MACCHÈ DE GREGORIO: IL SECONDO GOVERNO PRODI CADDE PER GLI ARRESTI NELLA FAMIGLIA MASTELLA, I CONGIURATI DI SINISTRA, VELTRONI E IL PD 'A VOCAZIONE MAGGIORITARIA' - DE GREGORIO, UN IMPRESENTABILE CANDIDATO DAL 'PURO' DI PIETRO, ERA UN SASSOLINO DENTRO UN SENATO DOVE LA COALIZIONE DI CENTROSINISTRA AVEVA 3 SEGGI DI VANTAGGIO

1. ROMANO PRODI FACCIA UNA SEDUTA SPIRITICA PER SCOPRIRE CHI FECE CADERE IL SUO GOVERNO

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Gentil Dago,

occ55 veltroni prodiocc55 veltroni prodi

Don Romano Prodi, nel fatal 2008, cadde a causa dell'acquisto, da parte del facoltoso Signore di Arcore, di Sergione De Gregorio, che era stato nominato senatore IDV, irreprensibile e incorruttibile (o no ?), dal Grande Inquisitore, Tonino Di Pietro ?

Oppure, la crisi dell'esecutivo del Professore si aprì in conseguenza dell'inchiestona delle toghe della Procura di Santa Maria Capua Vetere, che contestarono dei gravi reati al Guardasigilli, Mastella, che si dimise, alla moglie, donna Sandra Lonardo, e ad alcuni dirigenti dell'Udueur, il partitino, a conduzione familiare, dello statista di Ceppaloni ?

 

1996 veltroni prodi abbracciati1996 veltroni prodi abbracciati

Perchè, per appurare, finalmente, la verità, l'ex Presidente, dc, dell'IRI non decide di organizzare una seduta spiritica, come quella che Romano presiedette, durante i drammatici giorni del sequestro di Moro, quando ai compianti defunti venne chiesto il nome della località  dove i brigatisti rossi tenevano prigioniero il Presidente della Dc ?

Ossequi

Pietro Mancini

 

 

2. ARRESTI, TRAME A SINISTRA E VOCAZIONE MAGGIORITARIA COSÌ FINÌ IL GOVERNO PRODI

Mattia Feltri per “la Stampa

 

prodi mastellaprodi mastella

Il supplizio del secondo governo di Romano Prodi durò un anno otto mesi e una settimana, dal 17 maggio del 2006 al 24 gennaio del 2008, quando cadde per sfiducia al Senato. Oggi, dopo la condanna a Silvio Berlusconi per il remunerato passaggio a destra del dipietrista Sergio De Gregorio, l’ex premier di centrosinistra dice ai giornali che, chissà, senza quell’ingaggio corruttivo il gabinetto sarebbe sopravvissuto.

 

prodi sandra lonardo mastella lapprodi sandra lonardo mastella lap

Fa bene a dirlo: è un gol nella porta vuota dell’arcinemico, e non si resiste a calciare. Ma la storia è troppo recente per essere dimenticata così a buon mercato, la maggioranza al Senato ottenuta per 24 mila suffragi, i dieci voti di scarto alla prima fiducia, e sette erano dei senatori a vita a cui Prodi si sarebbe appoggiato per disperati mesi, suscitando l’umorismo da addio al celibato del centrodestra che per mano di Francesco Storace regalò delle stampelle a Rita Levi Montalcini.

 

BRiGATE MASTELLaBRiGATE MASTELLa

Noialtri cronisti facevamo ogni santo giorno il giro dei potenziali congiurati, dall’ormai mitologico Franco Turigliatto, transfuga di Rifondazione comunista, a quello del Partito dei comunisti italiani, Fernando Rossi, fino a un hollywoodiano senatore di Chicago, Renato Turano, che avevamo iscritto all’elenco degli attenzionati per la parlata da gangster.

 

Certo, il passaggio a destra di De Gregorio contribuì all’instabilità del governo, e però l’origine dei guai era precedente, quando dentro all’Unione si era messo di tutto pur di levarsi di torno Berlusconi: i partiti alleati erano una dozzina, i Ds, la Margherita, l’Udeur di Clemente Mastella, l’Italia dei Valori, i radicali, tutta la sinistra estrema, fino a formazioni esotiche come Alleanza lombarda, premiata con un sottosegretario. Per tenere assieme l’esuberante truppa toccò di varare il più abbondante governo della storia dell’umanità, centotré graduati fra ministri, viceministri e sottosegretari, di modo che tutti fossero soddisfatti. Senza contare il non granitico appoggio esterno di Italia di mezzo, Consumatori uniti, Sinistra critica, un’infinita serie di gruppi monocellulari.

franco turigliatto lapfranco turigliatto lap

 

Nell’autunno del 2007 la malferma moltitudine prodiana incrociò il cammino del neonato Partito democratico, che a ottobre per mezzo di primarie aveva assegnato la leadership a Walter Veltroni. Il segretario annunciò subito la vocazione maggioritaria del Pd in contrasto all’andazzo dell’Unione: e che altro doveva fare davanti a quello spettacolo brancaleonesco se non dichiarare defunta la strategia dell’ammucchiata?

 

Fausto Bertinotti Fausto Bertinotti

Berlusconi salutò il delegittimato Prodi e si mise a trattare con Veltroni una legge elettorale che introducesse il bipartitismo. Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, il 4 dicembre concesse un colloquio a Massimo Giannini della Repubblica per sollecitare l’intera maggioranza a «prenderne atto: questo centrosinistra ha fallito. La grande ambizione con cui avevamo costruito l’Unione non si è realizzata»; spiegò l’evidenza, il ribaltamento delle prospettive imposto dalla fondazione del Pd, l’idea di una Cosa rossa alla sinistra del partitone, e fu feroce nel parlare del premier come Ennio Flaiano aveva parlato di Vincenzo Cardarelli, «il più grande poeta morente».

 

La botta conclusiva arrivò un mese dopo, il 16 gennaio del 2008. Quella mattina il guardasigilli Clemente Mastella stava andando alla Camera dei Deputati per fare il punto sulla riforma della Giustizia quando fu raggiunto dalla notizia dell’arresto della moglie, Sandra Lonardo, e di altri capoccia dell’Udeur.

Sandra MastellaSandra Mastella

 

Mastella pronunciò un discorso sfrenato, fra il guerresco e il patetico, non valutò l’inchiesta estranea all’impegno per la riforma della magistratura, parlò di «caccia all’uomo», di «giudici politicizzati», ammise di avere paura, automaticamente sollevò le proteste del braccio politico delle procure: Antonio Di Pietro giudicò «eversivo» il discorso del collega di maggioranza, lo paragonò a quello di Bettino Craxi del 1992, chiamò «casta» i parlamentari che avevano applaudito. Mastella voleva la solidarietà di Palazzo Chigi, non la ebbe e si dimise. A Prodi non rimase che assistere al tracollo col poco che gli restava: la dignità.

 

 

3. MASTELLA: DE GREGORIO SI E’ INVENTATO UN RUOLO INESISTENTE, FU IL PD A FAR CADERE PRODI

Paolo Bracalini per “il Giornale

 

SERGIO DE GREGORIO E VALTER LAVITOLASERGIO DE GREGORIO E VALTER LAVITOLA

Onorevole Mastella, dopo la sentenza sulla compravendita di senatori Romano Prodi commenta: «Sarei ancora premier».

«Consiglio a Prodi di andarsi a leggere gli atti parlamentari di quei giorni. Il governo Prodi non cadde né per colpa di Mastella, né tantomeno per De Gregorio, che non ebbe nessun ruolo politico».

 

Ma è proprio l'ex senatore De Gregorio il protagonista dell'inchiesta sulle trame di Berlusconi per far cadere il governo di cui lei era ministro della Giustizia.

SERGIO DE GREGORIO MIMA LE MANETTE A PORTA A PORTASERGIO DE GREGORIO MIMA LE MANETTE A PORTA A PORTA

«De Gregorio non c'entra nulla con la crisi del governo Prodi. Molti dimenticano che lui passa dalla maggioranza al centrodestra subito dopo essere eletto, nelle prime settimane della legislatura, due anni prima che cadesse il governo! E nessuno di quelli che poi hanno votato la sfiducia a Prodi, dai senatori di estrema sinistra Rossi e Turigliatto, a quelli di Dini, al professor Fisichella, e men che meno noi dell'Udeur, furono influenzati da De Gregorio che non contava nulla, non aveva rapporti, non aveva nessuna credibilità nel centrosinistra che lo aveva messo al bando come voltagabbana. De Gregorio s'inventa un ruolo che non esiste proprio!».

SERGIO DE GREGORIOSERGIO DE GREGORIO

 

Ma lei ebbe a che fare con lui?

«L'ho detto anche ai pm. Un giorno mi chiama e mi dice: “Passa a salutarmi all'Hotel Majestic, ti presento un amico”. Vado lì, metto la testa dentro e trovo De Gregorio con un certo De Chiara, che già conoscevo dai tempi della Dc perché era il rappresentante del Partito repubblicano americano in Italia. Poi in piedi dietro di loro una persona che mi diede subito una cattiva impressione. Seppi dopo che era il capo della Cia in Italia».

 

E che avevano da dire al ministro della Giustizia?

«De Gregorio mi fa: “Se fai cadere Prodi gli americani ti saranno molto riconoscenti, potresti diventare tu il primo ministro”. Gli risposi che ero io riconoscente agli americani perché mia moglie è italo americana, e i miei zii si erano trasferiti negli Usa e da ragazzo mi mandavano i dollari per studiare all'università. Me ne andai senza neanche bere il caffè».

 

SERGIO DE GREGORIO SILVIO BERLUSCONI SERGIO DE GREGORIO SILVIO BERLUSCONI

La vulgata però è che il governo Prodi cadde per le dimissioni di Mastella e la sfiducia votata anche dal suo partito, l'Udeur.

«(Mastella si infervora) Quelli che lo dicono sono degli idioti! Idioti sul piano storico-politico! Io facevo il ministro di quel governo, mica l'usciere. A cosa dovevo ambire di più? Che ci guadagnavo a far cadere il governo di cui facevo parte? Ma cose da pazzi veramente. La moglie agli arresti domiciliari, il mio partito saltato in aria, io dimesso da ministro, e tutto questo per far cadere Prodi? Ma sarei un imbecille o un pazzo a fregarmi da solo. Mi viene in mente quella sentenza in Turchia che ha condannato la moglie perché il marito, picchiandola, si è fatto male alla mano. Cornuto e mazziato pure io!».

SERGIO DE GREGORIO E SIGNORA resize SERGIO DE GREGORIO E SIGNORA resize

 

Però è vero che le sue dimissioni fecero saltare in aria il già fragile equilibrio della maggioranza.

«Ma certo, le mie dimissioni accentuarono la crisi politica che già esisteva. C'era il giovane segretario del Pd, Walter Veltroni, che mal sopportava la miriade di partiti che sosteneva il centrosinistra, e immaginava una sua sfida con Berlusconi, in un quadro bipartitico. Siccome era più giovane, e i giornali facevano il tifo per lui, si era convinto che avrebbe vinto contro Berlusconi».

OPERAZIONE LIBERTAOPERAZIONE LIBERTA

 

Sta dicendo che furono Veltroni e il Pd ad accelerare la fine di Prodi?

«Consideravano finita l'esperienza politica di quel governo, non c'è dubbio. Veltroni voleva eliminare tutti i “nanetti”, come li chiamava, i partiti più piccoli che costituivano l'Unione e che vedeva come un ostacolo per il Pd. Mi chiamò a pranzo - mi è testimone il senatore Fabris - era il 2007, per offrirmi di abbandonare l'idea di centro ed entrare nel Pd, con tutte le garanzie possibili. Ovviamente rifiutai.

 

Questo per dire che Prodi non aveva più consenso parlamentare. Ma anche numericamente la storia di De Gregorio non regge. Se fa i conti vede che anche senza i nostri due voti dell'Udeur sarebbe caduto lo stesso. L'unica verità è che ho subito, io e la mia famiglia, una barbarie giudiziaria, dai contorni ancora tutti da chiarire. Ci fu un evidente disegno contro di me».

 

Un disegno di chi? Dentro o fuori dalle Procure?

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«Un combinato disposto, elementi incrociati... Lavitola parla di “pressioni esercitate sulla Procura di Capua Vetere per il vergognoso arresto” di mia moglie. Ma nessun magistrato ha sentito di dover indagare su questa cosa. Strano no?»

 

 

 

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