CRONACA DI UN’OPERETTA ANNUNCIATA - TREMONTI AVEVA CAPITO COME SAREBBE ANDATA: “NON SUCCEDERÀ NULLA. NON VOTERÒ, È UNA SCENA TRAGICOMICA, DOVE LA COMPONENTE COMICA È IN NETTA PREVALENZA SU QUELLA TRAGICA”

Francesco Bonazzi per "Il Secolo XIX"

Non è realtà, è fiction. Quando Silvio Berlusconi esegue in aula l'ultima piroetta e annuncia il voto di fiducia, Enrico Letta si mette a ridere, si volta verso Angelino Alfano e scuotendo la testa esclama: "E' un grande!" Come se stesse assistendo a una puntata dell'amato "Happy Days". Lì c'era Fonzie che non sapeva chiedere scusa e qui invece c'è il Cavaliere che non vuole mai perdere. Così, all'ultimo momento utile, Berlusconi evita una conta rovinosa e innesca la retro. Trasformando il giorno della tragedia annunciata in un telefilm che rimanda alla prossima puntata, tra applausi e risate.

Certo, sarebbe stato un bello spettacolo anche vedere il Cavaliere e Grillo insieme all'opposizione. Ma perfino la fiction ha i suoi limiti. A indovinare come sarebbe andata a finire è uno che Berlusconi lo conosce come le sue tasche e che lo ha abbandonato per tempo: Giulio Tremonti.

A metà mattina l'ex ministro dell'Economia butta lì che "non succederà assolutamente nulla" e spiega che lui non parteciperà al voto perché gli sembra di assistere a una "scena tragicomica, dove la componente comica è in netta prevalenza su quella tragica".
In effetti nella bomboniera di stucchi dorati e velluti rossi che ospita il Senato della Repubblica l'effetto-operetta è sempre in agguato.

E' difficile restare seri quando Mario Monti afferma di voler rivolgere "un rispettoso saluto al presidente Berlusconi in questo momento di difficoltà personale" e Roberto Formigoni, seduto al primo banco con Nitto Palma che da dietro gli sbircia i fogli con la conta dei transfughi, alza improvvisamente la testa e si produce in un applauso di solidarietà senza il sonoro.

Cioè con le manone che si muovono per aria, ma in realtà neppure si sfiorano. E manca solo Antonio Banderas quando il Cavaliere, dopo aver rivotato la fiducia al governo Letta, si gusta tutto soddisfatto i biscottini che gli ha portato da casa la senatrice Maria Rosaria Rossi, non a caso soprannominata "la Badante". Che siamo in zona "Scherzi a parte" lo conferma anche l'ultima sequenza di una mattinata che doveva essere da leoni e invece è stata da gamberi.

Il peone campano Ciro Falanga, erroneamente chiamato "Valanga" al momento di votare, saltella fino al banco dov'è seduto "il Presidente" e lo intrattiene un buon cinque minuti con le sue celebri battutone. Berlusconi finalmente se la ride di gusto e così magari non riflette sul fatto che ai tempi di Nicola Cosentino e Marco Milanese, sacrificati sull'altare della legge Severino, i suoi deputati della Campania non erano così a rischio "tradimento" come in queste ore.

Alle nove e mezza, quando Piero Grasso dichiara aperta la seduta, il clima era invece da tragedia. Bastava osservare gli sguardi e le posture di coloro che dovevano aver passato una notte di dubbi atroci. Angelino Alfano arriva con cinque minuti di ritardo, saluta un amico sui banchi del Pd e si mette a sedere alla sinistra di Letta che sta leggendo i suoi appunti. Maurizio Lupi è un'anima in pena. Prima si piazza in piedi vicino ai banchi del suo (ex?) partito, dal lato dell'uscita.

Poi si siede un po' in prima fila, senza che nessuno gli rivolga la parola. Infine si conquista uno strapuntino d'angolo sui banchi del governo. Gaetano Quagliariello siede come impietrito tra Fabrizio Saccomanni e Annamaria Cancellieri, che con il suo tailleur azzurrone sembra la Merkel. Nunzia De Girolamo per tutta la mattinata sfiderà il torcicollo riuscendo a non guardare mai neppure per sbaglio verso il gruppone del Pdl. Beatrice Lorenzin è una statua sotto il premier che parla. E tutti e cinque i ministri azzurri abbassano gli occhi, o guardano altrove, quando con 25 minuti di ritardo arriva il Cavaliere, scortato dal cacciatore di "traditori" Denis Verdini.

Berlusconi è vistosamente claudicante e mentre sale gli scalini per accomodarsi sul primo posto libero prova a fare il disinvolto aggrappandosi con la mano destra sul mancorrente e cacciando la sinistra nella tasca della giacca. Quando finalmente si siede ha l'aria di chi ha dormito zero. Si stropiccia continuamente gli occhi. Si copre il volto con entrambe le mani. Sembra talmente sofferente che nessuno osa rivolgergli la parola.

Per una mezz'ora abbondante non si avvicina al "Capo" neppure la falchissima Michaela Biancofiore, che da sottosegretario ha preferito marcare la propria distanza da Alfano sedendosi tra i colleghi di partito. Ma anche questa prima, lunga, sequenza di un Berlusconi dolente come non mai perde rapidamente di tragicità appena si alza lo sguardo e si scopre che il Cavaliere è andato a finire sotto il responsabile Scilipoti, che lo veglia sorridente dal banco di sopra e sembra proprio il suo puttino personale.

Intanto Letta finisce di parlare, con i cinque ministri transfughi che non lo applaudono per evitare di essere fischiati dagli ex compagni di partito. Non andrà così bene, dopo la pausa, alla senatrice grillina Paola De Pin, che annuncia il suo voto di fiducia con le mani che tremano e poi scoppia a piangere quando i pentastellati le gridano "Venduta!" e "Dimettiti!". E rischia l'esplosione della giugulare Sandro Bondi, trattenuto a stento dalla compagna Manuela Repetti, mentre urla "Vergognatevi!" ai senatori del Pd. Dopo che il capogruppo Zanda gli ha dato del "cortigiano", tanto per non stravincere.

S'è fatta l'ora di pranzo. La fiducia è ormai una processione senza la minima suspence, con i senatori che passano sotto la presidenza e dichiarano ad alta voce il proprio voto. E' finita a tarallucci e vino e il Cavaliere sgranocchia i suoi biscottini.

 

berlusconi senato zero BERLUSCONI AL SENATO CON GLI OCCHIALISILVIO BERLUSCONI E LA BADANTE MARIA ROSARIA ROSSI Pippo Baudo Elsa e Mario Monti ANTONIO BANDERASCIRO FALANGA PIERO GRASSO SENATO MICHELA VITTORIA BRAMBILLA BEATRICE LORENZIN NUNZIA DE GIROLAMO FOTO LAPRESSE berlusconi e biancofiore col carlino MANUELA REPETTI

Ultimi Dagoreport

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO