IN KAZAKISTAN E’ INIZIATO IL REGOLAMENTO DI CONTI - IL PRESIDENTE TOKAYEV FA ARRESTARE IL CAPO DEI SERVIZI SEGRETI, KARIM MASIMOV, FEDELISSIMO DI NAZARBAYEV, CON L’ACCUSA DI “ALTO TRADIMENTO” - PER TOKAYEV LA RIVOLTA DI PIAZZA E’ STATO UN TENTATO GOLPE SOBILLATO DAGLI APPARATI DI SICUREZZA CHE AVREBBERO LASCIATO CAMPO LIBERO AI MANIFESTANTI - MA IL SOSPETTO E’ CHE IL PRESIDENTE STIA PURGANDO I PEZZI DEL VECCHIO REGIME PER SALVARE SE STESSO - IL MISTERO SULLA SORTE DI NURSULTAN NAZARBAYEV…

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1 - KAZAKISTAN, ARRESTATO IL CAPO DEGLI 007

Francesco Battistini per il “Corriere della Sera”

 

QASYM-JOMART TOKAYEV QASYM-JOMART TOKAYEV

Essere amico di tutti non basta. E nemmeno avere in agenda i cellulari personali di Vladimir Putin e di Xi Jinping. Per salvare se stesso, il regime kazako prepara la prima gogna pubblica e il presidente Kassym Jomart Tokayev ordina l'arresto del capo dei servizi segreti Knb, Karim Masimov. Uno che aveva buone relazioni tanto a Mosca che a Pechino, un uiguro che fu il più longevo premier del regime di Nursultan Nazarbayev e sulla poltrona di capospia, sei anni fa, era stato piazzato proprio dal Leader della Nazione.

 

Karim Masimov Karim Masimov

«Alto tradimento», è l'accusa. Ufficialmente, Masimov deve rispondere del blackout nella sicurezza di mercoledì scorso, quando le forze speciali e la polizia kazake si sono inspiegabilmente ritirate e hanno lasciato che gl'insorti s' impadronissero della capitale finanziaria, Almaty. Il regime sospetta che non d'inefficienza si trattò. E in una telefonata a Putin, lo stesso Tokayev avrebbe rivelato i suoi dubbi: la rivolta di piazza, forse, fu un tentato golpe.

 

Asamat Abdymomunov Asamat Abdymomunov

Hanno già trovato i primi colpevoli: la filiera degli sbirri. Con Masimov, giovedì scorso, è stato silurato anche Asamat Abdymomunov, il fedelissimo vice di Nazarbayev nel potente Comitato di sicurezza. Anche lui deve spiegare perché nessuno abbia mosso un dito, domenica, quando i primi disordini per il rincaro del gpl sono cominciati nel lontano ovest di Zhanaozen.

 

E nessuno sia intervenuto a bloccare i social e abbia permesso, la notte fra martedì e mercoledì, le devastazioni ad Almaty della residenza presidenziale e del municipio. Non sono purghe scontate. Perché le teste di Masimov e Abdymomunov son cadute poche ore dopo le «dimissioni» da capo del Comitato di sicurezza dello stesso Nazarbayev, oltre che dell'intero governo, e tutti questi indizi somigliano a una prova: a 68 anni, Tokayev sta tagliando il cordone ombelicale del vecchio regime? Presto per capirlo.

 

nursultan nazarbaev e kassym jomart tokayev nursultan nazarbaev e kassym jomart tokayev

L'eterno Nazarbayev non compare in pubblico dalla sua visita a San Pietroburgo, il 28 dicembre, ma un portavoce fa sapere che il padre padrone del Kazakistan non è fuggito all'estero e con gran convinzione, anzi, sostiene il delfino Tokayev. Tokayev, no: lui non nomina più Nursultan, e non lo fa nominare nemmeno in tv. L'arrivo dei 2.500 soldati russi, assieme ad altri 2.500 divisi fra bielorussi, tagiki, armeni e kirghizi, è la sua assicurazione sulla durata.

 

Karim Masimov Karim Masimov

E poco sembra importargli che l'ordine di sparare a vista sui dimostranti contraddica l'immagine un po' glam che s' era costruito in Occidente: figlio d'uno scrittore, cinque lingue fluenti a partire dal mandarino, una carriera diplomatica fra Mosca e Pechino, New York e Singapore, l'esperienza ai tavoli dei negoziati nucleari e delle mediazioni internazionali sulla Siria e sull'Ucraina, Tokayev pareva messo lì a scaldare la poltrona presidenziale già riservata alla figlia di Nazarbayev, la zarina Dariga. Ma questa rivoluzione del gpl ha aperto le crepe che s' intravvedevano nel monolitico regime kazako. E ora i pupazzi del teatrino di Nazarbayev cadono uno dopo l'altro.

kassym jomart tokayev e le foto ritoccate kassym jomart tokayev e le foto ritoccate

 

Un regolamento di conti, avallato da quelli che contano: i cinesi, i turchi e ovviamente i russi. I nuovi coinquilini, divisi fra Ucraina e Kazakistan, chiamati a fronteggiare contemporaneamente due crisi alle frontiere. «Una lezione della storia recente è che i russi, una volta entrati in casa tua, è molto difficile farli andare via», ironizza il segretario di Stato americano, Anthony Blinken.

 

kassym jomart tokayev kassym jomart tokayev

«Se Blinken ama così tanto le lezioni di storia - gli risponde il collega russo, Sergei Lavrov -, eccone una che mi viene in mente: quando gli americani hai la sfortuna d'averli in casa tua, ospiti non invitati, è difficile restare vivi e non essere derubati, o stuprati. Chiedete ai coreani, ai vietnamiti, ai siriani. O agl'indiani d'America». Tra qualche giorno, russi e americani s' incontreranno per parlare (anche) di Kazakistan: bell'inizio.

 

2 - MISTERO NAZARBAYEV

Anna Zafesova per “la Stampa”

 

Nursultan Nazarbayev sarebbe vivo, vegeto e si troverebbe nella capitale che porta il suo nome, da dove ieri ha lanciato per bocca di un portavoce l'appello a «consolidarsi intorno al presidente in nome dell'integrità del Paese». Una dichiarazione che non fa che infittire il giallo sulla assenza dello "Yelbasi", il leader della nazione e primo presidente, mentre i suoi fedelissimi continuano a venire arrestati dal presidente del Kazakhstan Kassym-Zhomart Tokayev.

kassym jomart tokayev e nursultan nazarbaev kassym jomart tokayev e nursultan nazarbaev

 

Ieri le manette sono scattate per Karim Massimov, fino a tre giorni prima il capo del Comitato per la sicurezza nazionale, l'erede del Kgb che unisce le funzioni di servizio segreto e di polizia politica. Prima di prendere in mano la sicurezza - che la Costituzione kazakha assegnava in delega a vita all'ex capo dello Stato - Massimov aveva guidato il governo e poi l'amministrazione della presidenza, in altre parole, era uno degli uomini più potenti del Paese. Oggi viene accusato di "alto tradimento" e rischia 15 anni di carcere, mentre il suo supervisore al Consiglio di Sicurezza Azamat Abdymamynov è stato licenziato.

 

Karim Masimov Karim Masimov

Mentre Tokayev telefona a Vladimir Putin per riferire che la «situazione si sta stabilizzando», testimoni locali riferiscono che ad Almaty si spara ancora, e l'"operazione antiterroristica", come ormai si chiama ufficialmente la repressione della protesta, è tuttora in corso, in diverse città. Il numero delle vittime resta sconosciuto, ma in rete girano fotografie di lunghe code di familiari davanti agli obitori di Almaty.

 

Ci sono numerose testimonianze anche di vittime "collaterali", falciate - Tokayev ha dato venerdì alle truppe in piazza l'ordine di sparare ad altezza uomo - mentre attraversavano la città in auto o a piedi, e alcune agenzie riferiscono di pallottole vaganti che avrebbero colpito una bambina di 4 anni e un ragazzino di 11 anni.

 

Asamat Abdymomunov Asamat Abdymomunov

Verificare le notizie resta difficilissimo, il collegamento a Internet viene regolarmente oscurato, e i numeri offerti dal governo, come quello di più di 4000 mila rivoltosi arrestati in tutto i Paese, appaiono contraddittori e chiaramente incompleti. Il governo, del resto, non si preoccupa troppo di essere creduto: il presidente Tokayev ha cancellato ieri due suoi tweet sulle «sei ondate di attacchi» di «20 mila terroristi», forse dopo essersi accorto di quanto fosse spropositato il numero che aveva denunciato soltanto 24 ore prima. Chi sono questi "terroristi" resta ufficialmente un mistero: un Paese grande nove volte l'Italia sta vivendo sotto la legge marziale senza che qualcuno gli abbia spiegato chi lo sta minacciando.

 

kassym jomart tokayev kassym jomart tokayev

L'ex capo dei servizi Massimov viene accusato di "alto tradimento" per aver presuntemente nascosto l'esistenza di campi di addestramento di guerriglieri di matrice ignota, appoggiati secondo il governo da potenze estere altrettanto sconosciute. L'agenzia russa Tass ha diffuso un altro classico della propaganda, le "testimonianze" di manifestanti arrestati che rivelano di essere stati pagati, ubriacati e drogati, senza però specificare quali mandanti li avessero ridotti in questo stato.

 

La propaganda non ha ancora deciso quale capro espiatorio trovare, oppure il pubblico in Kazakhstan coglie al volo allusioni criptate: appare evidente che Tokayev ha come minimo approfittato dell'esplosione della rabbia in piazza per disfarsi di Nazarbayev e del suo clan politico. Gli uomini del primo presidente vengono licenziati e arrestati, gli striscioni con le sue frasi programmatiche smantellati dalle facciate dei palazzi, e numerose fonti continuano a darlo in fuga, a Mosca, a Dubai, in una delle sue numerose lussuose residenze europee o forse in Cina.

 

nursultan nazarbaev e kassym jomart tokayev nursultan nazarbaev e kassym jomart tokayev

Se lo scontro non è soltanto con la protesta, ma anche e forse a questo punto soprattutto all'interno del clan al potere, questo spiega perché Tokayev ha chiamato in soccorso le truppe russe, e perché la situazione continua ad apparire lontana dalla "stabilizzazione" vantata dal presidente. Da numerose riprese, pubblicate anche dai media russi, si vede che Mosca continua a inviare truppe in Kazakhstan, in un impegno che in sole 24 ore ha superato abbondantemente la promessa iniziale di un reparto scelto di parà che dovevano montare la guardia ai palazzi del potere.

 

kassym jomart tokayev 3 kassym jomart tokayev 3

Mentre la testata russa The Insider sostiene che a sparare alla folla ad Almaty c'erano anche militari che parlavano russo e non indossavano insegne dell'esercito kazakho, gli osservaroti locali hanno contato almeno 70 aerei cargo dell'esercito russo. Da diversi aeroporti militari russi continuano a decollare truppe, blindati e attrezzature. Il segretario di Stato Usa Anthony Blinken ha ironizzato che «una volta che le truppe russe entrano in casa diventa difficile rispedirle indietro», un battuta che ha fatto infuriare la diplomazia russa.

kassym jomart tokayev kassym jomart tokayev

 

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