luigi di maio marco travaglio giuseppe conte

“SE DI MAIO FOSSE ANCORA IL CAPO POLITICO DEL MOVIMENTO AVREBBE CACCIATO DI MAIO A PEDATE” – MARCO TRAVAGLIO, A “OTTO E MEZZO”, INFILA IL DITO NELLA GRISAGLIA DI LUIGINO: “MI DOMANDO PER QUALE MOTIVO SI OSTINI A STARE IN UN MOVIMENTO CHE NON GLI ASSOMIGLIA PIÙ” – “DA MESI HA PRESO UN’ALTRA STRADA CHE LO RENDE MOLTO VICINO A DRAGHI, GIORGETTI, FORZA ITALIA E ITALIA VIVA” 

 

 

 

1 - TRAVAGLIO CONTRO DI MAIO: "COSA CI FA ANCORA NEL M5S?"

Daniele Dell’Orco per www.ilgiornale.it

 

marco travaglio a otto e mezzo 1

Le giravolte di Luigi Di Maio sono diventate così tante che se n'è accorto anche Marco Travaglio. Il direttore del Fatto Quotidiano, da mesi critico nei confronti del Ministro degli Esteri specie dopo la caduta del secondo governo Conte, si chiede cosa ci faccia ancora Di Maio nel Movimento 5 Stelle.

 

"Io non ho nessun titolo per rimproverare niente a nessuno, ma mi domando per quale motivo Luigi Di Maio si ostini a stare in un Movimento 5 stelle che non gli assomiglia più e al quale non assomiglia assolutamente più", ha detto a Otto e Mezzo su La7.

 

MARCO TRAVAGLIO E GIUSEPPE CONTE

L'invito di Travaglio, insomma, è quello di non aspettare che i vertici del Movimento lo mandino via, ma a fare direttamente le valigie. Dopo che il Consiglio Nazionale straordinario di due giorni fa ha di fatto congelato la posizione del Ministro senza espellerlo definitivamente ( il che provocherebbe una scissione), l’ex capo politico è ormai in un limbo, contrapposto al presidente Giuseppe Conte formalmente sulla scelta di approvare l'invio di armi all'Ucraina, ma di fatto sull'idea stessa della direzione che il Movimento dovrebbe intraprendere. Finché esisterà, visto che come dimostrano i risultati elettorali è ridotto ai minimi termini.

 

LUIGI DI MAIO NELLA REDAZIONE DEL FATTO CON MARCO TRAVAGLIO

Di Maio sembra aver fiutato la brutta aria che tira intorno al progetto grillino, ed è sempre più proiettato verso la vicinanza a quel Palazzo che una volta diceva di voler combattere. Per questo, Travaglio lo sprona ad inseguire la sua "nuova" natura: "Di Maio da mesi ha preso un’altra strada che è quella di Draghi che lo rende molto vicino ai draghiani, a Giorgetti a Forza Italia e a Italia Viva se non fosse per l’incompatibilità personale con Renzi", e ancora "Di Maio è completamente diverso dal Di Maio leader del Movimento 5 stelle o ministro dei governi Conte, ha preso un’altra strada e mi domando per quale motivo si ostini a stare in un posto dove si trova a disagio e mette a disagio i suoi compagni di ventura", come successo con le consultazioni per il Quirinale.

marco travaglio a otto e mezzo 3

 

Immancabile, poi, il riferimento alle piroette dell'ex politico anti-sistema contro la Nato, contro l'Ue e contro l'Occidente a trazione americana. Piroette di cui Travaglio si è reso conto forse con colpevole ritardo: "Ha preso un documento apocrifo per dipingere il suo movimento il suo leader, che lui stesso ha contribuito a far diventare leader, per accusarli di essere contro la Nato e contro l’Ue.

 

meme travaglio conte

Purtroppo è Di Maio che nel suo passato ha delle dichiarazioni in cui diceva che bisognava superare la Nato e fare un referendum per uscire dall’Euro, non mi risulta che Conte abbia mai detto queste cose".

 

La domanda finale di Travaglio, allora, ha un sapore pressoché retorico: "Di Maio che cosa avrebbe fatto di Di Maio se fosse ancora il capo politico del Movimento? L’avrebbe cacciato a pedate come ha cacciato a pedate un sacco di altra gente per molto meno".

 

2 - 5 STELLE - DI MAIO IL DIVORZIO

Federico Capurso per “la Stampa”

 

Quando Luigi Di Maio ha sentito che persino Roberto Fico, il compagno di battaglie di una vita, lo stava attaccando frontalmente descrivendolo come un «mistificatore», gli è stato chiaro che la sua storia con il Movimento 5 stelle era davvero finita.

 

laura castelli giuseppe conte luigi di maio alfonso bonafede

Pochi minuti dopo l'uscita di Fico, i parlamentari rimasti fedeli a Di Maio lo martellano di messaggi: «Non si può più restare dentro a questo Movimento». Di Maio li invita alla calma. Si deve procedere un passo alla volta: «Prima votiamo la risoluzione che metta al sicuro il governo». E poi? «Poi arriverà il momento della riflessione».

 

La risposta suona come un addio. Sanno tutti che non ha bisogno di altro tempo per pensarci su. Deve solo prendere coraggio e fare il passo decisivo. Forse, già stasera.

Sulle pagine social del ministro degli Esteri non c'è più alcuna traccia della sua appartenenza ai Cinque stelle.

 

marco travaglio a otto e mezzo 2

Anche per questo Giuseppe Conte è convinto che il suo acerrimo nemico «abbandonerà entro la fine della settimana». Tra chi lo seguirà potrebbero esserci nomi pesanti, come quella della vice ministra dell'Economia Laura Castelli, del presidente della commissione Ue Sergio Battelli o della sottosegretaria per il Sud Dalila Nesci.

 

E se un pezzo della squadra di governo M5S verrà spolpata, Conte chiederà un rimpasto? I parlamentari vicini al ministro degli Esteri si mostrano sereni: «Non succederà nulla», assicurano. La leadership di Conte, ai loro occhi, è già troppo debole. Sono convinti che dovrà preoccuparsi di tenere unito quel che resta del partito e di tenere a bada Beppe Grillo, che giovedì sarà a Roma e - come anticipato da La Stampa - è furioso con Conte e con i suoi vicepresidenti: «Se andiamo avanti così ci biodegradiamo in tempo record», ha detto ad alcuni parlamentari. Per il Garante, infatti, Di Maio andava ignorato e non attaccato: «È stato un errore tattico e comunicativo gigantesco».

peppe marici laura castelli sposi

 

L'ultimo segnale della debolezza interna di Conte arriva proprio dal Consiglio nazionale, che doveva essere il suo fortino e il simbolo di un Movimento che si muove compatto contro il titolare della Farnesina. Ieri mattina, invece, il Consiglio pubblica dopo una riunione fiume una nota per stigmatizzare le parole di Di Maio: «Esternazioni inveritiere e irrispettose, suscettibili di gettare grave discredito», si legge.

 

I parlamentari dimaiani la prendono con ironia: «Conte vuole tornare alla vecchia radicalità grillina, ma con questo linguaggio torna all'Ottocento». Sorridono, si aspettavano qualcosa di più violento. Soprattutto alla luce dei toni aggressivi usati dai vice di Conte negli ultimi giorni. Nel corso del Consiglio, anche il collega di governo Stefano Patuanelli aveva sferzato Di Maio con rabbia: «Non ci rappresenta più».

MARCO TRAVAGLIO E GIUSEPPE CONTE

 

E ancora: «Ho l'impressione di essere stato catapultato nel nostro passato, tra i gilet gialli, posizioni filo Putin e la vendita dei nostri porti ai cinesi. Ma ad accusarci c'è il ministro degli Esteri di oggi, non il nostro capo politico di ieri, che sosteneva quelle posizioni».

 

Tutta la cerchia di pretoriani di Conte picchia duro, ma il comunicato finale del Consiglio è senza spine. «Perché c'è stata una mediazione», racconta un partecipante al Consiglio. Chiara Appendino, Lucia Azzolina, Tiziana Beghin, Davide Crippa, Alfonso Bonafede: hanno tutti chiesto di abbassare i toni. Crippa, da capogruppo alla Camera, è sbottato contro i vertici del partito: «Diteci se volete uscire dal governo».

 

DI MAIO E TRAVAGLIO

Anche Bonafede non sembra più così convinto che la direzione presa da Conte sia quella giusta. Non gli è piaciuto - raccontano - come ha gestito la nomina dei coordinatori regionali. Neanche un uomo in quota Di Maio. Si dice che proprio in quel momento il ministro degli Esteri abbia capito che non avrebbe avuto alcuno spazio in lista per i suoi alle prossime elezioni e che sarebbe stato meglio abbandonare la nave. Se poi sul limite dei due mandati arriveranno delle deroghe ad hoc per salvare i big, come vorrebbe Conte, molti altri parlamentari che finora non si sono schierati fanno già sapere che lasceranno il Movimento.

matrimonio laura castelli peppe maricimarco travaglio

Ultimi Dagoreport

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"? 

gian piero cutillo mariani lorenzo giovanbattista fazzolari

DAGOREPORT - ALLACCIATE LE CINTURE DOMANI IN BORSA: PER LA NOMINA DEL NUOVO AD DI LEONARDO È ANCORA TUTTO IN ARIA - LA PARTITA NON È AFFATTO CHIUSA: IL TUTTOFARE GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, IN VERSIONE CACCIATORE DI TESTE, HA VOLUTO VEDERE LORENZO MARIANI, AD DI MDBA ITALIA, GIÀ CANDIDATO CEO DI CROSETTO NEL 2023. SU UNA COSA "FAZZO" E MARIANI SONO GIÀ D’ACCORDO: SPIANARE L’ATTUALE GRUPPO DIRIGENTE DI CINGOLANI - GIAN PIERO CUTILLO, MANAGING DIRECTOR DELLA DIVISIONE ELICOTTERI DI LEONARDO, IL CUI NOME AVEVA PRESO QUOTA NEL POMERIGGIO, È CONSIDERATO TROPPO VICINO A GIORGETTI E CROSETTO...