autostrade aspi

IL PIANO B PER AUTOSTRADE - L'IPOTESI È PORTARE ALLA GUIDA DEL GRUPPO UN COMMISSARIO GOVERNATIVO - ASPI DIVENTEREBBE UNA NUOVA ILVA O UNA NUOVA ALITALIA. QUESTO PERMETTEREBBE ALLA SOCIETÀ DI CONTINUARE A VIVERE E AD OPERARE, SENZA NESSUNA INTERRUZIONE DEL SERVIZIO - SAREBBE COMPITO DEL COMMISSARIO TRAGHETTARE IL GRUPPO VERSO I NUOVI SOCI CHE ENTREREBBERO A VALLE DI UNA GARA PER LA RIASSEGNAZIONE DELLA CONCESSIONE…

Andrea Bassi e Marco Conti per “il Messaggero”

 

PAOLA DE MICHELI GIUSEPPE CONTE

Quando Angela Merkel ridacchia in conferenza stampa, il primo ministro italiano che è al suo fianco dovrebbe preoccuparsi. Chiedere a Berlusconi. Scriveva ieri sera l'Ansa: «Sono proprio curiosa di sapere come andrà questo Consiglio dei ministri di domani», ha detto la Merkel «ridacchiando».

 

Su come ne uscirà Giuseppe Conte da una vicenda che ha vieppiù ingarbugliato con l'intervista di ieri al Fatto, non si interroga solo la Merkel, ma anche il Pd che ieri ha prima espresso dubbi con sottosegretario Roberto Morassut, e poi ha solidarizzato con il premier - dopo lungo conclave pomeridiano tra Zingaretti, Franceschini, De Micheli, Gualtieri - pur continuando ad avere fortissime perplessità sulla linea grillina della revoca sposata dal premier.

roberto morassut

 

LA LETTERA

Alle 11 di oggi è convocato un consiglio dei ministri ma solo per un'informativa del ministro De Micheli e di Conte che nessuno vorrebbe ascoltare. I ministri renziani per primi, i quali ieri sera - per aiutare l'ex ministra Lezzi che chiede la conta - promettevano di non partecipare alla riunione «perché se M5S e Pd vogliono la revoca, la possono firmare i due ministri competenti Gualtieri e De Micheli, e poi ci vediamo in aula per il decreto sul commissario».

 

roberto gualtieri

Ma se Iv è nettamente contraria alla revoca e spinge per l'ingresso di capitale pubblico in Aspi, anche il Pd ha i suoi dubbi malgrado l'efficacia che avrebbe un provvedimento di revoca sul numeroso elettorato della sinistra-sinistra che tornerebbe a votare Pd. Conte, premier e avvocato del popolo, è ben consapevole dei rischi legali e gestionali, ma ha bisogno di dimostrare che non è sua la responsabilità della «palude» nella quale è da settimane il governo, bensì dei partiti che lo sorreggono.

 

Incluso il Pd che nei giorni scorsi lo ha accusato di non decidere su tutta una serie di questioni, compresa Autostrade. Invece Conte, malgrado non abbia un piano alternativo al post-revoca, vuole mostrare di essere un decisionista e sfida il Pd, con i suoi due ministri, a firmare il decreto interministeriale di revoca. Ma la strada è in salita. I dem non vogliono, ma il conto alla rovescia sta per scadere e Conte deve dimostrare di non aver fatto crollare invano i titoli di autostrade.

 

CODE IN AUTOSTRADA IN LIGURIA

Il governo deve prepararsi a prendere una decisione. Se nulla di nuovo accadrà, se dai consigli di amministrazione di Autostrade per l'Italia e della controllante Atlantia, convocati per oggi, non emergeranno conigli dal cilindro per migliorare ulteriormente l'offerta consegnata al governo e che prevede 3,4 miliardi di risarcimenti, tariffe più basse, e la disponibilità di Atlantia a diluirsi in Autostrade dotto il 50%, fin massimo al 37%, per Palazzo Chigi, come ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, non resterà che attivare la revoca della concessione. O perdere la faccia.

AUTOSTRADE PER L ITALIA

 

Il governo avrebbe messo giù anche un piano per riprendere le redini delle autostrade italiane senza creare il caos nella società, ai caselli e tra i 7 mila lavoratori del gruppo. E anche per evitare il default da 19 miliardi di euro che colpirebbe pesantemente anche la Cassa depositi e prestiti con i risparmiatori delle Poste, che ha prestato 3,1 miliardi di euro ad Atlantia ed Autostrade. L'ipotesi è quella che alla guida del gruppo arrivi un commissario governativo. Autostrade, insomma, diventerebbe una nuova Ilva o una nuova Alitalia. Questo permetterebbe alla società di continuare a vivere e ad operare, senza nessuna interruzione del servizio autostradale. Sarebbe compito del commissario traghettare Autostrade verso i nuovi soci che entrerebbero, probabilmente, a valle di una gara per la riassegnazione della concessione.

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…