antonio tajani matteo salvini mario draghi

“MI STANCHEREI MOLTISSIMO SE NON FOSSI MESSO NELLE CONDIZIONI DI POTER OPERARE, MA NON È QUESTO IL CASO” - MARIO DRAGHI AVVERTE I LEADER DEL CENTRODESTRA, ARRIVATI IN PROCESSIONE A PALAZZO CHIGI PER SIGLARE LA TREGUA SULLA DELEGA FISCALE - SALVINI RINUNCIA A CHIEDERE CHE IL PARERE DELLE COMMISSIONI SIA VINCOLANTE, IL PREMIER TIRA DRITTO SUL CATASTO MA “AFFINA” IL TESTO SULLA TASSAZIONE “DUALE” - MA IL VOTO DI FIDUCIA NON È ANCORA ESCLUSO: SE NE RIPARLA DOPO PASQUA (E NEL FRATTEMPO CI SONO ALTRI FRONTI APERTI, COME QUELLO DALLA GIUSTIZIA)

Monica Guerzoni per il “Corriere della Sera”

 

MARIO DRAGHI 1

Clima disteso, a tratti persino scherzoso, tanto che alla fine del vertice il capo del governo ha evocato Letta, Conte e Renzi: «Rimarranno sorpresi quando sapranno dell'andamento positivo di questa riunione...».

 

Una battuta che ha fatto sorridere di soddisfazione Salvini, Tajani, Lupi, Cesa e Marin, saliti a Palazzo Chigi per novanta minuti di partita con il presidente del Consiglio. Mario Draghi l'aveva preparata con cura, in un lavorio di sponda tra via XX Settembre e le segreterie dei partiti, coordinato dal capo di Gabinetto, Antonio Funiciello.

 

ANTONIO TAJANI MATTEO SALVINI

E a sera, nelle stanze che affacciano su piazza Colonna, si avverte la (cauta) soddisfazione di chi spera, se non di aver blindato il governo, almeno di aver sminato il terreno della maggioranza.

 

Aprendo a modifiche della delega fiscale, Draghi ha ottenuto una tregua che si regge su tre gambe. Salvini rinuncia a chiedere che il parere delle commissioni sia vincolante, il premier tira dritto sul catasto e concede ai leghisti l'«affinamento», con i tecnici dell'Economia, del contestatissimo testo sulla tassazione «duale».

 

riforma del catasto 9

Eppure il voto di fiducia non è ancora escluso: se martedì al Mef l'accordo non salta fuori, la conta resta un'ipotesi concreta. Ma le tentazioni di crisi sembrano sopite, l'orizzonte delle urne anticipate si allontana e il premier smentisce con decisione le voci che lo vorrebbero stanco e pronto a mollare il timone.

 

Con la pandemia che non finisce, la guerra in Ucraina che fa strage di civili e la «crociata energetica» da portare avanti «i prossimi mesi saranno difficili», ha aperto il confronto Draghi e si è detto determinato a fare tutto il possibile per realizzare le riforme che servono a cambiare in meglio il Paese.

 

MARIO DRAGHI DANIELE FRANCO

«Mi stancherei moltissimo se non fossi messo nelle condizioni di poter operare, ma non è questo il caso» è la formula con cui il presidente ha tranquillizzato - e al tempo stesso ammonito - Salvini, Tajani, Lupi e gli altri. Come a dire che lui resterà a Palazzo Chigi finché le forze politiche gli consentiranno di lavorare. Basta insomma con le bandierine, i rilanci, i ricatti, le trappole parlamentari e i distinguo elettorali.

 

E basta col sistema per cui i partiti pongono il veto contro un provvedimento, fanno salire la tensione in favor di telecamera e poi chiedono un incontro al premier per cercare l'intesa. Così non si va avanti, è stato il monito di Draghi, servono unità, serietà e responsabilità.

 

riforma del catasto 2

Tre ingredienti che, un po' a sorpresa dopo giorni di tensioni a tutto campo, i «big» del centrodestra hanno portato in abbondanza al vertice, chiedendo un «patto di lealtà» e la mediazione del premier su fisco, concorrenza e giustizia. E sono stati così generosi e insistenti sulla volontà di continuare a sostenere convintamente il governo, da non riuscire a fugare il grande timore che tormenta i ministri più vicini a Draghi. E cioè che in alcune aree della maggioranza, che fanno capo a Salvini (e a Conte), resti forte la tentazione di un incidente parlamentare che faccia saltare il banco.

 

tasse aumenti 2021

Antonio Tajani ha assicurato che Forza Italia non vuole nessuna crisi e non intende «far danno al governo e agli italiani» e Maurizio Lupi, interpretando la grande paura di Draghi, ha detto che «non si può stare al governo per galleggiare». Fonti dell'esecutivo raccontano che il vertice, andato «sin troppo bene», sia stato «quasi una sceneggiata» e sospettano che il leader della Lega continuerà a navigare a vista, incerto tra la lealtà a Draghi e la voglia di mandarlo a casa per recuperare consensi rispetto a Giorgia Meloni.

 

mario draghi 5

Ieri il leader della Lega ha rinnovato al premier piena fiducia: «Abbiamo convinto i nostri a ritirare gli emendamenti al decreto giustizia. Ma sulla casa siamo intransigenti e chiediamo un impegno chiaro a non alzare le tasse». E qui, a quanto racconta chi c'era, Draghi ha fatto quasi l'offeso e si è esibito in «una lezione sul catasto che partiva dall'impero austro-ungarico», rivendicando con orgoglio e puntiglio che il suo governo «a differenza di altri che lo hanno preceduto non vuole alzare le tasse, perché sono già eccessive». Parole con cui il premier ha provato a strappare dalle mani di Salvini la bandierina del fisco, che il leader della Lega si prepara a sventolare in campagna elettorale.

riforma del catasto 3matteo salvini si fa l aerosol 2riforma del catasto 1

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…