vladimir putin olaf scholz angela merkel

IL CAVALLO DI TROIA DI PUTIN IN EUROPA È BERLINO - LA GERMANIA SI OPPONE CON FORZA ALL’EMBARGO AL PETROLIO E AL GAS RUSSI: LA CONFINDUSTRIA TEDESCA HA TROVATO ADDIRITTURA L’UNITÀ CON I SINDACATI. IN UN COMUNICATO CONGIUNTO HANNO MESSO LA PIETRA TOMBALE SULLE GIÀ TIMIDI INTENZIONI DELL’UE DI PASSARE AI FATTI CON LE SANZIONI ALL’ENERGIA, CHE FAREBBERO MOLTO MALE A PUTIN (E ANCHE A NOI…)

1 - MA QUALE ORBAN. SE PUTIN BRINDA A BERLINO

Francesco Bechis per www.formiche.net

olaf scholz vladimir putin

 

Altro che Viktor Orban. Il vero cavallo di Troia di Vladimir Putin in Europa è la Confindustria tedesca (Bdi). Lunedì il capo del Cremlino è riuscito lì dove molti hanno fallito: l’unità tra sindacati e industria in Germania. Unità contro le sanzioni alla Russia, si intende. E in particolare le sanzioni sul gas, di cui imprenditori e dipendenti non vogliono neanche sentir parlare.

 

angela merkel vladimir putin

Il comunicato congiunto, una rarità, è di fatto la pietra tombale sulle pur timide intenzioni dell’Ue di passare ai fatti con le sanzioni all’energia di Mosca dopo il primo buffetto al carbone russo. Se l’embargo del petrolio resta sul tavolo, la messa al bando del metano è una chimera. “Porterebbe a una grave perdita di produzione, chiusure, una nuova deindustrializzazione e perdite di lungo periodo di posizioni di lavoro in Germania”, tuona il fronte unito tedesco. I numeri in effetti danno ragione alle remore: nel suo nuovo rapporto l’Imf ha rivisto a ribasso le stime di crescita dell’economia tedesca, dal 3,8% al 2,1%, un balzo di quasi due punti, più di quanto attende l’Italia (da 3,8% a 2,3%).

la gaffe di ursula von der leyen con angela merkel

 

Ma dietro al pressing dell’industria tedesca c’è qualcosa di più di un semplice calcolo economico, che pure conta: nel 2021 ha esportato beni in Russia per 28 miliardi di euro. C’è un fattore culturale che risale alla Germania Ovest del dopoguerra, il Wandel durch Handel, che fa del commercio con Mosca un salvacondotto per evitare un conflitto sul suolo europeo. Non è bastata l’invasione russa a ribaltare l’equazione. E infatti il governo “semaforo” di Olaf Scholz, tra una condanna di Putin e una promessa di spendere di più nella Difesa, si trova impantanato.

 

VLADIMIR PUTIN OLAF SCHOLZ

A inizio aprile una delegazione di industriali – presenti Deutsche Bank, Mercedes-Benz e Siemens – ha fatto irruzione nell’ufficio del cancelliere per battere i pugni sul tavolo. Le sanzioni, questo il messaggio recapitato, rischiano di fare troppi danni all’economia tedesca. Danni “irreversibili”, hanno avvertito i giganti della chimica e dell’acciaio Basf e Thyssenkrupp, lì a ribadire che dall’embargo Ue il gas naturale russo deve restare fuori.

 

Scholz ha risposto con un pacchetto di aiuti finanziari e garanzie sui prestiti per 100 miliardi di euro. Oggi arriva in soccorso la Commissione Ue: semaforo verde a uno schema di aiuti di Stato da 20 miliardi di euro per “le aziende di ogni settore colpite dalla crisi in corso e dalle relative sanzioni”. Difficile che basti a placare la Bdi e la lobby filorussa dell’industria tedesca, per niente intorpidita dalle notizie dei massacri russi in Ucraina.

merkel e putin alla finale dei mondiali al maracana

 

Basta osservare le mosse della più solida enclave filorussa, l’Associazione tedesca per gli affari orientali (Geba), settant’anni di storia alle spalle e decine di associazioni industriali membri, inclusa la Bdi. Saltato l’annuale incontro di inizio marzo con Putin – indifendibile ad invasione in corso – e fatta salva qualche presa di distanza in sordina, la lobby continua a tifare per la riapertura del mercato tedesco a Mosca perché, ha detto di recente il presidente Oliver Hermes, in gioco oltre le sanzioni ci sono “significative relazioni economiche con la Russia in futuro”.

 

le vie del gas russo

Con un clima così, non stupisce che Scholz abbia tirato il freno. L’ultima conferenza stampa del cancelliere ha fatto molto rumore a Kiev, dove ormai Volodymyr Zelensky considera la causa tedesca una causa persa. È stata un’arringa: Scholz si è difeso un po’ goffamente da chi accusa Berlino di non inviare armi pesanti alla resistenza ucraina, “altri Paesi sono giunti alle stesse conclusioni”. Anche qui, i numeri contano più delle parole: dall’inizio delle ostilità la Germania ha messo sul piatto 119 milioni di euro in forniture belliche per Kiev, meno della minuta Estonia (220 milioni), del Regno Unito (204) e dell’Italia (150). Memo per il presidente ucraino in tenuta militare: Houston, abbiamo un problema. A Berlino prima ancora che a Budapest.

 

Schroeder con Putin

2 - LA DIPLOMAZIA UN RECOVERY PER L'UCRAINA E IL G7 ARMA LA RESISTENZA

Alberto Simoni,Marco Bresolin per “la Stampa”

 

Un maxi-fondo di solidarietà per finanziare la ricostruzione dell'Ucraina e avvicinarla ancora di più all'Europa. Una sorta di nuovo Piano Marshall costruito secondo la logica del Recovery Fund: sovvenzioni e prestiti a Kiev in cambio di riforme concordate con Bruxelles per agevolare il percorso di adesione che certamente non sarà né breve né semplice. La Commissione europea ci sta lavorando da qualche settimana e la questione è già stata oggetto di discussione tra gli Stati membri.

 

DOVE PASSA IL GASDOTTO Nord Stream 2

Non solo: ieri se n'è parlato anche durante la videoconferenza tra i principali leader europei e del G7, convocata dal presidente americano Joe Biden. Perché l'Ue giocherà senza dubbio un ruolo principale nella ricostruzione ucraina, ma tutti gli alleati occidentali daranno un contributo.

vladimir putin emmanuel macron.

 

 Per questo, proprio in queste ore a Washington, il Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale stanno lavorando al piano per la ricostruzione. David Malpass, il numero uno della Banca Mondiale che domani incontrerà il premier ucraino, insiste sulla necessità di ridurre il debito di Kiev.

 

In ogni caso Bruxelles metterà in campo un suo strumento. Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, ieri ha annunciato che «l'Ue svilupperà un Fondo di solidarietà per l'Ucraina» che servirà a finanziare «il sostegno immediato e la ricostruzione di un'Ucraina democratica».

 

olaf scholz joe biden 5

Quest' ultima precisazione non è affatto secondaria perché è proprio sulle «condizionalità» del fondo che si stanno concentrando le discussioni a Bruxelles. Il governo di Kiev dovrà concordare con l'Ue un piano di riforme per avvicinare il Paese agli standard richiesti agli Stati membri, soprattutto in termini di giustizia, lotta alla corruzione e rispetto dello Stato di diritto.

 

PUTIN COPRE LA MERKEL AL PARTY G AL PALAZZO COSTANTINO DI SAN PIETROBURGO

Ancora troppo presto per parlare di una cifra precisa per gli aiuti, dato che la situazione è in continua evoluzione. Al termine del conflitto servirà un'attenta analisi da parte della Commissione per calcolare le reali necessità, ma fonti diplomatiche assicurano che la dotazione «non sarà inferiore ai 100 miliardi di euro» perché dovrà prevedere non solo aiuti immediati - in particolare sul fronte umanitario -, ma un piano di ricostruzione decennale.

 

putin ursula von der leyen

Gli investimenti serviranno per rimettere in piedi le infrastrutture, inoltre l'Ue potrebbe concedere prestiti con garanzie pubbliche alle imprese ucraine, soprattutto quelle del settore agricolo che più stanno soffrendo. Ursula von der Leyen ne ha parlato ieri al telefono con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Restano ancora da definire le modalità di finanziamento e non è escluso il ricorso a nuovo debito comune, anche se su questo la cautela è massima.

 

Per ora, tra le ipotesi per reperire risorse, si parla di introdurre imposte sul gas e sul petrolio importati dalla Russia oppure di usare i beni congelati agli oligarchi, ma il confronto è ancora in una fase preliminare. Prima l'Ue vuole aiutare l'Ucraina a respingere militarmente la Russia nella nuova fase del conflitto che si concentra nel Donbass.

 

Olaf Scholz E Vladimir Putin

Per questo durante la videoconferenza di ieri tra i leader del G7 - alla quale hanno partecipato anche il presidente polacco Andrzej Duda, quello rumeno Klaus Iohannis e il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg - si è deciso di aumentare l'invio di armi e soprattutto di armi pesanti. Biden ha confermato che gli Stati Uniti invieranno più artiglieria, mentre Olaf Scholz continua a frenare sull'invio diretto di armi pesanti. Il cancelliere ha però detto che chiederà all'industria tedesca di mettere a disposizione armamenti che saranno finanziati da Berlino.

 

Mark Rutte ha invece assicurato a Zelensky che i Paesi Bassi invieranno più armi pesanti, inclusi i blindati. Nei 90 minuti di colloquio si è parlato anche di sanzioni. Si stanno mettendo a punto nuovi ritocchi per evitare scappatoie, ma la Germania ha ribadito il suo "no" all'embargo sul petrolio e sul gas. Gli Stati Uniti hanno inoltre avviato la procedura per inserire la Russia tra gli Stati sponsor del terrorismo.

 

 

 

 

SCHROEDER PUTIN

 

SCHROEDER PUTIN 4

 

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