piccoli mussolini vukic

1. DRAGHI LANCIA L’ALLARME: SE CONTINUERÀ L' EMORRAGIA DI CAPITALI, E SE LO SPREAD FRA BTP E BUND DOVESSE PEGGIORARE FINO A RENDERE IL DEBITO ITALIANO INSOSTENIBILE, SI ARRIVERÀ AL SOSTANZIALE COMMISSARIAMENTO DELL’ITALIA DA PARTE DELL'EUROPA - IL PRESIDENTE DELLA BCE SA CHE A BRUXELLES HANNO POSATO IL DITO SUL BOTTONE CHE PUÒ FARE ESPLODERE L'ITALIA E LUI NON È PIÙ IN GRADO DI DIFENDERCI COME IN PASSATO

Alessandro Barbera per la Stampa

draghi

 

Volendo fare una sintesi brutale, il senso è questo: cari Di Maio e Salvini, non sarò io a togliervi le castagne dal fuoco.

 

A giudicare dalla durezza del messaggio - asciutto ma senza appello - la lunga pausa estiva e la lettura dei giornali devono aver indotto Mario Draghi ad accumulare un certo fastidio verso alcuni comportamenti del governo giallo-verde. «Le parole in questi mesi sono cambiate molte volte», dice in conferenza stampa dopo il consiglio dei governatori che ha lievemente ridotto le stime di crescita per l' intera area euro.

 

Draghi lamenta la cacofonia delle voci, la sfida verbale alle regole europee senza cura per le conseguenze, le teorie circolate nella maggioranza a proposito delle presunte responsabilità della Bce nel mancato sostegno all' Italia in caso di nuova crisi finanziaria.

 

Una crisi che, fa capire Draghi, il governo rischia di innescare senza alcun significativo atto di governo. Più o meno quel che accadde alla Grecia fra il 2015 e il 2016.

 

Il nodo della Finanziaria

DRAGHI TRIA

«Stiamo aspettando i fatti. E i fatti principali sono la bozza di legge Finanziaria e la discussione parlamentare. A quel punto i mercati, i risparmiatori e gli investitori daranno i loro giudizi». Come a dire: cari Salvini e Di Maio, sta a voi evitare il peggio all' Italia.

 

«Purtroppo le voci che abbiamo ascoltato hanno già fatto danni. I tassi di interesse sono saliti per le imprese e le famiglie». E «non c' è stato contagio. È rimasto un problema prevalentemente italiano». Ogni frase di Draghi è una risposta alle tesi circolate in questi mesi nei palazzi. Il governatore Bce fa capire che se qualcuno pensa che i partner si facciano spaventare dalle conseguenze dei problemi italiani, e per questo sarà disposta a concedere più deficit di quanto previsto dalle regole, ha fatto male i calcoli.

 

Per non lasciare il dubbio che il messaggio non giunga a destinazione, a rincarare la dose ci pensa il commissario agli Affari Monetari Pierre Moscovici, un altro solitamente molto misurato.

 

piccoli mussolini vukic

«L' Italia è oggi un problema, deve essere credibile e presentare una Finanziaria credibile». La Commissione europea è disposta a concedere più di dieci miliardi di flessibilità e un deficit per il 2019 attorno all' 1,6-1,7 per cento, ma la richiesta della maggioranza di andare oltre è respinta al mittente.

 

Il piano di stimoli

Draghi dice di più: la soluzione ai desiderata di Lega e Cinque Stelle non passerà da Francoforte. Non c' è alcuna speranza che il piano di acquisto titoli della Bce venga allungato per alleggerire il peso delle decisioni che attendono il governo. «Il nostro mandato non è quello di finanziare i debiti pubblici». La politica monetaria non può essere maneggiata con la stessa semplicità con cui si apre o chiude un rubinetto dell' acqua.

 

Il programma si avvia a conclusione e non potrà essere allungato - come ad esempio ha chiesto il leghista Claudio Borghi - perché un Paese ne fa richiesta. La conseguenza della frase di Draghi è questa: se continuerà l' emorragia di capitali, e se lo spread fra Btp e Bund dovesse peggiorare fino a rendere il debito italiano insostenibile, Roma dovrà attenersi alle regole in vigore che prevedono l' attivazione di un programma di sostegno e il sostanziale commissariamento da parte dell' Europa.

 

draghi merkel

Inutile lamentarsi poi dell' aumento degli spread: se oggi l' Italia si scopre più vulnerabile, non è per un caso del destino, ma perché i fondamentali dell' economia sono più fragili di altri. Bassa crescita, alto debito. «I Paesi in quelle condizioni dovrebbero procedere con le riforme», ma di riforme all' orizzonte non se ne vedono granché.

 

L' asse dei responsabili

Per il momento Draghi spera che prevalga la ragionevolezza: fino a prova contraria il premier (Giuseppe Conte), il ministro dell' Economia (Giovanni Tria) e quello degli Esteri (Enzo Moavero) «hanno detto che l' Italia rispetterà le regole». Un modo elegante per consigliare ai mercati di non dare troppo peso alle dichiarazioni avventate dei due vice. Non è chiaro se si tratti di un monito o di un auspicio. Anche Moscovici si augura che prevalga l' asse dei responsabili guidati da Tria: «L' ho visto e lo vedrò ancora. Ma non sarà solo lui a votare la manovra», dice con un filo di malcelata ironia. Poi, parlando del clima che si respira in Europa si lascia scappare una battuta che indignerà Luigi Di Maio: «C' è un clima che somiglia agli anni Trenta, ma certo non dobbiamo esagerare, non c' è Hitler, forse dei piccoli Mussolini». La risposta del vicepremier è sprezzante: «Un atteggiamento insopportabile».

conte di maio salvini

 

 

2. VA BENE CORNUTI MA ALMENO NON GABBATI

Alessandro Sallusti per il Giornale

 

Nel libro Il giorno della civetta, Leonardo Sciascia fa dire a uno dei protagonisti: il popolo cornuto era e cornuto resta, la differenza è se la bandiera che appendi alle corna te la impone qualcuno e allora sei in una dittatura o se puoi sceglierla del colore che più ti piace, e allora sei in democrazia. Gli italiani, nelle urne, hanno scelto i nuovi vessilli ma questo non ha cambiato la loro condizione di eterni cornuti, nel senso di traditi dal partito del cuore.

DRAGHI

 

In Puglia i Cinque Stelle volarono al 40 per cento sulla promessa di chiudere l' Ilva e così non è andata. A Genova, ai funerali delle vittime del ponte Morandi, Di Maio venne accolto da applausi carichi di speranza ma oggi, a distanza di un mese, la ricostruzione è ferma per l' incapacità e la sete di potere (e di poltrone) dei Cinque Stelle mentre Genova aspetta, ferita e umiliata.

 

E ancora. Il voto di marzo ha premiato i partiti nemici dell' Europa, ma essendosi questi comportanti come una squadra di dilettanti che pretende di dettare legge in Champions League, stiamo rischiando il cappotto per mano di Bruxelles. E non mi riferisco alle stupide parole del commissario Moscovici su l' Italia in mano «a tanti piccoli Mussolini», non ai moniti dei soliti tromboni europei anti italiani ma al nostro più grande sostenitore oltre confine, l' arci italiano Mario Draghi: «Fino ad ora in Italia danni con le parole, aspettiamo i fatti».

 

DRAGHI MERKEL

Draghi è uno che parla poco e mai a caso. Se ha usato parole così forti e inedite significa solo una cosa. Cioè sa che in Europa hanno posato il dito sul bottone che può fare esplodere l' Italia e lui non è più in grado di difenderci come in passato. La sua non è una minaccia ma un ultimo, quasi affettuoso appello a fermarsi prima che sia troppo tardi.

 

MOAVERO DI MAIO SALVINI CONTE MATTARELLA

Possiamo discutere all' infinito se tutto ciò sia giusto o sbagliato ma sarebbe da incoscienti non prendere atto che le cose stanno così, che il governo deve smettere di giocare con le parole, uscire una volta per tutte dalla campagna elettorale permanente e iniziare a governare, ammesso che ne sia capace, ammesso che si possano tenere insieme due partiti, Lega e Cinque Stelle, con visioni spesso così diverse e in conflitto tra loro. Anche chi vede l' Europa come fumo negli occhi non penso sia disposto al martirio sull' altare di Di Maio e soci. Cornuti sì, ma almeno non gabbati.

 

saccomanni ciampi draghid alema premier ciampi ministro del tesoro mario draghi direttore generalemario draghi carlo azeglio ciampiSALVINI DI MAIO CONTE BY SPINOZAMARIO DRAGHIDRAGHI CIAMPIdraghi renziBERLUSCONI DRAGHIIGNAZIO VISCO E MARIO DRAGHIDRAGHI CARLIMARIO DRAGHImario draghi al seggio il liceo mameli dei parioliscalfari guarda ciampi che abbraccia draghi

Ultimi Dagoreport

gian piero cutillo mariani lorenzo giovanbattista fazzolari

DAGOREPORT - ALLACCIATE LE CINTURE DOMANI IN BORSA: PER LA NOMINA DEL NUOVO AD DI LEONARDO È ANCORA TUTTO IN ARIA - LA PARTITA NON È AFFATTO CHIUSA: IL TUTTOFARE GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, IN VERSIONE CACCIATORE DI TESTE, HA VOLUTO VEDERE LORENZO MARIANI, AD DI MDBA ITALIA, GIÀ CANDIDATO CEO DI CROSETTO NEL 2023. SU UNA COSA "FAZZO" E MARIANI SONO GIÀ D’ACCORDO: SPIANARE L’ATTUALE GRUPPO DIRIGENTE DI CINGOLANI - GIAN PIERO CUTILLO, MANAGING DIRECTOR DELLA DIVISIONE ELICOTTERI DI LEONARDO, IL CUI NOME AVEVA PRESO QUOTA NEL POMERIGGIO, È CONSIDERATO TROPPO VICINO A GIORGETTI E CROSETTO...

matteo piantedosi claudia conte

DAGOREPORT - CLAUDIA CONTE HA CREATO UNO "SCHEMA PONZI" DELL'AUTOREVOLEZZA: ACCUMULARE INCARICHI E VISIBILITA' PER OTTENERNE SEMPRE PIU' - LA 34ENNE CIOCIARA E' GIORNALISTA PUBBLICISTA: CON QUALE TESTATA HA COLLABORATO PER ISCRIVERSI ALL'ORDINE? CHE FINE HANNO FATTO I SUOI VECCHI ARTICOLI? - GRAZIE AL TITOLO, HA INANELLATO OSPITATE, MODERAZIONI DI CONVEGNI E INCARICHI E IL "SISTEMA" DEI MEDIA, NELL'INDIFFERENZA DEI GIORNALONI (CHE, A DIFFERENZA DI DAGOSPIA, NON SI SONO NEANCHE CHIESTI CHI FOSSE), HA TRASFORMATO L'EX "RAGAZZA CINEMA OK" IN UN'OPINIONISTA AUTOREVOLE (PENSA CHE COJONI)

buffon gravina gattuso

DAGOREPORT - LA FIGC? NON SERVE A UN CAZZO! IL PRESIDENTE DIMISSIONARIO GABRIELE GRAVINA CERTIFICA L’IMPOTENZA DELLA FEDERAZIONE CHE HA GUIDATO PER 8 ANNI – NELLA "RELAZIONE SULLO STATO DI SALUTE DEL CALCIO ITALIANO", CONFERMA L'IMPOSSIBILITA' DI AGIRE: DALLA VALORIZZAZIONE DEI VIVAI AL TANTO EVOCATO NUMERO MINIMO DI ITALIANI IN SQUADRA, LA FIGC NON HA POTERI - GRAVINA FA CAPIRE CHE LE RIFORME VENGONO BLOCCATE DA UN FIREWALL DI NORME E VETI INCROCIATI, DALLA MANCANZA DI UNITÀ TRA LE VARIE COMPONENTI (COME IL PROGETTO DI RIFORMA DEI CAMPIONATI DI SERIE A, B, C E D, “ALLO STATO INATTUABILE”) - SU STADI E SETTORI GIOVANILI, GRAVINA SCARICA LA PATATA BOLLENTE AL PARLAMENTO E AL GOVERNO CON LE SOLITE RICHIESTE DI DETASSAZIONI, AGEVOLAZIONI FISCALI, CREDITI DI IMPOSTA E FINANZIAMENTI - MA SE L’UNICA COSA CHE SA FARE IL CALCIO ITALIANO È CHIEDERE SOLDI ALLO STATO, CHE SENSO HA TENERE IN PIEDI IL CARROZZONE DELLA FEDERCALCIO?

paolo mereghetti alessandro giuli marco giusti giulio regeni documentario

DAGOREPORT- “AVEVO UN SOLO MODO PER DIRE CHE NON ERO D’ACCORDO. ANDARMENE...”, SCRIVE EROICAMENTE PAOLO MEREGHETTI SUL ‘’CORRIERE DELLA SERA’’, E MARCO GIUSTI LO UCCELLA: ''SE NON FOSSE SCOPPIATO IL BUBBONE SUL FINANZIAMENTO NEGATO AL DOCU-FILM SU GIULIO REGENI, IL CRITICO CINEMATOGRAFICO DEL PRIMO QUOTIDIANO ITALIANO SI SAREBBE DIMESSO DALLA COMMISSIONE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, IN MANO ALL'EGEMONIA CULTURAL GIULI-VA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI? - ECCO: TE LO DOVREMMO CHIEDERE NOI PERCHÉ (CAZZO!) HAI ACCETTATO DI ANDARE ALLA CORTE DI SANGIULIANO E GIULI, COMPENSATO CON 20 MILA EURO ALL’ANNO? E DOPO QUASI DUE ANNI DI "EIA EIA BACCALA'" SVEGLIARSI E ARRIVARE ALLA CONCLUSIONE CHE ERA UNA SCELTA SBAGLIATA? E PER FINANZIARE POI QUALE CAPOLAVORO? E INFINE ACCORGERSI CHE IL CONTRIBUTO NEGATO AL DOCU-FILM SULL'ASSASSINIO DI REGENI, VIENE INVECE ELARGITO AD ALTRI DOCUMENTARI COME ‘’ALFREDO, IL RE DELLE FETTUCCINE’’…

giuseppe conte pd nazareno

DAGOREPORT – TRA UNA "SORA GIORGIA" DIVENTATA DI COLPO "SÒLA GIORGIA" PER UN ELETTORATO CON LE TASCHE SEMPRE PIÙ VUOTE E UNA "SINISTR-ELLY" SEMPRE PIÙ IN MODALITA' SFOLLA-CONSENSO, IL CIUFFO DI GIUSEPPE CONTE NON RISCHIA PIÙ DI AMMOSCIARSI - ANZI, C'E' CHI SCOMMETTE CHE L'EX ''AVVOCATO DEL POPOLO'' PUNTI A UN IMMAGINIFICO COLPO GROSSO: IN CASO DI VITTORIA  ALLE PRIMARIE APERTE DEL CAMPOLARGO PER SFIDARE NEL 2027 LA MELONA AZZOPPATA, SI VOCIFERA CHE PEPPINIELLO SAREBBE PRONTO A PROPORRE UNA FUSIONE TRA PD E M5S PER DAR VITA A UN "PARTITO PROGRESSISTA" - UNA SORTA DI RIEDIZIONE, MA DA SINISTRA, DELL'ACCOPPIATA DS-MARGHERITA (2007) - UN FANTASCENARIO CHE NON DISPIACEREBBE ALLA FRONDA ANTI-ELLY DEL PD (IDEOLOGO BETTINI) NE' AGLI EX GRILLINI ORMAI "CONTIZZATI" CON POCHETTE...