giuseppe conte soldi

CONTE VUOLE PRENDERSI ANCHE IL CONTROLLO DEL RECOVERY PLAN PER IMBULLONARSI ALLA POLTRONA: PER QUESTO FORZA ITALIA E PD VOGLIONO UN SUPER-DIRETTORE CHE GESTISCA I FONDI CON 6 MANAGER DI AREA CHE COORDINERANNO UN ESERCITO DI 300 ESPERTI (OLÈ) - SE PASSA QUESTA LINEA PERÒ, NIENTE RIMPASTO: I MINISTRI ATTUALI SONO SCHIAPPE? CI PENSANO I NUOVI COMMISSARI

 

 

1. RECOVERY PLAN, FI ALL'ATTACCO IL PD PENSA A UN SUPER DIRETTORE

Marco Galluzzo per il “Corriere della Sera

 

Il progetto italiano del Recovery Fund è ancora in fase di formazione, si sa che il governo sta scegliendo una gestione a composizione piramidale con una cabina di regia politica e una struttura tecnica formata da 6 manager: quello che affiora in più rispetto alla riunione di maggioranza che si è tenuta sabato scorso, è che su richiesta in primo luogo del Pd si fa strada l' ipotesi di nominare una sorta di direttore generale della struttura tecnica.

 

VIGNETTA ALTAN - CONTE E I SOLDI DALL EUROPA

Una figura centrale, con ampi poteri derogatori, che risponda direttamente sia a Palazzo Chigi sia alle strutture tecniche della Commissione europea, e che in qualche modo coordini la fase di attuazione del piano italiano: visto che i macro-progetti italiani sono sei, digitalizzazione, transizione green, istruzione e formazione, inclusione sociale e salute, delle 300 unità che dovrebbero far parte della struttura, la media sarebbe di 50 esperti per ogni settore del piano.

 

Potrebbe anche essere toccato il ruolo dell' Anac, l' Autorità anticorruzione che fra le altre cose ha la vigilanza sui contratti di appalto pubblici, poteri di valutare le aziende e i loro requisiti, la supervisione sui processi attuativi dei contratti stessi della Pa: poteri che potrebbero intersecarsi o accavallarsi con quelli della struttura tecnica che Palazzo Chigi vuole mettere in piedi.

 

Ed è solo uno dei tanti nodi delicati che ancora devono essere definiti in vista del maxi emendamento alla legge di Bilancio con cui il governo dovrebbe scoprire le carte e definire tutti i dettagli gestionali dei 209 miliardi di euro che l' Europa al nostro Paese è pronta a trasferirci nei prossimi sei anni. E dalla Ue arriva una nota di ottimismo sul cammino del Recovery plan: «Penso che riusciremo a superare il veto di Polonia e Ungheria», ha detto ieri a Mezz' ora in più il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni.

 

GIUSEPPE CONTE IN UN MOMENTO DI PAUSA DURANTE LE TRATTATIVE SUL RECOVERY FUND

Giuseppe Conte ha spiegato ai suoi ministri che ancora molti punti vanno approfonditi e analizzati per arrivare ad uno schema definitivo, un assetto che andrà comunque sottoposto alla Commissione, che potrebbe anche bocciarlo, come accaduto con la struttura gestionale dei fondi illustrata dalla Spagna.

 

I progetti complessivi del Recovery italiano dovrebbero essere di poco inferiori a 100, fra quelli selezionati finora, ma un altro aspetto che andrà chiarito, e in modo molto netto, sarà la relazione fra i ministri competenti per settore e la struttura tecnica di 6 manager che si vuole mettere in piedi: manager ed eventuale direttore generale, quindi una sorta di supermanager, avranno certamente poteri derogatori, ma rispetto a quali soggetti? I ministri, le Regioni, i Comuni?, Anche questi punti andranno chiariti.

ITALIA E RECOVERY FUND - VIGNETTA ELLEKAPPA

Un aspetto questo apertamente criticato da Carlo Calenda: «I ministri hanno dei poteri che sono attribuiti e non possono essere tolti.

 

Quando viene costruita una struttura parallela, piramidale, dove c' è Conte sopra, due ministri sotto, 6 manager e 300 persone sotto, è inevitabile che questa struttura vada in conflitto, perché i ministri devono firmare gli atti che sono decisi da altri», sostiene l' ex ministro e leader di Azione, aggiungendo che «questo modo di affrontare il Recovery plan alla fine lo bloccherà.

 

Se si continuano a costruire sovrastrutture di sovrastrutture, si crea un gran macello».

Un giudizio duro che in qualche modo viene condiviso anche da Ettore Rosato, presidente di Italia viva, dunque da una componente della maggioranza, a dimostrazione del fatto che le tensioni interne non sono affatto state messe da parte: «Non vorrei che fosse un commissariamento dei ministri, in cui mettiamo qualche burocrate a decidere al posto loro, come se il Consiglio dei ministri non fosse in grado di gestire il Recovery».

Una critica che diventa ancora più esplicita nelle parole di Forza Italia: «Una piramide burocratica, al cui vertice siede il presidente Conte affiancato da due ministri, subito sotto 6 manager e 300 tecnici.

 

di maio zingaretti conte

Una struttura tentacolare destinata a bloccare ogni iniziativa sui 209 miliardi del Recovery plan a causa dei conflitti di competenze. Ma è anche la peggiore soluzione per intavolare quel dialogo con l' opposizione auspicato dal presidente Mattarella», scrive in una nota Daniela Ruffino, deputata di Forza Italia.

C' è infine il nodo della natura giuridica della struttura tecnica che Conte ha intenzione di creare, sarebbe esterna al perimetro del governo, una società autonoma o verrebbe inglobata da Palazzo Chigi?

 

 

2. RECOVERY, LA CARICA DEI 300 MA SARANNO IN 6 A DECIDERE

Andrea Bassi e Marco Conti per “il Messaggero

 

Trecento. Come gli spartani del Re Leonida che combatterono i persiani alle Termopili. Ma a parte il loro numero, per il momento, degli esperti e dei funzionari che dovrebbero garantire all' Italia di spendere per tempo i 209 miliardi di aiuti europei del Recovery fund, si sa poco. «Per adesso», spiega una fonte che lavora al dossier, «è stato raggiunto un accordo politico, il governo si è dato un' altra decina di giorni per preparare l' emendamento che sarà approvato con la manovra», e oggi si terrà a palazzo Chigii una nuova riunione di Conte con i capidelegazione. Quello che viene dato per certo è la struttura piramidale che dovrà gestire la fase attuativa del Recovery.

 

renzi calenda

LA VALLE

In cima ci sarà una «cabina di regia politica», composta dal premier Giuseppe Conte, dal ministro dell' Economia, Roberto Gualtieri, e da quello dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. Questa cabina dovrà in qualche modo coordinarsi con il Ciae, il Comitato interministeriale per gli Affari europei coordinato dal ministro Vincenzo Amendola e del quale oltre a Conte e Gualtieri, fa parte anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

 

La vera novità è quello che sta a valle della cabina di regia e del Ciae, ossia sei commissari-manager, uno per ognuno dei cluster di investimento indicati dal governo per il Recovery fund: digitalizzazione e competitività del sistema produttivo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per la mobilità; istruzione formazione e ricerca; equità sociale, di genere e territoriale; salute. Non sarebbe tramontata l' idea di nominare anche una sorta di super-commissario (che potrebbe assumere anche il ruolo di sottosegretario) per coordinare i sei manager.

 

 I PESI

Sotto i sei commissari, ci sarebbe la struttura dei 300 funzionari. In parte dovrebbero arrivare direttamente dai vari ministeri coinvolti nei programmi di investimento, e in parte dovrebbero essere esperti esterni con contratti a termine. Non è chiaro se questa struttura potrà nascere come evoluzione di Investitalia, l' organismo nato a Palazzo Chigi per volontà di Conte per accelerare gli investimenti pubblici e affidato alla direzione del manager danese della Bei (Banca europea degli investimenti) Lars Anwardter.

GIUSEPPE CONTE PAOLO GENTILONI ROBERTO GUALTIERI

 

Quello che è certo è che la cassa rimarrà ben salda nelle mani del ministero dell' Economia. Ci sarà un nuovo direttore nominato dal Mef, che avrà il compito di sovrintendere sull' uso dei fondi e sul rispetto dei tempi dei progetti. È stata una delle condizioni poste da Gualtieri per inserire in manovra un anticipo di 120 miliardi in tre anni da recuperare poi con le risorse europee.

 

L' arzigogolata costruzione è stata pensata anche con l' obiettivo di riequilibrare i pesi nella maggioranza in modo da evitare il più volte evocato rimpasto di governo. Ovvero, per dirla con Carlo Calenda, «si pensa di far fare ad altri il lavoro dei ministri» invece di sostituire «chi, nel governo, non è in grado di gestire i fondi europei». Dubbi anche da parte del ministro dem Lorenzo Guerini che invita i colleghi di governo a «considerare ogni proosta». Ma se a parte del Pd la soluzione non dispiace, contro «la piramide», si schiera in maniera contraria Italia Viva con il renziano Ettore Rosato che parla di «commissariamento dei ministri».

 

La partita è tutt' altro che chiusa e nei partiti, anche di opposizione, ci si interroga su chi saranno i sei manager, destinati costituire il comitato esecutivo, e a gestire una montagna di miliardi provvisti anche di poteri in deroga alle vigenti normative. Viste le polemiche non è detto che il numero di sei non possa lievitare e che nelle norme non si torni a lasciare al ministero competente l' ultima parola complicando però la governance.

giuseppe conte roberto gualtieri

 

L' accusa al premier di voler gestire in via esclusiva la partita del Next Generation Ue estromettendo i partiti, cade con lo schema a piramide, ma in virtù dei poteri speciali che avranno i commissari ad essere esclusi sono ora i ministri che però, forse, pur di evitare il rimpasto, sembrano - per ora - pronti a cedere poteri e competenze.

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