giovani.

Adesso Obama deve affidarsi al telefono per le lunghe conversazioni che ama avere a tarda sera con le persone fidate. E nei lunghi voli sull'Air Force One, come quelli di un mese fa da e per le Hawaii, gioca spesso a carte col suo fotografo personale, Pete Souza, il portavoce Jay Carney e il capo del cerimoniale dei viaggi.

 

 

OBAMA CON JON FAVREAU NELLA STANZA OVALE jpegJON FAVREAU CON LA FIDANZATA jpegObama e FavreauOBAMA NELLO STUDIO OVALE CON JON FAVREAU DIRETTORE DELLA SQUADRA CHE SCRIVE I SUOI DISCORSI Jay Carney

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO…