salvini mussolini

COSA SI OTTIENE SOMMANDO INTELLIGENZA E CRUDELTÀ? LA PERFIDIA, DISTILLATA IN ''SALVINI E/O MUSSOLINI'' DI PIETRANGELO BUTTAFUOCO. CHE COLPISCE INNANZITUTTO GLI ''ANTIFASCISTI IN ASSENZA DI FASCISMO'', QUELLI DAI RIFLESSI PAVLOVIANI IN ECCITAZIONE PERENNE E DALLA SALIVAZIONE ABBONDANTE. PARTE DALLA PREMESSA CHE C’È SEMPRE UN «CAPO DEI PUZZONI» CONTRO CUI GLI ODIATORI “DEMOCRATICI” DIRIGONO I LORO TRAVASI DI BILE

Aldo Di Lello per www.secoloditalia.it

 

Salvini e/o Mussolini di Pietrangelo Buttafuoco (PaperFIRST by Il Fatto Quotidiano, euro 12.00) è un libro di rara perfidia. Nel senso che le 155 pagine che lo compongono sono all’insegna di un’intelligenza giocosa e crudele. La somma di intelligenza e crudeltà dà come risultato, per l’appunto, la perfidia. Che tanto più risulta perfida quanto più la si esprime giocando.

salvini e o mussolini buttafuoco

 

La perfidia di Buttafuoco colpisce innanzi tutto gli «antifascisti in assenza di fascismo». Quelli dai riflessi pavloviani in eccitazione perenne e dalla salivazione abbondante. Diventata sovrabbondante dopo le europee dello scorso anno, quando Salvini fece strike nell’urna. E dopo, soprattutto, il mojito che è andato di traverso a Matteo nella fatale estate del Papeete.

 

Fatto che propiziò la nascita del Giuseppi Due. Dispiace , sia detto per inciso, che a paragonare improvvidamente il Capitano al Duce sia stato, tra gli altri, in un recupero di furbizia “democratica”, il compianto Giampaolo Pansa. Il cui ultimo libro , uscito pochi mesi prima di morire, reca in copertina la foto di un Salvini insignito del titolo di “dittatore”. Un antifascista che arrivò a scrivere libri che smossero il cuore di tanti neofascisti, diventati improvvisamente smemorati (ben prima di Pansa ci fu Pisanò), è cosa che rimanda ai vari misteri buffi della coscienza italiana.

 

Ridendo dei travasi di bile antifascisti

Buttafuoco parte dalla premessa che c’è sempre un «capo dei puzzoni» contro cui gli odiatori “democratici” dirigono i loro travasi di bile. Negli ultimi trenta-quarant’anni c’è stato innanzi tutto Bettino Craxi. Poi c’è stato Silvio Berlusconi. Ora c’è Salvini. Con la precisazione che Buttafuoco non considera il Cavaliere un precursore del Capitano. Quanto piuttosto un suo ingombrante garante. Come fu, a suo tempo, il Re nei confronti del Duce. «Il Berlusconi di Mussolini è Vittorio Emanuele III». Speriamo solo che non finisca oggi come finì il 26 luglio del 1943.

 

MATTEO SALVINI LEGGE SALVINI E/O MUSSOLINI DI BUTTAFUOCO

Al dunque Pietrangelo disattiva gli odiatori di professione e per vocazione ridicolizzandoli nel gioco del confronto tra passato e presente. Tra un passato pesante, tragico e mitico. E un presente leggero, farsesco e iperbolico. Fa il contrario, Buttafuoco, di quello che ha fatto l’esimio professore Emilio Gentile con il libro Chi è fascista (Laterza). Volume uscito lo scorso anno per contrastare la furoreggiante renaissance antifascista opposta all’onda montante del sovranismo.

 

Una renaissance che ha partorito, tra le altre disonestà, la riproposta editoriale dello stolido e tossico libello di Umberto Eco Il fascismo eterno. Un distillato d’odio che permette all’ideologo- semiologo di favorire, ancorché post-mortem , l’abnorme secrezione di saliva antifascista. «Il fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti» e il «nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme». E tanto basta. Tanto basta a ricordare ai sovranisti che l’apparato politico- mediatico antifascista continua a odiarli ferocemente anche quando, amabilmente, li blandisce.

 

La “ruspa”, la “trebbiatrice” e altro ancora

Buttafuoco, dicevo, fa il contrario dell’illustre allievo di De Felice. Perché, a differenza dell’autorevole professore , non prende sul serio i neo-anti-fascisti. E non pretende quindi di confutare le loro tesi dimostrando, ex cathedra, che non esiste «alcuna analogia e somiglianza» tra il sovranismo di oggi e il fascismo di ieri. No, Buttafuoco fa l’unica cosa sensata contro gli antifascisti in servizio permanente effettivo: li prende perfidamente in giro.

 

matteo salvini come mussolini spectator

E lo fa raccogliendo, in ordine alfabetico, settanta medaglioni con la faccia di oggi e con il rovescio di ieri (o viceversa). Settanta flash moltiplicati per due, che fanno centoquaranta, su momenti, personaggi, parole chiave del presente che rimandano a momenti, personaggi, parole chiave del passato. E che creano una leggera ebbrezza o, se preferite, un gustoso cortocircuito.

 

Come, quando, ad esempio, Buttafuoco mette a confronto le “macchine” sovraniste e quelle fasciste. Vale a dire la salviniana “ruspa” di oggi con la mussoliniana “trebbiatrice”di ieri. L’una «tormentone della campagna elettorale» del 2018. L’altra che riconduce alla Battaglia del grano del 1925, quando «Benito Mussolini si mette alla testa dei contadini e avanza, assiso sulla trebbiatrice, tra le spighe».

 

Oppure come quando, parlando di xenofobia e razzismo, l’autore stabilisce la differenza tra la «zingaraccia», che minaccia di morte Salvini e alla quale il Capitano risponde «con un tiè!», e la Faccetta NeraBella Abissina della campagna d’Etiopia. «Il fascismo in cerca di un posto al sole non dice “negro”, tantomeno “negra” e lo ius soli lo canta con la poesia romanesca di Renato Micheli, su musica composta da Renato Ruccione, cantata da Carlo Buti». Che ne sa un povero cineasta in cerca di benemerenze politically correct come Checco Zalone, il quale, con il noioso film Tolo Tolo, è «inciampato, povero lui, nel benignismo»? «A discapito dell’originalità, il comico d’Italia, fabbrica una sceneggiatura tutta contro Salvini».

 

E nel confronto tra ieri e oggi è coinvolto anche l’onesto sociologo Luca Ricolfi, che «rinuncia ai privilegi del suo status – essere un rappresentante dell’establishment» per annunciare ai suoi pari, accademici con la puzza sotto il naso e intellettuali snob, che la «Lega e il suo leader non sono il male assoluto ma semplicemente un’altra idea di politica rispetto Alla Sinistra». Il paragone è nientemeno che con Winston Churchill, il quale, nel 1927, durante un visita a Palazzo Venezia, «rinuncia ai pregiudizi propri del suo mondo e resta per oltre un’ora a colloquio –per sottolineare interesse- con l’uomo considerato dalle cancellerie borghesi nel mondo come un pericolo per lo status quo liberale». E Churchill dirà: «Il genio romano è impersonato da Mussolini».

VIGNETTA TEDESCA - SALVINI COME MUSSOLINI A PIAZZALE LORETO

 

È impossibile, in questa sede, dare conto completo dei settanta medaglioni di Buttafuoco. Basterà solo dire che tutti questi confronti tra passato e presente sono un po’ come le ciliegie. Una volta che se n’è assaggiata una, non ci si ferma più e si svuota il piatto (o il libro, che dir si voglia) in men che non si dica.

 

Niente sconti al Capitano

Naturalmente, la perfidia di Buttafuoco si rivolge anche a Salvini e ai salviniani più ardenti. Nel senso che tra Il Duce e il Capitano non c’è proprio confronto che tenga. Non foss’altro perché il presente è sempre e comunque perdente rispetto al passato.

 

 

Ma c’è anche il fatto che l’autore non fa comunque sconti a Salvini. Se, da un lato, gli riconosce la capacità di piacere «alla gente che non piace a nessuno» cioè la «gran folla del codice a barre», la capacità, insomma, di essere «l’italiano degli arcitaliani», dall’altro non si fa scrupolo di contestargli le «stupidaggini» che gli scappano di bocca in materia geopolitica e il fatto che «non scava in profondità i problemi complessi».

 

PIETRANGELO BUTTAFUOCO

In sostanza, il Capitano è imbattibile nel suo essere «figlio del suo tempo» e quindi nella sua capacità di attrarre consensi e voti. Ma, se vuole realmente entrare nella storia d’Italia, deve dimostrare anche la capacità di compierla, una rivoluzione, o almeno di provarci con una certa serietà. Deve essere ben consapevole che gli annunci di rivoluzioni immaginarie producono, alla fine, solo frustrazione. E che tanto più altisonante è l’annuncio, quanto più devastante è la frustrazione in assenza di apprezzabili realizzazioni.

 

Su questo punto Buttafuoco sospende il giudizio. Senza pregiudizi. Se il Capitano sarà all’altezza, lo scopriremo vivendo. Nel frattempo l’autore così annota: «Dal liceo Manzoni–ottima scuola- sbuca Salvini chiamato alla prova, se mai riuscirà a cavarsela ora che in tante procure della Repubblica stanno fabbricando il sacco per rinchiuderlo e finirla lì». Come hanno fatto, le procure, con Craxi e come hanno tentato di fare con Berlusconi.

 

Italo Balbo e Giorgia Meloni

 

Ma potrebbero non essere i magistrati l’ostacolo più impervio per Salvini. Né tantomeno potrebbero essere damerini invecchiati come Zingaretti o Giuseppi. L’ostacolo serio potrebbe invece venirgli da chi sta crescendo nell’orto del centrodestra : Giorgia Meloni.  Buttafuoco vi accenna due volte. Quando ricorda che il già citato Ricolfi «ha un debole» per la leader di FdI: «Ritiene sia il problema di Salvini. Ben più impegnativo di quanto possa esserlo il Pd». E quando, nel gioco dei confronti tra passato e presente, sottolinea che, se oggi la Meloni «mette in ombra» il Capitano, ieri era Italo Balbo a mettere in ombra il Duce. E, si parva licet, è legittimo pensare che potrebbe finire diversamente da come finì all’epoca. Non foss’altro perché il “ricevente ombra” di oggi non dispone di una Quarta Sponda dove spedire la “dante ombra”, come accadde più di 80 anni fa ai danni del “dante ombra” Pizzo di Ferro.

matteo salvini e giorgia meloni alla foiba di basovizza per il giorno del ricordo

 

Alla fine, vale la pena osservare che gli odiatori antifascisti non fanno altro che giocare con la chincaglieria rimasta in vendita nel mercatino dei cimeli del Novecento. Come tutti. Il problema è che non vogliono ammetterlo. E pretendono di parlare seriamente. Perché al dunque, nell’Italia delle passioni viscerali e travolgenti, la politica si riduce all’antropologia. C’è il tipo manierato e ipocrita. E il tipo sanguigno e verace. E scusate se è poco. Con buona pace dei dotti politologi. La perfidia di Buttafuoco ci invita a riflettere, anche e soprattutto, su questo.

 

Ultimi Dagoreport

silvio berlusconi marina berlusconi letizia moratti

DAGOREPORT - AIUTO! ARIECCO "MESTIZIA" MORATTI, LA LADY MACBETH A MISURA DUOMO, SEMPRE TALMENTE PIENA DI SÉ CHE POTREBBE DIGIUNARE PER TRE MESI - DALL’ALTO DI UNA FORZA PATRIMONIALE BILLIONAIRE, LA 77ENNE VEDOVA DEL PETROLIERE MORATTI È POSSEDUTA DALL’AMBIZIONE, LA PIÙ INDICIBILE: DALLA PRESIDENZA DI FORZA ITALIA ALLA PRESIDENZA DEL QUIRINALE, NON C’È OSTACOLO ALLA SUA BRAMA DI POTERE. E VISTO CHE I DEL DEBBIO E I PORRO SE NE FOTTONO DI INVITARE LA MUMMIA SOTTO DUOMO SPINTO, CE LA RITROVIAMO OSPITE RIVERITA DI LILLI GRUBER - INCALZATA DAI PERFIDI SCANZI E FITTIPALDI, “MESTIZIA” E’ ANDATA IN BAMBOLA MOLLANDO UNA MINCHIATA SUL FASCIO VANNACCI ('SE DOVESSE SPOSARE I NOSTRI VALORI, NESSUNO VUOLE ESCLUDERLO') E COMMETTENDO UN TERRIFICANTE REATO DI LESA MAESTÀ CHE HA FATTO ROVESCIARE OCCHI-NASO-ORECCHIE (E LIFTING) ALLA PRIMOGENITA DI ARCORE: "MARINA BERLUSCONI HA SBAGLIATO! NON DOVEVA CONVOCARE TAJANI NEGLI UFFICI MEDIASET PER ALLONTANARE GASPARRI" - SAPETE COME L’HA PRESA LA SUSCETTIBILE CAVALIERA DI ARCORE? MALE, MALISSIMO! MA COME SI PERMETTE, DOPO CHE LA “FAMIGLIA” L’HA RIPRESA IN FORZA ITALIA, PIÙ ACCIACCATA DI UN PARAURTI, E L'HA RICANDIDATA ALLE EUROPEE? – SI SA, SON COSE CHE SUCCEDONO QUANDO SI HA UN’AMBIZIONE PIÙ RICCA DEL CONTO IN BANCA… - VIDEO

peter thiel donald trump dario amodei christopher olah papa leone xiv

DAGOREPORT - L'ENNESIMO ROUND TRA DONALD TRUMP E PAPA LEONE SI SVOLGERÀ IL 25 MAGGIO IN VATICANO - IL NUOVO “PAPAGNO” SARÀ LA PUBBLICAZIONE DELLA PRIMA ENCICLICA DI ROBERT PREVOST. SI INTITOLA “MAGNIFICA HUMANITAS” ED È DEDICATA INTERAMENTE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE - NON FARÀ ASSOLUTAMENTE PIACERE A TRUMP SAPERE CHE TRA I RELATORI DEL DOCUMENTO PAPALINO, BRILLA IL NOME DI UN ALTRO ACERRIMO NEMICO DELL’AMMINISTRAZIONE USA: CHRISTOPHER OLAH, CO-FONDATORE DI ANTHROPIC, LA PRIMA AZIENDA BIG TECH CHE SI ONORA DELL’APPELLATIVO DI “ETICA” – ALTRO DISPIACERE PER TRUMP: IL 28 MAGGIO IL GENIO DI ANTHROPIC, DARIO AMODEI INCONTRERÀ A PALAZZO CHIGI L'ORMAI DETRUMPIZZATA GIORGIA MELONI E IL GIORNO DOPO, QUASI SICURAMENTE, SERGIO MATTARELLA. OGGETTO DEGLI INCONTRI: LO SVILUPPO DI UN DATA CENTER IN ITALIA E PROGETTI NELL’AMBITO DELLA DIFESA – MASSI', E’ ANDATA ALLA GRANDE AD AMODEI LA DECISIONE DEL PADRE DI EMIGRARE IN CALIFORNIA: FOSSE RIMASTO A MASSA MARITTIMA, IN TOSCANA, CHE SAREBBE STATO DI LUI? TRA “SCUOLA OBSOLETA” E “POLITICA MARCIA”, UN AMODEI DE’ NOANTRI AVREBBE APERTO AL MASSIMO UNA PIZZERIA… - VIDEO

cannes culi donne signorine prostitute donne escort

DAGOREPORT - CIAO CANNES, CIAO CORE! NON È CHE NON ESISTANO PIÙ I GRANDI FILM: SONO I FESTIVAL CHE NON HANNO PIÙ SENSO, “RELITTO PERFETTO” DI UN MONDO INGHIOTTITO DALLA TECNOLOGIA – QUEST’ANNO HOLLYWOOD È ASSENTE DALLA CROISETTE, SE NE FOTTE DI GIURIE E CRITICI, IMPEGNATA A COMPETERE CON SOCIAL, SERIE, GAMING, PIATTAFORME, NOTIFICHE, STREAMING PERMANENTE – CANNES OGGI RENDE MOLTISSIMO, MA GRAZIE A MODA, GIOIELLI, RED CARPET, CELEBRITY DRESSING, INFLUENCER, LUSSO E LUSSURIA PREZZOLATA; QUELLA CHE UNA VOLTA PRENDEVA IL NOME DI “MERCATO DELLA CARNE” - IL GLAMOUR UNA VOLTA ERA UNA APPENDICE DEL FESTIVAL. ORA SEMBRA LA SUA RAGIONE PRINCIPALE. MA I DIVI DOVE SONO? - IL RED CARPET PRODUCE PIÙ FLASH DEI FILM. LE MAISON COMPRANO PRESTIGIO CULTURALE. LE STAR PASSANO DA UN PRIVE' ALL’ALTRO. E ANCHE LA POLITICA RISCHIA DI DIVENTARE PARTE DELLO SPETTACOLO…

claudia conte

FLASH! – CLAUDIA CONTE ANCHE QUEST’ANNO SARÀ CO-DIRETTRICE ARTISTICA DEL FERRARA FILM FESTIVAL! NELLA CITTÀ EMILIANA, SE LA TENGONO STRETTA: DOPO L’INGRESSO NEL TEAM DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, L’EVENTO HA OTTENUTO 25MILA EURO DAL MINISTERO DELLA CULTURA DI ALESSANDRO GIULI – IL POLVERONE SCATENATO DALLA “CONFESSIONE” DI ESSERE L’AMANTE DI MATTEO PIANTEDOSI NON HA SCALFITO L’IMMAGINE PUBBLICA DI CLAUDIA CONTE: LA TRASMISSIONE A RADIO1 (CON RUBRICA DELLA POLIZIA) PROCEDE, I PREMI CONTINUANO A PIOVERLE ADDOSSO (L’ALTRO GIORNO HA RICEVUTO IL LEONE D’ORO DEL GRAN PREMIO INTERNAZIONALE DI VENEZIA), E LEI CONTINUA A POSTARE I SUOI PENSIERINI SU INSTAGRAM E SU “L’OPINIONE”

davide vecchi salvini

FLASH! L'ADDIO DELLA RAVETTO ALLA LEGA SCOPERCHIA IL GRAN CASINO NEL NUOVO STAFF COMUNICAZIONE DEL PARTITO! SALVINI HA VOLUTO AFFIDARE I GRUPPI PARLAMENTARI A DAVIDE VECCHI, (CHE DA GIORNALISTA DEL "FATTO QUOTIDIANO", LO PERCULAVA) E NEL GIRO DI POCHI MESI DUE DIPENDENTI SE NE SONO GIA' ANDATI "PER IL BRUTTO CLIMA". PARE CHE VECCHI PIACCIA SOLO A SALVINI E ALLA FAMIGLIA VERDINI - TRA LE RAGIONI DELL'ADDIO ALLA LEGA DELLA RAVETTO CI SAREBBE ANCHE LA DIFFICOLTÀ AD ACCEDERE ALLE TRASMISSIONI TV, L'UNICA COSA CHE VERAMENTE LE STAVA A CUORE...

 
 
fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO?