ratzinger bergoglio luigi negri

UN COMPLOTTO PAPALE PAPALE - L’ARCIVESCOVO DI FERRARA GETTA BENZINA SUL VATICANO: ‘PAPA RATZINGER È STATO SPINTO ALLE DIMISSIONI. HA SUBITO DELLE PRESSIONI FORTISSIME. NEGLI ULTIMI GIORNI L’HO VISTO FRAGILE FISICAMENTE MA LUCIDISSIMO NEL PENSIERO. EMERGERANNO GRAVI RESPONSABILITÀ DENTRO E FUORI LA SANTA SEDE’ - I CATTOLICI AMERICANI CHIEDONO A TRUMP UN'INCHIESTA SUL RUOLO DI OBAMA NELLE DIMISSIONI

Andrea Tornielli per http://www.lastampa.it/

 

MONSIGNOR LUIGI NEGRIMONSIGNOR LUIGI NEGRI

È la prima volta che un vescovo accredita l'idea di un complotto, di pressioni e di un ricatto dietro la rinuncia di Benedetto XVI, lasciando intendere senza tanti giri di parole che Papa Ratzinger non se n'è andato di sua spontanea volontà. Una tesi finora circolata in certe ricostruzioni mediatiche, corroborata e sostenuta da chi non si rassegna al fatto che l'ex Pontefice tedesco non sia più sul trono e che il ministero petrino sia passato sulle spalle del suo legittimo successore. Luigi Negri, 75 anni, arcivescovo uscente di Ferrara, è anche autore di saggi sulla storia della Chiesa e per questo le sue incandescenti dichiarazioni sono destinate a far rumore.

BARACK OBAMA PAPA RATZINGERBARACK OBAMA PAPA RATZINGER

 

Il prelato ha rilasciato un'intervista al giornale online Riminiduepuntozero. Ha tenuto a ricordare e ribadire, come già aveva fatto nei mesi scorsi durante un incontro pubblico a Milano, il suo rapporto di «forte amicizia» con Benedetto XVI, raccontando di averlo visitato diverse volte, anche di recente. «In questi ultimi quattro anni ho incontrato diverse volte Benedetto XVI. È stato lui a chiedermi di guidare la diocesi di Ferrara, perché molto preoccupato della situazione in cui versava la diocesi. Con Benedetto è nato un rapporto di forte amicizia. Mi sono sempre rivolto a lui nei momenti più importanti per discutere delle scelte da fare e non mi ha mai negato il suo parere, sempre in spirito di amicizia».

 

Alla domanda successiva, l'intervistatore chiede quale idea si sia fatto Negri sulla rinuncia al papato. Ecco che cosa risponde l'arcivescovo emerito di Ferrara: «Si è trattato di un gesto inaudito. Negli ultimi incontri l’ho visto infragilito fisicamente, ma lucidissimo nel pensiero. Ho poca conoscenza – per fortuna – dei fatti della Curia romana, ma sono certo che un giorno emergeranno gravi responsabilità dentro e fuori il Vaticano. Benedetto XVI ha subito pressioni enormi.

 

MONSIGNOR LUIGI NEGRIMONSIGNOR LUIGI NEGRI

Non è un caso che in America, anche sulla base di ciò che è stato pubblicato da Wikileaks, alcuni gruppi di cattolici abbiano chiesto al presidente Trump di aprire una commissione d’inchiesta per indagare se l’amministrazione di Barack Obama abbia esercitato pressioni su Benedetto. Resta per ora un mistero gravissimo, ma sono certo che le responsabilità verranno fuori. Si avvicina la mia personale “fine del mondo” e la prima domanda che rivolgerò a San Pietro sarà proprio su questa vicenda».

 

Negri è dunque «certo» che Benedetto abbia lasciato perché sottoposto a fortissime pressioni e che vi siano persone responsabili di quella sua scelta, evidentemente considerata dall'arcivescovo non libera. Esattamente come ripetono i complottisti, i quali vedono proprio in queste pressioni un condizionamento che renderebbe invalida la rinuncia stessa. È ciò che permette a una galassia di gruppi e gruppuscoli pseudo-tradizionalisti di considerare ancora Ratzinger come il «vero Papa», anche se a queste conseguenze l'arcivescovo di Ferrara, nell'intervista citata, non arriva.

BARACK  E MICHELLE OBAMA PAPA RATZINGERBARACK E MICHELLE OBAMA PAPA RATZINGER

 

Questa lettura dei fatti finisce dunque col presentare il Papa emerito come succubo di pressioni e incapace di resistere a queste stesse pressioni. Nel libro-intervista «Ultime conversazioni» con Peter Seewald, il giornalista tedesco aveva posto a Ratzinger una domanda esplicita sui giornali che parlano di «ricatto e cospirazione». «Sono tutte assurdità», aveva risposto perentoriamente il Papa emerito «lucidissimo nel pensiero», derubricando a fanta-thriller queste elucubrazioni.

 

«Devo dire - aveva aggiunto - che il fatto che un uomo, per qualsivoglia ragione, si sia immaginato di dover provocare uno scandalo per purificare la Chiesa è una vicenda insignificante. Ma nessuno ha cercato di ricattarmi. Non l’avrei nemmeno permesso. Se avessero provato a farlo non me ne sarei andato perché non bisogna lasciare quando si è sotto pressione. E non è nemmeno vero che ero deluso o cose simili. Anzi, grazie a Dio, ero nello stato d’animo pacifico di chi ha superato la difficoltà. Lo stato d’animo in cui si può passare tranquillamente il timone a chi viene dopo». 

 

RATZINGER E I MANIFESTI ANTI BERGOGLIORATZINGER E I MANIFESTI ANTI BERGOGLIO

Da notare come Benedetto XVI tenga a sottolineare quanto segue: «Se avessero provato a farlo non me ne sarei andato perché non bisogna lasciare quando si è sotto pressione». Dopo l'uscita del libro-intervista, come pure del colloquio che conclude il bel libro biografico curato da Elio Guerriero, che oltre a spiegare le motivazioni della rinuncia contiene anche parole di apprezzamento per il successore, i teorici del complotto hanno reagito di fatto dando a Ratzinger del bugiardo: si sarebbe dimesso perché sotto pressione e sotto ricatto, ma ovviamente non sarebbe in grado di confermarlo, e anzi sarebbe costretto a dire pubblicamente il contrario. 

 

BERGOGLIO RATZINGERBERGOGLIO RATZINGER

Questo fanta-thriller va di pari passo con altre affermazioni per certi versi ancora più gravi, le teorie sul «papato condiviso» e sul «ministero petrino» in co-gestione. Teorie che negli ultimi anni hanno annoverato alcuni sostenitori, facendo scempio, questa volta per davvero, della tradizione della Chiesa e della sua divina costituzione.

 

Resta aperta la domanda su quanto alcune scelte personali, e mai codificate per iscritto, fatte da Benedetto XVI - come quella di mantenere l'abito bianco e il nome papale, come pure la scelta della figura dell'emeritato - abbiano involontariamente alimentato i seguaci della teoria dei due Papi poi degenerata nella teoria del Papa rinunciatario perché sotto ricatto. Come pure resta aperta la domanda su quei visitatori che recandosi di frequente a trovare Benedetto fanno poi uso di queste entrature per affermare l'esatto opposto di quel che lo stesso Ratzinger ha detto pubblicamente.

donald  trump barack obamadonald trump barack obamaBERGOGLIO RATZINGERBERGOGLIO RATZINGER

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI