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LA MOSSA DELLA MORATTI: SPACCARE LA LEGA PER PRENDERSI IL PIRELLONE (E DARE IL COLPO DI GRAZIA A SALVINI) – GASATA DALL’ULTIMO SONDAGGIO CHE LA DÀ TESTA A TESTA CON FONTANA,  MESTIZIA LANCIA UN MESSAGGIO AI LEGHISTI: “NEL CARROCCIO IL LIVELLO DI INSOFFERENZA VERSO LA DERIVA POLITICA CENTRALISTA DEL MOVIMENTO È ALTO. BOSSI POTREBBE SPINGERE I MILITANTI A TORNARE ALLO SPIRITO ORIGINARIO DEL MOVIMENTO” – “IL MIO SEMBRA IL PROGRAMMA DI ZAIA? È SOLO BUONSENSO, NIENTE A CHE VEDERE CON LA LEGA DI FONTANA E SALVINI”

Paolo Colonnello per “La Stampa”

 

LA PRESENTAZIONE DELLA CANDIDATURA DI LETIZIA MORATTI

Decisamente in forma («Le sfide sono corroboranti»), Letizia Moratti cerca di trafiggere il grigio di Milano con una giacca giallo limone nel quartier generale a due passi da piazza San Babila e da casa sua. Il sancta sanctorum della signora della buona borghesia milanese è in fermento per l’ultimo sondaggio: la partita è sempre più tra lei e il governatore uscente Fontana, mentre Majorino, al momento, risulta il terzo incomodo.

 

Un conto sono i sondaggi, un conto la dura realtà della campagna elettorale. Si dice «meglio soli che male accompagnati», ma in politica le alleanze sono importanti…

«In realtà non sarò da sola, correrò da indipendente, sostenuta da liste civiche e da Azione e Italia Viva. Le alleanze sono importanti però le ultime tornate elettorali hanno mostrato grande mobilità dell’elettorato. C’è tutta un’area liberale e riformista che non si ritrova nell’attuale centrodestra e in una posizione polarizzata a sinistra. Per i cittadini oggi conta la concretezza dei programmi e non dipendere dalle segreterie dei partiti».

 

Veniamo al dunque: perché mai da sinistra dovrebbero votarla?

LA PRESENTAZIONE DELLA CANDIDATURA DI LETIZIA MORATTI

«Perché affronto nel mio programma tutte tematiche care alla sinistra, benché sia convinta ormai che siano argomenti universali che dovrebbero appartenere a tutti, senza bandiere».

 

Per esempio?

«L’attenzione ai temi di inclusione sociale, la transizione ecologica, gli investimenti in salute pubblica, la necessità di alzare i salari, uno sviluppo sostenibile e equo e, non ultimo, l’attenzione ai diritti umani, tema per me non di adesso perché mi batto sui diritti con la mia associazione culturale Genesi».

 

LA PRESENTAZIONE DELLA CANDIDATURA DI LETIZIA MORATTI

Caspita, sembra il programma di Majorino…

«Invece no, perché è profondamente diverso nel metodo».

 

Ci rivela chi ha sentito nel Pd «ad alto livello»?

«All’inizio dell’estate Enrico Letta, e poi molti altri. Tutti pronti ad appoggiarmi…».

 

Si, ma poi non è successo.

«C’è qualcuno che ancora non mi perdona lo scontro con Pisapia, ma ormai sono passati quindici anni, forse si potrebbe guardare un po’ più avanti».

 

E se ad appoggiarla fosse un pezzo della Lega bossiana?

LA PRESENTAZIONE DELLA CANDIDATURA DI LETIZIA MORATTI

«Braccia aperte. Penso che all’interno della Lega il livello di insofferenza verso la deriva politica centralista del movimento sia alto. Nel mio programma, per esempio, ha un ruolo di rilievo il tema dell’autonomia, argomento per il quale sarebbe ora di svegliarsi».

 

Cioè?

«Una Lombardia autonoma deve guardare a una macroregione con il Veneto di Zaia e l’Emilia Romagna di Bonaccini per puntare a pesare, ed essere determinante per l’Unione Europea dei territori e dei popoli più che degli Stati».

 

Ora sembra il programma del Carroccio di Zaia…

«Anche qui: si tratta di programmi di buonsenso. Nulla a che vedere con la Lega di Fontana e Salvini».

matteo salvini e umberto bossi

 

Lei strizza l’occhio alla Lega delle origini.

«Di sicuro nella Lega c’è fermento e Umberto Bossi potrebbe spingere i militanti a tornare allo spirito originario del movimento».

 

Non le sembra che imponendosi subito come candidata presidente sia stato un po’ come pretendere di sedersi a capotavola senza chiedere il permesso?

«Mi sono messa a disposizione come candidata alla presidenza di Regione Lombardia nel vuoto di candidature che nessuno riusciva ad esprimere. Fontana e Majorino sono arrivati dopo. È un fatto che la mia candidatura abbia accelerato le altre due».

 

Anni con il centrodestra e ora si trova dall’altra parte della barricata. Perché?

LETIZIA MORATTI

 

«Ho sempre rivestito ruoli pubblici in qualità di tecnico, coerente con le mie idee liberali e riformiste, vicina ai valori della dottrina sociale della Chiesa. Semmai è il centrodestra ad aver tradito se stesso, snaturando la sua storica vocazione a rappresentare il mondo moderato, quello della cosiddetta maggioranza silenziosa. Oggi c’è solo una destra che ammicca ai No vax, ambigua sull’Unione Europea, vicina ai sovranisti come Orban. Non mi ci ritrovo e altri come me. Questo significa essere diventata una estremista di sinistra?».

 

No, però la destra non le ha offerto un ministero?

 

letizia moratti attilio fontana

«Ni, nel senso che non ho ben capito neanch’io».

 

Altre opportunità?

 

«Per esempio di poter scegliere rispetto a diverse presidenze di partecipate nazionali. Sarebbe stata una scelta di potere, mentre ho preferito una scelta più difficile ma più giusta».

 

Lei ha condiviso due anni di provvedimenti con Attilio Fontana. Cosa rinnega?

 

«Non rinnego quello che è stato fatto, frutto di grande impegno, competenza, responsabilità. Occorreva intervenire offrendo servizi sanitari più vicini ai cittadini. Ora ci sono risorse e tempi certi. Due miliardi di euro per realizzare 216 case e 71 ospedali di comunità, il 40 per cento entro fine anno, un altro 30 per cento nel 2023, l’ultimo nel 2024».

 

Insomma, andava tutto bene?

LETIZIA MORATTI E ATTILIO FONTANA

«Ma no. Quando sono arrivata, il sistema di prenotazione dei vaccini anti Covid mandava gli anziani a 100 chilometri da casa per vaccinarsi. Ho azzerato il consiglio di amministrazione di Aria e affidato la piattaforma di prenotazione a Poste Italiane. Dopo pochi mesi la Lombardia è divenuta un modello a livello mondiale. Decisioni concrete, non annunci come quello che voleva un polo produttivo del vaccino russo Sputnik strizzando l’occhio a Putin».

 

Cosa avrebbe voluto fare che non ha potuto fare?

«Avrei voluto più risorse a disposizione per affrontare la situazione dei pronto soccorso. E poi risolvere la cronica mancanza dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta. Al ministero della Salute giace un decreto sul quale ho lavorato intensamente che darebbe alle Regioni la leva per poter indirizzare i medici necessari».

 

LUCA ZAIA UMBERTO BOSSI MATTEO SALVINI

Lei vuole mettere insieme liberali, riformisti, socialisti. Ma nella sua lista finora si vedono soprattutto persone di centrodestra. Progetto fallito?

«No, non direi. La lista raccoglie esponenti di diverse estrazioni. Vedrà, ci saranno grandi sorprese...».

 

Chi pensa si farà del male in queste elezioni?

«I lombardi se non sceglieranno la concretezza, ma daranno ancora voce alle sirene di schieramenti polarizzati e divisivi ormai superati»

umberto bossi e matteo salvini

 

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