“GLI INTOCCABILI”, IL NUOVO PROGRAMMA SU LA7 DELL’INVIATO DI “LIBERO” GIANLUIGI NUZZI, SI PRESENTA CON UN DOCUMENTO-SCOOP: L’APPUNTO DEL MINISTERO DI GRAZIA E GIUSTIZIA DEL 23 GIUGNO 1993, CLASSIFICATO COME “RISERVATO”, IN CUI SI LEGGE LA MOTIVAZIONE DELL’ALLEGGERIMENTO DEL 41 BIS PER CENTINAIA DI BOSS MAFIOSI POSTI A REGIME DI CARCERE DURO DOPO LA STRAGE DI VIA D’AMELIO- PERCHÉ I MAFIOSI OTTENGONO QUELLO CHE VOLEVANO? ECCO LA RISPOSTA…

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Trattativa Stato-mafia: "Carceri sovraffollate" e Conso revocò il 41bis ai boss mafiosi
Non inasprire il "clima di tensione dovuto al sovraffollamento delle carceri" e" inviare "un segnale positivo di distensione" alla mafia. Questa, nero su bianco, la motivazione shock alla base della revoca del carcere duro per più di 300 boss mafiosi.

L'appunto del Ministero di Grazia e Giustizia è datato 23 giugno 1993. Nel documento di cui Gli Intoccabili sono entrati in possesso - originariamente classificato come "riservato" - si legge la motivazione dell'alleggerimento del 41 bis per centinaia di boss mafiosi posti a regime di carcere duro dopo la strage di via D'Amelio, avvenuta il 19 luglio di un anno prima.

Dopo la morte di Falcone e quella di Borsellino, lo Stato decide la linea dura contro la mafia e dispone circa novecento 41 bis per altrettanti mafiosi. Cosa nostra alza il tiro: nel febbraio del 1993, un gruppo di familiari dei mafiosi in carcere invia una lettera ai vertici dello Stato italiano, al Papa, ad alcuni giornalisti.

Una lettera in cui, con tono intimidatorio, i familiari denunciano la durezza del 41 bis e chiedono un alleggerimento del regime carcerario. Una richiesta che, come verrà alla luce in seguito, è una delle principali condizioni poste dalla mafia nella trattativa con lo Stato.

Dopo pochi mesi, alle minacce seguono i fatti, con gli attentati mafiosi di via Palestro a Milano, di via dei Georgofili a Firenze, di san Giovanni e San Giorgio al Velabro a Roma.
Un strategia terroristica che cessa all'improvviso. Perché? Forse i mafiosi ottengono quello che volevano?

Il documento esclusivo e inedito che vi mostriamo potrebbe essere la risposta a questa domanda.
E' firmato dal direttore del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria Adalberto Capriotti e indirizzato al Capo di Gabinetto del Ministro di Grazia e Giustizia Giovanni Conso e riguarda il rinnovo del 41 bis per "400 detenuti di particolare pericolosità, con posizione di particolare preminenza nell'ambito dell'organizzazione criminale di appartenenza".

Nonostante la riconosciuta pericolosità dei boss detenuti, Capriotti propone a Conso di "acquisire da parte del Ministero dell'Interno una indicazione sulla perdurante sussistenza delle condizioni di ordine pubblico che a suo tempo contribuirono a
determinare l'indirizzo politico" che portò all'applicazione del 41 bis. Non solo: la durata dei nuovi decreti va dimezzata da un anno a sei mesi.

Con questa, incredibile motivazione: "La linea complessivamente indicata, se attuata, consentirebbe di soddisfare contemporaneamente sia le esigenze di sicurezza, ordine pubblico e contrasto alla criminalità organizzata, sia l'esigenza di non inasprire inutilmente il "clima" all'interno degli istituti di pena ove la tensione è già evidente per il notevole sovraffollamento generale ed i problemi del personale di polizia penitenziaria. Infatti le proposte di ridurre di circa il 10% il numero di soggetti sottoposti al regime speciale aggravato, di non rinnovare alla scadenza i provvedimenti ex 41 bis emessi e di prorogare il predetto regime speciale di soli sei mesi, costituiscono sicuramente un segnale positivo di distensione".

Pochi mesi dopo il Guardasigilli Giovanni Conso non firma il decreto di proroga del 41bis per 334 detenuti, fra cui diversi esponenti di vertice di Cosa nostra.

 

 

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